Capitolo 32: Doni mistici, 7 doni dello Spirito Santo (profeta Isaia), 3 virtù teologali

 

Doni mistici: Fusione dei cuori, tocco sostanziale, locuzione, rivelazione, bacio divino, notte oscura, unione mistica, contemplazione, estasi, apparizioni, visioni, rapimenti, trasfigurazione, trasporti d'amore.
7 doni dello Spirito Santo: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà, timor di Dio.
3 virtù teologali: fede, speranza, carità.

 


Doni mistici
Rivelato il dove Epistolario P. Pio
Fusione dei cuori 16 aprile 1912 Chiesa S. Maria degli Angeli, Pietrelcina (Ep. I, 273)
Tocco sostanziale 1° novembre 1913 Casa del fratello Michele a Pietrelcina (Ep. I, 420)
Locuzione 29 dicembre 1912 Casa del fratello Michele a Pietrelcina (Epist. I, 328)
Rivelazione 15 marzo 1913 Casa del fratello Michele a Pietrelcina (Epist. I, 344-5)
Bacio divino 10 ottobre 1915 Casa del fratello Michele a Pietrelcina (Ep. I, 668-9)
Notte oscura 4 maggio 1914 Lettera a Padre Benedetto (Ep. I, 119-20)
Unione mistica 12 gennaio 1919 Lettera a Padre Benedetto (Ep. I, 1113)
Contemplazione 28 luglio 1914 Lettera a Raffaelina Cerase (Ep. II, 143)
Estasi Il diretto contatto con Dio. Dai 5 anni in poi. Lo stato più alto della mistica. (Agostino, Diario)
Apparizioni Rivelata a Mons. Rossi: "Dal 1911-12 circa" Dopo l'ordinazione sacerdotale Pietrelcina
Visioni "Non molto dopo del noviziato"(Riv.10-10-1915  Può essere da sveglio o in sogno. (Ep. I, 669)
Rapimenti Rivelato 26 marzo 1914. San Paolo "Terzo Cielo" (Epist. I, 462)
Trasfigurazione Aspetto luminoso e abbagliante In momenti speciali (Capuano, 275)

7 Doni dello Spirito Santo
Libro del profeta Isaia 11:1-3    
Sapienza Padre Pio il 29 marzo 1911 Lettera a Padre Benedetto Epist. I, 217
Intelletto Padre Pio 9 luglio 1918 Lettera a Margherita Tresca Epist. III, 194
Consiglio Padre Pio il 14 febbraio 1915 Lettera a Padre Paolino Epist. IV, 165
Fortezza Padre Pio il 1° novembre 1913 Lettera a Padre Benedetto Epist. I, 421
Scienza Padre Pio il 1° novembre 1913 Lettera a Padre Benedetto Epist. I, 422-3
Pietà Padre Pio il 1° novembre 1913 Lettera a Padre Benedetto Epist. I, 420
Timor di Dio Padre Pio il 19 giugno 1918 Lettera a Padre Benedetto Epist. I, 1038

3 virtù teologali
Doni di Dio 1 Corinzi 13:13 San Paolo
Fede Cronistoria del convento San Giovanni Rotondo Foglio 378
Speranza Padre Pio 6 settembre 1918 Convento Epist. I, 1076
Carità Lettera a P. Benedetto il 26 marzo 1914 Lettera scritta da Padre Pio Epist. I, 462-3
 

 

 

Doni mistici

 

 

Fusione dei cuori

Padre Pio ebbe il dono della fusione dei cuori dopo la messa celebrata nella chiesa di Santa Maria degli angeli a Pietrelcina, il 18 aprile 1912. Egli stesso descrisse l'evento nella lettera inviata in quella data a Padre Agostino:

"Finita la Messa mi trattenni con Gesù nel rendimento di grazie. Oh quanto fu soave il colloquio tenuto col Paradiso in questa mattina! Fu tale che pur volendomi provare a voler dir tutto, non lo potrei; vi furono cose che non possono tradursi in un linguaggio umano, senza perdere il loro senso profondo e celeste.

 

Il cuore di Gesù ed il mio, permettetemi l'espressione, si fusero. Non erano più due cuori che battevano, ma uno solo.

Il mio cuore era scomparso, come una goccia d'acqua che si smarrisce in un mare. Gesù ne era il Paradiso, il re.

La gioia in me era sì intensa e sì profonda, che più non mi potei contenere; le lacrime più deliziose mi inondarono il volto." (Cfr. Epist. I, 273)

 
Fusione mistica: Identificazione di una persona con Cristo, in cui avviene una fusione totale, pur rimanendo due persone distinte.
 
Da una lettera di Padre Pio a Vittorina Ventrella: "Il nostro dolcissimo Salvatore ti svelli il cuore, come fece colla sua serva santa Caterina da Siena e ti conceda il suo divinissimo, mediante il quale tu possa vivere intieramente del suo santo amore." (Epist. III, 604)

Jacopo Vignali, 1631, Cristo svelle il cuore di Santa Caterina da Siena


Scuola Fiorentina , circa 1620, Santa Caterina da Siena dona il cuore a Gesù


Santa Caterina da Genova dona il cuore a Gesù

 

 

Tocco sostanziale
 
I tocchi sostanziali sono deliziose sensazioni spirituali impresse da un particolare contatto con Dio, così profonde che conducono a una unione divina dell'anima con Dio, e sono accompagnati da una forte illuminazione dell'intelligenza." ( A. Tanquerey, Précis de théologie ascétique et mystique, pag. 936)

San Giovanni della Croce descrisse in dettaglio il dono del tocco. In breve, la sostanza di Dio tocca la sostanza dell'anima, e in quel tocco delicatissimo Dio comunica all'anima le sue perfezioni, sicché l'anima in quell'intimo tocco divino gusta queste perfezioni in modo eminente. In questi tocchi l'anima gode un diletto il più simile che si possa al gaudio beatifico. (Giovanni Battista Scaramelli, Dottrina di San Giovanni della Croce compresa con metodo chiaro in tre brevi trattati, Lucca, Tipografia di T. Baroni, 1860, pag. 239)

Padre Pio nella lettera del 1° novembre 1913 a padre Benedetto: "Non appena mi pongo a pregare, subito sento che l'anima incomincia a raccogliersi in una pace e tranquillità da non potersi esprimere colle parole. I sensi restano sospesi, ad eccezione dell'udito... Spesse volte poi mi accade che in certi momenti nei quali il continuo pensiero di Dio, che è sempre a me presente, mi si allontano un po' dalla mente, mi sento allora in un tratto toccarmi da nostro Signore in un modo assai penetrante e soave nel centro dell'anima... (Ep. I, 420)
 
Dalla lettera a Padre Benedetto del giugno 1913: "Altre volte mi accade che Dio .... mi tocca in modo sì vivo, che sono portato fuori di me stesso, ed allora il Signore suole farmi la grazia di scoprirmi alcuni segreti che mi rimangono sì impressi nel fondo dell'anima, che non se ne possono più cancellare, sebbene non tutti questi segreti posso esprimerli, mancandomi termini il più delle volte per ciò farlo... Ed anche dopo tali favori, che alcune volte durano più giorni, la volontà rimane come inebriata e l'intelletto tutto assorto in ciò che ha visto." (Epist. I, 368)

Lettera a Padre Benedetto del 27 luglio 1918: "... all'offertorio della santa messa... non saprei dire nemmeno lontanamente ciò che avvenne in quel fugace momento... fu causato no dalla vista, ma da una cosa che mi sentii toccare dalla parte più secreta ed intima dell'anima. Io non riesco a dire altro di questo avvenimento." (Epist. I, 1053)
 
Lettera a Padre Benedetto dell'8 marzo 1916: "Una sola volta ho sentito nella più secreta ed intima parte del mio spirito una cosa sì delicata, che non so come poterla dare a intendere.L'anima  sentì dapprima, senza poter vedere, la di lui presenza ed in seguito,direi così, egli si avvicinò sì stretto all'anima, che questa avvertì pienamente il di lui toccamento, proprio, per darvene una pallida figura, come suo avvenire quando ci accade che il nostro corpo tocchi strettamente un altro. Non so dire altro al riguardo, solo vi confesso che fui preso dal più grande spavento in principio, che di lì a poco fu cambiato questo spavento in una celestiale ebbrezza. Mi sembrò che non fossi più nello stato ti viatore, e non saprei dirvi se quando ciò avvenne avvertii o no di essere ancoa in questo corpo. Iddio solo lo sa ed io non saprei dirvi altro per meglio darvi ad intendere questo avvenimento." (Epist. I, 757)
 

 

 

Locuzione
 

L'ascolto di parole o frasi che si formano nella mente o sono percepita come voce esterna, senza alcun intervento dei sensi. Auricolari, se percepite dall'udito; immaginarie, se percepite dall'immaginazione in stato di veglia o di sonno; intellettuali, se udite direttamente nell'intelletto senza concorso di sensi interni ed esterni.

Lettera a Padre Agostino del 29 dicembre 1912: "Gesù mi ha fatto sentire assai più la sua voce al mio cuore: "Figlio mio, l'amore si conosce nel dolore, lo sentirai acuto nello spirito, e più acuto ancora lo sentirai nel corpo." (Epist. I, 328)

Lettera a Padre Agostino del 18 gennaio 1913: "Con ripetuti colpi di salutare scalpello e con diligente ripulitura soglio preparare le pietre che dovranno entrare nella composizione dell'eterno edificio." Queste parole mi va ripetendo Gesù ogni qualvolta mi regala nuove croci." (Epist. I, 329)

Lettera a Padre Agostino del 13 febbraio 1913: "Non temere, io ti farò soffrire, ma te ne darò anche la forza - mi va ripetendo Gesù -... Niente prevarrà contro coloro che gemono sotto la croce per amor mio e che io mi sono adoperato per proteggerli... Sotto la croce si impara ad amare ed io non la do a tutti, ma solo alle anime che mi sono più care." (Epist. I, 339)

Lettera a Padre Agostino del 12 marzo 1913: "Sentite, padre mio, i giusti lamenti del dolcissimo Gesù: "Con quanta ingratitudine viene ripagato il mio amore dagli uomini! Sarei stato meno offeso da costoro se l'avessi amato di meno. Mio padre non vuole più sopportarli, le anime da me più predilette, messe alla prova mi vengono meno, le deboli si abbandonano all'isgomento, le forti si vanno rilassando a poco a poco.... mi rimangono solo di notte, solo di giorno nelle chiese... il mio cuore è dimenticato" (Epist. I, 342)

Lettera a Padre Agostino del 28 luglio 1913: "Per la locuzione del Signore al vostro riguardo non volli riferirvi il resto, perché so del male che avrebbe arrecato nello spirito.... Ma Gesù mi è apparso di nuovo: "Non temere... adesso riferisci al padre tuo fedelmente tutto quello che si è andato svolgendo in te.Egli non oserà più importi di terminare la mia locuzione." (Epist. I, 394)



 

Rivelazione

Manifestazione soprannaturale di verità occulte o di segreti divini fatta da Dio per il bene generale della Chiesa o per l'utilità particolare dell'anima che la riceve. Pubblica: rivolta a tutta la Chiesa; privata: rivolta a una persona in particolare.

