Capitolo 35: Doni speciali parte seconda

Bilocazione, profumo , digiuno, veglia, febbre, lacrime, scrutazione dei cuori, lettura del pensiero, sostituzione mistica, precognizione, predizione, in azione dopo la morte

 

 

Dono Manifestato Dettaglio Documento
Bilocazione. Rivelata da fra Pio nel 1905 Corpo e anima sdoppiati o moltiplicati (Ep. 3, 525-6)
Profumo. Dalla persona e oggetti di Padre Pio Con lui presente o a distanza (Rossi, Cast. 124-6)
Digiuno. Astenersi al di là dell'umanamente  possibile Giorno dopo giorno, tutti i giorni Confratelli
Veglia. Astenersi al di là dell'umanamente  possibile Giorno dopo giorno, tutti i giorni Confratelli
Febbre Documentata a 52° nel gennaio 1917 P. Pio: "Male morale più che fisico" (Rossi, Cast. 176)
Lacrime. Documentate sin dal noviziato nel 1903 "Pavimento del coro inzuppato" Capuano 279-80)
Scrutazione del cuore Riportata da quelli che li avvicinavano Molte testimonianze giurate Positio e biografie
Lettura del pensiero Riportata da quelli che li avvicinavano Molte testimonianze giurate Positio e biografie
Precognizione Riportata da quelli che li avvicinavano Molte testimonianze giurate Positio e biografie
Predizione Riportata da quelli che li avvicinavano Molte testimonianze giurate Positio e biografie
Sostituzione Guarigione di Pio XII, come esempio Cronaca dell'epoca Positio
Dopo la morte di Padre Pio Deposizioni on documentazione clinica Attestati di pazienti e medici Media

 

 

Bilocazione

"Avvenne che Padre Pio si trovò, nello stesso tempo, in due luoghi diversi. In un luogo era presente con il proprio corpo; in un altro luogo era operante, assumendo una figura aerea del tutto simile al proprio corpo." (Fernando da Riese Pio X, Padre Pio da Pietrelcina Crocifisso senza croce, Edizioni Padre Pio da Pietrelcina, ristampa 2010, pag. 214)
 
 
Padre Pio sotto giuramento ammette di avere il dono della bilocazione
Domanda dell'inquisitore del Sant'Ufficio Mons. Raffaello Rossi a Padre Pio il 16 giugno 1921, ore 16,30: "Si parla anche di bilocazioni. Che ne dice.
Risposta di Padre Pio sotto giuramento: "Io non so come sia, nè di che natura la cosa, nè molto meno ci dò peso, ma mi è occorso di avere presente questa o quell'altra persona, questo luogo o quell'altro luogo; non so se la mente si sia trasportata lì o qualche rappresentazione del luogo o della pesona si sia presentata a me, non so se col corpo o senza il corpo io sia stato presente."
Interr.:"Se abbia notato l'inizio di questo stato e il rientro nello stato normale."
Risp.: "Ordinariamente mi è avvenuto pregando, la mia attenzione era rivolta all'orazione prima e poi a questa rappresentanza: poi mi ritrovavo senz'altro come prima."
Interr.: "Che esponga fatti particolari:"
Risp.: "Una volta mi sono trovato vicino al letto di un'ammalata: signora Maria di San Giovanni Rotondo, di notte; ero in convento; credo che stavo pregando. Sarà più di un anno. Le rivolsi parole di conforto. Lei pregava che avessi pregato per la sua guarigione. Questa la sostanza. Di particolare non conoscevo questa persona; mi era stata raccomandata. Un altro caso. Un uomo (il P. Pio non dice il nome per riguardo) mi si è presentato o io mi sono presentato a lui a Torre Maggiore - io ero in convento - e l'ho ripreso e rimproverato i suoi vizi, esortandolo a convertirsi, e poi in seguito quest'uomo è venuto anche qui. Credo che sieno avvenuti altri casi: ma questi sono quelli che tendo presenti." Interr: "Se questi presunti casi di bilocazione egli abbia manifestati ad altri."
Risp.: "No, per niente, in nessun modo. E' la prima volta che lo dico e lo dico a lei, in questi termini. Non mi pare di averli fatti conoscere nemmeno al Direttore spirituale perchè non mi ci sono mai confuso. Queste persone me ne hanno parlato, ma io tenni contegno riserbato; non l'ho negato, nè affermato."
(Francesco Castelli, Padre Pio sotto inchiesta l"Autobiografia" segreta, Edizioni Ares, Milano, 2008, pag. 225-6)

 
Domanda dell'inquisitore Mons. Raffaello Rossi a Padre Pio il 20 giugno 1921, ore 16,30: "Se conferma il caso già deposto di essersi trovato presso l'ammalata Signora Massa di San Giovanni Rotondo, pur rimanendo in Convento.
Risposta di Padre Pio: "Sì, lo confermo.... Dico che ci sono stato."
(Francesco Castelli, Padre Pio sotto inchiesta l"Autobiografia" segreta, Edizioni Ares, Milano, 2008, pag. 243)
 
 
L'uomo di Torremaggiore
Il fatto dell'uomo di Torre Maggiore è stato riportato per esteso con dettagli da Emanuele Brunatto nel suo libro del 1926. A Torre Maggiore (anche Torremaggiore), un comune in provincia di Foggia, viveva un signore di nome Michele il quale aveva un forno per la cottura dei vasi di creta . Una sera verso le ore 22 del 24 giugno, festa di San Giovanni Battista, tentava inutilmente di accendere il fuoco. uella sera non risparmiò bestemmie ai santi del paradiso e a qualcuno anche della terra, giacchè, aveva sentito parlare di Padre Pio, e bestemmiò anche lui. Tra gli inutili tentativi di accendere il fuoco si presentò una persona che gi chiese un po' di fuoco. Figurarsi la rabbia di Michele. Ma l'ospite insisteva e, non ottenendo risposta, si prestò egli stesso ad accendere il fuoco. Credendo di essere burlato, Michele si rivolse all'intruso: "Che? Forse sei anche tu sei come quel ... di Padre Pio che fa miracoli per i gonzi?" L'ospite, per tutta risposta, disse calmo e serafico: "Sì, sono io!" Naturalmente la pagli di fave prese fuoco e le terre e i vasi arrivarono alla cottura giusta. Nauralmente Michele non besemmiò più e andò a San Giovanni Rotondo, dove raccontò tutto a Padre Placido e agli altri quanto era accaduto. (Mischitelli, Padre Pio un uomo un santo, edizioni Sovera, Roma 2015, pag. 293-4)
 
Accennando ad un altro fatto straordinario, quello della bilocazione, il Visitatore Mons. Rossi afferma: «Questi fatti sussistono e ne siamo a conoscenza da due parti: da parte di coloro che attestano aver ricevuto P. Pio e averci parlato, e da parte di P. Pio che conferma, protestando di non averne mai fatto parola con alcuno e di riferirne ora (in giudizio) per la prima volta». Il vescovo Rossi così conclude questa parte della relazione: «Dei fatti però più celebrati e che sarebbero avvenuti proprio per il personale intervento di P. Pio, nemmeno uno si sostiene. [...] Per le cosiddette bilocazioni si avrebbe invece il conforto della deposizione giurata di Padre Pio, deposizione che, fino a prova contraria, è da ritenersi sincera perché l’impostura e lo spergiuro contrasterebbero troppo vivamente colla vita e virtù del Padre medesimo...»27 (Castelli, Inchiesta, 129)
 
Padre Pio stesso spiega la bilocazione: Solo anima o corpo e anima
"Sì, è sicuramente un fenomeno strano questa bilocazione. La stessa persona occupa nello stesso momento due o più posti differenti. Un giorno nel 1922, i cappuccini di San Giovanni Rotondo discutevano fra di loro a proposito della bilocazione di sant'Antonio da Padova del quale era vicina la festa. Uno di essi diceva che, forse, quei privilegiati del Signore non si accorgevano neanche della loro bilocazione. Padre Pio, che assisteva alla discussione, intervenne: «Certo che se ne accorgono - disse - possono non sapere se è il loro corpo o la loro anima che si muove, ma sono ben coscienti di ciò che accade e sanno dove vanno!...» Lo sapeva bene lui di cosa parlava!" (Derobert, 624) (Mischitelli, Padre Pio il confratello, pag. 57-8) (De Rossi, pag. 95)

In altra occasione, ancora riguardo alla bilocazione di Sant'Antonio, Padre Pio si intromise nella discussione di alcuni confratelli, tra i quali c'era Padre Costantino, uno dei quali aveva detto. "Vorrei proprio sapere come avviene la bilocazione". Padre Pio disse: "Sa quello che vuole, sa dove va, ma non sa se va in anima o in anima e corpo." (Costantino Capobianco, Detti e aneddoti di Padre Pio, 1973, pag. 76)

Padre Pio non nega di aver ricevuto il dono della bilocazione

Tonina Teglia, sorella di fra' Isidoro da Bologna, una volta disse a Padre Pio: "Padre, tanti dicono che voi andate in sogno e date dei consigli come se foste presente di persona. E' Vero?" Padre Pio rispose con chiarezza e semplicità, qualità sue proprie: "E' un dono che mi ha dato il Signore." (Padre Marcellino Iasenzaniro, "Il Padre" Sacerdote Carismatico, Testimonianze 2, Edizioni San Pio, San Giovanni Rotondo, 2005, pag. 359)

Bilocazioni riportate dallo stesso Padre Pio
 
  Prima Bilocazione di Padre Pio.
A 17 anni. 8-19 gennaio 1905 (fra Pio ha 17 anni e 8 mesi)
Bilocazione a casa di Giovanna Rizzani a Udine
 

Da Sant'Elia a Pianisi a Udine

 

Durante la permanenza a Sant’Elia a Pianisi, accadde il primo fenomeno di bilocazione, che lo stesso fra Pio, dopo circa un mese, descrisse su un foglio:

 

«Giorni fa mi è capitato un fatto insolito: mentre mi trovavo in coro con fra Anastasio, erano circa le ore 23 del 18 del mese scorso [gennaio 1905], quando mi ritrovai lontano, in una casa signorile, dove il padre moriva, mentre una bambina nasceva.  

Mi apparve allora Maria Santissima che mi disse: “Affido a te questa creatura; è una pietra preziosa allo stato grezzo: lavorala, levigala, rendila il più lucente possibile, perché un giorno voglio adornarmene”...  

“Come sarà possibile, se io sono ancora un povero chierico e non so se un giorno avrò la fortuna e la gioia di essere sacerdote? Ed anche se sarò sacerdote, come potrò pensare a questa bambina, essendo io molto lontano da qui?”.  

La Madonna soggiunse: “Non dubitare, sarà lei che verrà da te, ma prima la incontrerai in San Pietro...”. Dopo di ciò mi sono ritrovato nuovamente in Coro." ( Epistolario IV, 1027-9) (D'Apolito, Padre Pio, 315-6) (Mischitelli, Un uomo un santo, pag. 57-8)

Giovanna Rizzani: questo il nome della bambina nata a Udine intorno alle ore 23 del 18 gennaio 1905, mentre il padre, il marchese Giovanni Battista Rizzani, colpito da infarto, moriva.

  

Pagina autografa di Padre Pio riguardo alla bilocazione, febbraio 1905

 

   

La neonata Giovanna Rizzani con la madre

Da Udine a Roma

 

Giovanna Rizzani: questo il nome della bambina nata a Udine intorno alle ore 23 del 18 gennaio 1905, mentre il padre, il marchese Giovanni Battista Rizzani, colpito da infarto, moriva.  

Dopo la morte del marchese, la famiglia si trasferì a Roma.  

In un tardo pomeriggio dell’estate 1922, Giovanna, ormai diciassettenne studentessa liceale, si recò con una amica nella Basilica di San Pietro, dove, visto un frate cappuccino, lo pregò di ascoltare la sua confessioneIl frate le rispose di si ed entrò nel secondo confessionale a sinistra entrando nella Basilica. Giovanna gli disse: «Padre, non sono venuta per confessarmi, ma per essere illuminata in tanti dubbi di fede, che mi tormentano, specialmente quello sul mistero della SS. Trinità».  

Il frate ebbe per lei affettuose parole di conforto, e con calma e pazienza seppe dissiparle ogni ombra di dubbio. Giovanna, ricevuta la benedizione, rasserenata e piena di gioia, si spostò dallo sportello del confessionale e andò verso l’amica dicendole:  

«Quanto è buono questo frate! È un sacerdote dotto e santo. Mi ha dissipato ogni dubbio… Aspettiamo che esca dal confessionale per chiedergli l’indirizzo della sua residenza, così quando avremo bisogno di confessione e di consigli, andremo da lui».  

Al sagrista, che annunciava la chiusura della Basilica, le due ragazze dissero che aspettavano il frate confessore. Il sagrista, avvicinatosi al confessionale, disse: «Signorine, qui non c’è nessuno». Il frate si era come volatilizzato. (D'Apolito, Padre Pio, 317-21)

Confessionale nella Basilica di San Pietro

 

Giovanna Rizzani

 

San Giovanni Rotondo

L’anno dopo, nelle vacanze estive del 1923, Giovanna, avendo sentito parlare di Padre Pio, si recò con una zia e due amiche a San Giovanni Rotondo.  

E qui si mescolò alla folla che gremiva il corridoio che dalla sagrestia immette nella clausura del Convento.  

Giovanna si trovava in prima fila aspettando il passaggio di Padre Pio. E il Padre, passando, appena la vide le si avvicinò, le porse a baciare la mano e le disse: «Giovanna, io ti conosco. Tu sei nata il giorno in cui morì tuo padre».  

Giovanna rimase sbalordita, chiedendosi come il Padre poteva sapere che ella era nata lo stesso giorno in cui suo padre stava morendo.  

Il mattino del giorno successivo andò a confessarsi. Accostatasi al confessionale, subito Padre Pio le disse: «Figlia mia, finalmente sei venuta! Da quanti anni ti sto aspettando…».  

E Giovanna: «Padre, io non vi conosco. È la prima volta che vengo a S. Giovanni Rotondo. Ho accompagnato la zia. Forse mi avete scambiata con qualche altra ragazza».  

Padre Pio replicò: «No, non mi sono sbagliato, né ti ho scambiato con un’altra ragazza. Noi già ci siamo incontrati l’anno scorso. Rammenti? In un pomeriggio d’estate venisti con un’amica in San Pietro, a Roma, in cerca di un sacerdote che dissipasse dalla tua mente i dubbi che ti affliggevano. Quel frate cappuccino ero io!».  

E poi: «Figlia mia, tu mi appartieni. Sei stata affidata alle mie cure dalla Madonna. Quando io risposi alla Madonna che mi sarebbe stato impossibile prendere cura della tua anima a causa della lontananza,  

Ella mi disse: “Non dubitare, sarà lei che verrà da te, ma prima la incontrerai a San Pietro”. L’anno scorso t’incontrai in S. Pietro, ora sei venuta qui, a S. Giovanni Rotondo, spontaneamente, senza che io ti avessi chiamata. È ora che io prenda cura dell’anima tua, come vuole la Mamma celeste».  

Giovanna, in lacrime, gli chiese: «Padre, poiché io vi appartengo, prendetevi cura di me. Ditemi che cosa debbo fare. Mi devo fare suora?».  

E Padre Pio: «Nulla di questo. Tu verrai spesso a San Giovanni Rotondo; io avrò cura della tua anima e conoscerai la volontà di Dio». 

 Giovanna, benedetta da Padre Pio, emozionata e in lacrime, si tolse dal confessionale. Da allora, più volte lasciò Roma per recarsi da Padre Pio.  

Dopo qualche tempo Padre Pio vestirà Giovanna da terziaria, imponendole il nome di suor Iacopa, la quale si sposò e continuò a recarsi frequentemente a San Giovanni Rotondo. (D'Apolito, Padre Pio, 322-7)

Incontro con Padre Pio in eta' matura

 

In seguito, Giovanna riuscì ad avere da padre Agostino il foglio nel quale Padre Pio aveva descritto nel lontano 1905 la nascita di una bimba mentre il padre moriva.  

Padre Agostino, al quale il foglio era stato consegnato dallo stesso Padre Pio, lo aveva conservato per poi, dopo molti anni, darlo alla diretta interessata.  

Giovanna mostrò il foglio a Padre Pio, il quale ne confermò l’autenticità. Allora, fattene alcune fotocopie, consegnò il foglio al Superiore del convento di San Giovanni Rotondo perché fosse messo a disposizione della Curia Arcivescovile di Manfredonia, dove poi ella sarà chiamata a testimoniare. (D'Apolito, Padre Pio, 328) (Ruffin, Padre Pio, 66-70)  

Qualche giorno prima della morte di Padre Pio Giovanna Rizzani sentì la voce di Padre Pio che gli disse: Vieni subito a San Giovanni Rotondo perché' me ne vado. Se ritardi non mi vedrai più.  

Giovanna si precipitò, con l'amica Margherita Hamilton. Si confesso' e al termine Padre Pio le disse: "Questa e' l'ultima confessione che fai con me. Ora ti dò l'assoluzione di tutti i peccati commessi dall'uso della ragione fino a questo momento." (D'Apolito, Padre Pio, 332-3)  

Giovanna assistette in visione alle ultime due ore della vita, sino alla morte di Padre Pio, e ne diede un racconto dettagliato all'amica Margherita. (D'Apolito, Padre Pio, 333-41). (Schug, A Padre, 14-30) (Bruno, Roads, (105-11) (Capuano, Con P. Pio, 247-50) (Ingoldsby, Padre Pio, 26-9) (Chiron, Padre Pio, 39-41) 

Il 23 settembre 1983, la signore Giovanna Rizzani incontro un frate sul sagrato della chiesa di Santa Maria delle Grazie. Lo fermò e gli disse: "Lei e' padre Paolo Covino. L'ho visto la notte che mori' Padre Pio, il 23 settembre 1868. Lei gli amministrò l'olio santo nella sua cella." (Covino, Ricordi, 241-2)

Padre Alberto D'Apolito

 

 

Padre Paolo Covino assiste Padre Pio all'altare nell'ultima messa

 

Chiesa di Pietrelcina
Padre Alberto scrive: "Il 19 maggio 1951, l'arcivescovo di Benevento Mons. Agostino Mancinelli, consacrò la chiesa della Sacra Famiglia a Pietrelcina. Il giorno dopo ci fu l'inaugurazione, con la partecipazione di una folla immensa, fra cui spiccava la figura emozionata di Maria Pyle, che a sue spese aveva costruito il convento e quasi tutta la chiesa. Dopo l'inaugurazione, recatomi a San Giovanni Rotondo, feci la relazione a Padre Pio. Poi dissi: "Qualche volta venga a conoscere la chiesa... è molto bella." Padre Pio mi rispose: "La conosco meglio di te." Io soggiunsi: "L'ha vista forse sulle foto?" Padre Pio: "Ci sono stato. Ti posso dire anche i minimi particolari e i gradini della scalinata dinanzi all'ingresso, che tu non sai." Infatti, io non sapevo quanti scalini ci fossero perché non li avevo mai contati. Penso che Padre Pio sia stato in bilocazione nella chiesa del convento di Pietrelcina." (Padre Alberto, Ricordi, 116-8)


Convento di Pietrelcina
Questo fatto si allaccia ad un altro accaduto 10 anni prima. Il 13 dicembre 1941 Padre Agostino scriveva nel suo diario: "Siccome per il convento di Pietrelcina abbiamo il cardinale Lavitrano affinchè perori la causa presso il Papa, il Padre ha assicurato che s'avvicina l'ora di Dio. Io gli ho detto. "Ma io morirò di consolazione quel giorno che vedrò aperto il convento di Pietrelcina!" "Ma voi sarete il guardiano di Pietrelcina." Domandai: "E ci sarai anche tu presente nella funzione di apertura?" Mi rispose: "Sarò presente a Pietrelcina e contemporaneamente sarò nel convento a San Giovanni Rotondo." In realtà Padre Agostino non è mai stato guardiano del convento di Pietrelcina. (Diario, 168) (Padre Alberto, Ricordi, 118)

Rosinella Gisolfi
L'11 dicembre 1918, Padre Pio scrisse a Rosalia Gisolfi, detta comunemente Rosinella, a letto malata grave:
 "Carissima Rosinella, che Gesù ti benedica, ti conforti e ti dia la forza di sopportare la presente prova, che a Lui è piaciuto mandarti, e ti restituisca presto alla primiera sanità! .. Non dubitare, figliuola mia, della divina predilezione. È per amore ch'Egli ti prova; è per amore ch'Egli permise al suo indegno ministro di esserti accanto durante una di queste notti precedenti. Ed il tutto fu permesso da Lui per confortarti, per sollevarti, per animarti alla durissima prova...» (Epistolario, III, pag .525-6)

Padre Pio confessò Padre Gemelli.
Rina Giordanelli
riportò ad Alessandro Pronzato: "Un giorno del luglio 1959, mentre ero a San Giovanni in attesa della nascita del mio terzo figlio, Padre Pellegrino mi mise al corrente di un episodio straordinario, che lo aveva particolarmente colpito ed edificato. Padre Pellegrino disse alla ben conosciuta figlia spirituale di Padre Pio: "Padre Pio mi ha chiamato e io sono andato immediatamente nella sua camera: l'ho trovato tutto rosso in volto, emozionato e contento come un bambino. Non poté' fare a meno di confidarmi che aveva confessato Padre Agostino Gemelli in punto di morte." Padre Gemelli morì il 15 luglio del 1959.   (Alessandro Pronzato, Padre Pio un santo scomodo, Edizioni Gribaudi, Milano, 2002, pag. 40)


Bilocazione riportata dalla persona visitata da Padre Pio

IL Dr. Cardone
Il dr. Andrea Cardone, che fu il medico di Padre Pio durante la sua gioventù in Pietrelcina, e lo visitò frequentemente sino agli ultimi giorni della sua vita, nell'ottobre del 1968 lasciò una dichiarazione scritta: "Io, Dr. Andrea Cardone, dichiaro di aver avuto conversazioni con Padre Pio in due occasioni nella mia casa in Piazza SS. Annunziata 93, in Pietrelcina. La prima volta fu il 18 febbraio 1965 alle 9 di mattina, la seconda volta il 23 settembre 1968, alle 6 del mattino. In entrambe le occasioni Padre Pio era presente nel suo corpo mortale e la nostra conversazione durò diversi minuti." Da notare che alle 6 di mattina del 22 settembre Padre Pio era morto da circa 4 ore. Mary (Ingoldsby, Padre Pio, his life and mission, Veritas Publications Dublin, 1978, pag. 90) (Da La Voce di Padre Pio, Luglio - Agosto 1973)

 

Il Dr. Cardone, avanzato negli anni, parla con Padre Pio

 

Confessione, comunione, estrema unzione in bilocazione.

Cecil Humphrey-Smith era quality control impiegato di Heinz e controllava I campi di pomodoro nella valle del Po. Uno dei suoi colleghi era Bernardo Patrizi, che con la morte di suo padre era diventato Marchese Patrizi della nobiltà papale.

Cecil ricorda: “Il 24 settembre 1955 ero estremamente stanco dopo una lunga giornata di lavoro. Alle 10:40 stavo tornando all’albergo, quando feci un incidente, forse per un colpo di sonno. Per evitare una motocicletta andai a sbattere contro un ponte. La macchina fu tagliata in due. In quel momento io ebbi un’esperienza extra corporea. Io ero fuori del mio corpo guardando alla scena dell’incidente. ...Una macchina si fermò e mi portarono all’ospedale di Piacenza. Un medico si avvicinò e mi esaminò la testa e il corpo. Poi sollevò un lenzuolo sopra la mia testa e la barella fu spinta attraverso delle porte e lasciata in una stanza. A questo punto la porta si aprì ed entrò un frate francescano. Egli insistette che mi confessassi. Quando io non mi ricordavo egli mi diceva questo e quel peccato che io avevo fatto nella mia vita. Poi mi diede l’assoluzione, la comunione e l’estrema unzione. Quindi mi sorrise e scomparve. Il mattino dopo, il mio amico e collega marchese Bernardo Patrizi si presentò con un prete locale che mi portò la comunione. Io dissi che gia era venuto un frate francescano a portarmi la comunione. Forse credettero che deliravo e mi dissero che potevo ricevere la comunione di nuovo. La mia testa era rotta, il collo aveva ricevuto il colpo di frusta, la clavicola era spezzata, una vertebra era rotta, le costole erano contuse, così come erano danneggiati le gambe, i gomiti, le caviglie.” (Jim Gallagher, Padre Pio the Pierced Priest A Biography, Fount Paperbacks, London, 1995, pag.155)
 
 
 
 

 

Bilocazione multipla. Multilocazione come l'Eucaristia.

Quando andava in bilocazione, Padre Pio appariva in più luoghi differenti nello stesso momento. Una volta, apparve ad uno dei suoi figli spirituali, Giovanni Bardazzi di Prato (Firenze). Allo stesso momento apparve ad una delle sue figlie spirituali, che viveva vicino a San Casciano Val-di-Pesa, all'opposto della città di Firenze, sulla strada che conduce a Siena e che tutti conoscevano con il nome di Ademarista. Giovanni aveva saputo di questa visita e rimase interdetto. Andò a visitare Padre Pio e gli chiese:

 «Padre, siete venuto da me il tal giorno alla tal ora?» — «Certamente, rispose Padre Pio, non sei contento?» — «Ma ho saputo che siete stato nello stesso momento da Ademarista, come è possibile? Ademarista mente certamente! Se eravate da me, come potevate, nello stesso momento, trovarvi da lei?» Padre Pio divenne molto serio e rispose: «Figlio mio, quando si celebra la Santa Messa, la si celebra nello stesso tempo in quante chiese nel mondo intero? Quando facciamo la Consacrazione, Gesù è presente in tutte le chiese, no? Hai capito? Allora non chiedere niente di più.!» È Giovanni Bardazzi stesso che riportava questo episodio molto significativo nel suo libro "Un discepolo di Padre Pio, Città Ideale, 2003; Feeria, 2005)

 

 

Bilocazione confessione e profumo
Padre Pio a San Paolo del Brasile nel 1966
.
"Lei signore, vuol confessarsi?" Bilocazione, profumo

Carlo Campanini, il famoso attore comico italiano, si trovava nel 1966 a Sao Paulo in Brasile per una tournee con "La Compagnia Grandi Spettacoli di Operette". Carlo era figlio spirituale di Padre Pio
sin dal 1939. Sentiva messa, faceva la comunione, e recitava il rosario tutti i giorni. Si trovava in fila per confessarsi nella cattedrale di San Paolo. Era un po' preoccupato su come avrebbe interagito col confessore, dato che non conosceva il portoghese. Si mise a pregare Padre Pio, chiedendogli aiuto. A un tratto da un confessionale che sembrava vuoto, uscì un prete che, rivolgendosi particolarmente a lui, disse in italiano: "Lei signore, vuole confessarsi? Prego, si accomodi." Carlo Campanini dopo la confessione stata facendo la penitenza e allo stesso tempo pe pensava a chi potrebbe essere stato il confessore, e come faceva a sapere che lui era italiano. All'improvviso "un'ondata di profumo" gli fece capire quello che era realmente accaduto. (Iasenzaniro, Fr. Marcellino, "The Padre" Saint Pio of Pietrelcina, The great Family, third part, Edizioni Padre Pio, 2008, pag. 500-1) 

 Fr. Marcellino Iasenzaniro, "The Padre" Saint Pio of Pietrelcina, The great Family,
third part, Edizioni Padre Pio, 2008
 
Il Cardinal Mindszenty

Il cardinal Joseph Mindszenty, primate di Ungheria, si trovava in carcere a Budapest sin dal 1949, condannato all'ergastolo dal regime comunista. In carcere non aveva la possibilità di celebrare l'eucaristia. Per diversi giorni si presentò un frate cappuccino, con tutto l'occorrente. Dopo la celebrazione scompariva, portando via tutto. Ciò fu visto anche dagli altri carcerati. Dopo la liberazione nel 1975, alcuni sacerdoti ungheresi che lo avevano sentito raccontare da sacerdoti oculari, chisero ad Angelo Battisti di chiedere direttamente a Padre Pio. Scrisse il Battisti: "Io ingenuamente gli chiesei se lo aveva conosciuto e se gli aveva partalo. E lui mi disse: "Ci siamo visti, ci siamo parlati e vuoi che non ci siamo conosciuti?" (Capuano, Con p. Pio, pag. 343-4)
 

Padre Pio porta al Cardinal Mindszenty in prigione pane e vino per celebrare la Messa. Mosaico nella cripta di San Pio.

 

 
              
 
 
 
 
 
 

Savino Greco.

Savino Greco di Cerignola, aveva un tumore al cervello, e un altro tumore dietro all'occhio sinistro. Andò da uno specialista a Bari e la diagnosi fu confermata. Fu trasferito a Milano per l'operazione. Mentre stava in ospedale Savino ebbe un sogno in cui Padre Pio gli disse: "Vedrai, col tempo guarirai." Quando arrivò il momento dell'operazione, Savino era così impaurito che se ne scappò dall'ospedale. Se ne andò a stare da un cugino che abitava a Milano. Dopo alcuni giorni il dolore era così forte che egli decise di non avere altra scelta che di farsi operare. Tornato in ospedale il chirurgo fece un esame preoperatorio con gli altri medici. Durante l'esame Savino sentì un intenso profumo di viole, rose e gigli. Quando i medici finirono di esaminarlo erano strabiliati. Non c'era nessuna traccia di nessun tumore. Dissero a Savino che egli poteva tornarsene a casa. (Gaudiose, Dorothy M., Prophet of the people, A Biography of Padre Pio, Alba House, New York, , pagg. 119-20)

 
 

Durante la recita visita un malato in paese.

Padre Carmelo da Sessano riportò che nel 1953, quando lui era superiore del convento, Padre Pio stava assistendo a una recita nella sala dei terziari, insieme agli altri frati e a un numeroso pubblico. Durante l'intervallo egli appoggiò le braccia sullo schienale della sedia davanti a lui e poggio la testa sulle braccia, rimanendo in silenzio e senza muoversi per circa cinque minuti. Poi alzò la testa rimanendo seduto normalmente. Nessuno diede importanza alla cosa. Il giorno dopo Padre Carmelo andò a visitare un uomo malato in paese. Questi, quando lo vide, lo ringraziò per avergli mandato Padre Pio il giorno prima. Padre Carmelo rimase sconcertato.  Il malato e i suoi familiari avevano tutti visto Padre Pio nella stanza. Quando Padre Carmelo domandò a che ora avevano visto Padre Pio, il tempo corrispondeva esattamente alla durata dell'intervallo della recita quando Padre Pio era sembrato assopito. (John McCaffery, Tales of Padre Pio The Friar of San Giovanni, Andrews and McMeel, Kansas City, 1978, pagg.25-6) ((C. Bernard, Ruffin, Padre Pio the true story, Our Sunday Visitor Publishing Division, Huntington Indiana, 1991, pag. 325)

 

Andrea Bacile tre giorni a piedi.

A S. Martino in Pensilis (Campobasso) viveva un contadino che si chiamava Andrea Bacile. Questo contadino non metteva mai piede in chiesa, né si accostava ai sacramenti, perché si diceva ateo e non bisognoso di religione. Aveva moglie e figli che amava sinceramente e a cui provvedeva con sollecitudine. Con la moglie non andava sempre d'accordo. Una sera litigò con lei in modo violento e se ne andò imbronciato a letto. Non aveva ancora spento la luce, quando all'improvviso si presentò davanti a lui Padre Pio in persona. Poiché lo aveva visto in tante fotografie e immagini, non stentò a riconoscerlo e, senza scomporsi, gli disse: «Padre, mi voglio confessare». E Padre Pio: «No!». E poi scomparve. Bacile il mattino dopo si riconciliò con la moglie e poi volle andare a trovare Padre Pio, facendo la strada da S. Martino in Pensilis a S. Giovanni Rotondo a piedi e digiuno. Al convento di S. Giovanni giunse il terzo giorno, sfinito e affamato, ma volle subito confessarsi da Padre Pio, il quale lo accolse, lo confessò, lo assolse e poi, senza aver mai saputo niente di lui, gli disse: «E ora va' a mangiare!». (Pascal Cataneo, Padre Pio gleanings, Editions Paulines, Quebec Canada, 1991, pagg 49-50. Prima edizione “I fioretti di Padre Pio”, Edizioni Dehoniane, Roma, 1988)

 

Madre Speranza baciava la mano ogni mattina.

La venerabile Madre Speranza da Collevalenza, attestò nel 1970 che: "Quando io lavoravo al Sant'Offizio in Vaticano, vidi Padre Pio ogni giorno per un anno intero. Egli usava avere i mezzi guanti sulle mani per nascondere le stimmate. Io lo salutavo, baciavo la sua mano, e qualche volta scambiavamo delle parole. Questo avvenne tra il 1937 e il 1939. (Padre John Schug, OFM Cap., A Padre Pio Profile, St. Bedès publications, Petersham, Massachusetts, 1987, pagg. 45-6)

Madre Speranza confermò il fatto, diversi anni dopo,  a Padre Alberto D'Apolito. Padre Alberto riporta un colloquio avuto con Madre Speranza da Collevalenza a Roma nel Febbraio 1970. Madre Speranza dice che ha conosciuto Padre Pio a Roma, tra il 1937 e il 1939.

Padre Alberto: “...Madre, lei non ha potuto conoscere Padre Pio, perchè questi a Roma è stato una sola volta, quando, giovanissimo, accompagno la sorella a farsi monaca di clausura nel convento di S. Brigida (mese di Maggio 1917). Lei in quel tempo si trovava in Spagna. Certamente ha preso un abbaglio scambiando Padre Pio con qualche altro frate cappuccino.” Madre Speranza: “No, non mi sono ingannata.... L’ho visto tutti i giorni al S. Uffizio per un anno intero; portava i mezzi guanti per nascondere le piaghe. Io lo salutavo, gli baciavo la mano e qualche volta gli rivolgevo la parola, ed egli mi rispondeva.” “Madre mi sembra strano e inverosimile il suo racconto, stento a crederci.” “Padre, devo confessarle che non sono mai andata soggetta ad allucinazioni. Anzi devo aggiungere che spesso veniva in aereo da Milano un personaggio misterioso con la barba bianca, brutto di aspetto, che mi faceva tremare di paura. ...Al solo vederlo ero presa da grandi timore e volevo fuggire. Mi sembrava il demonio. ... Venina al S. Uffizio a deporre contro Padre Pio.” “Madre, non si offenda se Le dico che non credo a quanto mi ha raccontato.” “Padre, Lei è libero di pensare come vuole. Le ripeto che ho visto Padre Pio per un anno, tutti i giorni a Roma.” (Padre Alberto D'Apolito, Padre Pio da Pietrelcina, Ricordi – Esperienze - Testimonianze, pagine 350-352)

 

Papa Pio XI e il cardinale Silj.

Papa Pio XI si trovava nel suo studio discutendo con alcuni cardinali sull'argomento della sospensione "a divinis" di Padre Pio, quando improvvisamente vide entrare un frate cappuccino, con le mani entro le maniche del saio, che, procedendo con passo claudicante, si reca direttamente da lui, senza che i presenti possano fermarlo e, prostratosi al bacio del sacro piede, gli dice: "Santità, per il bene della Chiesa non permettete questo." Quindi, chiesta la benedizione e baciando nuovamente il sacro piede, uscì. Superato il momento di smarrimento, alcuni prelati si recano alla porta per chiedere alle guardie il motivo per cui abbiano fatto entrare il frate; ma si sentono rispondere che nessuno si e' avvicinato e tantomeno entrato nella sala. Il Papa non da' seguito al fatto, ma, intuendo di che cosa possa trattarsi, interrompe la riunione e chiamato a se il cardinale Augusto Silj, ci cui conosceva l'ammirazione per Padre Pio, l'incarica di recarsi a San Giovanni Rotondo per indagare se Padre Pio si fosse allontanato dal convento quel giorno. Silj, come è ovvio riceve la conferma dal Padre Guardiano (al quale però non rivela il motivo della richiesta) che Padre Pio, in quella data e ora, stava in coro a pregare. A seguito di questo fatto il Papa dopo aver esclamato "qui' c'è il dito di Dio, ordina l'archiviazione della pratica. (Luigi Peroni, Padre Pio da Pietrelcina, Edizioni Borla, Roma 2002, pagg. 325-6) (C. Bernard, Ruffin, Padre Pio the true story, Our Sunday Visitor Publishing Division, Huntington Indiana, 1991, pag. 198) La notizia e' stata resa nota dalla cognata del cardinale Contessa Virginia Silj, soltanto dopo la morte del papa Pio XI.  La contessa Silj aveva viaggiato a San Giovanni Rotondo col cardinal Silj (Luigi Peroni, Padre Pio da Pietrelcina, Edizioni Borla, Roma 2002, pagg. 329-30, nota 25)

 

Appartamento a Roma.