Lettera a Padre Benedetto del 15 marzo 1913: "Gesù si lamenta moltissimo per le ingratitudini degli uomini, ma in modo speciale per quelle della nostra madre provincia. ..."I religiosi , dice Gesù, si credono di essere tanti principi... quante anime scandalizzano essi per le trasgressione della loro professione! ... Il mio Padre non vuole più sopportarli.... Parla, figlio mio, non tacere, parla, fa' sentire loro la mia collera." (Epist. I, 344-5)

Lettera a Padre Agostino del 18 marzo 1913: "Ho pregato Gesù per quell'affare.... Egli è sempre in collera colla nostra provincia..." (Epist. I, 349)

Lettera a Padre Benedetto del giugno 1913: "...Altre volte ancora mi accade, anche stando occupato in cose indifferenti che a una semplice parola che sento di Dio... sono portato duori di me stesso, ed allora il Signore suole farmi la grazia di scoprirmi alcuni segreti che mi rimangono sì impressi nel fondo dell'anima, che non si possono più cancellare, sebbene non tutti questi segreti posso esprimerli, mancandomi termini il più delle volte per ciò farlo; ed anche di quiei medesimi che in un certo modo riesco ad esprimerli, perdono tanto del loro splendore, che mi fa quasi a me stesso compassione e ribrezzo." (Epist. I, 368)
Lettera a Padre Benedetto il 7 luglio 1913: "Mi è apparso nostro Signore, il quale così mi ha parlato: "Figliuolo mio, non lasciare di scrivere quell che odi oggi dalla mia bocca... nessuna creatura si perderà senza saperlo...l'anima a cui io soglio parlare l'attiro sempre a me; invece le arti del demonio tendono ad allontanarla da me... I timori che l'anima sente in certi momenti della vita sulla sua eterna salute, se hanno per me come autore si riconosceranno dalla pace e serenità, che lasciano nell'annima..." (Epist. I, 382)
 
Lettera a Padre Agostino del 16 novembre 1914: "Vi riferisco quello che Gesù mi suggerisce intorno allo stato di quell'anime. Egli dice: "E' un'anima a me cara assai! Fatele pur sapere che il lavoro, il ritiro, la preghiera e la frequenza ai sacramenti la santificheranno. Si abbandoni pure su questo mio cuore e si rammenti che io sono il padre specialissimo degli orfani. Mia madre supplisce a quell'altra madre che io volli per me." (Epist. I, 505)
 
Lettera a Padre Benedetto del 28 giugno 1917: "Circa poi l'accusa dei vostri peccati, nelle vostre passate confessioni, è stata fatta bene. Vivete tranquillo. Ciò che ho detto, non l'ho detto, mio caro padre, per semplice formalità o per una certa specie di pietà o di carità filiale verso di voi, che in realtà non sarebbe tale, ma l'ho detto perché così sta la cosa dinanzi a Dio." (Epist. I, 904)

 

Bacio divino
 
Bacio divino: Un tocco sostanziale limitato nel tempo, di Dio verso l'anima prescelta, che lascia il desiderio di risperimentarlo. Oppure, uno stadio stabile di rapporto amoroso tra l'anima e Dio.
Il bacio è l'elemento più significativo del matrimonio spirituale o sposalizio mistico, la cui essenziale componente è l'unione tra lo Sposo e l'anima prescelta. (San Giovanni della Croce, Cantico spirituale, 22,7)
Lettera a Padre Agostino il 17 agosto 1913: "Chiediamo a Gesù con la sposa del canti dei cantici "Mi baci con i baci della sua bocca. Sì, migliore del vino è il tuo amore." (Cantico dei cantici 1,1) Quante volte questo bacio di pace, a noi sacerdoti specialmente ci viene dato da Gesù nel santissimo sacramente! Sì, desideriamolo ardentemente questo bacio dalla bocca divina e più ancora mostriamocene riconoscenti. Qual più caro dono possiamo noi miseri mortali desiderare da Dio." (Epist. I, 406)
"Consoli questo tenerissimo sposo della sacra cantica un'anima che ha sete di lui e la consoli di quello stesso bacio divino, del quale ne lo richiedeva la sacra sposa. Ditegli che fino a quando un'anima non arriverà a ricevere questo bacio non potrà giammai stringere un patto con lui inquesti termini: "Io sono tutto pel mio diletto e il mio diletto è tutto per me." (Cant. 6, 3)  Lettera a Padre Agostino del 10 ottobre 1915. (Epist. I, 668-9)
 
Lettera a Padre Benedetto del 18 marzo 1915:

"..Questo cibo assai delicato... mi produce di continuo delle fortissime indigestioni spirituali,... a tal punto da far gemere per vivissimo dolore ed amore insieme la povera anima. La meschinella non sa adattarsi a questo nuovo modo che tiene il signore con lei ed ecco che il bacio ed il toccamento, direi così sostanziale che questo amorosissimo padre celeste imprime sull'anima, le riesce ancora di una estrema pena."   (Epist. I, 545)

 

 

Notte oscura


Il 19 dicembre 1913, Padre Pio scrisse una lettera a Padre Agostino, in risposta a una sua richiesta di suggerimenti riguardo a due persone che attraversavano la dura prova della purificazione dello spirito detta notte oscura. Padre Pio: "La loro sorte è invidiabile... sento per esse un'invidia santa... Il loro stato è tale al presente che non sono in grado da sentire più alcun conforto per qualunque buona parola possa loro essere suggerita. Iddio ha piombato il loro intelletto nelle tenebre, la loro volontà è posta nell'aridità, la memoria nel vuoto, il cuore nell'amarezza, nell'abbattimento, in una estrema desolazione; e tutto questo è grandemente invidiabile, perché tutto concorre a disporre ed a preparare il loro cuore a ricevere in se stesso la forma vera dello spirito, che altro non costituisce l'unione d'amore...

Iddio vuole sposarsi coll'anima in fede e l'anima che deve celebrare questo celeste connubio in fede pura deve camminare, la quale soltanto è mezzo adatto ed unico per quest'unione d'amore.
L'anima, dico, per assorgere alla divina contemplazione, deve essere purificata di tutte le imperfezioni non solo attuali, che si ottiene con la purga sensitiva, ma sibbene da tutte le imperfezioni abituali, che sono certe affezioni, certe abitudini imperfette che la purga del senso non è riuscita ad estirpare e che rimangono nell'anima come allo stato di radice; e che si ottiene colla purga dello spirito, colla quale Iddio con una luce altissima penetri tutta l'anima, intimamente la trafigga e tutta la rinnovi.
Questa luce altissima, che Dio fa scendere in dette anime le investe in modo penale e desolante il loro spirito, in modo da cagionare alle anime afflizioni estreme e pene interiori di morte.....
Tutto questo avviene in sul principio, trovando la divina luce indisposte le anime alla divina unione... e quando poi poi questa luce l'ha purgate, le investe allora in modo illuminativo, innalzandole alla vista ed all'unione perfetta di Dio." (Epist. I, 440-1)


Nella lettera del 4 maggio 1914 a Padre Benedetto, così scrive: "Che debbo dirvi della povera anima mia?....E' l'alta notte per l'anima. L'anima viene posta in afflizioni estreme e pene interiori di morte.... L'anima posta in questo stato anela a Dio, fonte di ogni bene, e solo con un profluvio di lacrime palesa la pena delle sue brame... Tutto l'inferno allora si riversa con i suoi ruggiti cavernosi su di lei... Non è tutto ancora: l'anima stessa sembra che si sia votata a congiurare contro se stessa servendosi a tal fine della fantasia e della immaginazione. I belli giorni passati col dolcissimo Gesù spariscono del tutto dalla mente.  Tale sto non dura a lungo in una istessa intensità, nè potrebbe, a mio credere, durare più a lungo senza che l'anima uscisse dal corpo. ...E' una prova di fuoco, mio carissimo padre. Uscita l'anima da questa prova di fuoco, si rende più sgravata maggiormente delle vesti dell'uomo vecchio. " (Epist. I, 119-20) e (Epist I, 469-70)

La notte oscura di Padre Pio è descritta con con eleganza e grande competenza nella presentazione dell'itinerario mistico di Padre Pio, nel primo volume dell'epistolario, alle pagine 117-142)
 
Lettera a Padre Agostino, fine gennaio 1916: "L'anima mia da più tempo si trova immersa giorno e notte nell'alta notte dello spirito. Le tenebre spirituali mi durano delle lunghissime ore, dei lunghissimi giorni e spesso delle intere settimane. Allorchè sono in questa notte, io non saprei dirvi se mi trovo dell'inferno o nel purgatorio. Gli intervalli nei quali scende un pò di luce nel mio spirito sono assai fugaci e, mentre mi domando allora conto del mio essere, mi sento in un baleno cadere in questo carcere tenebroso, istantaneamente perdo la memoria di tutti quei favori dei qualiil Signore fu sì largo con l'anima mia... E' un continuo deserto di tenebre, di abbattimento, d'insensibilità, è la terra natale della morte, la notte dell'abbandono, la caverna della desolazione; qui si trova la povera anima lontana dal suo Dio e solo con se stessa. Strappata al suo sposo, lacerata sino nelle parti sue più recondite, ella non sa più che si fare in questa notte altissima... Un muro di bronzo sembrami racchiudermi per sempre in questo orrido carcere. In questa notte di oscuratissime tenebre il mio spirito cieco va errando alla ventura, il mio cuore è disseccato, le forze sono abbattute, i sensi sono estenuati.... Mi accorgo benissimo che nessuno può prestarmi sollievo alcuno in queste angosce sì profonde, che io stesso non basto ad esprimere a me stesso, e nessuno è in istato di comprendere, a me no non le abbia provate." (Epist. I, 722-5)
 