Un uomo viveva solo nel suo appartamento in Roma. Egli decise di andare a San Giovanni Rotondo per visitare Padre Pio. Siccome però recentemente c'erano stati parecchi furti negli appartamenti dei vicini, e a quei tempi non c'erano ancora i sistemi antifurto, era indeciso se andare o no. Egli si mise a pregare Padre Pio: "Io vengo, ma tu proteggi la mia casa." Egli si recò da Padre Pio, si confessò, e poi decise di stare qualche giorno in più. Il giorno dopo Padre Pio, passando nel corridoio, lo vide e gli disse: "E tu stai ancora qui'? Io sto ancora al lavoro proteggendo la tua porta."

Padre Eusebio Notte assistette a questa scena, e pensò che era un buon momento per far ammettere a Padre Pio che lui andava in bilocazione. Perciò, si fece coraggio e domandò a Padre Pio: "Voi conoscete la casa di quest'uomo in Roma. Non è vero?" Padre Pio: "Come potrei io, che non ho lasciato il convento per tantissimi anni?" "Ma quest'uomo dice che siete stato alla sua casa e lui vi ha visto." "Ah! questa è una storia diversa. Quando queste cose succedono il Signore permette di esser visto solo dalla persona interessata , non dagli altri intorno." Padre Eusebio concluse: “Così ho avuto conferma dalle sue labbra, e una meravigliosa spiegazione del fenomeno.” (Ingoldsby, Mary F., Padre Pio His life and Mission, Veritas Publications, Dublin, Ireland, 1978, pag. 92)

 

Giacomo Cadice

Il giornale “Il Progresso Italo-Americano del 24 ottobre 1949 riporto’ questa storia. Pietro Cadice viveva con la sua famiglia in Roma. Il figlio Giacomo si sentiva infelice a stare a casa, e scappo’, arruolandosi nella Legione Straniera. La famiglia e la Polizia non riuscirono a trovarlo. Mesi dopo la famiglia ricevette una lettera da Giacomo in cui egli spiegava che si era arruolato nella Legione straniera, e che si trovava nel campo di addestramento a Sidi-Bel-Abbes in Africa.  Egli sembrava pentito della sua decisione e scrisse che aveva segnato un contratto per cinque anni e non poteva tornare a casa prima di allora. Il Padre divenne depresso e non sapeva cosa fare, quando un amico gli consiglio’ di rivolgersi a Padre Pio. Pietro ando’ a San Giovanni Rotondo e Padre Pio gli disse: “Va a pregare! Per la terza luna tuo figlio sara’ di ritorno a casa. Il resto della storia e’ raccontato dal figlio stesso quando torno’ a casa. Egli disse che una notte era di guardia in un avamposto, e vide un frate che lo prese per mano, invitandolo a seguirlo. I due attraversarono il deserto per diversi giorni e finalmente raggiunsero la costa e si imbarcarono su una nave. Il frate scomparve, e Giacomo sbarco’ a Marsiglia, di li’ ando’ in Sardegna con un’altra nave, e finalmente raggiunse Roma e la sua famiglia. Un interrogativo era rimasto: chi era quel frate?  Pietro mostro’ a Giacomo una foto di Padre Pio. Il ragazzo, piangendo, riconobbe immediatamente il frate che l’aveva salvato. Padre Pio aveva mantenuto la sua promessa. (Cataneo, Padre Pio, 92-3) (Pascal Cataneo, Padre Pio gleanings, Editions Paulines, Quebec Canada, 1991, pagg 92-3. Prima edizione “I fioretti di Padre Pio”, Edizioni Dehoniane, Roma, 1988)

 

Tonina Teglia e il dono di andare in sogno.

 Tonina Teglia, sorella di fra' Isidoro da Bologna, una volta disse a Padre Pio: "Padre, tanti dicono che voi andate in sogno e date dei consigli come se foste presente di persona. E' Vero?" Padre Pio: "E' un dono che mi ha dato il Signore." (P. Marcellino Iasenzaniro, “Il Padre San Pio da Pietrelcina Sacerdote Carismatico, Testimonianze, Edizioni Padre Pio,2006, parte seconda, pagina 359)

 

Rosaria Balacco narra:

“Una notte sognai di aver chiesto un consiglio a Padre Pio, il quale mi diede una risposta precisa che io ricordavo perfettamente al mio risvegli al mattino. Cominciò a sorgere dentro di me un dubbio se veramente fosse stato lui a parlarmi. Dopo qualche giorno mi confessai e ripetei al Padre la domanda senza accennare al sogno. Ed egli: “E che cosa ti ho detto?” (P. Marcellino Iasenzaniro, “Il Padre San Pio da Pietrelcina Sacerdote Carismatico, Testimonianze, Edizioni Padre Pio,2006, parte seconda, pagina 360)

 

Rino Gerolometti in sogno a Senigallia.

Rino Gerolometti, di Castelfidardo era alla ricerca di un posto di lavoro. Sognò che supplicava Padre Pio di aiutarlo, e Padre Pio gli disse in sogno: "Prega." Per le feste di Natale lui e sua moglie andarono a Senigallia dai genitori di lui. La notte del 2 gennaio 1960 Rino sognò ancora Padre Pio che gli disse: "Domani mattina va subito a Senigallia. Devi andare domattina, ho detto." Rino disse alla moglie del sogno e decisero di anticipare il ritorno partendo immediatamente. Rino riporto': "Arrivati a casa, nell'aprire la porta, vidi per terra un telegramma che stava lì da alcuni giorni. Era un invito a passare per una banca. Andai a quella banca immediatamente e mi ricevette il direttore, che disse: "Signor Girolometti, finalmente è venuto; se non fosse arrivato oggi, non l'avremmo assunto più.” “ Io rimasi in servizio in quella banca sino all'età della pensione." (P. Marcellino Iasenzaniro, “Il Padre San Pio da Pietrelcina Sacerdote Carismatico, Testimonianze, Edizioni Padre Pio,2006, parte seconda, pagine 363-4)

 

General Cadorna.

Il 24 agosto del 1917 avvenne la grande disfatta degli italiani a Caporetto, dove morirono 40.000 uomini, ne furono feriti 90.000 e 300.000 vennero fatti prigionieri. Il generale Cadorna, generale in capo dell’esercito italiano, venne sostituito dal generale Armando Diaz e, non sopportando il disonore della disfatta, disperato e depresso, decise di suicidarsi. Una notte diede ordine alla sentinella di non far passare nessuno, dato che non voleva essere disturbato. Pioveva, i tuoni si alternavano agli scoppi dei cannoni austriaci e i lampi brillavano nell’oscurità. Il generale si decise, prese una pistola dal suo cassetto e si risolse a togliersi la vita. Ma in quel preciso istante vide di fronte a sé la figura di un frate e avvertì uno strano profumo di rose e violette. Prima di potergli chiedere chi era e chi lo aveva fatto entrare, si sentì abbracciare da lui e udì una voce che gli parlava in nome di Dio e lo invitava a farsi coraggio e a riporre l’arma. Il generale Cadorna, pentito della sua debolezza, volle parlare con il frate, il quale però scomparve. Il comandante pensò in continuazione a questo frate. Terminata la guerra, vide la sua foto su un giornale e seppe che si chiamava Pio. Non perdette tempo e si precipitò a San Giovanni Rotondo, dove lo riconobbe e aspettò che passasse. Quando padre Pio gli fu vicino, disse al generale: “L’abbiamo passata brutta quella notte!” (Positio IV, problemi storici, pp. 535-536)

 

Capitano di Fanteria.

Racconta Maria Pompilio: Ero vicina alla porta a destra dell’altare maggione (nella chiesetta antica) e accanto a me c’era un signore che guardava fisso il padre che si svestiva dei paramenti. Era verso la fine del 1919.Quell’uomo disse tutto affannato: “Si è proprio lui, non mi sbaglio.” Quando la gente uscì, quel signore si avvicinò a Padre Pio, si mise in ginocchio e piangendo gli disse: - “Padre Pio grazie di avermi salvato dalla morte.” Padre Pio gli pose la mano sul capo e disse: - “Non devi ringraziare me, figliolo, ma nostro Signore e la Vergine delle grazie.” Poi rimasero a parlare per alcuni minuti. Quando il Padre se ne andò, l’uomo uscì nel corridoio, e qualcuno gli chiese cosa fosse successo. Egli rispose: - “Ero un capitano di fanteria e un giorno, sul campo di battaglia, in un'ora terribile di fuoco, poco distante da me vidi un frate, pallido e dagli occhi  espressivi,che non aveva il distintivo di cappellano e che mi chiamò e disse: "Signor Capitano, si allontani da quel posto" - andai verso di lui e, prima ancora di arrivare, sul posto dove mi trovavo prima scoppiò una granata che aprì una voragine. Se fossi rimasto lì, il mio corpo sarebbe volato in aria a brandelli. Mi girai verso il fraticello, ma non c'era più.” (Padre Alessandro da Ripabottoni, San Pio da Pietrelcina Cireneo di tutti, Edizioni Padre Pio, sesta ed. 2011, pagg. 372-4)

 

 Un soldato semplice.

- Un collega mi raccontò che un frate lo aveva salvato da un grave pericolo di morte; la stessa cosa fu detta da alcuni altri soldati. “Tra loro ce n’era uno che disse che era Padre Pio, il santo del convento di San Giovanni Rotondo, che si faceva vedere nei campi di battaglia. E io, più per curiosità che per fede, andai a vedere se il frate che mi aveva salvato era lui, perché avevo ben stampata in mente la sua figura. Quando lo vidi, potete immaginare la mia sorpresa e la gratitudine che provai verso di lui. Sono felice di averlo potuto ringraziare personalmente e di avergli baciato le sue sante mani. “ (P. 19;  Positio III/1, p. 812)

 

Monsignor D'Indico.

La sorella di Monsignor Luigi D'indico, parroco di San Giuseppe, nel quartiere di Santa Croce in Firenze era ridotta all'estremo da paratifo A e B, ed era ormai in stato comatoso. I parenti  avevano scritto a Padre Pio, invocando il suo intervento presso Dio per la guarigione dell'ammalata. Il fratello, Monsignor D'Indico, alle ore 14.30 del 20 luglio 1921, si trovava nel suo studio, quando improvvisamente ebbe la sensazione che qualcuno si trovasse alle sue spalle. Si voltò e fece appena in tempo per vedere un frate che si allontanava. Pensò che fosse venuto là il Padre Pio e ne ebbe paura; perciò si affrettò a uscire dallo studio e ad andare fuori. E mentre si muove incontra un suo cappellano, al quale racconta quello che gli sta succedendo. Il cappellano non crede alle sue parole, ma pensa che Monsignore sia vittima di un'allucinazione, a causa dello stato d'animo in cui versa per l'imminente morte della sorella. Cerca perciò di distrarlo e di portarlo un po' in giro. Quando tutti e due rientrano in casa si sentono chiamare dalla sorella che, uscita improvvisamente dallo stato comatoso, racconta di essersi trovata alla presenza di Padre Pio, il quale le aveva detto: «Non temere, domani scomparirà la febbre e fra qualche giorno sul tuo corpo non resterà traccia di male». Ella allora gli aveva risposto che lo riconosceva come un santo, che era venuto a guarirla, gli raccomandò il marito e la figlia e infine gli chiese di baciargli le mani. Padre Pio le aveva dato da baciare le mani stigmatizzate e poi, accomiatandosi, le aveva detto: «Ti lascio il ricordo della mia venuta: 20 luglio 1921». Ella poi si ristabilì completamente nel giro di pochi giorni, come Padre Pio le aveva predetto. (Alberto Del Fante, Per la storia Padre Pio da Pietrelcina il primo sacerdote stimmatizzato, settima edizione, Anonima Arti Grafiche Editrice, Bologna, 1950, pagg. 474-5) (Oscar De Liso, Padre Pio. The biography of the first priest to bear the wounds of Christ, All Saints press, New York, second printing, 1965, pagg. 86-7) (Nesta De Robeck,Padre Pio, The Bruce publishing Company, Milwaukee, second printing,1959, pag. 85) (Pascal Cataneo, Padre Pio gleanings, Editions Paulines,  Sherbrooke, Quebec, Canada, 1991, pagg. 105-6) (C. Bernard Ruffin, Padre Pio: The True Story, Our Sunday Visitor Publishing Division, Huntington, Indiana, USA, 1991, pag. 203)

 

Il frate di Maglie.

Padre Pio non si muoveva dal convento, eppure era visto altrove. Un frate cappuccino del convento di Maglie, vicino a Lecce, aveva il padre costretto permanentemente a letto a cause di una malattia alla spina dorsale. Un giorno il frate scrisse una lettera a Padre Pio pregandolo di intercedere per il padre che stava lentamente morendo. Padre Pio rispose assicurandolo delle preghiere. Il tempo passò e la malattia aveva preso un rapido corso per il peggio. Un pomeriggio il malato vide un frate con la barba accanto al suo letto, che gli disse: "Tu stai soffrendo! Soffri con pazienza!" Lo stesso accadde per i nove giorni seguenti, e il malato peggiorava invece di migliorare. Il decimo giorno si penso' di dare al malato l'estrema unzione. Il frate apparve e questa volta disse: "Basta adesso! Hai sofferto abbastanza!" Da quel momento in malato comincio' a migliorare finche guarì completamente. Dopo poche settimane egli riprese il suo lavora nei campi. Il frate scrisse a Padre Pio una lettera di ringraziamento. (Pascal Cataneo, Padre Pio gleanings, Editions Paulines, Quebec Canada, 1991, pagg 100-1. Prima edizione “I fioretti di Padre Pio”, Edizioni Dehoniane, Roma, 1988)

 

Daniel Batonnier.

Daniel Batonnier di Alencon, in Francia, di anni sei, era in pericolo di morte colpito da meningite cerebro spinale. Ricoverato in ospedale, si dibatte e delira contro i tormenti di un'agonia sempre più  vicina. Per i medici gli resta un solo giorno di vita. La madre è al colmo del dolore. I vicini di casa si offrono di mandare un telegramma a Padre Pio chiedendogli di pregare per Daniel. Il telegramma viene inviato alle 13:30 del 29 gennaio 1957 dall'ufficio postale di Alencon, destinazione: Padre Pio da Pietrelcina, San Giovanni Rotondo. Alle ore 15, la signora Batonnier sta vicino al figlio in ospedale. Daniele ha 41 di febbre ed è in preda a terribili convulsioni.  Alle 16 la febbre scende a 37. La mamma, che aveva il marito e altri sette figli da accudire, torna a casa. L'indomani mattina torna in ospedale e trova Daniele perfettamente guarito. Il medico lo esamina e dice: "Non ci capisco niente, suo figlio non solo è salvo, ma è completamente guarito."  La mamma torna a casa e partecipa la sua gioia con i vicini di casa. Una donna le da' da leggere un libro su Padre Pio, con una sua foto sulla copertina. La mamma torna in ospedale con il libro sotto il braccio, si avvicina al letto del figlio, e questo, guarda la copertina del libro e dice: 'Mamma, io lo conosco quel prete. E' già venuto a trovarmi due volte stamattina sul tardi, per non farmi paura. Poi se ne è andato. Mamma, quando divento grande voglio diventare un prete come lui." (Yves Chiron,  Padre Pio Una strada di misericordia, Paoline Editoriale Libri, Torino, seconda edizione 1999, pagg. 270-2. L’opera originale in francese fu pubblicata nel 1994)

 

Domenica Tomai Iasenzaniro.

Padre Marcellino Iasenzaniro fu assistente di Padre Pio dal mese di aprile al mese di settembre 1965. Egli riporta questo fatto personale avvenuto in quel periodo. “Un giorno i miei nipoti mi comunicarono che mia sorella Domenica Tomai , vedova Forlano si era gravemente ammalata. Comunicai la notizia a P. Pio, chiedendogli preghiere ed esprimendo il desiderio di andarla a trovare. Il Padre mi disse: “Va e torna presto.” Giunto da mia sorella e, trovatala in gravi condizioni di salute, le amministrai il sacramento dell’Unzione degli Infermi. Dopo tre giorni fui di ritorno a San Giovanni Rotondo.... Mi aspettavo da un momento all’altro di ricevere un telegramma o una telefonata che me ne annunziasse la morte. Invece un bel giorno mi arrivò una lettera da mia nipote, che mi diceva semplicemente: “Caro zio, la mamma sta bene. Ha sognato Padre Pio, il quale le ha appoggiato la mano sullo stomaco, e le ha dato una medicina. Da allora è guarita.”  Io volevo la conferma dalla bocca dello stesso Padre Pio. Mi recai da lui e lo trovai sul terrazzo. Gli dissi: “Mia sorella sta bene, da quando ha sognato lei.” Padre Pio intento mentre io parlavo rideva. Ad un certo punto gli chiesi: “Padre, ma come avete fatto a trovare la casa dell’ammalata? Chi vi ha dato l’indirizzo?” “E che – rispose – ho forse bisogno dell’indirizzo?” (P. Marcellino Iasenzaniro, Padre Pio profilo di un Santo II volume Carità e Prove, sostenute nella speranza, Edizioni Padre Pio, San Giovanni Rotondo, 2010, pag. 149) (Padre Gerardo di Flumeri, Le stigmate di Padre Pio da Pietrelcina, Edizioni Padre Pio, San Giovanni Rotondo, 1993, pag. 133 nota 1)

 

 

 

 
Profumo

Dalla persona di Padre Pio, le cose da lui toccate, gli indumenti usati, i luoghi per i quali passava, emanava profumo. Anche a distanza, al solo pensare a lui, o nel parlare di lui. Non tutti lo avvertivano, solo alcuni.  Non in continuità ma a vampate. (Fernando, Crocifisso, 209)

Il profumo di Padre Pio si sentiva anche a grande distanza. Fu scritto che i profumi li faceva sentire come un suo avviso ed anche come sua protezione, come un suo avvivo ed anche come sua presenza, come premonitore di lieti eventi o di favori o come premio.
La realtà del profumo emanante da Padre Pio è un fenomeno contrario ad ogni legge naturale o scientifica e che resta inspiegabile dalla logica umana. I profumi di padre Pio sono parte dell'arsenale apostolico dei doni soprannaturali concessigli da Dio per aiutare, attirare, consolare o mettere in guardia le anime che gli sono affidate. (Maria Winowska, Il vero volto, San Paolo 1988, pag. 116. Prima edizione 1955)
 
Fra' Modestino racconta che un giorno stava servendo la messa a Padre Pio all'altare di San Francesco. Al momento del Sanctus "un'ondata di tanto profumo mi avvolse. Aumentò sempre di più fino a togliermi il respiro. Mi ressi con la mano alla balaustra per non cadere. Stavo per svenire e chiesi mentalmente al Padre di evitarmi di fare una brutta figura dinanzi alla gente. In quel preciso istante il profumo sparì." Più tardi fra Modestino chiese a Padre Pio riguardo a quel fenomeno del profumo. Padre Pio: "Figlio mio, non sono io. E' il Signore che agisce. Lo fa sentire quando vuole e a chi vuole. tutto avviene se e come piace a Lui." (Modestino, Io... testimone, 55-6)
 
 
Mons. Raffaello Rossi, vescovo di Volterra e Inquisitore del Sant'Ufficio domanda a Padre Pio il il 15 giugno 1921 alle ore 19: "Che dica del "profumo" che dicesi si diffonde dalle sue "stimmate". Padre Pio: "A questa domanda non so che rispondere. L'ho sentito dire anch'io a persone che sono venute a baciarmi la mano. Per parte mia non lo so, non so distinguere. In cella non ho che il sapone." (Francesco Castelli, Padre Pio sotto inchiesta “L’autobiografia segreta”, Editrice Ares, Milano, 2008, pag. 221)
 
 
 

Monsignor Raffaello Rossi fu inviato dal Sant' Ufficio nel 1921 per investigare Padre Pio. Ecco cosa scrisse nella sua relazione ai cardinali riguardo al profumo.

«Questo profumo gratissimo e vivissimo, paragonabile a quello della viola lo attestano tutti... e gli Eminentissimi Padri permetteranno che lo attesti anch’io. L’ho sentito come ho veduto le stimmate. E posso assicurare di nuovo gli Eminentissimi Padri che io andai a S. Giovanni Rotondo con l’animo risoluto, come di dovere fare un’inchiesta assolutamente obiettiva, ma insieme con una vera prevenzione in contrario riguardo a quanto si narrava di P. Pio. Oggi non sono un... convertito, un ammiratore del Padre: assolutamente no: mi sento in piena indifferenza e direi quasi freddezza, tanto ho voluto mantenere la serena obiettività del relatore, ma, per debito di coscienza, debbo dire che dinanzi ad alcuni fatti non son potuto rimanere nella personale prevenzione contraria, per quanto nulla esternamente abbia manifestato. E uno di questi fatti è quello del profumo, che, ripeto, io ho sentito, come sentono tutti: il solo a non sentirlo è Padre Pio. Donde esso procede? Ecco una domanda più imbarazzante dell’altra: donde procedono le stimmate?... Che io sappia, uno stato morboso tale non può produrre profumi. Per cui, di nuovo, o siamo davanti all’opera diabolica e questa per le già esposte ragioni si deve escludere; o davanti all’azione divina e su questa non oso pronunziarmi; oppure siamo senz’altro davanti al trucco, all’inganno, o, quanto meno, ad un caso innocente di uso di profumi da parte di P. Pio. Ma l’inganno non si sostiene al confronto della buona vita del Religioso, come, per il medesimo motivo, non si spiegherebbe in lui una tale vanità secolaresca: in ogni modo, o inganno o semplicità, il fatto è che P. Pio in cella non ha che il sapone, e la cella l’ho visitata con la maggiore attenzione, parte per parte. Siccome però è evidente che anche fuor di cella si potrebbe conservar qualcosa... di contrabbando, quel che maggiormente suffraga in proposito è la dichiarazione giurata con cui P. Pio ha attestato di non usare e di non aver mai usato profumi». Ed ancora: «I pannolini bagnati del sangue uscito dalle ferite di P. Pio, lo zucchetto di lui, i guanti, i capelli tagliati da due anni conservano questo profumo. Donde viene? Ho constatato e riferito un fatto. Giudichino gli Eminentissimi Padri» (Castelli, Padre Pio under investigation, 124-6) (Giannuzzo, Padre Pio, 219-20)

 

Padre Raffaello Carlo Rossi dei Carmelitani Scalzi

 

 

 Nominato vescovo di Volterra nel 1920, mandato come inquisitore di Padre Pio nel 1921

 

 

Fu nominato Cardinale nel 1930

 

Raffaello Rossi nacque a Pisa nel 1876.

Al presente Servo di Dio, del Card. Rossi e' in corso avanzato il processo di Beatificazione e Canonizzazione.


Il dr. Giorgio Festa scrisse riguardo al profumo di Padre Pio: "Nella mia prima visita (8 ottobre 1919) tolsi dal suo costato un pannolino intriso di sangue, che portai con me per una indagine microscopica. Io personalmente, essendo privo del senso dell'odorato, non ho sentito nessuna speciale emanazione: però, le persone che al ritorno a Roma stavano in automobile con me, pur non sapendo che chiuso in un astuccio io recassi con me quel pannolino, nonostante la intensa ventilazione provocata dalla rapida corsa del veicolo, ne sentirono molto bene la fragranza, e mi assicurarono che rispondeva precisamente al profumo che emana dalla persona di Padre Pio. Giunto a Roma, nei giorni successivi e per un lungo periodo di tempo, lo stesso pannolino, conservato in un mobile nel mio studio, ne profumò così bene l’ambiente, che molte tra le persone che venivano a consultarmi, me ne hanno domandato spontaneamente l'origine.... Il Padre Pio non fa, nè ha mai fatto uso di alcuna sorta di profumi."  (Festa, Giorgio, Misteri di scienza e luci di fede, Arte della Stampa, Roma, 1933, pag 152-3) (Fernando, Crocifisso, pag. 209-214) (Capuano, Con P. Pio, 268-9) Nel 1919 l'automobile del dr. Festa non aveva l'aria condizionata.

 

Profumo e guarigione. Dr. Miscony. Maria Rosaria Galiano.
 
Profumo. Osmogenesi: emanazione di odore. Generalmente piacevole. Emanato dal corpo; dal sangue delle stimmate sul pannolino (Festa, Capuano 271); dalle cose da lui toccate (Capuano 270). Morto in odore di santità. Bonus odor Christi (2 Cor. 2, 15). "E' segno che sto vicino all'anima". Acido fenico "c'è qualcosa che non va." (Capuano, 272)
 
Ma dobbiamo aggiungere che anche il profumo era un segno della sua presenza (bilocazione), o per lo meno della sua assistenza nella preghiera. Lo avvertivano anche persone che non avevano mai avuto nessun contatto con lui.
Era di solito un buon odor di violette, intensissimo e inconfondibile. Ma a volte si sentiva un odore di tabacco, o anche di acido fenico.
Quest'ultimo, Padre Pio l'aveva usato per qualche tempo subito dopo la stimmatizzazione come disinfettante. In quanto al tabacco, Padre Pio usava annusarlo per liberare le narici intasate.
Vengono comunemente assegnati dei significati a una intera gamma di altri odori attribuiti a Padre Pio; ma, sinceramente, sono attribuzioni opinabili.

 

Il 2 maggio 1999, al momento della Beatificazione,  soffocati dal profumo a Polesella (Rovigo)

 Lauro Bonaguro di Polesella in provincia di Rovigo, e residente a Ferrara fu colpito da un ictus il 24 luglio 1998.  Era completamente paralizzato nella parte destra del corpo, e non riusciva a parlare bene. Stette un mese in ospedale, ma non migliorò. Per camminare trascinava la gamba destra e aveva  forti dolori al braccio destro.  Il giorno 2 maggio 1999, durante il rito della beatificazione di Padre Pio, stava guardando la television, e pregando Padre Pio allo stesso tempo, di poter essere capace di sopportare la malattia.  

All'improvviso Lauro e la moglie sentirono un profumo, che diventava sempre più forte, al punto di sentirsi soffocati. La moglie andò dappertutto, in casa e in giardino per vedere da dove veniva quel profumo. Non c'era una spiegazione. Al momento della scoperta dell'immagine di Padre Pio sulla facciata di San Pietro, il profumo diventò ancora più forte. Il profumo finì dopo parecchi minuti.  

Poco tempo dopo la moglie vide Lauro in piedi nel bagno che si pettinava allo specchio. Egli non aveva fatto caso che si reggeva perfettamente in piedi e stava camminando normalmente. Lauro riprese a lavorare normalmente, guidando la macchina senza problemi.

(Iasenzaniro, Fr. Marcellino, "The Padre" Saint Pio of Pietrelcina, The Great Family, third part, Edizioni Padre Pio, 2008, pag. 657-9) 


 Fr. Marcellino Iasenzaniro, "The Padre" Saint Pio of Pietrelcina, The great Family,
third part, Edizioni Padre Pio, 2008
 

Graziella Formichelli, la levatrice che portò al mondo il futuro Padre Pio, testimoniò: "Mi trovavo sulla montagna cogliendo frutti di bosco, e stavo camminando all'indietro. All'improvviso sentii il profumo di Padre Pio. Alzai la testa, mi girai, e vidi dietro di me un profondo precipizio. Un altro passo e sarei caduta nel vuoto." (Gaudiose, Dorothy M., Prophet of the people, A Biography of Padre Pio, Alba House, New York, 1973, pag. 71)  

 

Domenico Tognola, di Zurigo in Svizzera scrisse: "Un giorno mi svegliai con un forte odore di violette, rose, e gigli. Riconobbi il profumo di Padre Pio e mi chiesi che cosa potesse significare. Ne compresi il significato quando il postino mi portò una lettera di mio fratello, che io non avevo visto per 32 anni, e credevo morto. Io avevo pregato Padre Pio di darmi qualsiasi tipo di notizie riguardo a mio fratello, e questa fu la risposta alle mie preghiere." (Gaudiose, Dorothy M., Prophet of the people, A Biography of Padre Pio, Alba House, New York, 1973, pag. 71)  

 

Gian Carlo Pedriali descrive nel suo libro "Io ho visto Padre Pio" quando lui andò a visitare Padre Pio per curiosità: "Io ero in piedi nella chiesa, con mio figlio piccolo, quando vidi Padre Pio per la prima volta circondato da un nugolo di persone. Stavo a una certa distanza, e all'improvviso fui invaso da un forte e piacevole profumo. Allo stesso momento mio figlio mi tirò la manica, domandandomi che cosa era quel profumo." (Gaudiose, Dorothy M., Prophet of the people, A Biography of Padre Pio, Alba House, New York, 1973, pag. 71)  (Pascal P. Parente, Padre  Pio A City On A Mountain,  Ave Maria Institute, Washington, New Jersey, USA, (prima edizione 1952), 1968, pag. 43.  P. Parente era professore di teologia ascetica e mistica all’Università Cattolica D’America in Washington  DC nel 1952)

 

Padre Clemente Tomay da Postiglione visse per 26 anni nel convento, ed era confessore e amico di Padre Pio. Egli testimoniò che il 3 ottobre 1923, avvicinandosi a Padre Pio fu "circondato da un intenso profumo di violette, così intenso che quasi quasi ero sopraffatto. Il profumo durò per circa dieci minuti." Lo stesso Padre Clemente riportò: "Stavo portando la Santa Comunione alla casa del dr. Sanguinetti, che era malato. Quando io bussai il campanello mi sentii circondato da un forte profumo. Tornato al convento riportai il fatto a Padre Pio e gli chiesi: "Padre, perché mi avete fatto sentire il vostro profumo?" Padre Pio rispose: "Perché sono tanto contento di te e ti voglio bene." (Ingoldsby, Mary F., Padre Pio His life and Mission, Veritas Publications, Dublin, Ireland, 1978, pag. 94-5) (P. Marcellino Iasenzaniro, Padre Pio profilo di un Santo II volume Carità e Prove, sostenute nella speranza, Edizioni Padre Pio, San Giovanni Rotondo, 2010, pag. 148-9)

 
Odore di santità. Bonus odor Christi.
  

 

 

Digiuno
Il Catechismo della Chiesa Cattolica al numero 1809 dice così: “La virtù della Temperanza è la virtù morale che modera l’attrazione dei piaceri”.
Il dono della Temperanza ci “assicura il dominio della volontà sugli istinti” e pertanto ci aiuta a frenare le lusinghe degli stessi piaceri.
 

I discepoli erano andati in città a fare provvista di cibo (Giovanni 4:8). Quando tornarono, i discepoli lo  pregarono: “Rabbi, mangia.” Ma egli rispose loro: “Io ho da mangiare un cibo che non conoscete.” E i discepoli si domandavano l’un l’altro: “Qualcuno forse gli ha portato da mangiare?”  Gesù disse loro: “

“Il mio cibo è fare la volontà di Colui che mi ha mandato, e di compiere l’opera sua.” (Giovanni 4:31-4)

 

P. Pio, rispondendo a una domanda di Padre Giambattista Colavita: “Ma io sento fame; prima di scendere a refettorio sento il desiderio di mangiare, ma poi, appena vedo il cibo, mi si chiude lo stomaco.” (P. Marcellino Iasenzaniro, Padre Pio profilo di un santo, I Volume; Fede, virtù cristiane, voti religiosi, Edizioni Padre Pio, San Giovanni Rotondo, 2010, pag. 412)


 

Padre Agostino garantiva che Padre Pio mangiava solo circa 20 grammi di cibo ogni 24 ore”.40 40 (Positio I/1, p. 945)  (Pena, 22)

 

Fra' Modestino: "Padre Pio mangiava pochissimo. A volte niente. Egli assaggiava appena le pietanze, poi le passava subito a Padre Anastasio da Roio che, a mensa, gli sedeva accanto." (Modestino, Io testimone, 29)

 

Il Visitatore Mons. Rossi, parlando della nutrizione del Padre, e basandosi su varie testimonianze, precisa che «c’è un poco di esagerazione» quando si dice che «vive quasi di aria». Molto non mangia, ma mangia. Faceva però meraviglia come «potesse reggere tante ore in confessionale» senza una adeguata alimentazione (Castelli, Inchiesta, 112)

 

"Di rado gustava un bicchiere di vino, una fettina di fegato di maiale, dei carciofi o delle rape che gli mandavano da Pietrelcina" (Modestino, Io, 29)

 

Fra’ Modestino afferma che un giorno Padre Pio gli disse: “Figlio mio, prega per me. Ho il ventre gonfio e mi fa male. Oggi ho mangiato solo 30 grammi di cibo. Il regalo più grande che mi può fare il superiore è dispensarmi dal mangiare”. (Positio II, p. 147) (Pena, 22) (Modestino, Io, 29)


La cosa più strabiliante è quello che raccontava con umorismo per far ridere i fratelli, ma che era stato un fatto reale. Durante una malattia si pesò, e pesava 83 chili. Alla guarigione, dopo tre giorni senza aver toccato cibo, pesava 86 chili. Era ingrassato tre chili senza aver mangiato nulla per tre giorni. Queste sono le meraviglie di Dio, che alimenta il corpo dei santi solo con la santa comunione! Questo miracolo fu testimoniato nel Processo dal suo superiore, padre Raffaele. (Positio II, p. 1405) ( Pena 22) (De Robeck, 80)

 

Una cosa che meravigliava i medici era come il frate potesse sopravvivere quasi senza mangiare, se non il minimo indispensabile. Padre Damaso da Sant’Elia a Pianisi dice: “Una volta stette senza mangiare per 20 giorni. (Positio I/1, p. 569) (Pena, 22) 

 

Non c’è quindi da meravigliarsi di ciò che riferisce il 5 maggio del 1956 padre Carmelo Durante, in occasione del Simposio internazionale di malattie coronariche. Il medico inglese Ewans dichiarò: “Per noi medici, padre Pio è biologicamente morto. Bisogna tener conto della quantità di calorie che brucia quotidianamente nello svolgimento della sua attività, e, dall’altra parte, di quelle che assume mangiando così poco, al limite della sopravvivenza. Bisogna anche pensare al sangue che perde tutti i giorni come egli stesso ha testimoniato e che è provato dall’esame delle bende del costato. Quindi, in forza del principio scientifico delle calorie necessarie per l’esistenza umana e delle leggi che regolano l’equilibro fisico-psichico dell’organismo, per noi medici è biologicamente morto. In altre parole, umanamente non è possibile che un uomo in tale situazione possa sopravvivere, e tanto meno operare come lui opera senza interruzione, tutti i giorni. (Positio II, p. 820) (Pena 23)

 

Padre Pio e i frati a refettorio. Mosaico nella chiesa di San Pio

 

      

Davanti alla porta del refettorio. C'e' sempre un'ultima cosa da fare prima di entrare.