Lettera a Padre Agostino del 6 settembre 1916: "Vivo in una perpetua notte e questa notte non accenna afftto di ritirare le sue follte tenebre per dar luogo alla bella aurora." (Epist. I, 817)
 
Lettera a Padre Agostino del 6 luglio 1917: "La notte dello spirito si va facendo sempre più alta e non veggo l'ora di poterne uscire." (Epist. I, 906)
 
Lettera a Padre Benedetto del 16 luglio 1917: "spiro alla luce e questa luce non viene mai; e se alle volte pure si vede qualche temue raggio, il che avviene troppo di raro, è desso proprio che riaccende nell'animo le brame le più disperate di rivedere risplendere il sole; e queste brame sono sì forti e violente che spessissimo mi fanno languire e spasimare di amore per Iddio e mi vedo sul punto di andare in deliquio." (Epist. I, 909-10)
 
Lettera a Padre Benedetto del 4 giugno 1918: "... Le tenebre mi hanno da ogni parte ricoperto... E' arduo l'avanzare tra il fosco buio di queste fitte tenebre... Mi sono sperduto tra il folto tenebrìo delle più folte tenebre..." (Epist. I, 1027-9)
 
Lettera a Padre Benedetto il 27 luglio 1918: "...Chiuso completamente alla luce del giorno, senza spiraglio che diradi la mia notte sempiterna, striscio nella polvere del mio nulla..." (Epist. I, 1052)
 
Padre Pio ricevette le stimmate il 20 settembre 1918.
 
Lettera a Padre Benedetto del 17 ottobre 1918: "...Ho passato e passo ore terribili e tristi...Sarà necessario che io pronunzi il fiat nel mirare quel misterioso personaggio che mi impiagò tutto e non desiste dalla dura, aspra, acuta e penetrante operazione, e non dà tempo al tempo che venga a rimarginare le piaghe antiche, che già su queste ne viene ad aprire delle nuove con infinito strazio della povera vittima..." (Epist. I, 1090)

 

 

Unione mistica


Lettera a padre Benedetto del 12 gennaio 1919: "L'infinito amore nell'immensità della sua forza ... si va riversando tutto nel piccolo vaso di questa creatura. ...Come farò a portare l'infinito nel piccolo mio cuore? ... Come farò a reggere a sì immensa operazione dell'altissimo? ... Ma allorquando mi veggo incapace di sostenere il peso di quest'amore ... mi sento riempito di terrore che forse dovrò lasciarlo per l'incapacità di poterlo contenere nell'angusta casetta del mio cuore. ...Sono fuori di me. ... Gli amplessi del diletto che allora si succedono a grande profusione  e direi quasi senza posa e senza misura non valgono ad estinguere l'acuto martirio di sentirsi incapace a portare il peso di un amore infinito. ... Ed è proprio in questi periodi che sono quasi continui, che l'anima proferisce frasi verso di questo amante divino che mi fa orrore a proferirle quando sono in me stesso." (Epist. I, 1113)
 
A Padre Benedetto il 29 gennaio 1920: "... Mi sento affogato nel pelago immenso dell'amore del diletto. Io vado facendo una continua indigestione.... Nel riversarsi che egli fa nel piccolo vaso della mia esistenza si soffre il martirio di non poterlo contenere..." (Epist. I, 1122)
 
A Padre Benedetto l'8 ottobre 1920: "Le due forze che in apparenza sembrano estremamente contrarie, quella di voler vivere per giovare ai fratelli di esilio e quella di voler morire per unirmi allo Sposo, in questi ultimi tempi le ento superlativamente ingigantirsi nell'alta punta dello spirito." (Epist. I, 1181)
 
 
A Padre Agostino il 17 giugno 1912: "...se Gesù continua a bruciarmi il cuore e le viscere, al mattino prima di unirmi a lui, non potrò più resistere, e me ne andrò..." (Epist. I, 289)
 
A Padre Agostino il 28 giugno 1912: "Questa notte scorsa l'ho passata tutta intiera con Gesù appassionato." (Epist. I, 293)
 
A Padre Agostino il 29 dicembre 1912: "In questi giorni anto solenni per me, perché feste del celeste Bambino, spesso sono stato preso da quegli eccessi d'amore divino, che tanto fanno languire il mio povero cuore." (Epist. I, 328)
 
A padre Agostino il 6 maggio 1913: "Questa tenerissima Madre...quando mi trovo alla presenza sua e a quella di Gesù ... mi sento tutto bruciare senza fuoco; mi sento stretto e legato al Figlio per mezzo di questa Madre, senza neanche vedere le catene che tanto stretto mi tengono; mille fiamme mi consumano; sento di morire continuamente e più sempre vivo... Eccovi descritto debolmente quello che mi accade quando sono con Gesù e con Maria." (Epist. I, 357)
 
A Pare Agostino il 4 ottobre 1915, dascrivendo lo stato in cui si trova spesso la sua anima: "...Il suo intelletto si sente quasi rapito a contemplarne le meraviglie del divino suo sposo, la volontà invece si strugge el suo dolore, perchè non vorrebbe in modo alcuno essere distolta e disturbata delle dolcezze di quell'amore che essa non intende, ma che altro non può essere se non un amore che non ha nulla di somiglianza con quell'altro che suole portarsi alle crature... La povera volontà nulla intende di questo suo mistero... Lo spirito brucia dal sediderio di conoscere l'oggetto del suo amore, ma l'abisso incomprensibile delle divine grandezze l'opprime, l'abbatte, l'annienta, e sente di essere ridotto al nulle..." (Epist. I, 661)
 
A Padre Benedetto il 2 aprile 1917: "In questi giorni, più che non fu per l'addietro, sento in me un non so che di preoccupante. Le ansie amorose, con le quali il mio cuore si slanciava a Dio, che sembrami come se mi seccassero tutte le ossa per questa sete. Di qui ancora sento che grande alterazione avviene nel fisico." (Epist. I, 882)

 
Clemente De Torres, circa 100, Matrimonio mistico di Santa Caterina da Siena


Pierre Subleyras, 1740, Matrimonio mistico di Santa Caterina Ricci


Marcantonio Cesareo, metà secolo XVII, Sposalizio mistico di Santa Caterina d'Alessandria

 

 

Contemplazione

A Raffaelina Cerase il 28 luglio 1914: "Con la contemplazione si entra nel teatro delle divine bellezze, aperto agli sguardi della nostra mente." (Epist. II, 143)
 
La contemplazione è uno sguardo di fede, un silenzioso amore.
San Giovanni della Croce: La differenza tra meditazione e contemplazione è la stessa che vige tra il lavorare a un'opera e il godere dell'opera fatta, oppure tra la fatica del cammino e la riposante quiete al termine del cammino, o tra la preparazione di un cibo e di mangiarlo, o di gustarlo già cotto, senza alcuna fatica, o ancora tra il ricevere e l'approfittare di ciò che si è ricevuto. La meditazione è un bene acquisito, la contemplazione è un bene ricevuto. (S. Giovanni della Croce, Salita del Monte Carmelo, Cap. 14:7)
La contemplazione infusa, chiamata anche superiore, intuitiva, passiva, straordinaria, è una forma di unione mistica con Dio, caratterizzata dal fatto che è Dio che si manifesta.  L'intelletto riceve intuizioni particolari in cose dello spirito e gli affetti sono animati straordinariamente dall'amore divino.

Lettera a Padre Agostino del 19 dicembre 1913: "Iddio vuole sposarsi coll'anima in fede e l'anima che deve celebrare questo celeste connubio in fede pura deve camminare., la quale soltanto è mezzo adatto ed unico per quest'unione d'amore. L'anima, dico, per assorger alla divina contemplazione, deve essere purificata di tutte le imperfezioni non solo attuali ma sibbene abituali, che si ottiene con la purga dello spirito, colla quale Iddio con una luce altissima penetri tutta l'anima, intimamente la trafigga e la rinnovi. Questa luce altissima, che Iddio fa scendere in dette anime le investe in modo penale e desolante... esse non sono presentemente in grado di comprendere questa divina operazione, questa altissima luce... Tutto questo avviene in sul principio, trovando la divina luce indisposte le anime alla divina unione... e quando poi questa luce l'ha purgate, le investe allora in modo illuminativo, innalzandole alla vista ed all'unione perfetta di Dio." (Epist.I, 441)
 
Le sempre nuove e più meravigliose scoperte che l'anima, alla luce di questa intima contemplazione, va facendo di Dio, dei suoi misteri e dei suoi attributi, la riempiono d'ammirazione profonda e d'incontenibile gioia, d'una felicità di paradiso e la inondano di una "quasi continua indigestione di consolazioni"." (Epist. I, 108)
 
Lettera a Padre Benedetto del 6 settembre 1916: "Iddio lo sento nel centro dell'anima mia, ma non saprei dirvi il come lo sento... Lo sento su me presente, eppure le sua presenza di quanta caligine è rivestita... Il mio sguardo è sempre fisso su questa misteriosa presenza... perché l'oggetto da contemplare si va sempre più ingrandendo, tenendosi sempre più nascosto." (Epist. I, 817-8)

 

 

Estasi


Padre Agostino

Nel 1915  scriverà padre Agostino nel suo Diario su Padre Pio: «Le estasi e le apparizioni cominciarono al quinto anno di età, quando ebbe il pensiero ed il sentimento di consacrarsi per sempre al Signore, e furono continue. Interrogato come mai le avesse celate per tanto tempo, candidamente rispose che non le aveva manifestate perché le credeva cose ordinarie che succedevano a tutte le anime; difatti un giorno (quando Padre Pio era già un sacerdote di 28 anni) mi chiese ingenuamente: “E Lei non la vede la Madonna?”. Ad una mia risposta negativa soggiunse: “Lei lo dice per santa umiltà”. (Positio III/1, p. 14) (Padre Agostino da San Marco in Lamis, Diario, Edizioni Padre Pio, San Giovanni Rotondo, IV edizione,  2012, pag.53)

Ancora Padre Agostino: "Tanto a Venafro che a Pietrelcina assistetti a parecchie estasi in cui ordinariamente apparivano al Padre Gesù, la Madonna, e l'Angelo Custode. Le estasi duravano una mezz'ora ed anche di più. Ebbe la visione del Serafico Padre San Francesco quando padre Pacifico... fece sapere... che avrebbe chiesto il Breve di secolarizzazione. Padre Pio... si lamentò con lui, dicendo: "Padre mio, ora mi discacci dal tuo Ordine, per verità fammi piuttosto morire..." (Agostino, Diario, pag. 277-8)

Padre Pio stette a Venafro dal 28 ottobre al 6 dicembre 1911.