 

         

Padre Pio  prende il suo posto a refettorio con gli altri frati

 

 

  

Il refettorio antico e il secondo refettorio, con il posto assegnato a Padre Pio

 

 

Padre Pio assaggia il cibo della mensa degli operai durante la costruzione di Casa Sollievo

 

Nella Cronistoria del convento leggiamo che la sera del 6 agosto 1953, dopo cena durante una ricreazione, Padre Pio raccontò che una ventina di anni prima stette malato quattro giorni, e non prese nulla, nemmeno una goccia d’acqua. Prima di questi quattro giorni per scherzo si era pesato. Si pesò anche dopo: in quattro giorni di digiuno assoluto era aumentato di tre chili e mezzo. (Cronistoria del convento, foglio 324) (P. Marcellino Iasenzaniro, Padre Pio profilo di un santo, I Volume; Fede, virtù cristiane, voti religiosi, Edizioni Padre Pio, San Giovanni Rotondo, 2010, pag.407)

 

Mangiava pochissimo.

Un pomeriggio padre Pio era nel corridoio del convento col nipote Mario. Questi aveva attorno a sé i suoi figlioletti che il Padre guardava teneramente.

Puntando il dito su uno di essi, scherzosamente il papà lo accusava: «Zio, questo è un mangione».

«Perché?» chiese il Padre. «Oggi si è mangiato un filone di pane lungo e grosso così», spiegò Mario.

Padre Pio sorrise. Poi domandò: «Quanto pesava?». «Certamente mezzo chilo», rispose il nipote.

Il Padre rimase un po' a pensare, poi disse: «In quarant'anni», padre Pio ne aveva oltre sessanta, «io non sono riuscito a mangiare nemmeno la metà di quel filone di pane».

Io mi trovavo a fianco a Mario; ci guardammo e sembravamo dirci l'uno all'altro: «Ma come fa a vivere senza mangiare?».

Negli anni Cinquanta riuscii a portare una cassetta di uva bianca, grossa e profumata.

Era uva da terra promessa.

Entrai nella cella del Padre il quale, vedendomi con la cassetta, mi chiese: «Che è?». «Padre», dissi, «vi ho portato quest'uva», e mi inginocchiai davanti. Egli la guardò: «È davvero bella!», esclamò.

«Assaggiatela!» ripresi e, subito, staccai un bell'acino da un grosso grappolo: pensavo fargli cosa gradita porgendogli l'acino più biondo e grosso.

«Che fai?», disse, fermandomi la mano: «Figlio mio, tu così mi fai fare colazione, pranzo e cena. Dammi l'acino più piccolo!».

Io ne scelsi, invece, uno meno grosso, ma lui, girando più volte la mano sui grappoli d'uva e trovandone finalmente uno piccolo piccolo, lo staccò, se lo portò alla bocca e, con fatica, lo masticò per diverso tempo.     Don Pierino Galeone, P. Pio mio padre,

 
 
Domanda dell'inquisitore Mons. Raffaello Rossi a Padre Pio il 16 giugno 1921, ore 16,30: "A proposito del cibarsi, se fuori dei pasti comuni, prende mai alcuna cosa." Padre Pio risponde sotto giuramento: "In linea ordinaria, no; a meno non sia ammalato. Bevo qualche volta." (Francesco Castelli, Padre Pio sotto inchiesta, l'"Autobiografia" segreta, Edizioni Ares, Milano, 2008, pag. 223-4)

 

 

Veglia
Padre Pio pregava sempre. Dormiva molto poco. Egli stesso mi disse una volta: «La notte non dormo, prego».  (don Pierino, P. Pio mio padre)
 

P. Tarcisio da Cervinara: «Padre, ha riposato questa notte?» «No, non ho chiuso neppure un occhio». «Padre, ma ditemi, quanto dormite voi alla notte?» «Rimettendo insieme tutti i ritagli di tempo che io dormo in un anno, non si arriva a quanto tu puoi dormire la metà o un quarto della tua notte». (Dal libro di Padre Andrea D'Ascanio "Il sorriso di Padre Pio")

 
I tempi del suo dormire non rientravano nella norma che regole la vita di un essere umano. Il suo riposo era di frequente interrotto da invocazioni di delicato e intenso amore verso Dio. Di questo continuo vegliare del Padre erano a conoscenza tutti quelli che vivevano intorno a lui. (P. Marcellino Iasenzaniro, Padre Pio profilo di un santo, I Volume; Fede, virtù cristiane, voti religiosi, Edizioni Padre Pio, San Giovanni Rotondo, 2010, pag. 413)
 
Padre Rosario da Aliminusa: "Spesso mi diceva che sentiva spaccarsi il cervello e che non aveva potuto chiudere occhio." (P. Marcellino Iasenzaniro, Padre Pio profilo di un santo, II Volume; Carità e prove, sostenute nella speranza, Edizioni Padre Pio, San Giovanni Rotondo, 2010, pag. 31)
 
19 novembre 1919 a Padre Benedetto: "Il mio lavoro è sempre assiduo, e con più responsabilità. E' ormai l'una dopo mezzanotte, che traccio queste poche righe. Sono ormai diciannove ore di lavoro che vado sostenendo, senza un po' di sosta." (Epist. I, 1158)
 
 
 
 

 

 

Febbre


Padre Pio a letto malato
Padre Pio a Padre Agostino il 30 gennaio 1915: "Sentomi il cuore e le viscere tutte asssorbite da fiamme di un grandissimo fuoco che si vanno sempre ingagliardendo.... Non trovo luogo per potermi nascondere a tale dono del divino maestro.... da queste fiamme che bruciano e non mai consumano. " (Epist. I, 526)
 
Padre Pio in una delle ultime lettere a Padre Benedetto, il 20 novembre 1921: "Chi mi libererà da questo fuoco divoratore? ... Pregate perchè venga un torrente di acqua a refrigerarmi un po' da queste fiamme divoratrici che il cuore mi bruciano senza tregua." (Epist. I, 1248)
 

Le malattie di Padre Pio non erano spiegabili con la medicina ufficiale. E questo fino alla morte. Più volte dichiarato dai medici in fin di vita, ne seguiva una rapida quanto inspiegabile guarigione. Più volte, dopo una lunga degenza a letto, prostrato e senza toccare cibo, d’improvviso non mostrava segni di malattia e riprendeva una alimentazione normale. Anche il sintomo della febbre rimaneva inspiegabile. Compariva e scompariva all’improvviso. Spesso erano registrati valori così alti (fino a 48 - 48,5 gradi!) che, per misurarla, si ricorreva ad un termometro da bagno! La stessa diagnosi di tubercolosi, fatta da medici illustri, era esclusa dal medico di famiglia, dott. Andrea Cardone, che lo ebbe in cura dopo il noviziato, tutte le volte che rientrava in Pietrelcina per motivi di salute. In seguito lascerà scritto: «Gli avevano trovato una tubercolosi polmonare e gli avevano dato, si e no, pochi mesi di vita. Ma io, quando lo visitai, fui subito, ed a ragione, di parere contrario. Fragile, si, lo era, con un deperimento invincibile (dovuto ai digiuni, alle veglie, alle sue pratiche ascetiche e di penitenza) e una bronchite florida, contratta in campagna, in quel tugurio di Piana Romana, dove andava a pregare. Ma questo è un altro discorso, che non ha niente a che fare con la tubercolosi. Tant’è vero che dopo le iniezioni di tubercolina, le cutireazioni erano sempre negative, e a curarlo bastavano le solite pozioni e i vecchi decotti. Fosse stata veramente quella malattia, a quest’ora non staremmo a parlare di lui. Assieme ad un suo zio, lo accompagnai anche, per un consulto, a Napoli, dal prof. Castellino, clinico principe del tempo, ed anche questi escluse la natura tubercolare del male... Padre Pio veniva a Pietrelcina deperito, lo curavo, si rimetteva in salute. Mi sembrò normale, come tutti gli altri frati, senza alcuna particolarità». (Peroni, Padre Pio, 105-6)

 

Non c’era una spiegazione logica per le malattie di Padre Pio. Quindi, il dott. Cardone poteva avere torto, ma poteva anche avere ragione. In realtà, quando Padre Pio si trovava a Pietrelcina, di solito mostrava solo qualche segno di deperimento. Solo in convento, i medici più volte ponevano diagnosi di malattie spesso talmente gravi da giudicarlo in fin di vita. Erano malattie umanamente incomprensibili, che facevano parte di una situazione di vita avvolta dal mistero. Lo stesso Padre Pio, in una lettera a padre Agostino del 7 marzo 1916, scrisse: «Riconosco d’essere un mistero a me stesso». (Epistolario I,  769) (Giannuzzi, San Pio, 55-6)

 


Il 16 aprile 1907, presentatosi al Distretto Militare di Benevento per la visita di leva, fra Pio venne immatricolato con il numero 12094, giudicato abile e rinviato in congedo illimitato in attesa della chiamata alle armi. Tornato a Sant’Elia, i Superiori lo videro talmente deperito che lo misero a riposo. Sempre più frequenti divennero i rientri di fra Pio a Pietrelcina. Se ne ricorda uno in particolare, quello avvenuto nell’autunno del 1907 quando Zi’ Grazio fu chiamato dai frati del convento e invitato a portarsi a casa il figlio perché «credevano che fosse tisico» e vicino alla morte. Fra Pio non mangiava da 15 giorni. Era così debole che a fatica si riuscì a vestirlo. Zi’ Grazio e il figlio si avviarono in carrozza alla stazione, salirono sul treno e presero la prima classe. Arrivati a Pietrelcina e scesi dal treno, proseguirono in carrozza. Giunti davanti la casa della sorella Felicita, fra Pio volle scendere per salutarla. Zi’ Grazio proseguì da solo fino a casa, raggiunto poco dopo dal figlio, che si rivolse subito alla mamma chiedendo: «Che fai da cena?». La mamma: «Faccio rape». Erano il suo cibo preferito. A tavola mangiò tutte le rape, condite di olio, e disse: «Oggi ho riparato per tutti i 15 giorni». Era guarito. Un episodio questo descritto così come fu raccontato dallo stesso Zi’ Grazio e che rispecchia con chiarezza le caratteristiche proprie di una sintomatologia che esplode e regredisce in modo inspiegabilmente repentino. (Giannuzzi, San Pio, 56) (Peroni, Padre Pio, 104-5)

 

 

Nel dicembre 1915 Padre Pio si trovava sotto le armi all'Ospedale della Trinità del Distretto Militare di Napoli, quando fu visitato dal dottor Giuseppe Grieco. Il tenente gli auscultò il cuore, i polmoni, il polso. Poi prese il termometro e glielo mise sotto l'ascella. Quando lo ritirò constatò che la colonnina era rotta. Riprovò con un altro termometro, ma ancora la colonnina era rotta. Lo stesso accadde una terza e una quarta volta. Il dr. Grieco ne parlò con il suo collega dr. Francesco Melle. I due medici trovarono un termometro da bagno, che poteva misurare la temperatura fino a 80 gradi, rimossero la colonnina dalla custodia di legno, e misurarono la temperatura a Padre Pio (la recluta Francesco Forgione). Il termometro segnò 48 gradi. Infilarono di nuovo il termometro sotto l'ascella e si fermo' a 49 gradi. I due medici avvertirono il loro superiore, il capitano medico prof. Felice D'Onofrio. Misurarono di nuovo la temperature, e il termometro si fermò a 49 gradi." (Allegri, La vita e i miracoli, 178-182)

 

 

Nel gennaio 1917, subito dopo il suo ritorno a San Giovanni Rotondo, Padre Pio cadde bruscamente ammalato. La febbre era così alta che faceva scoppiare i termometri normali. il guardiano del convento, Padre Paolino da Casacalenda, andò a prendere un termometro da bagno e, come racconta nelle sue memorie: "Il mio stupore crebbe in maniera straordinaria quando controllai il termometro dopo averlo ritirato dall'ascella del Padre. Mi accorsi che nella colonnina il mercurio aveva raggiunto i 52 gradi! Guardai il malato, gli posai una mano sulla fronte: invece di bruciare era fresco e con il colore di uno che non ha la febbre." (Chiron, Una strada, 99-100) (Paolino da Casacalenda, p. 86) 


 

  

    

I termometri usati da Padre Paolino da Casacalenda nel gennaio 1917, con certificato di autenticita'

 

 

Padre Paolino da Casacalenda

 

Il Dr. Giuseppe Avenia riporto' in questa testimonianza scritta e fotografica con certificato, che nel 1941 stava accanto al letto di Padre Pio con Padre Damaso, il superiore, e Padre Ezechia. Il dr. Avenia mise il termometro sotto l'ascella di Padre Pio e in pochi secondi il mercurio raggiunse e superò la sommita' della scala e il bulbo si ruppe.

 

 



Tubercolosi

Il superiore del convento di Foggia, Padre Nazareno da Arpaise, annotò  nei suoi Appunti [“Notizie su Padre Pio da Pietrelcina”] tutto ciò che lo riguardava. "Padre Pio venne subito a Foggia e fu accolto con grande festa da me e dai confratelli. Padre Pio, tutto contento, prese il posto di religioso tra i confratelli, con i quali era sempre giulivo e faceto. Come religioso infermo a mensa gli passavo sempre qualche pietanza speciale..., ch’egli solo assaggiava e poi passava ai confratelli vicini. Dopo un pranzo lo chiamai nella mia stanza e: “Piuccio - gli dissi - sei tu affetto da tubercolosi?”. “Si”, mi rispose. Ed io, allora: “Se effettivamente sei affetto da questa malattia, perché passi la tua pietanza ai confratelli? Non sai che la tua malattia si comunica facilmente agli altri?”. E lui: “La mia malattia, per grazia speciale del Signore, non mischia”. Conoscevo la virtù del fraticello e credetti subito a quanto aveva detto. Lo abbracciai e baciai e poi soggiunsi: “Fa pure quello che credi bene”». (Giannuzzi, Padre Pio, 97) (Appunti di padre Nazareno d’Arpaise “Notizie su Padre Pio da Pietrelcina” Stralci attinti da Chiocci e Cirri, Storia di una vittima, vol. I, pp. 84-90)

 

Febbraccia

La non contagiosità dell’infermità di Padre Pio sarà poi confermata dai medici. «...Non passò molto tempo - prosegue padre Nazareno - e Piuccio fu colpito da una febbraccia di 41 e più gradi. Preoccupato da questa febbre alta, altissima, chiamai il medico del convento (il dott. Del Prete), il quale lo visitò accuratamente e gli riscontrò focolai di microbi all’apice destro, con lievi soffi al sinistro. Ordinò segregazione assoluta e... qualche medicinale...». Venne poi consultato un altro medico, il dott. Tarallo, «ed anche questi - si legge sempre negli Appunti - riscontrò gli stessi sintomi del morbo. Ogni sera i due medici s’incontravano nella stanza dell’infermo e con loro somma meraviglia dovettero confessare che era un morbo speciale, che appariva e scompariva. Soffi sì, tubercolosi no. La febbre durò parecchio e poi scomparve completamente con grande confusione dei medici». In sostanza, entrambi i medici esclusero la natura tubercolare della malattia, confermando quindi il parere già espresso dal dott. Cardone, medico di Pietrelcina. Spesso Padre Pio, accusando inappetenza, rimaneva in cella nell’ora di cena mentre i confratelli erano nel refettorio. (Giannuzzi, Padre Pio, 97) (Appunti di padre Nazareno d’Arpaise “Notizie su Padre Pio da Pietrelcina” Stralci attinti da Chiocci e Cirri, Storia di una vittima, vol. I, pp. 84-90)

 

 

Mons. Raffaello Rossi, vescovo di Volterra e Inquisitore del Sant'Ufficio domanda a Padre Pio il il 15 giugno 1921 alle ore 19: "Che cosa dice della temperatura arrivata talora a 48°." Padre Pio risponde: "E' vero, e questo avviene quando mi sento male." Interr: "Di quale male intende parlare." Risp.:"Credo sia più male morale che fisico." Interr.: "Quali effetti sperimenta, che cosa sente." Risp.: "Affetti interni, la considerazione, qualche rappresentazione del Signore. Come in una fornace, mantenendo sempre la conoscenza."(Francesco Castelli, Padre Pio sotto inchiesta “L’autobiografia segreta”, Editrice Ares, Milano, 2008, pag.222) 

 

L'interrogatorio dell'inquisitore Mons. Rossi sulla temperatura continuò il giorno seguente, 16 giugno 1921 alle ore 16,30 con la seguente domanda: "Questo salire della temperatura a 48°quando incominciò?" Risposta: "Da più anni." Interr.: Che cosa dissero i medici? Che cosa ne dissero sotto le armi?" Risposta di Padre Pio, sempre sotto giuramento: "Meraviglia, nient'altro. Sotto le armi ho avuto temperature pure molto alte, ma ho cercato sempre di celare: una volta per fortune l'infermiere attribuì la cosa a un guasto del termometro."  (Francesco Castelli, Padre Pio sotto inchiesta “L’autobiografia segreta”, Editrice Ares, Milano, 2008, pag.224) 

 

 

 

La relazione di Mons. Rossi nel 1922 continua soffermandosi brevemente su «un altro fatto singolare», quello degli episodi di febbre altissima (48°) accusati da Padre Pio. Padre Lorenzo, guardiano del convento, durante una deposizione del 16 giugno, aveva dichiarato che, inizialmente scettico su quanto si diceva intorno a questi episodi, dovette poi ricredersi: «Una volta ancora io stesso volli misurare la temperatura [a P. Pio] con un termometro portato dal Dr. Festa di Roma - va fino al 150° - e segnò 48°. Così credei anch’io a quello che si diceva». (Francesco Castelli, Padre Pio sotto inchiesta “L’autobiografia segreta”, Editrice Ares, Milano, 2008, pag.176) 

 

 

Mons. Rossi sottolinea che tali episodi si verificavano non sempre, ma «in speciali circostanze di spirito; il male che porta a questa temperatura o di cui questa temperatura è indizio, è - ha dichiarato P. Pio - “più male morale che fisico”; egli, P. Pio, prova in sé “affetti interni, la considerazione, qualche rappresentazione del Signore. Come in una fornace, mantenendo sempre la conoscenza”. E infatti un confratello attesta che, anche sotto la pressione di questa febbre, P. Pio non rimane abbattuto, ma si alza, si muove, fa tutto. Il che non può negarsi essere tanto più singolare ed eccezionale!». Mons. Rossi, conclude con prudenza e senza sbilanciarsi: «Se il fatto, oltre che eccezionale, sia anche miracoloso, lo manifesterà il Signore quando lo crederà.»  

(Francesco Castelli, Padre Pio sotto inchiesta “L’autobiografia segreta”, Editrice Ares, Milano, 2008, pag.150) 

 

 
 
Fornace. S. Maria Maddalena dei Pazzi descrive 4 tipi di fornaci ardenti nell'ascesa mistica dell'anima verso Dio.

 

Lacrime

Padre Pio si credeva un grande peccatore e piangeva a dirotto. (Padre Guardiano, Dr. Francesco Lotti,  Padre Eusebio, Padre Pellegrino, Padre Placido, Padre Damaso).

 

P. Tommaso, maestro durante l’anno di noviziato, nel 1903, chiese al quindicenne fra Pio piangere in coro durante la meditazione sulla passione di Gesù. Fra Pio: “Le par poco, Padre, pensare a Gesù, nella sua dolorosa Passione?”

P. Guglielmo era novizio come P. Pio: “Dopo la lettura della meditazione, che era sempre sulla passione di nostro Signore Gesù Cristo, P. Pio si tratteneva in ginocchio nel tempo stabilito e anche dopo, versando copiose lacrime.”

P. Placido, anche lui novizio: "Durante la meditazione sulle pene del Crocifisso piangeva a grosse lacrime, tanto che sul pavimento di tavole lasciava un macchione. Siccome qualche compagno burlone lo prendeva in giro, perché' bagnava il suo posto in coro, allora, egli, per non essere più canzonato metteva a terra il fazzoletto, in modo che le lacrime andavano su questo, e quando il superiore dava il segno di andar via si prendeva il fazzoletto e sul pavimento non appariva niente più.”

Padre Damaso, altro novizio, diede una simile testimonianza: "In coro io stavo vicino a lui sulla destra, e misi di soppiatto il dito sul grande fazzoletto bianco che stava a terra. Ritirai il mio dito tutto bagnato, perche' il fazzoletto era inzuppato di lacrime."  (P. Pio Capuano, Con P. Pio: come in una fiaba, tra sogno e realtà, Grafiche Grilli, Foggia, 2012, pag.279-80)

 

Padre Leone, che fra il 1903 e il 1908, era stato condiscepolo di Padre Pio nello scolasticato, racconta: “Pregando, Padre Pio piangeva sempre, in silenzio e così abbondantemente che le sue lacrime lasciavano le tracce sulle lastre di pietra del coro. Noialtri giovani ci burlavamo di lui. Allora egli prese l’abitudine di stendere per terra, davanti a sè, il suo grande fazzoletto quando s’inginocchiava per pregare. Dopo la preghiera egli riprendeva il fazzoletto che era tutto bagnato. Si sarebbe potuto strizzarlo!” (Maria, Winowska, Il vero volto di Padre Pio, Edizioni San Paolo, Torino, trentatreesima edizione 2003, pagg,134-5. La prima edizione originale era in francese e fu stampata a Parigi nel 1955)

 

Il dr. Franco Lotti andò a visitare Padre Pio nella sua stanza e lo trovò piangendo. Gli chiese perché stava piangendo tanto. Padre Pio: "Sto piangendo al pensiero che io dovrò prensentarmi davanti a Dio."  Poi, aprendo la finestra, che era socchiusa, disse: “Prima non vedevi la polvere su questo tavolo, ma adesso sì. Io non mi preoccupo degli sbagli che conosco, ma di quelli che Lui mi porrà dinanzi...” (P. Marcellino Iasenzaniro, Padre Pio profilo di un santo, I Volume; Fede, virtù cristiane, voti religiosi, Edizioni Padre Pio, San Giovanni Rotondo, 2010, pag.278)

 

 

Un giorno Padre Pio chiese al giovane confratello Padre Eusebio Notte di confessarlo. Non appena finì di confessare i suoi peccati, Padre Pio scoppiò a piangere. Padre Eusebio ne rimase sorpreso e disse: "Ma Padre. Non riesco a vedere nessuna proporzione tra i peccati che avete confessato e il dolore e il pianto che fate." Padre Pio: "Non è tanto la trasgressione della legge di Dio, quanto il tradimento dell’amore. Il Signore mi ha arrichito di tante grazie, e io come ho risposto? Figlio mio, io sono il più grande peccatore del mondo." E continuo' a piangere sconsolatamente." (P. Marcellino Iasenzaniro, Padre Pio profilo di un santo, I Volume; Fede, virtù cristiane, voti religiosi, Edizioni Padre Pio, San Giovanni Rotondo, 2010, pag.255-6)

 

 

Padre Pellegrino: "Quando Padre Pio si preparava per la confessione, invocava la Madonna e piangeva. Egli versava tante lacrime, che solo con esse, nella mia opinione egli avrebbe potuto cancellare tutti i peccati suoi e quelli degli altri."  (Fr. Marcellino Iasenzaniro, The “Padre” saint Pio of Pietrelcina, his mission to save souls testimonies, Edizioni Padre Pio, San Giovanni Rotondo, 2006, pag. 42-4)

 

 

 

 

Scrutazione del cuore

L'inquisitore del Sant'Ufficio Mons. Raffaello Rossi chiese a Padre Pio il 16 giugno 1921, alle ore 16,30: "Sulla scrutazione dei cuori che le viene attribuita." Padre Pio risponde sotto giuramento: "Rare volte mi è occorso di avere nell'interno mio la chiarezza di qualche difetto o peccato o virtù altrui, riguardo a persone di cui in qualche modo avevo notizie, almeno in linea ordinaria." (Francesco Castelli, Padre Pio sotto inchiesta, l'"Autobiografia" segreta, Edizioni Ares, Milano, 2008, pag. 225)
 
Scrutazione. Capacità di poter vedere in quelle nascoste profondità dell'anima conosciute solo a Dio e alla singola persona. Era un potere terribile questo di entrare nell'anima umana e leggere i peccati degli altri a libro chiuso, cioè prima che il peccatore gliene parlasse. Discernimento:  (Fernando, Crocifisso, 219)
 
Scrutazione di cuori.
Padre Agostino scrive: ...Ebbi pure qualche argomento di scrutazione dei cuori. Quando Padre Pio era a letto, malato a Venafro, io gli portavo dopo la Messa la santissima comunione. Prima di scendere in chiesa a celebrare andavo a visitarlo. Una mattina mi disse: "Padre, un Memento speciale per me stamane nella santa Messa...." Nello scendere le scale per andare in chiesa, feci la proposta del Memento chiesto e promesso. Nella Messa me ne dimenticai. Andato poi durante la settimana a visitarlo mi domandò: "Ha fattoilMemento per me nella santa Messa?" Allora mi ricordai e risposi: "Me ne sono dimenticato..." E lui: "Meno male che il Signore ha accettato quello che lei ha fatto mentre scendeva le scale!..." (Agostino, Diario, 278-9)
 

Padre Federico sul piazzale. Padre Federico Carrozza, che negli anni 1917-20 era stato alunno del seminario serafico, riportò che un giorno sul piazzale c'erano due donne che discutevano animatamente di Padre Pio. Una insisteva che Padre Pio sa tutto. L'altra replicava che questo non è possibile. Quest'ultima andò a confessarsi qualche giorno dopo e senza che lei accennasse all'argomento si sentì dire da Padre Pio: "Attraverso Gesù io vedo e sento tutto. Io sto a vedere tutto quello che fate e a sentire tutto quello che dite." (P. Marcellino Iasenzaniro, “Il Padre San Pio da Pietrelcina Sacerdote Carismatico, Testimonianze, Edizioni Padre Pio,2006, parte seconda, pagina 251)

Don Pasquale Cattaneo aveva lasciato il treno alla stazione di Foggia per prendere la corriera per San Giovanni Rotondo. Durante il viaggio egli pensava e ripensava, e concluse tra se e se: "Questa vita spirituale a volte sembra come un arrampicarsi sui vetri." Si inginocchiò per la confessione, e dopo aver ricevuto l’assoluzione stava per allontanarsi quando Padre Pio, tra il divertito e il faceto gli disse: "Sicché' questa vita spirituale a volte sembra come arrampicarsi sui vetri?!" (P. Marcellino Iasenzaniro, “Il Padre San Pio da Pietrelcina Sacerdote Carismatico, Testimonianze, Edizioni Padre Pio,2006, parte seconda, pagine 253-4)


Le due figlie del medico non baciano la mano. Un giorno salirono a San Giovanni Rotondo le due figlie di un dottore di San Marco in Lamis. Il padre aveva proibito loro di baciare la mano di Padre Pio perché non si contagiassero con la sua malattia (dato che si credeva in giro che Padre Pio avesse la tubercolosi). Le due, vedendo che tutti baciavano la mano del frate, per non essere da meno degli altri si avvicinarono anche loro. Ma Padre Pio appena le vide, portò subito le mani dietro la schiena, le guardò sorridendo, e disse loro: “Non disubbidite a vostro padre!” Le poverette divennero tutte rosse, meravigliate che il cappuccino sapesse qualcosa che non avevano detto a nessuno. (Positio III/1, p. 807) (P. Pio Capuano, Con P. Pio: come in una fiaba, tra sogno e realtà, Grafiche Grilli, Foggia, 2012, pag. 301)

Fra Modestino: “Mia zia Filomena mi disse che una notte a suo marito facevano molto male i denti. Suo Marito, zio Nicola La Banca, si lamenava senza riuscire a prendere sonno. Poichè sulla parete della stanza avevano un quadro con la fotografia di Padre Pio, zia Filomena disse a zì Nicola: “Senti Nicò, non ti agitare. Invoca il tuo amico d’infanzia Padre Pio e vedrai che starai meglio.” Quest’esortazione provocò in zio Nicola una reazione peggiore. Prese da terra una scarpa e, con un’imprecazione, la scagliò contro il quadro di Padre Pio. Passarono degli anni, e i due coniugi, con altri amici, si recarono a San Giovanni Rotondo. Zio Nicola, come tutti, si confessò da Padre Pio. Dopo l’accusa dei peccati il Padre gli disse: “Che altro?” E zio Nicola: “Padre non ho più peccati.” Padre Pio incalzò: “Nicò, e quando mi hai menato la scarpa in faccia? Che credevi di colpirmi da Pietrelcina a San Giovanni Rotondo?” Il povero zio Nicola impallidì, constatando come il Padre riuscisse a sapere anche ciò che era avvenuto a distanza di chilometri e, tentò di giustificarsi: “Ma mi facevano male i denti.” E Padre Pio: “Ti facevano male i denti e te la volevi prendere con me!...” (Frà Modestino da Pietrelcina, Io...testimone del Padre, Edizioni Padre Pio da Pietrelcina, San Giovanni Rotondo, V edizione, 2001, pag. 44-5)

 
Introspezione: in confessione e fuori. i rimproveri di Padre Pio salivano per così dire alle stelle, tanto erano aspri e sferzanti, e il più delle volte il peccatore veniva scacciato in malo modo. Coram populo, perché Padre Pio non aveva mezze misure. L'umiliazione era grande, non tanto per la vergogna di quel ripudio pubblico, che intimoriva anche gli altri che attendevano il loro turno, ma il più delle volte per l'orgoglio ferito.
Come si permetteva quel frate di trattare in quel modo una persona umana? Con quale diritto? Con quale autorità? E c'era chi se ne andava sdegnato, giurando che non avrebbe rimesso più piede in quel posto; salvo poi a ripensarci, anche con l'aiuto di qualche samaritano che spiegava come stavano le cose, e li guidava e assisteva per una nuova confessione, con altri sacerdoti se non con Padre Pio. Per questi scaccioni in confessione, si vedeva gente piangere dopo. Un pianto che faceva bene, perché faceva loro vedere con più chiarezza tutti i loro comportamenti. Ma anche fuori della confessione spesso in Padre Pio si rivelava questo discernimento interiore: quando nel mezzo della folla rimproverava ad alta voce qualcuno, o senza dire nulla ritirava la mano a chi si disponeva a baciarla, o addirittura passava oltre nel fare la comunione ai fedeli. C'erano poi le volte che strapazzava di fronte a tutti una persona, lasciando di stucco gli altri. E c'era sempre un motivo, che in genere sapeva solo il malcapitato.
Egli era capace di leggere la mente e il cuore dei penitenti come un libro aperto. Poteva ricordare peccati che il penitente aveva dimenticato o taciuto per vergogna. Dava prova di conoscere prima quello che una persona stava per dire. Dava dettagli e fatti che una persona cercava di nascondere.
 
A Padre Benedetto il 31 gennaio 1918: "Vi dissi una volta, e ben me ne sovvengo, che Dio mi fece osservare nell'animo vostro che sulle vostre confessioni non c'è nulla da temere. Tal è la verità, mio carissimo padre, e credete che in simili occasioni io parlo schiettamente." (Epist. I, 991)
 
A Padre Benedetto il 6 settembre 1918: "Restituite per me gli ossequi al dottore... Egli è veramente un buon figlio, ma anche questi buoni figli qualche volta fanno qualche torto alla bontà paterna. Anch'egli si giuocò la grazia per un eccesso commesso in un momento di estrema prove." (Epist. I, 1076-7)
 
 
Lettura del pensiero

Dorothy Gaudiose si trovava vicino a Padre Pio con due suore della Carità. Dorothy disse in italiano: "Padre, queste sono due suore americane. Dicono di avere una domanda per voi." Padre Pio le guardò e poi disse a Dorothy in italiano: "Lo so quello che vogliono; vogliono sapere come stanno difronte a Dio. Dì loro di seguire le regole del loro ordine, e di continuare quello che stanno facendo." Dorothy si voltò verso le suore e per curiosità chiese, in inglese: "Suore, qual è la domanda che volete fare a Padre Pio?" Le suore risposero quasi all'unisono: "Digli che vogliamo sapere come stiamo difronte a Dio." Gaudiose, Dorothy M., Prophet of the people, A Biography of Padre Pio, Alba House, New York, 1973,  xiv-xv)

 

Teresa Venezia bacia la mano. Teresa Venezia, dopo la confessione,  si mise nel corridoio per poter baciare la mano di Padre Pio quando passava. Padre Pio passò ma non si fermò da lei. Teresa ci rimase male e mentalmente in cuor suo si lamentò. Padre Pio tornò indietro e paternamente burbero disse: "E baciala, prima che ti do una botta sul muso." (P. Marcellino Iasenzaniro, “Il Padre San Pio da Pietrelcina Sacerdote Carismatico, Testimonianze, Edizioni Padre Pio,2006, parte seconda, pagina 256)

 

Rina Giordanelli bacia la mano. “Ero in stato interessante di sei mesi, ma pur di vedere e avvicinare padre Pio, mi mescolai tra la folla, incurante delle spinte. ... Terminata la funzione, Padre Pio discese i gradini dell’altare e passò accanto alle donne. Io piangevo, e sollevando lo sguardo rattristato verso la Madonna delle Grazie sopra l’altare dissi fra me: “Madonna mia, ti offro questa rinunci: tu sai che stasera avrei pagato col sangue il conforto di baciare quella mano!” Intanto Padre Pio aveva raggiunto la sacrestia.Ma ecco che, oltrepassata la soglia si fermò, si volse lentamente, mi fissò a lungo e tese il braccio proprio verso di me. Quindi, fissandomi sempre negli occhi, ingiunse: “E baciala!...”  (Alessandro Pronzato, Padre Pio un santo scomodo, Editore Gribaudi, Milano, 2002, pagina 61) (Rina Giordanelli ha consegnato i suoi ricordi in un libro: “Sissignore, te lo prometto: tredici anni di cammino con Padre Pio”, Terni, 1987)

 
Signora Montalto di Bolzano: “Trovandoci a San Giovanni Rotondo, mio marito decise di fare una confessione generale con Padre Pio. Così egli scrisse tutto su un foglio di carta, con l’intento di leggerlo durante la confessione. Padre Pio non gli fece dire neanche una parola. Egli disse a mio marito tutto quello che aveva scritto sul foglio di carta, nello stesso ordine.” (Padre John Schug, OFM Cap., A Padre Pio Profile, St. Bedès publications, Petersham, Massachusetts, 1987, pag. 124)
 

Il cardellino di «Marocchino»

Marocchino era il soprannome di un aspirante cappuccino che viveva nel convento di S. Giovanni Rotondo, quando Padre Pio era là come padre spirituale. Questo giovane aveva una spiccata tendenza alle arti e alle cose della natura.