Dr. Nicola Lombardi

Il medico dei frati di Venafro, dr. Nicola Lombardi, assistette due volte alle "estasi" di Padre Pio. La prima volta il 29 novembre per pochi minuti, la seconda il 3 dicembre per circa mezz'ora. Egli lasciò una dichiarazione scritta. "Si udiva solo la voce di Padre Pio e non quella dei suoi interlocutori." ...

"I battiti del cuore non sono sincroni con quelli del polso. ...Il dottore , vedendolo con gli occhi aperti, fissi in alto senza mai battere palpebre, accese un cerino e glielo tenne fermo dinanzi alla pupilla. Padre Pio non avvertiva nulla.... " 

"Siccome dopo l'estasi il santo figliuolo rimaneva addormentato e solo si svegliava dopo parecchio tempo o subito a un precetto di obbedienza, allora il superiore dinanzi al medico lo chiamò a voce bassa fuori della stanza, in modo che chi vi era dentro non sentì nulla e Padre Pio tosto si svegliò dicendo: "Chi è?" Il medico si meravigliò anche di questo fenomeno. (P. Agostino, Diario, 55-6 e 269-71) (Mischitelli, 99-100) (Convento Frati Minori Cappuccini, Gli 11 conventi di Padre Pio, Edizioni Frati Cappuccini, San Giovanni Rotondo, 2001, pag. 130-1)

Don Salvatore Pannullo

La prima lamentela sollevata dai paesani fu che la Messa da lui celebrata durava troppo a lungo. Protestarono col parroco, il quale non sapeva come risolvere la situazione. «Il parroco mi disse - continua don Giuseppe Orlando - che l’aveva accusato finanche al padre Guardiano dei Cappuccini, che veniva spesso a Pietrelcina per interessarsi della salute del suo suddito, e il P. Guardiano aveva pregato il parroco di richiamarlo con la mente perché così per santa ubbidienza avrebbe subito ubbidito». Don Pannullo sul momento pensò che il Padre guardiano volesse prendersi burla di lui, ma volle provare lo stesso. «Ebbene - conclude don Giuseppe Orlando - tutti i giorni che Padre Pio diceva messa l’arciprete si metteva in Chiesa e, a distanza, mentalmente lo comandava; e Padre Pio subito ubbidiva. “Senti, Peppino, mi confermò l’arciprete, io ho i piedi sulla tomba e tu devi credermi che quanto ti ho detto è vero.”» ( Questa parte del Diario di don Giuseppe Orlando è riportata in fotocopia da CHIOCCI e CIRRI, vol. III, p. 19. Vedi Giannuzzi, San Pio, pag. 65, nota 24)

 Sassetta, Estasi di San Francesco (1437) 

 
 

La beata Ludovica Albertoni in estasi, Gian Lorenzo Bernini 1674, Roma, chiesa di San Francesco a Ripa
 

 

Apparizioni
 
Padre Agostino scrisse nel suo Diario: "Le estasi e le apparizioni cominciarono al quinto anno di età." (Agostino, Diario, pag. 53)

Apparizioni in veglia
Mons. Raffaello Rossi, vescovo di Volterra e Inquisitore del sant'Ufficio domanda a Padre Pio il il 15 giugno 1921 alle ore 17: "Se altri fatti... gli sono occorsi di apparente natura mistica." Padre Pio risponde sotto giuramento: "Sì,
apparizioni in veglia di Nostro Signore, della Madonna, di San Francesco." Interrogatore: "Da quando cominciarono fatti di questa indole." Risposta: "Dal 1911-12 circa." Interrogatore: "Cessate le suggestioni di apparente indole diabolica, se le cosiddette apparizioni continuarono e continuano." Risposta: "Sì, sebbene più rare." Interrogatore: "Le delle apparizioni erano mute o da esse provenivano avvisi, esortazioni, ecc." Rispost: "sì, ricevevo esortazioni a riguardo di me stesso e anche rimproveri, tutti circa la vita spirituale: così a riguardo di altri." (Francesco Castelli, Padre Pio sotto inchiesta “L’autobiografia segreta”, Editrice Ares, Milano, 2008, pag. 219-20)

Apparizione

“A cinque o sei anni all’altare maggiore (nella chiesa di S. Anna) apparve il Cuore di Gesù: fece segno di accostarsi all’altare e mise la mano in testa, attestando di gradire e confermare l’offerta di sè.” (Fernando, da Riese Pio X, Padre Pio da Pietrelcina Crocifisso senza croce, Edizioni Padre Pio da Pietrelcina, ristampa 2010, pag. 50)

 
A Padre Agostino il 18 gennaio 1912: "Gesù, la Mammina, l'Angioletto, san Giuseppe e il padre san Francesco sono quasi sempre con me." (Epist. I, 252)
"Io sono il trastullo di Gesù Bambino, come lui spesso mi ripete.” (Epistolario volume 1, pag. 331, Lettera a padre Agostino 18 gennaio 1913)

Lettera a Padre Agostino del 1° maggio 1912 riferendosi alla Madonna: "Povera mammina, quanto bene mi vuole. L'ho constatato di ben nuovo allo spuntare di questo bel mese. Con quanta curra mi ha ella accompagnato all'altare questa mattina. Mi è sembrato ch'ella non avesse altro a pensare se non a me solo col riempirmi il cuore tutto di santi affetti." (Epist. I, 276)
 
Lettera a Padre Agostino del 7 aprile 1913: "Venerdì mattina, ero ancora a letto, quando mi apparve Gesù. Era tutto malconcio e sfigurato. Egli mi mostròuna grande moltitudine di sacerdoti regolari e secolari, fra i quali diversi dignitari ecclesiastici; di questi, chi stava celebrando, chi si stava parando e si chi stava svestendo delle sacre vesti." (Epist. I, 350)

   

 

 

Visioni

Monsignor Rossi
Mons. Raffaello Rossi, vescovo di Volterra e Inquisitore del sant'Ufficio domanda a Padre Pio il il 17 giugno 1921 alle ore 19: "Nell'orazione Le occorre nulla di particolare in ordine mistico? per esempio visioni..."
Padre Pio risponde sotto giuramento: " Sì. Visioni di personaggi celesti."
Interr.: "Se si tratti di visioni intellettuali o corporee."
Risp.: "Visioni intellettuali, coll'occhio dell'intelligenza. "
Interr.: "Queste cose nell'orazione avvengono di frequente, d'ordinario, o a casi isolati."
Risp.: "Come casi isolati."
(Francesco Castelli, Padre Pio sotto inchiesta “L’autobiografia segreta”, Editrice Ares, Milano, 2008, pag. 238)


Padre Benedetto
A Padre Benedetto il 20 giugno 1913 Padre Pio cerca di spiegare Rapimenti e Apparizioni:

"Le manifestazioni che il Signore suol fare all'anima mia pare che vadano distinte così:
in manifestazioni ed apparizioni puramente soprannaturali, riguardanti ...
esseri privi di forma... ed in manifestazioni di  esseri sotto forme umane.
Le prime riguardano Iddio, le sue perfezioni, i suoi attributi. Le prime non riesco in nessun modo a trarle in iscritto... le altre riguardano nostro Signore nell'ultima cena, ..nell'orto... nella resurrezione ed in altri modi ancora. Riguardano ancora la Regina degli Angioli ed altri personaggi celesti rivestiti di forme umane." (Epist. I, 373-5)


Padre Agostino
Lettera a Padre Agostino il 10 ottobre 1915 in risposta a delle domande formulategli: "La prima vostra dimanda è che volete sapere da quando Gesù cominciò a favorire la sua povera creatura delle sue celesti visioni. Se male non mi oppongo queste dovettero incominciare non molto dopo del noviziato. " Anno del noviziato dal gennaio 1903 al gennaio 1904. (Epist. I, 669)

“Il Signore mi fa vedere come in uno specchio, tutta la mia vita futura non essere altro che un martirio.”  (Epistolario volume 1, pag. 368, Lettera a padre Benedetto, giugno 1913) Lettera a Padre Agostino del 14 ottobre 1912: " Io riconosco benissimo di non avere in me nienteche sia stato capace di attirare gli sguardi di questo nostro dolcissimo Gesù.La sua sola bontà ha colmato l'anima mia di tanti beni. Egli colla sua visione non mi lascia quasi mai." (Epist. I, 307)
 
Lettera a Padre Benedetto il 7 luglio 1913: "... Questa visione e locuzione di nostro Signore ha immerso l'anima mia in tal pace e contentezza, che tutte le dolcezze del mondo le paiono insipide al paragone di una stilla anche sola di questa beatitudine." (Epist. I, 382)

 

 

Rapimenti
Trasporto irresistibile da parte di una forza superiore verso la realtà soprannaturale

Lettera di Padre Pio a Padre Benedetto del 26 marzo 1914: "Tutte quelle cose straordinarie lungi dall'essere cessate, esse si vanno sempre più rendendo elevate.
I rapimenti sento che hanno aumentato di forza e sogliono avvenire con tale impeto, che tutti gli sforzi per impedirli non valgono proprio a nulla. " (Epist. I, 462)

Rapimenti

Padre Pio spiega nella lettera come è difficile esprimere in parole quello che il Signore gli fa vedere della “celeste patria.” Accade all'anima (mia) quello che accadrebbe ad un povero pastorello se venisse introdotto nelle stanze del palazzo reale, dove un finimondo di oggetti preziosi vi sono collocati e che lui non ha mai visto. Il pastorello, uscito fuori, avrà certamente dinanzi agli occhi della mente tutti quegli oggetti vari, preziosi e belli, ma non saprà certamente né indicarne il numero, né assegnare loro il vero proprio nome. Egli desidererebbe parlare con gli altri di tutto ciò che ha visto, ma vedendo poi che tutti i suoi sforzi non riuscirebbero a farsi intendere, preferisce meglio il tacere. Questo è quello che accade all’anima mia. Tutte quelle cose straordinarie lungi dall’essere cessate, si vanno sempre più rendendo elevate.” (Epistolario I, 462)

Rapimenti
"L'anima posta dal Signore in tale stato, arricchita di tante celesti cognizioni dovrebbe essere più loquace; eppure no, essa è divenuta quasi muta." (Epist. I, 462)


Rapimento
Da una lettera a Padre Benedetto il 21 luglio 1913: "Dopo la celebrazione della santa messa ...il mio spirito si è sentito in un subito
trasportato da una forza superiore in una spaziosissima stanza tutta folgoreggiante di luce vivissima. Su in un alto trono, tempestato di gemme vidi assisa una persona di rara bellezza, quest'era la Vergine santissima, avendo in grembo il Bambino, il quale aveva un atteggiamento maestoso, un volto splendido e luminoso più del sole. Intorno una grande moltitudine di angioli sotto forme assai splendenti," (Epist. I, 388)

 
Lettera a Padre Benedetto il 5 settembre 1918: "Padre, chiesi dai primi miei anni che gli occhi mi si dischiusero alla luce della grazia la propria conoscenza intime e chiara del Dio-Bontà, ed ora che ci siamo alla pienezza di queste sperimentali vedute, i due quadri opposti atterrano la creatura, che vile ed indegna invano ritenta afferrarsi al tutto...Vorrei, padre mio, svotarlo tutto questo mio cuore... ma non è dato a me il potere dall'alto..." (Epist. I, 1072)
 
Lettera a Padre Benedetto il 1° novembre 1913: "Sembra all'anima che tutti gli altri trovino consolazione e sollievo negli stessi loro mali ed essa sola è nelle pene. Il martirio che le va a penetrare proprio nel suo centro è talmente superiore alla debole sua natura, che le riuscirebbe impossibile il soffrire se il pietoso Signore non ne venisse lui stesso a moderare la violenza con alcuni rapimenti, mediante i quali la povera farfalletta si calma e si quieta, sia perché il Signore le ha fatto pregustare alcunché di quello ch'ella desidera, sia ancora per le altre cose, che alcune volte le scopre." (Epist.I, 421-2)
 
San Paolo
Rapimento di San Paolo al terzo cielo. Seconda Lettera ai Corinzi; 12: 2-5:
2Conosco un uomo in Cristo che, quattordici anni fa - se con il corpo o fuori del corpo non lo so, lo sa Dio - fu
rapito fino al terzo cielo.
3
E so che quest'uomo - se con il corpo o senza corpo non lo so, lo sa Dio -
4
fu rapito in paradiso e udì parole indicibili che non è lecito ad alcuno pronunziare.
5
Di lui io mi vanterò! Di me stesso invece non mi vanterò fuorché delle mie debolezze.



Gherardo delle notti, Rapimento di San Paolo al terzo cielo

 

 

 

 Trasfigurazione
 
Trasfigurazione: La persona assume uno straordinario splendore  del volto, e uno stupefacente candore delle vesti.
 

Lucia Iadanza 24 dicembre 1922

La vigilia di Natale del 1922 un gruppetto di tre donne aveva preparato l'altare per la Messa di Padre Pio a mezzanotte. Dopo aver completato il lavoro si sedettero intorno a un braciere per riscaldarsi un po' in attesa dell'orario. Mentre le altre due sonnecchiavano, Lucia Iadanza continuò a recitare il rosario. Ad un tratto, dalla scala interna della sacrestia, scese Padre Pio e si fermò vicino alla finestra. Aveva in braccio Gesù Bambino e il suo volto era tutto raggiante. Quando la visione scomparve Padre Pio s'accorse che Lucia era sveglia e lo stava fissando attonita. Padre Pio: "Lucia, che hai visto?" Lucia: "Padre, ho visto tutto."  Padre Pio: "Non dire nulla a nessuno." (Modestino, Io, 41) (Capuano, 275)

 

Nicola Pazienza

Padre Agostino Da San Marco in Lamis scrive nel suo Diario l'8 aprile 1946: "Nicola Pazienza, un contadino che abita vicino alla nostra clausura, dirimpetto alle finestre delle nostre stanze, mi raccontò che anni orsono, mentre egli dormiva d'estate sull'aia, si sveglio' di botto e vide la stanza del Padre Pio verso mezzanotte tutta illuminata da una luce più fulgida del sole, e il Padre risplendente in mezzo a questa luce. Nicola a tale visione esclamo' tra sè: "Mio Dio, che sarà il Paradiso?" (Agostino, Diario, 189) (Capuano, 277-8)

 

Padre Raffaele

Padre Raffaele da S. Elia a Pianisi, testimoniò in un suo manoscritto quanto avvenne il 19 agosto 1919: "Dormivo nella cella di fronte alla cella #5 dove stava p. Pio. Verso mezzanotte mi levo dal letto quasi spaventato. Il corridoio era nell'oscurità rotta dalla luce incerta di un lumicino al petrolio. Mentre stavo sull'uscio per uscire, ecco che passa p. Pio che torna dal coro ove era stato in preghiera. Era mezzanotte! P. Pio, tutto luminoso, con Gesù bambino tra le braccia, andava a lenti passi e mormorava preghiere. Passa davanti a me, tutto raggiante di luce, e non si accorge della mia presenza. Solo alcuni anni dopo sono venuto a sapere che il 20 settembre ricorreva l'anniversario delle sue stimmate."  Padre Pio Capuano quota e cita: Padre Raffaele, Manoscritto: "Brevi cenni riguardanti la vita di p. Pio e la mia lunga dimora di 35 anni con lui" MS f 38s). (Capuano, Con P. Pio, p. 275)

 

Il giovane universitario

Cleonice Morcaldi, figlia spirituale assidua giornalmente alla messa di Padre Pio, scrisse: " Arriva un giovane universitario, molto spiritoso, che ci chiamava "fanatiche".. La fidanzata lo esorta ad ascoltare una Messa. Per accontentarla, ne ascolta una; ma poi per una decina di giorni lo si vede in chiesa, sempre allo stesso posto. Un giorno piangeva come un bambino. Impressionò tutti. La fidanzata ci disse, in segreto, che fin dal primo giorno vide il Padre con paramenti tutti illuminati di una luce che abbagliava, poi con la corona di spine a forma di cappello, e il viso rigato di sangue. Si commosse  e pianse nel vedere il volto del Padre, tutto dolcezza e serenità, sotto tanto strazio. Fu allora che andò da Padre Pio per raccontargli quello che ogni mattina vedeva. Il Padre gli disse: "Ringrazia il Signore, non ti impressionare, nè ti affliggere, perché io non soffro quanto tu vedi. Mi raccomando di non parlarne a nessuno. I segreti di Dio si tengono nel cuore. Il Signore ti ama. Studiati di essergli sempre fedele." Lui non parlò, ma la zia e la fidanzata ci dissero tutto. Fra l'altro ci dissero che il giovane vedeva solo l'altare e il Padre; la gente che riempiva la chiesa non la vedeva affatto... Dopo aver saputo questo, alla prossima occasio dopo la confessione dissei a Padre Pio: "Ma è proprio vero quello che vede B. durante la vostra Messa?" Mi rispose: "E ne dubiti?" E chiuse lo sportello. (Morcaldi, La mia vita vicino a Padre Pio, Edizioni Casa Sollievo, 2013, p. 66)

   

 

In un alone di luce

Giuseppe Vitiello di Ponza, testimoniò nel 1999: "Ero marittimo su una petroliera. Ogni sera a bordo recitavo le preghiere e facevo l'esame di coscienza, ma non trovavo pace perchè non riuscivo a trovare una ragazza per sistemarmi. Una notte mentre dormivo mi svegliai, avvertendo una presenza nella cabina. Vidi chiaramente davanti a me, in un alone di luce, un personaggio con la barba che mi disse: "Vienimi a trovare." Io pensai che fosse San Silverio, il patrono di Ponza. Ma terminato il viaggio, sbarcai a Cagliari, e lì sentii parlare per la prima volta di Padre Pio. Lo andai a trovare quando si sposò una mia cugina di Mercogliano. Il giorno dopo il marimonio andai a San Giovanni Rotondo. Mi prenotai per la confessione e dopo otto giorni ebbi la fortuna di parlare con il Santo. Padre Pio mi disse: "Tu non vai a messa. Quando torni a terra, i parenti li vai a trovare, ma a messa non vai." Visitai Padre Pio altre due volte. Al mio terzo incontro ebbi finalmente il coraggio di domandargli se il personaggio misterioso apparsomi era lui. Padre Pio: "Sì sono stato io. E ti ho chiamato per farti trovare bene nella vita". Giuseppe così conclude: "Intanto a San Giovanni Rotondo conobbi una ragazza. Padre Pio mi disse: "Sposati. Le nozze saranno benedette da me". E così avvenne." (Iasenzaniro, Testimonianze, parte seconda, 349-51)

 

 

Diventò luminoso

 

Daniele Cerioni, nativo della Sardegna e residente a Roma descrisse in una lettera a Fra Daniele Natale la sua esperienza assistendo alla messa di Padre Pio: "Mentre insieme ai fedeli ero in attesa che P. Pio venisse in chiesa per celebrare la santa messa, ho visto uscire dalla sagrestia due file di angeli che lo precedevano: il Padre aveva a fianco la Madonna. Si accostò all'altare, mentre la Madre di Dio si mise a un lato. Appena cominciò il salmo "Introibo ad altare Dei", P. Pio diventò luminoso e tale rimase per tutto il tempo della celebrazione. All'elevazione apparve Gesù che si fondeva in P. Pio: facevo fatica a distinguere le due persone. Alla comunione la fusione divenne totale, per effusione d'amore". Il Cerioni concludeva la lettera, supplicando fra Daniele di domandare a P. Pio se quanto aveva visto fosse stata solo un'immaginazione fantastica o corrispondeva invece a realtà. Fra Daniele si recò nella cella del Padre e, mettendogli la lettera nelle mani, gli chiese se quel figlio spirituale aveva visto giusto. Il Padre scorse lentamente quelle righe e poi disse: «La prima parte, quella che accenna alla presenza degli angeli e della Madonna intorno all'altare, è così». E rimane in silenzio.