Un giorno un cardellino venne a svolazzare da un albero nel corridoio che separava il refettorio dei frati. Marocchino lo vide ed ebbe subito voglia di prenderlo per metterlo in gabbia e tenerselo. Allora si mise a rincorrerlo, ma non riusciva mai ad afferrarlo, perché l'uccello andava di qua e di là con sbalzi continui. Alla fine andò a cacciarsi in uno spazio che si trovava tra un muro e la cucina. Marocchino corse per prenderlo, ma in quel momento suonò il segnale della preghiera e dovette lasciare là l'uccello per andare in chiesa. Quivi, però, anzicché pregare, non fece altro che i progetti per prendere il cardellino, fare la gabbia, trovare il luogo dove tenerlo e tante altre cose. Finito il tempo della preghiera passò in refettorio per la cena, ma anche durante questa non fece altro che pensare al cardellino. Uscito dal refettorio voleva andare a prenderlo, ma Padre Pio che lo aveva seguito tanto in chiesa come a refettorio, lo fermò e gli fece cenno di andare da lui; poi gli disse: «Ma quel cardellino ti ha fatto perdere la testa...» e gli elencò uno per uno tutti i pensieri che gli erano passati per la testa durante la preghiera in chiesa e poi anche durante la cena. Marocchino, divenuto più tardi Padre Vittore da Canosa , confidò al Padre Costantino Capobianco: «Quando sentii Padre Pio rivelarmi i pensieri uno per uno, con una precisione, esattezza e completezza sconcertanti, io stetti a capo basso come uno che si ripara alla men peggio da un uragano che gli sta passando sul capo». (Padre Costantino Capobianco, Detti e aneddoti di Padre Pio, Edizioni Padre Pio, San giovanni Rotondo, seconda edizione 2006, pag. 35-6)

 

 

Precognizione
 
 

Padre Fortunato: solo 5 su 25

C'erano 25 studenti al collegio serafico nel 1930. Il direttore, Padre Fortunato da Serracapriola, una chiese a Padre Pio quanti di essi arriveranno al sacerdozio. Padre Pio: "Rimarranno soltanto in cinque." Infatti così è stato. Solo Lodovico Rinaldi, Cristoforo Cocomazzi, Vittorio Massaro, Pietro Tartaglia e lo scrivente Paolo Covino diventarono sacerdoti. ( Padre Paolo Covino, ofm. Cap.,  Ricordi e Testimonianze, Edizioni Padre Pio da Pietrelcina, San Giovanni Rotondo, IV edizione, 2007, pagg.75-6) 

 

Padre Gaetano: solo 2 su 6

Nell'agosto del 1922, alla vigilia della partenza per Morcone, luogo del noviziato, il  Padre Gaetano da Ischia Castro, professore di lettere nel collegio serafico chiese a Padre Pio quanti dei sei studenti che erano in procinto di partire per il noviziato sarebbero diventati religiosi e sacerdoti. Padre Pio: "Due soli saranno religiosi e sacerdoti. " Infatti arrivarono al sacerdozio solo Padre Alberto d'Apolito da San Giovanni Rotondo e Padre Cristoforo Iavicoli da Vico del Gargano. , (Padre Alberto D’Apolito, Padre Pio da Pietrelcina, Ricordi -Esperienze - Testimonianze, Edizioni Padre Pio da Pietrelcina, San Giovanni Rotondo, ristampa settembre 2010, pag. 66)

 

Padre Paolo arriva al sacerdozio

Quando Padre Paolo Covino era ancora un fanciullo, sua madre Assunta, chiese a Padre Pio se Paolo aveva la vocazione. Padre Pio: "Sì, arriverà al sacerdozio."
 Padre Paolo fu ordinato il il 21 marzo 1942, e amministrò l'estrema unzione a Padre Pio al momento della sua morte. ( Padre Paolo Covino, ofm. Cap.,  Ricordi e Testimonianze, Edizioni Padre Pio da Pietrelcina, San Giovanni Rotondo, IV edizione, 2007, pagg.20-30) 

 

Padre Gian Battista Lo Monaco scrisse una specie di diario di tutti gli incontri con Padre Pio, da cui si rileva che era un poco pauroso. Il 26 aprile 1939 disse a Padre Pio che lui si spaventava dei tuoni e lampi. Padre Pio: "Non ti spaventare dei fulmini, perché non morirai fulminato." Nel frattempo scendiamo in giardino e ci viene incontro un grosso cane. Padre Pio mi fa scudo, dicendomi: “Mettiti dietro a me. Dei fulmini non devi aver paura, ma di questo, sì!” Il 3 marzo 1940 disse a Padre Pio che c'era un terremoto a Palermo. Padre Pio: "Stai tranquillo. Non morirai sotto le macerie." Il 4 marzo 1940 doveva partire per l'America. Chiese a Padre Pio di Pregare per lui: " Non vorrei finire come Giona nel ventre di una balena". Padre Pio: "Non temere. Non morirai annegato!" Padre Gian Battista celebro' la prima messa a San Giovanni Rotondo nel 1937 e Padre Pio gli disse: "Prenotati pure per il venticinquesimo e io ascolterò la tua messa. Così avvenne. Poi Padre Pio gli disse: "Allora prenotati pure per il cinquantesimo: io non ci sarò, ma tu sì." Tutto avvenne come Padre Pio aveva predetto. (P. Marcellino Iasenzaniro, “Il Padre San Pio da Pietrelcina Sacerdote Carismatico, Testimonianze, Edizioni Padre Pio,2006, parte seconda, pagine 309-11)

 
 
 

Al brigadiere: Chiamalo Pio

Il brigadiere dei carabinieri venne a trovare Padre Pio e gli disse: "Padre, mia moglie è incinta. Che nome daremo al bambino?" Padre Pio: "Chiamalo Pio." Il brigadiere: "E se è una bambina?" Padre Pio: "Chiamalo Pio, ho detto!" E fu un maschietto. Due anni dopo lo stesso brigadiere bussa di nuovo alla porta del convento: "Padre, mia moglie aspetta un bimbo. Dategli un nome." Padre Pio: "Chiamalo Francesco." Il brigadiere: "E se è una bambina?" Padre Pio: "Uomo di poca fede!" E fu di nuovo un maschietto. ( (Maria, Winowska, Il vero volto di Padre Pio, Edizioni San Paolo, Torino, trentatreesima edizione 2003, pagg,128-9. La prima edizione originale era in francese e fu stampata a Parigi nel 1955) (Pascal P. Parente, S.T.D., PhD, J.C.B, Padre  Pio A City On A Mountain,  Ave Maria Institute, Washington, New Jersey, USA, 1968, pag. 89. La prima edizione è del 1952)

 

 
 
Laurino Costa il primo chef di Casa Sollievo

 

“Vivevo in un piccolo paese vicino a Padova, ed ero disoccupato. Un amico mi diede una piccola foto di Padre Pio. .. Pensai di scrivergli e chiedere una sua benedizione per aiutarmi a cercar lavoro. Manda a Padre Pio un telegramma. Ricevetti una risposta immediata: “Vieni subito a San Giovanni Rotondo.” Io non avevo una lira. Il 4 Febbraio 1958 feci l’autostop per Padova. Alla stazione dei treni incominciai a raccontare la mia storia a una signora che conoscevo. Un signore ci sentì e mi chiesa se volevo un passaggio, dato che che proprio allora stava andando a San Giovanni Rotondo. Era il dottor Gusso, direttore medico della Casa Sollievo. Arrivammo all 4 di mattina, in tempo per la Messa. Dopo la Messa, in sacrestia c’era una folla di uomini. Padre Pio  mi chiamò ad alta voce: ”Laurino vieni, vieni qua!” Io non lo avevo mai visto prima. Mi avvicinai tremando come una foglia. Mi disse: “Bene, ora va a dar da mangiare ai miei ammalati.” Io non sapevo niente di cucina. Dissi: “Ma Padre non sono un cuoco. Non so come cucinare un uovo. “. Lui insistette: “Va a preparare da mangiare per i miei malati.” Io gli chiesi: “Mi assisterete voi? Io non sono mai stato un cuoco.” Egli mi disse: “Va. Io starò con te.” Qualcuno mi accompagnò all’ospedale e mi introdusse alla Madre Superiora. Lei: “Lei è l’esperto cuoco che stavamo aspettando.” Alle 7:30 andai in cucina. Fu una visione terrificante con tutte quella grosse pentole, fornelli, lavandini, utensili e tutto il resto. Il terrore maggiore venne dalle facce degli addetti alla cucina che aspettavano ordini da me. Tuttavia io ebbi la sensazione che io ero stato sempre là. Era come io fossi stato sempre un cuoco. Tutto mi sembrava familiare. Andai avanti, e il primo giorno cucinai per 450 persone. Col tempo feci venire la mia famiglia. Siamo già stati qui per 14 anni.”(Laurino Costa fu intervistato dal padre cappuccino John Schug a San Giovanni Rotondo il 16 luglio1971. John Schug, A Padre  Pio profile, St. Bede Publications, Petersham Massachusetts, 1987 pag. 37-41. L’intervista era già stata pubblicata nella prima edizione del libro: Rev. John Schug, Capuchin, Padre Pio, National Center for Padre Pio, Inc., Barto PA, 1975)

 

 

 

Predizione
 
Predizione: Annunciare in anticipo l'avverarsi di un evento futuro. "Prima che il gallo canti mi rinnegherai tre volte." (Matteo 26:34)
 

Rosaria Balacco attestò: "Avevo 25 anni e mamma ne aveva 65. Un giorno dissi al Padre che ero preoccupata di rimanere sola, se mamma moriva. Padre Pio: "Hai voglia quanto camperà. Puo' darsi che muori prima tu." La mamma è morta a 96 anni, oltre trent'anni dopo il colloquio avuto con Padre Pio. (Iasenzaniro, Testimonianze, parte seconda, 305) (P. Marcellino Iasenzaniro, “Il Padre San Pio da Pietrelcina Sacerdote Carismatico, Testimonianze, Edizioni Padre Pio,2006, parte seconda, pagina 305)

 

Padre Elia. Padre Elia De Martino da Serracapriola, quando era ancora studente di teologia a Campobasso,si ammalò di tubercolosi in modo molto grave. Al terzo anno di malattia, nel luglio del 1940, fu mandato a San Giovanni Rotondo per cambiare aria. Padre Pio si prese cura di lui. Un giorno frate Elia disse a Padre Pio: "Io sono tubercolotico. Tutti mi dicono che sono spacciato, che devo morire." "Padre Pio guardandomi con un sorrisetto arguto e rassicurante disse: "Ah, tu devi morire? Hai voglia a campare, figlio mio." Padre Elia visse fino al 10 febbraio 2003. Aveva 87 anni quando morì, nell’infermeria dei frati a San Giovanni Rotondo. (P. Marcellino Iasenzaniro, “Il Padre San Pio da Pietrelcina Sacerdote Carismatico, Testimonianze, Edizioni Padre Pio,2006, parte seconda, pagine 306-7)

 

“La prima volta che incontrai Padre Pio, egli mi disse la data esatta della nascita di una figlia che noi non stavamo aspettando in quel tempo, e quale sarebbe stato il suo futuro.” (Jim Gallagher, Padre Pio the Pierced Priest A Biography, Fount Paperbacks, London, 1995, pag.164)

 

Durante la costruzione del convento dei cappuccini a Pietrelcina i costruttori si trovarono difronte al problema di avere a disposizione molto meno acqua di quanta ne avevano bisogno. Si recarono quindi a San Giovanni Rotondo e spiegarono il problema a Padre Pio. Padre Pio si fece mostrare la mappa della construzione e disse indicando un punto preciso: “Scavate cinque metri da qui e troverete tutta l'acqua di cui avete bisogno.” (Pascal P. Parente, Padre  Pio A City On A Mountain,  Ave Maria Institute, Washington, New Jersey, USA, (prima edizione 1952), 1968, pag. 89).   P. Parente era professore di teologia ascetica e mistica all’Università Cattolica D’America in Washington  DC nel 1952)

 

 

 

 

 

Sostituzione mistica

Sostituzione mistica. Come si può spiegare che l'innocente Padre Pio soffrì tanto per gli altri? Nella teologia mistica si chiama sostituzione mistica. Uno che è senza colpa paga per le colpe dei colpevoli.

"Nessuno ha amore più grande che quello di dare la propria vita per i suoi amici. "  (Giovanni 15: 13)
 Padre Pio si offri molte volte in "sostituzione mistica" per prendere su di se le sofferenze degli altri. (Wonder Worker, 36) 
Egli scrisse... lettera a Padre Benedetto del 23 ottobre 1921 "ho lavorato e voglio continuare a lavorare.... per i miei fratelli in esilio." (Epist. I, 1243)
 
Lettera a Padre Benedetto del 27 luglio 1918: "... ebbi tempo di offrirmi tutto intiero al Signore per lo stesso fine che aveva il Santo Padre nel raccomandare alla Chiesa intiera l'offerta delle preghiere e sacrifizi. E Non appena ebbi finito di ciò fare mi sentii piombare in questa sì dura prigione e sentii tutto il fragore della porta di questa prigione che mi si rinchiudeva dietro." (Epist. I, 1053)
 
Lettera a Padre Benedetto del 30 gennaio 1914: "Quanta pena mi dà la infermità del nostro carissimo Padre Ludovico... offro al Signore la mia povera e fiacca persona in luogo di quella del nostro buon padre... Da vari giorni in qua, oltre alle solite ed ordinarie molestie, alle quali vado soggetto con la mia salute, si è aggiunta di sentirmi tutto il corpo reumatizzato..." (Epist. I, 451)
 
Lettera a Padre Benedetto del 26 marzo 1914: "Se so poi che una persona è afflitta, sia nell'anima che nel corpo, che non farei presso del Signore per vederla libera dai suoi mali? Volentieri mi addosserei, pur di vederla andar salva, tulle le sue afflizioni, cedendo in suo favore i frutti di tali sofferenze, se il Signore me lo permettesse." (Epist. I, 463)
 
Lettera a Padre Agostino del 16 febbraio 1915: "E' inutile che mi raccomandate di pregare per i bisogni della nostra madre provincia, lo sa Iddio quante volte al giorno fo memoria di lei dinanzi a lui. Ed in tutta segretezza tengo asottoporvi che mi sono offerto quale vittima al buon Dio per i bisogni spirituali di questa nostra carissima madre... Una buona parte delle pene che io soffro mi sono state date appunto dal Signore per la di lei salute. Mi sono indotto a rivelare questo, affinchè vi asteniate dl pregare il Signore che alleggerisca la sua mano sopra di me.   L'offerta è stata fatta usque ad effusionem sanguinis." (Epist. I, 532)
Lettera a Padre Benedetto dell'11 marzo 1915: "Gesù non ne ha permesso che io consacrassi alla mia diletta provincia tutta la mia persona. Mi sono offerto al Signore come vittima per i bisogni di lei... sono lieto di poter vedere in parte esaudita la mia offerta. Vogli il buon Gesù esaudirla anche pienamente." (Epist. I, 542)
 

Don Attilio Negrisolo.

Nella Quaresima del 1956 don Attilio Negrisolo conosce a San Giovanni Rotondo un giovanotto romagnolo, di Cattolica, visibilmente provato: ha un tumore alla tempia. Il ragazzo riesce a parlare con Padre Pio e don Negrisolo, dopo, incontrandolo, gli chiede: "Cosa ti ha detto Padre Pio?" Lui risponde: "Mi ha detto soffriamo insieme." Arriva il Venerdì Santo e lo stesso don Negrisolo incontra Padre Pio e gli da gli auguri anticipati per Pasqua. Padre Pio: "Per me i giorni sono tutti uguali. Oggi poi mi sembra di avere un trapano qui che mi penetra nella testa." Disse questo indicando la tempia. Allora don Negrisolo osservò: "Per forza, Padre, vi prendete il male di tutti." E lui - annota don Negrisolo - girandosi verso la piazza donde si sentiva il vociare della gente: "Magari fosse vero che potessi prendermi il male di tutti per vedere tutti contenti!" Conclude don Negrisolo: "Seppi che in seguito il giovane guarì." (Saverio Gaeta, Padre Pio sulla soglia del Paradiso, San Paolo edizioni, 2002, p. 51)

Papa Pio XII.

Nell'inverno 1953-4 il Papa Pio XII si era ammalato gravemente. La sorella del Papa scrisse a Padre Pio chiedendogli accoratamente preghiere. Padre Pio detto' in risposta queste parole: "Di lei, che e' la sorella del Santo Padre, comprendiamo lo strazio, ma lo strazio dei figli non si creda inferiore a quello della sorella. Ho offerto al Signore tutto me, la mia offerta continua. Preghiamo, immoliamoci e confidiamo!" Si legge nella Positio: "Si sa che il papa guarì miracolosamente. Basta leggere nella stampa del tempo la rivelazione fatta da padre Rotondi in merito alla improvvisa guarigione. Pio XII, una volta guarito, venuto a conoscenza della eroica offerta di Padre Pio, fece arrivare a Padre Pio, tramite il prosegretario di Stato, Mons. Giambattista Montini, una lettera di ringraziamento." (Andrea Tornielli, Pio XII, Mondadori 207, pp. 547-556) (Positio I, 1 p. 423)

Padre Eusebio.

Padre Eusebio Notte racconta di aver portato a Padre Pio una lettera in cui si chiedeva al Padre di offrire le sue sofferenze per un sacerdote. Il padre come sempre disse di si. L'indomani mattina si svegliò con un lancinante dolore al fianco di cui non si capacitava. E fu lo stesso padre Eusebio a ricordargli: "Padre, ha dimenticato che ieri ha promesso preghiere e sacrifici per quel sacerdote?" Lui ascoltò e disse soltanto: "Già!" Come fosse tutto ovvio (Saverio Gaeta, Padre Pio sulla soglia del Paradiso, San Paolo edizioni, 2002, p. 51)  (Socci, Il Segreto, nota 185)

 

Padre Agostino. 

Padre Agostino lamentava un persistente dolore al ginocchio. Padre Pio cercò di confortarlo: "Coraggio, vedrà che passerà." Padre Eusebio, che aveva assistito a questa scena, si sentì poco dopo dire da Padre Agostino: “Ma lo sai che il dolore è sparito?” Nel frattempo, Padre Eusebio o Padre Pio cominciò a zoppicare dolorosamente, cosa che non faceva prima. Padre Eusebio narra: “Mi sorse un dubbio: che il Padre non si fosse addossato il male al ginocchio di p. Agostino. Quando più tardi lo feci notare a P. Pio, egli, senza scomporsi mi disse: “Poveretto, mi faceva tanta pena.” (P. Marcellino Iasenzaniro, Padre Pio profilo di un Santo II volume Carità e Prove, sostenute nella speranza, Edizioni Padre Pio, San Giovanni Rotondo, 2010, pag. 84-5)  (Saverio Gaeta, Padre Pio sulla soglia del Paradiso, San Paolo edizioni, 2002, p. 51)

               

Padre Emanuele .

Padre Emanuele Grassi da Riccia aveva un dolore alla spalla che lo tormentava. Disse a Padre Pio: "E' da tempo che me lo trascino dietro. Sono un po' preoccupato." Ma no. Ma no, sta' tranquillo." Disse Padre Pio battendogli dolcemente più volte la parte dolorante. Da allora il male non fece più la sua ricomparsa. (P. Marcellino Iasenzaniro, “Il Padre San Pio da Pietrelcina Sacerdote Carismatico, Testimonianze, Edizioni Padre Pio,2006, parte seconda, pagina 315)

 

Mario Tentori. Mario Tentori disse a Padre Pio: "Padre, preghi per il mio stomaco. Ho un'ulcera gastroduodenale." Padre Pio: "Sì preghiamo, preghiamo." Quasi un anno dopo: "Padre Il medico dice che devo operarmi allo stomaco." Padre Pio: "Eh, questi medici voglio sempre tagliare. Ci penso io." Padre Pio diede tre colpetti con la mano piagata sullo stomaco e Mario si sentì migliorato. . (Iasenzaniro, Padre Pio Testimonianze, seconda parte, 315-6)  (P. Marcellino Iasenzaniro, “Il Padre San Pio da Pietrelcina Sacerdote Carismatico, Testimonianze, Edizioni Padre Pio,2006, parte seconda, pagina 315-6))

Renata di Parma.