«Padre — disse allora fra Daniele — , se è vera la prima parte, è vera anche la seconda parte». E P. Pio acconsentì con un cenno di capo.(Iasenzaniro, The Padre, Testimonies, third part, Edizioni Padre Pio, 2008, pag. 668-9)

 

 

Vittoria Ventrella

Padre Alberto scrive quanto accaduto a una figli spirituale di Padre Pio: "Vittoria Ventrella, insegnante nelle scuole elementari di San Giovanni Rotondo, una notte, nel dormiveglia, più che un sogno ebbe una visione. Le sembrò di vedere il cielo pieno di splendore, in mezzo al quale vi era un sacerdote dal volto di Padre Pio, vestito di ricchissimi paramenti sacri, tempestati di perle e di gemme preziose. Il volto di Padre Pio divenne fulgido come il sole, da cui partivano, in tutte le direzioni, innumerevoli raggi che si perdevano nell'infinito. I raggi erano formati da miriadi di piccole rose bianche e rosse. Dileguatasi la visione si accorse di essere sveglia. Il mattino di buonora si recò in chiesa. Padre Pio, quando la vide, la fece avvicinare e disse: "Sei venuta a dirmi ciò che hai visto questa notte." Vittorina: "Devo crederci o è stato un sogno?" Padre Pio: Tu ne dubiti?"  (D'Apolito, Padre, 242-3)

 

 
Festa stimmate luminose. Come Santa Caterina de' Ricci.

Il dr. Giorgio Festa scrisse che mentre osservava la ferita del costato "fresca e vermiglia a forma di croce", "l'escara che la copriva era caduta e dai suoi contorni si sprigionavano brevi, ma evidenti radiazioni luminose." (Dr. Giorgio Festa,, Misteri di scienza e luci di fede, Arte della Stampa, Roma, 1933, pag. 215)



Da una lettera di Padre Pio alle sorelle Ventrella: "Gesù Cristo nella Trasfigurazione sul Tabor era prima visibile e poi si rese invisibile ai suoi apostoli perché sommerso in una nuvola luminosa. Il nascondersi di Dio nella caligine, significa il suo ingrandirsi ai vostri sguardi e che dal visibile e intelligibile si trasfigura nel puro divino." (Epist. III, 550)


Sant'Antonio da Padova con in braccio Gesù Bambino
 
Aspetto di un gigante. Fra Daniele e Padre Agostino. Guerrino Venier.

Fra Daniele e Padre Agostino vedono un gigante.

Fra Daniele Natale e Padre Agostino da San Marco in Lamis stavano pregano nel coro della chiesetta di Santa Maria delle Grazie. All'improvviso Padre Pio aprì a porta ed entro'. Era un gigante, un uomo enorme di fronte a loro. Era così alto da raggiungere l'altezza del Crocifisso che diede le stimmate. Si inginocchio' per circa quindici minuti. Quando si alzò divenne di nuovo normale. Essi rimasero senza fiato. Fra Daniele e Padre Agostino commentarono tra loro: "Noi non capiremo mai chi è veramente Padre Pio." (Iasenzaniro,The Padre testimonies, third part, 591-2) (Iasenzaniro, Fr. Marcellino, "The Padre" Saint Pio of Pietrelcina, The great Family, third part, Edizioni Padre Pio, 2008, pag. 591-2) 

Guerrino Venier vede un gigante.

Guerrino Venier, di Sedegliano di Gravisca, stava inginocchiato con la moglie Maria davanti a Padre Pio. Quando Guerrino si alzò, vide innanzi a se' come un gigante. Si chiese: "Ma chi è quest'uomo?" Dopo qualche istante si ritrovò davanti Padre Pio nelle sue dimensioni normali. (P. Marcellino Iasenzaniro, “Il Padre San Pio da Pietrelcina Sacerdote Carismatico, Testimonianze, Edizioni Padre Pio,2006, parte seconda, pagina 321-2)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

7 Doni dello Spirito Santo (Isaia 11,1-3)

 

 

 

Sapienza
 Dal latino sàpere: degustare, assaggiare. Assaporare Dio, come un cibo prelibato.
sapio = io gusto, ossia “sapienza” è sinonimo di sapore, il sapore di Dio.


Tutti istintivamente cerchiamo il sapore della vita, e tanti più sapori la vita ci dà, più ci piace.
Lo Spirito Santo con il dono della sapienza a poco a poco ci comunica il gusto di Dio.

Gustate e vedete quant’è buono il Signore! (Salmo 33,9).
Dio ci dà a gustare se stesso, come Gesù nell'Eucaristia.

A Padre Benedetto il 29 marzo 1911: "Gesù Sacramentato... ho tale fame e sete prima di riceverlo, che poco manca che non muoio... e questa fame e sete anziché rimanere appagata, si accresce sempre più. ...Allorché poi sono in possesso di questo sommo bene la piena della dolcezza è proprio grande che poco manca da non dire a Gesù: basta, che non ne posso quasi proprio più." (Epist. I, 217)

A Padre Agostino il 16 marzo 1912: "Io sto facendo una continua indigestione di consolazioni divine." (Epist. I, 264)

il 21 marzo 1912: "La bocca sentiva tutta la dolcezza di quelle carni immacolate del Figlio di Dio." (Epist. I. 266)

31 marzo 1912 a Padre Benedetto: "Dio è con me, e le consolazioni, che sempre mi fa gustare, sono tanto dolci da non poterle descrivere." (Epist. I, 269)

A Raffaelina Cerase: "Dio... voglia concedermi la grazia di accrescere in voi lo spirito della sapienza celeste, che così potrete conoscere con più chiarezza i divini misteri e la divina grandezza... Il lume celeste non può acquistarsi né per lungo studio né per mezzo di umano magistero, ma immediatamente viene infuso da Dio... " (Epist. II, 198)
 
Il primo dono dello Spirito Santo è quello della saggezza, ha detto Papa Francesco. "Questo  consiste in una luce interiore che può dare solo lo Spirito Santo e ci rende in grado di riconoscere l’impronta di Dio nella nostra vita e nella storia." (Papa Francesco nell' Udienza Generale di mercoledì 9 aprile 2014)
 
 

 

Intelletto
 
La luce fortissima emanata da Dio illumina le persone e le cose create, e le fa vedere e capire nella loro più intima profondità, così come sono dinanzi a Lui.

Da una lettera di Padre Pio a Margherita Tresca, sua figlia spirituale, ed ella stessa ben avviata sul cammino della perfezione,  il 9 luglio 1918: "Ciò che tu esperimenti di doloroso in cotesto stato è prodotto da una luce altissima, la più grande che possa concedersi ad anima viatrice.... Questa luce sì insigne, se investe l'anima in istato di purga produce nell'intelletto tenebre più folte e più palpabili..... E ciò dipende non dalla luce, ma dall'istesso intelletto, che non è ancora proporzionato a ricevere detta luce. ... Ciò che avviene nell'intelletto si va in pari tempo e proporzionatamente verificando nell'altre potenze dell'anima e dello stesso appetito sensibile. ... Per mezzo di questa oscura notte... risulterà nello spirito quella perfetta purificazione, che lo renderà atto alla divina unione. Con le tenebre si dispone l'intelletto al ricevimento di un'altre luce... che porta con sè la mistica unione." (Epist. III, 194)

A Margherita Tresca: "Ogni grazia è luce... e quanto più una grazia è elevata tanto più la sua luce è sublime. ...Sì altissima luce, trovando l'anima sul principio indisposta per la mistica unione, la investe in modo purgativo... E quando poi la detta luce ha purgata l'anima, la investe allora in modo illuminativo e trovasi allora alla vista ed all'unione perfetta con Dio:" (Epist. III, 165)

A Girolama Longo: "...Il Signore non mi fa conoscere ancora chiaramente la sua volontà. ...Io offrirò molte altre messe ancora affine di ricevere il lume dello Spirito Santo per ben risolvermene." (Epist. III, 1027-8)

Giovanni 14, 26: "Il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà in mio nome, egli v'insegnerà ogni cosa, e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto."
 
Lettera a Padre Benedetto il 4 luglio 1918: "...Relativamente a quel nostro benefattore che incessantemente vado importunando il divin Cuore per strappargli quella grazia... nutro fiducia che Gesù alla fine dovrà piegarsi, concedendo questa grazia. Il presentimento me la fa già pregustare, spero di non andare deluso. Del resto, mia caro padre, devo dirvi che... non è più alla mia portata poter riconoscere con chiarezza quegli sprazzi di luce fugace che sogliono succedersi nell'anima, che pur venendo dall'alto, l'anima sole ammetterli sempre con trepidazione e, direi, quasi con una certa diffidenza." (Epist. I, 1048-9)
 
Lettera a Padre Benedetto del 5 settembre 1918: "L'intelletto è schiacciato  sotto il torchio, ed illustrato, ne è reso cieco, ed è una cecità sì dolorosa, che chi lo provasse solamente potrebbe darne certa prova di entità: massime poi, mi penso, per un intelletto resosi svegliato dalle prove, e messo poi in contrasto dai raggi splendidissimi della vera vita, che tramonta in esso fin dal suo nascere, la pena addiviene del tutto insopportabile. (Epist. I, 1074)
 
Lettera a Padre Agostino del 3 dicembre 1912: "Chi sa quante volte, se lui non mi avesse steso la mano, la mia fede avrebbe vacillato, la mia speranza, la mia carità venute meno, il mio intelletto si sarebbe oscurato, se Gesù, solo eterno, non l'avesse illuminato!!!" (Epist. I, 317)
 
Lettera a Padre Benedetto, giugno 1913: "L'anima mia sempre più va ricevendo favori da Dio... di giorno in giorno a lei si scoprono sempre più le grandezze del suo Dio ed a tale luce, che sempre più viva in lei si va facendo, arde dal desiderio di a lui unirsi con vincoli indissolubili.... E anche dopo tali favori, che alcune volte durano più giorni, la volontà rimane come inebriata e l'intelletto tutto assorto in ciò che ha visto." (Epist. I, 366-8)
 
Lettera a Padre Agostino del 16 febraio 1915: "Le fiamme (che non hanno nulla di somigliante con quelle fiamme del nostro fuoco materiale) che nvestono e penetrano lo spirito fino nella parte più recondita, sono sì vive che cagionano alla povera anima pene e consolazioni insieme.... L'anima non vorrebbe che cessassero mai.... E' un mistero che non so comprenderlo... Lo spirito vede tutto e con chiarissima intelligenza, e solo perchè in questo basso mondo non trova oggetto alcuno, a cui poterlo anche pallidamente assimilarlo, gli riesce d'assoluta impossibiltà di manifestare ciò che in lui si passa." (Epist. I, 530)

 

 

 

Consiglio
Tutti si rivolgevano a Padre Pio per avere un consiglio. Egli accontentava tutti per quanto umanamente possibile, usando il dono del consiglio e ricevendo diretto aiuto dall'Alto.

Padre Carmelo Durante, superiore del convento, chiese a Padre Pio un consiglio su come regolarsi in una particolare situazione. Padre Pio rispose che avrebbe pregato. Dopo qualche giorno il superiore, un po' impaziente, glielo chiese di nuovo. Padre Pio: “Figlio mio, se non mi viene detto dall’Alto, che posso dire io da me stesso?” (P. Marcellino Iasenzaniro, Padre Pio profilo di un santo, I Volume; Fede, virtù cristiane, voti religiosi, Edizioni Padre Pio, San Giovanni Rotondo, 2010, pag.327-8)


Alcuni esempi dalle lettere:

Lettera a padre Paolino del 14 febbraio 1915: "...Mi domandate un consiglio... Quale consiglio potrò darvi in proposito? Io non ve ne suggerisco altro se non.... Praticate questo  ed in breve ne esperimenterete i salutari effetti." (Epist. IV, 165)
 
A un confratello: "Permettetemi quindi che fraternamente vi muova un rimprovero." (Epist. IV, 178)
 
A Padre Basilio da Mirabello Sannitico: "Ecco quello che nel Signore giudico dover rispondere in riguardo a ciò che mi domandate..." (Epist. IV. 236)
 
A fra Marcellino Diconsole: "Carissimo figliuolo mio,... sii buono e sempre: ricordati dei miei deboli suggerimenti, che sono tutti secondo Dio." (Epist. IV, 464)
 
A Padre Paolino da Casacalenda: "E' volere del Signore che di qui innanzi sia interrotta la vostra corrispondenza epistolare con quest'anima. Continuarla sarebbe un giorno di rovina ad ambedue. A questa volontà espressa dal Signore aggiungo la mia vivissima preghiera a che voi la mandiate subito ad effetto. Avrei, carissimo Paolino, voluto sostenere la morte prima di manifestare a voi questa divina volontà; ma ahimè! non mi è stato possibile. E chi resister potrà al monarca dei cieli?!" (Epist. IV, 160)
 
A Padre Agostino, il 21 genaio 1918: "Riguardo all'anima vostra ed alla vostra opera e missione pregovi di starvi tranquillo, perché Gesù è del tutto contento. " (Epist. I, 986)
 
A Padre Agostino il 29 luglio 1918: "Statevi tranquillo circa il gradimento del vostro ministero a del vostro spirito a Dio. Dio è contento di voi, e saprà largamente ricompensare la vostra vita, spesa tutta nel servizio di Dio e del prossimo." (Epist. I, 1055)
 
A Padre Agostino il 6 settembre 1918: "... pregovi di star tranquillo, perché Gesù è contento di voi e la prova volge verso la sua fine." (Epist. I, 1076)
 
A Padre Benedetto il 22 ottobre 1918: "Tranquillizatevi perchè Gesù è con voi ed è contento di voi. ...Nessun timore dovete avere per l'anima vostra: Gesù è con voi e voi gli siete carissimo. Questa è tutta la verità dinanzi a Dio." (Epist. I, 1093)
 
Padre Pio ha veramente il dono di sollevare, fortificare, illuminare ed orientare le anime da lui dirette. Non vede per sè la soluzione dei problemi ed ha occhi di lince per scrutarli e scoprirli negli altri, ed intuizioni sorprendenti per risolverli. ...Da questo scaturisce una vivissima luce con la quale scandagli la profondità delle anime. (Epist. I, 1085)
 
A Padre Agostino il 10 luglio 1914: "Coraggio... Gesù vuole con questa prova fare un bucatino al vosto spirito, perciò siategliene grato:" (Epist. I, 485)
 
Padre Pio a Padre Benedetto, suo direttore spirituale, lettera del 10 settembre 1915: "Gesù vi fa sapere che le varie pene spèirituali, che cotanto vi agitano, sono da lui direttamente volute per provarvi e non per castigarvi... Egli vuole da voi, in segno di gratitudime, una più grande docilità a queste sue divine operazioni. Su questo punto parmi che Gesù non sia tanto contento e soddisfatto; egli dice d'aver trovato un terreno alquanto duro, ma non per questo si ritirerà dl continuare la sua opera di santificazione su di voi... E' volere volere di Gesù che voi continuiate nel ministero delle confessioni... " (Epist. I, 643-4)

 

 

Fortezza

Dalla lettera di Padre Pio a Padre Benedetto del 1° novembre1913: "Quando piace al celeste sposo... mi trovo in un istante del tutto mutato, arricchito di grazie soprannaturali e talmente ripieno di fortezza da sfidare tutto il regno di satana. L'anima sembrami che si perda tutta in Dio e che essa profitti di tali momenti più di quello che potrebbe fare in molti anni di esercizio con tutti i suoi sforzi." (Epist. I, 421)



Da TeleradioPadrePio del 21 febbraio 2013, Padre Pio modello di Fortezza:

 “Come ha vissuto p. Pio la virtú della fortezza?”.
Dal “Decreto sulle virtú” leggiamo: “Rifulse in p. Pio la virtú della fortezza. Egli comprese ben presto che il suo cammino sarebbe stato quello della croce e l’accettò subito con coraggio e per amore. Sperimentò per molti anni le sofferenze dell’anima. Per anni sopportò i dolori delle sue piaghe con ammirabile fortezza. Accettò in silenzio e preghiera i numerosi interventi dell’autorità ecclesiastica e del suo Ordine. Di fronte alle calunnie tacque sempre”.

a) La fortezza è stata la prima virtú richiesta a p. Pio da un “uomo maestoso di una rara bellezza”, che gli disse: “Vieni con me, perché ti conviene combattere da valoroso guerriero… Vana è ogni tua resistenza, con questi ti conviene azzuffarti. Fatti animo: entra fiducioso nella lotta, avanzati coraggiosamente che io ti starò d’appresso; io ti aiuterò e non permetterò che egli ti abbatta; in premio della vittoria, che ne riporterai, ti regalerò una splendida corona, che ti fregerà la fronte” (Ep. I, 1280-1281).

b) In questa celebre visione del 1° gennaio 1903 (cf Ep. I, 1280-1284), cinque giorni prima di entrare al noviziato di Morcone BN, p. Pio si vide vincitore con l’aiuto di Gesú, che mai si distaccò da lui.

c) Questo “uomo maestoso di una rara bellezza” tolse subito dalla testa di p. Pio la “corona di rarissima bellezza” e gli disse: “Un’altra piú bella tengo per te riserbata, se tu saprai ben lottare con quel personaggio col quale or ora hai tu combattuto. Egli ritornerà sempre all’assalto, per rifarsi dell’onore perduto; combatti da valoroso e non dubitare del mio aiuto” (Ep. I, 1283).

Come si è comportato p. Pio?
P. Pio, da uomo forte, pur temendo le cose, perché doveva lottare contro satana e i suoi adepti, le affrontò egualmente, fiducioso nella vittoria, perché confidava nell’aiuto di Dio: combatté senza abbandonare per paura o viltà. In lui questa virtú ebbe due obiettivi:
I) sconfiggere il diavolo e i suoi adepti e, poi, II) propiziare la grazia divina a sé e ai suoi fratelli.

Sconfiggere satana. Il diavolo lo tentò continuamente, perché vedeva in p. Pio il salvatore d’anime, le quali satana voleva perdute in eterno. I) P. Pio, scrivendo a p. Benedetto, il 2 giugno 1911, confessa: “Il comune nostro nemico seguita a muovermi guerra e finora non ha dato segno di volersi ritirare e darsi per vinto. Egli mi vuol perdere ad ogni costo; mi va presentando dinanzi alla mente il quadro doloroso della mia vita e quel che è peggio mi va insinuando pensieri di disperazione” (Ep. I, 224).
II) A p. Agostino, il 9-5-1915, confida che il diavolo lo tentò “tutti i momenti”, e, vedendo che p. Pio non cadeva nel peccato, incrementò le tentazioni, insieme agli altri diavoli: “I nemici insorgono, o padre, di continuo contro la navicella del mio spirito e «tutti d’accordo» mi gridano: abbattiamolo, schiacciamolo, perché è debole e non potrà a lungo resistere!” (Ep. I, 575). P. Pio non temette gli assalti furenti dei diavoli, perché aveva dalla sua parte la Madonna (cf Ep. I, 224 e 575) e soprattutto Gesú.

Propiziare la grazia. Il secondo obiettivo della virtú cardinale della fortezza in p. Pio fu propiziare la grazia divina per sé e il suo prossimo. Nella visione del 1° gennaio 1903, il prossimo è rappresentato da quella schiera di “ uomini bellissimi e ricoperti di vesti bianche, candide come le nevi” (Ep. I, 1281), cioè a) coloro che sono già santi in paradiso e b) coloro che sono tali, in forza del battesimo, ma che devono ancora lottare, per conservare la fede.