La signora Renata di Parma sin da bambina aveva il timpano forato, e ne usciva pus, e sentiva un sibilo che la faceva impazzire. I medici le consigliarono l'operazione ma lei rifiutava perché' aveva paura del dolore. Padre Pio le disse: "La devi fare l'operazione, la devi fare. Il dolore me lo prendo io." Renata:" Non e' giusto che voi soffriate perme. Mettetemi la mano sull'orecchio. E mettetela. Che vi costa?" Padre Pio le diede un piccolo schiaffetto. La signora sentì un fortissimo dolore, emise un urlo, e dovette scappare dalla chiesa. Intanto il sibilo e il dolore erano spariti. Qualche giorno dopo il professore che la visitava disse: "Ma dove sei stata? Sei stata a Cascia da Santa Rita?" "No, sono stata a San Giovanni Rotondo da Padre Pio. il dottore: "Qui' non c'è più nessun danno. La membrana timpanica e' perfettamente sana." (P. Marcellino Iasenzaniro, “Il Padre San Pio da Pietrelcina Sacerdote Carismatico, Testimonianze, Edizioni Padre Pio,2006, parte seconda, pag.316-317)

 
 

 

 

 

 

Dopo la morte di Padre Pio

 

23 novembre 1968: Giuseppe Scatigna riceve nove anni di vita, dopo la morte di Padre Pio.

Giuseppe Scatigna era ricoverato alla Casa Sollievo della Sofferenza nel 1968, pochi mesi prima che Padre Pio morisse. Egli era trattato per cancro terminale, melano sarcoma linfo ghiandolare. Nel frattempo Padre Pio morì. Giuseppe continuò a peggiorare, e a un certo punto il cancro era così avanzato che gli furono date non più di 48 ore di vita. Sua moglie riuscì ad avere da un frate del convento un pezzo di un pannolino usato da Padre Pio per asciugare il sangue della ferita al costato. Giuseppe e la moglie pregarono intensamente chiedendo cinque anni di vita per poter allevare adeguatamente la figlia adottiva che avevano.

Nella notte Giuseppe ebbe un sogno in cui vedeva Padre Pio che cercava di sollevare un sasso enorme, mentre tanti ragazzini si prendevano beffa di lui. Quando si riprese dal sogno si sentì immediatamente meglio. Il giorno dopo, il medico gli chiese come si sentiva. Egli rispose: "Mi sento perfettamente guarito." Il medico lo esaminò e tutto gli sembrò normale. Tutte le analisi e i test che fecero risultarono negativi. Le radiografie non mostravano nessun segno di cancro. Egli fu dimesso completamente guarito. Era il 23 novembre 1968, trenta giorni dopo la morte di Padre Pio. Giuseppe tornò in Sicilia con la famiglia, e rimase in buona salute per quasi dieci anni. Prima di morire egli disse: "Io volevo cinque anni così che la mia figlia potesse crescere. Padre Pio me ne ha ottenuti nove. Così io sono riconoscente." Giuseppe fece una morte serena. John Schug, A Padre  Pio profile, St. Bede Publications, Petersham Massachusetts, 1987, pagg. 7-13)

John e Elle Lynch ricevono due anni di vita nel 1981                                

John e Elle Lynch vivevano in Canterbury, Inghilterra. Nel 1981, entrambi erano stati informati dai medici che presto sarebbero morti. John aveva insufficienza cardiaca congestizia terminale, e Elle aveva cancro del pancreas avanzato. Padre Pio comparve a John e sia il marito che la moglie guarirono quasi all'istante. I medici erano meravigliati e cominciarono a dubitare delle diagnosi che avevano fatto, ma essi avevano documentazione dei test fatti per John, e la chirurgia esplorativa per Elle. Per i due anni seguenti essi vissero felici e frequentavano la chiesa Cattolica. Dopo i due anni le malattie ricomparvero, ed essi morirono riconoscenti di aver avuto il tempo per mettere a posto le loro vita. (C. Bernard Ruffin, Padre Pio: The True Story, Our Sunday Visitor Publishing Division, Huntington, Indiana, USA, 1991, pag.341)

 

Un uomo di Roma riceve tre mesi di vita nel 1972

Nel novembre 1972 un uomo in Roma soffriva giorno e notte di cancro terminale. Un giorno, con diversi membri della famiglia intorno al letto, egli cominciò a inveire: "Mandate via quel frate. Non lo vedete? è un Cappuccino con la barba bianca. Egli mi chiede di andare con lui. Io non ci voglio andare. Mi ha detto che verrà a prendermi il cinque di febbraio. Adesso se ne sta andando." I familiari credettero che la malattia e le medicine gli avevano procurato delle allucinazioni. Ma egli improvvisamente si sentì bene, e riconobbe in una fotografia di Padre Pio il frate che aveva visto. Egli andò in chiesa ogni giorno e passò tutto il suo tempo a pregare. All'inizio di febbraio 1973 ebbe una ricaduta, e il cinque febbraio mori serenamente, con il nome di Gesù sulle sue labbra. (C. Bernard Ruffin, Padre Pio: The True Story, Our Sunday Visitor Publishing Division, Huntington, Indiana, USA, 1991, pag. 380)

 

Brian John riceve alcuni giorni di vita nel 1981

Brian John, un ragazzo di Liverpool, nel 1971 stava morendo di leucemia. I genitori erano membri non praticanti della Chiesa d'Inghilterra. Essi volevano pregare e chiesero aiuto a un prete cattolico loro amico. Il sacerdote chiese loro di pregare a Padre Pio, di cui loro non conoscevano assolutamente niente. Due settimane più tardi, Brian disse ai genitori: " Avete visto  l'uomo che mi venne a trovare ieri sera? Disse che si chiama Padre Pio. Ha un lungo vestito marrone ed ha buchi nelle mani e nei piedi. Quei buchi non gli fanno più male." Mentre  Brian parlava, i genitori sentirono un bellissimo profumo che riempì tutta la casa. John vide Padre Pio per diverse sere. Una sera John disse alla sua mamma: "Mamma, devi chiedere a Dio un altro bambino. Padre Pio mi ha detto che verrà molto presto per portarmi dalla mia Signora".  Pochi giorni dopo La sua salute deteriorò e fu portato all'ospedale, dove mori in pace. (C. Bernard Ruffin, Padre Pio: The True Story, Our Sunday Visitor Publishing Division, Huntington, Indiana, USA, 1991, pagg.380-1)

 

Padre Pio dice “Alzati e Va’” ad Alice Jones nel 1983 in Liverpool.

La maestra cinquantenne Alice Jones, di Liverpool, Inghilterra, era costretta a letto, dopo un incidente avvenuto il 27 marzo 1973 che l'aveva paralizzata dal fianco sinistro alla punta del piede. La diagnosi diceva: neuro fibroma, intrappolamento dei nervi spinali. L'operazione chirurgica non sortì alcun beneficio. I medici dissero che non avrebbe mai più camminato. Dopo dieci anni di degenza a letto,  Alice, che era protestante (Anglicana), un giorno ricevette la visita del rev. Eric Fisher, sacerdote cattolico, che aveva saputo da un parrocchiano delle sue sofferenze. Secondo il racconto della signora Jones, quando il rev. Fisher si inchinò per pregare con lei, "all'improvviso fu come un'altra persona uscì dal Rev. Fisher. Io ero terrorizzata. Aveva la faccia di  un uomo anziano con la barba. Egli aprì le mani, e mi mostrò le sue mani sanguinanti con un buco nelle palme.  Egli mi disse: "Alzati e va." Io mi alzai come lui mi disse. Non ero più paralizzata. Alcuni giorni dopo riconobbi l'uomo vecchio in una foto di Padre Pio.” (Fernando, da Riese Pio X, Padre Pio da Pietrelcina Crocifisso senza croce, Edizioni Padre Pio da Pietrelcina, ristampa 2010, pagg.538-9)

 
Paul Walsh
Paul Walsh aveva 17 anni quando la macchina che stava guidando andò a sbattere contro un albero in Chester Pike in una gelida notte di dicembre del 1983. Tutte le ossa del cranio e della faccia erano rotte. I medici al Crozier - Chester Medical Center in Pennsylvania dissero che egli aveva un danno cerebrale irreversibile e non avrebbe mai più riguadagnato conoscenza. Paul rimase in coma per diversi mesi.
Ma sua mamma Betty era irremovibile. Anche se aveva altri nove figli a casa, anche se non c'era più speranza lei decise che voleva pregare per ottenere un miracolo. Una signora della parrocchia di S. Maddalena in Ridley Park le diede cinque immaginette di persone di cui era in corso il processo di beatificazione e si aspettava che facessero un miracolo.  Ogni giorno dopo la messa quella signora e Betty andavano a casa per recitare il rosario vicino a Paul, e poi recitavano le cinque preghiere dei candidati santi per ottenere un loro miracolo. La mamma Betty disse: "Ogni volta che arrivavo alla preghiera a Padre Pio, Paolo si faceva iol segno della crose, anche se era totalmente incosciente. Diverse persone videro il fenomeno, incluse delle infermiere. Bessy decise di chiamare il gruppo di Padre Pio locale, e descrisse loro quello che stava accadendo. Essi decisedo di mandare qualcuno all'ospedale con un guanto insanguinato di Padre Pio. Lunedì 12 marzo Paul fuu benedetto col guanto e in pochi giorni, una delle sue più serie infermità era scomparsa miracolosamente. Betty chiamò di nuovo il pruppo di Padre Pio il 6 aprile 1984. Essi portarono il guanto e l'appoggiarono sulla testa di Paul. Betty disse: "Io capii immediatamente che qualcosa di straordinario era accaduto perchè fu come una corrente elettrica che lo attraversò. Paul aprì gli occhi e guardò intorno alla stanza, con gli occhi molto chiari. Poi egli ricadde di nuovo in come, ma io sentivo che qualcosa era accaduto."
Betty aveva ragione, Il giorno dopo, quando ritornò in ospedale lei fu shioccata nel vedere che suo figlio era seduto su una sedia e guardava la televisione. Egli si voltò e disse: "Ciao, mamma!". L'infermiera disse a Betty che Paul era stato a chiacchierare tutto il giorno. Beddy Chiamò il neurochirurgo per dirgli che Paul stava parlando. Il dottore disse: "Non è possibile" e sbattè il telefono. I medici fecero un CAT scan e tutti continuavano a dire: "Io non ci credo. Io non ci credo." Il lobo frontale non era più schiacciato. Ancora più difficile da spiegare è quello che avvenne alcuni giorni dopo, il giorno di Pasqua, quando Paul e il suo compagno di stanza si svegliarono e videro un uomo in piedi ai piedi del letto di Paul. Lo descrissero come "un prete anziano in un saio marrone". Paul pensò che fosse il fratello di Betty, Charley, che rassomiglia molto a Padre Pio. Paul disse dopo alla mamma: "Sono certo che mio zio Charley è venuto a visitarmi. L'ho visto chiaramente. Era molto felice e mi sorrise. E poi lasciò la stanza." Betty sapeva che non poteva essere Charley perchè lui vive in Boston. Betty piegò un'immaginetta di Padre Pio, nascondendone il nome, e la mostrò a Paul. Paul subito disse: "Questo è l'uomo che è venuto a visitarmi. Non è lo zio Charley?"
 
Paul fu rilasciato dall'ospedale il 2 maggio 1984.
Paul ritornò a scuola e completò il liceo. Poi prese un avoro come insegnante il un istituto per persone con difficoltà mentali.
Il 14 maggio 2005, a 38 anni, Paul si laureò presso il Neumann College in Aston, Pennsylvania.

Riguardo all'incidente stradale del 1983 i medici dissero che "umanamente non c'era una logica spiegazione", e uno dei medici che lo ebbe in cura disse in un testimonianza scritta: "Io credo che senza l'aiuto di una forza soprannaturale, Paul oggi sarebbe morto o in un continuo stato comatoso."

Se ancora ci fosse un dubbio che fu Padre Pio ad intercedere per Paul, un anno dopo l'incidente la famiglia di Paul ricevette una telefonata da Billi Rose, che abitava nella casa dove Paul aveva colpito l'albero durante l'incidente. Billi disse che lui aveva sentito lo scontro ed era corso fuori e trovò Paul a terra. Capì che Paul stava per morie e mentre quelcuno chiamò un'ambulanza, eglisollevò la testa di Paul e pregò per la sua anima. Egli disse a Betty: "Da tre a cinque minuti dopo l'incidente di vostro figlio, io lo affidai a Padre Pio".

(Susan Brinkmann, in Amazing grace for families: 101 stories of Faith, Inspiration & Humor, Ascension press, West Chester, Pennsylvania, 2008, capitolo Never Say Never.)
 
Paul Walsh con sua madre Betty
 

Annagrazia Campanini: Il primo miracolo dopo la morte di Padre Pio.
La signora Campanini figlia del celebre attore Carlo Campanini, mi ha raccontato (nel 1994) di un avvenimento prodigioso vissuto in prima persona: "La vita della mia famiglia è costellata di avvenimenti straordinari per l'intercessione di Padre Pio. Ma voglio dirle della guarigione di mia figlia Annagrazia che a cinque mesi era affetta da un male molto grave "il bacterium coli" una sorta di disfacimento intestinale che la avrebbe rapidamente portata alla morte. Io ero disperata, lei era la mia prima bambina, ricordo che il medico non ci aveva dato molte speranze. E allora papà andò da Padre Pio dicendomi di stare tranquilla che senz'altro il Signore ci avrebbe aiutati.
Erano i suoi ultimi giorni di vita, stava molto, molto male. Papà arrivato al convento con una foto di mia figlia si inginocchiò vicino a lui e un frate che era vicino disse: “Padre vedete è Carletto, è venuto a trovarla”. E lui rispose: “sì, si vedo, vedo”.
Papà ricorda che in quell'occasione Padre Pio gli aveva dato uno sguardo che non avrebbe mai dovuto dimenticare, ed infatti quello purtroppo era anche uno sguardo di addio, perché papà tornato a Roma subito dopo partì per la Germania per lavoro e Padre Pio dopo pochi giorni morì.
Il giorno in cui il Padre morì, il 23 settembre 1968, io ero con mia madre e la mia bambina morente. Stavamo aspettando il pediatra per portarla in ospedale per un ultimo tentativo, quando una telefonata ci informa che Padre Pio era morto. Ricordo che ero sconvolta sono... corsa fuori dalla mia camera in una stanza dove c'era una gigantografia di Padre Pio. Mi sono inginocchiata sotto a quella foto e mi sono messa a piangere, per me fu un dolore infinito. 
Tra me dicevo: “Padre adesso che sei in cielo, puoi aiutarmi ancora di più. Ti prego salva Annagrazia! E mentre stavo assorta in preghiera scongiurandolo di far guarire mia figlia, mia madre mi chiamò e tutta trafelata mi disse: “Corri, corri giù”.
Io mi precipitai in fondo alle scale e vidi che nella mia bambina si stavano ripristinando in maniera normale tutte le funzioni vitali. E da quel giorno, poco per volta guarì completamente. Io ritengo che quello sia stato il primo miracolo di Padre Pio dopo la sua scomparsa. Ma non è finita qui. Dopo un anno stavo seduta con in braccio la mia bambina sotto quella stessa fotografia, e le dicevo: “Guarda Padre Pio, ricordati che in questo giorno un anno fa, ti ha concesso la grazia della tua guarigione. E mentre così dicevo, la mia bambina che era ancora piccola e non poteva fingere disse: “Oh… Pa… Pio... occhi, così...”. Voleva dire che vedeva il Padre aprire e chiudere gli occhi. E poi disse ancora: “Ride...”. E allora io dissi: “Guarda... non ti devi mai più scordare di questo momento. Poi mano a mano che cresceva glielo ricordai ancora, gli raccomandai di non scordarselo mai. Adesso mia figlia ha 26 anni, è sanissima, si è ripresa in un modo meraviglioso, non ci sono volute cure particolari e non ha mai più avuto nessun disturbo. Inutile dire che anche lei è una devota di Padre Pio".
(Beppe Amico, Padre Pio, il frate dei miracoli, un profilo inedito, Riverdito edizioni, 2016, pag. 119 ss.)

Carlo Campanini con Padre Pio
 
 1999 Lauro Bonaguro. 
Lauro Bonaguro di Polesella in provincia di Rovigo, e residente a Ferrara fu colpito da un ictus il 24 luglio 1998. Era completamente paralizzato nella parte destra del corpo, e non riusciva a parlare bene. Stette un mese in ospedale, ma non migliorò. Per camminare trascinava la gamba destra e aveva  forti dolori al braccio destro. Il giorno 2 maggio 1999, durante il rito della beatificazione di Padre Pio, stava guardando la televisione, e pregando Padre Pio allo stesso tempo, di poter essere capace di sopportare la malattia. All'improvviso Lauro e la moglie sentirono un profumo, che diventava sempre più forte, al punto di sentirsi soffocati. La moglie andò dappertutto, in casa e in giardino per vedere da dove veniva quel profumo. Non c'era una spiegazione. Al momento della scoperta dell'immagine di Padre Pio sulla facciata di San Pietro, il profumo diventò ancora più forte. Il profumo finì dopo parecchi minuti. Poco tempo dopo la moglie vide Lauro in piedi nel bagno che si pettinava allo specchio. Egli non aveva fatto caso che si reggeva perfettamente in piedi e stava camminando normalmente. Lauro riprese a lavorare normalmente, guidando la macchina senza problemi. (Iasenzaniro, Fr. Marcellino, "The Padre" Saint Pio of Pietrelcina, The great Family, third part, Edizioni Padre Pio, 2008, pag. 657-9) 
 

 

Torna all'Indice