Compito di p. Pio:
a) P. Pio, sacerdote-vittima, ebbe il compito di aiutare questi ultimi a conservare bianche le loro vesti o a lavarle con il sangue (cf Ap 7,14), sgorgato dal suo cuore e dalle sue piaghe.
b) Per far questo, egli ha dovuto svolgere una triplice missione:
1°) prendere la croce con coraggio e amore, con umiltà e gioia;
2°) tacere davanti a ingiuste accuse e calunnie, confidando nel giudizio di Dio, dei superiori e della propria coscienza;
3°) infine, inculcare questa virtú cardinale nel cuore dei suoi figli spirituali.

Verso i figli spirituali:
a) Egli si rammarica, perché questi ultimi non ne usufruiscono, per combattere e vincere.
b) Fa capire loro che è necessaria questa virtú, perché il diavolo tenta continuamente, facendo vedere solo i peccati, precedentemente commessi. Il nemico infernale adopera questa tecnica, per bloccare nella via della santità e nella certezza del perdono e della misericordia di Dio, con l’intento di far cadere nella disperazione (cf Ep. II,100), perciò egli incoraggiava, consigliando: “Discacciate questi vostri storti convincimenti e non temete, perché non ne avete alcun motivo” (Ep. II, 100 = Cerase, 31-5- 1914).

(Da TeleradioPadrePio del 21 febbraio 2013, Padre Pio modello di Fortezza)
 
 
 

 

Scienza
La Scienza fa vedere la bellezza e la bontà delle cose e persone create da Dio, e la sua relazione profonda con ogni creatura.
Tutta la realtà è stata creata da Dio e appartiene a lui. L'uomo cerca di impadronirsene maltrattandola a suo piacimento. Il dono della Scienza rimette le cose al proprio posto, ridando a Dio quello che è di Dio. Ci fa vedere le cose come le vede Dio. Il dono della Scienza permette all'uomo di percepire e sentire, attraverso la natura e gli avvenimenti del quotidiano, la presenza ed il linguaggio di Dio.

Laudato sii mi Signore, per tutte le tue creature.

Altri mondi.
Lettera a Padre Benedetto il 1° novembre 1913: "Da che il Signore mi va facendo queste cose mi sento tutto mutato da non riconoscermi più da quello che ero per lo innanzi... Tutte le cose soprannaturali non ne ebbi mai che non mi producessero un notevole profitto. Tali celesti favori hanno prodotto in me, oltre gli effetti propri di ciascun favore, questi tre effetti principali: una ammirabile conoscenza di Dio e della sua incomprensibile grandezza; una grande conoscenza di me stesso e un profondo sentimento di umiltà, nel riconoscermi tanto ardito da offendere un padre sì santo; ed un grande disprezzo per le cose tutte della terra ed un grande amore a Dio e alla virtù." (Epist. I, 422-3)

A Padre Benedetto: "In quanto al convento di San Marco (La Catola) non vi preoccupate. Gesù non permetterà che venga disertato. Veramente dico questo non perché ne abbia avuto un segno soprannaturale, ma ne sento l'intima convinzione che il convento rimarrà per noi." (Epist. I, 1244)
 
A Padre Agostino il 9 agosto 1912: "Ecco una languida figura di ciò che Gesù opera in me. "A quella guisa che un torrente trascina seco nella profondità dei mari tutto ciò che incontra nel suo corso, così l'anima mia che si è sprofondata nell'oceano senza rive dell'amore di Gesù, senza alcun mio merito e senza potermene rendere ragione, attira dietro di sè tutti i suoi tesori." (Epist. I, 297)
 
A Padre Agostino il 5 novembre1912: "Non vi dico in che modo mi vanno percuotendo quei (diavoli) disgraziati.... Sabato mi sembrò che mi volessero proprio finire... mi rivolgo al mio angelo e dopo d'essersi fatto aspettare per un pezzo eccolo finalmente aleggiarmi intorno... Lo sgridai aspramente d'essersi fatto così lungamente aspettare. Ed ecco ei dice: "Ti sono sempre vicino, mio diletto giovine... il mio affetto per te non si spegnerà neppure colla tua vita. Lo so che... tu attraverseresti tutti i monti, tutti i deserti per cercarlo... dirgli che qui separato da lui raccogli più tristezze che gioie. Tu lo vorresti proprio questo dono da lui, ma non ti affaticare... tu devi aspettare un altro poco. Egli per adesso nulla può darti come il raggio d'una stella, il profumo d'un fiore, il gemito d'un'arpa, la carezza del vento. ... la provvidenza vuole che si stia in esilio un altro po'. Egli finalmente finirà con l'accontentarti almeno in parte..." (Epist. I, 311-12)
 
 
Lettera a Padre Agostino del 9 febbraio 1914: "Mi chiedete conto della mia anima ed a me duole di non sapermi esprimere, trattandosi adesso di cose assai alte e segrete... Sono cose, quelle che si vanno operando presentemente, così segrete e così intime, che chi non ne ha fatto un'esperienza in se stesso, non potrà mai e poi mai formarsene una pallida idea... Adesso è Dio stesso che immediatamente agisce ed opera senza del ministero dei sensi sia interni che esterni. E' un'operazione questa sì alta, sì segreta e sì dolce, che è nascosta ad ogni umana creatura... In questo stato le tre potenze dell'anima si precipitano in Dio come trascinate dal loro proprio peso; Insomma in questo stato i sensi, gli appetiti, i desideri, le affezioni, l'anima tutta gravita intorno a Dio con una forza e prontezza meravigliosa, e quel che più stupisce, si è che tale suo moto l'anima istessa non avverte." (Epist. I, 453-4)
 
Lettera a Padre Agostino dell'8 dicembre 1914: "Mi chiedeste nell'ultima vostra se la relazione epistolare di quell'anima col suo vecchio confessore sia puramente spirituale, e se sia voler di Dio, che sia continuata. La risposta in proposito è la seguente. Una aperta manifestazione ossia una rivelazione con parole al riguardo non l'ho avuta da Gesù... Intanto Gesù mi manifesta il suo volere in un modo assai più meraviglioso. Egli mi fa sentire nella più alta punta dello spirito che una tale relazione epistolare è bene che sia troncata al più presto. Egli mi fa sentire ancora che pel presente tutto va bene, ma nell'avvenire ci sarà del discapito da ambo le parti e, quello che sarà peggio, col danno di altre anime.... Questo è pure quello che io sento nella più intima parte dello spirito... In questo interno santuario nessuno può penetrarvi... Quello che valgo a dire si è che il Signore vi penetra nell'anima senza sforzo alcuno e repentinamente avviene che la verità parla da sè, senza strepito nè di parole, nè di rappresentazione d'immagini." (Epist. I, 512-3)
 
A Padre Benedetto il 21 aprile 1915: "Sentite una cosa assai strana. Quando sono con Gesù mi avviene di dimandare a Gesù cose, delle quali non ebbi mai in mente, di presentargli pure delle persone che non solo non ho avuto mai in mente, ma quello che più mi arreca meraviglia, che di tali persone non ebbi mai conosciute e mai ne ho sentito parlare. E qui va osservato che quando ciò mi avviene, non mi consta mai che Gesù non mi abbia accordato, in favore di dette persone, quello che per esse dimando." (Epist. I, 570)
A Padre Benedetto il 1° giugno 1915: "A me mi accade, da molto tempo addietro, che quando viene Gesù, quellecose che tanto ame stanno a cuore di dimandargli se ne sfuggono e solo ricordo quello che Gesù vuole che ricordo. Come pure è solito accadermi, quando egli viene, che mi sento spinto da un moto irresistibile di pregare e raccomandare a lui persone non mai viste e di cui non ho mai sentito parlare, chieder per esse quelle grazie, che non mi passarono mai per la mente. A dire il vero, non mi è successo mai che con questo nuovo modo di pregare abbia qualche volta il Signore lasciate inesaudite le mie suppliche." (Epist. I, 590)
 
Lettera a Padre Agostino del 24 gennaio 1917: "Riguardo a quell'altr'anima di cui più volte mi avete domandato... debbo confessarci che di quest'anima quando sono davanti a Gesù me ne dimentico, contro mio volere e desiderio, completamente e non rammento mai di averla presentata a Gesù.... Gesù ormai ha scelto un bel mezzo, quando non vuole parlare di qualcuno: me ne toglie la memoria dinanzi a lui, e così per non essere accusato di mutismo riversa la colpa sulla mia smemoratezza. Fiat! Ormai si è capito che debbo aver torto da tutti, dal cielo e dalla terra." (Epist. I, 862)

 

 

Pietà
Desiderio gioioso di state vicino a Dio, specialmente per mezzo della preghiera.
 
La preghiera fu sempre la prima priorità per Padre Pio. Egli preferiva allungare le sue ore di preghiera piuttosto che le sue ore in confessionale. Spesso diceva: "quello che manca al mondo di oggi è la preghiera." La sua preghiera favorita era il rosario. Quando egli si identificò nella frase "un povero frate che prega", piazzando "povero frate" prima di "prega", egli sottolineava la sua vocazione. (Wonder Worker, 34)
 
Lettera a Padre Benedetto del 1° novembre 1913: "La maniera ordinaria della mia orazione è questa. Non appena mi pongo a pregare, subito sento che l'anima incomincia a raccogliersi in una pace e tranquillità da non potersi esprimere con le parole. I sensi restano sospesi, ad eccezione dell'udito, il quale alcune volte non viene sospeso, però ordinariamento questo senso non mi dà fastidio e debbo confessare che anche se a me intorno si facesse del grandissimo rumore, non per questo riesce a molestarmi minimamente, da qui capirete che poche sono le volte che riesco a discorrere coll'intelletto." (Epist. I, 420)
Lettera a padre Benedetto, 8 settembre 1911: "I battiti del cuore, allorchè mi trovo con Gesù sacramentato, sono molto forti. Sembrami alle volte che voglia proprio uscirsene dal petto." (Epist. I, 234)
 

Il dono della Pietà conduce il cristiano alla preghiera, alla lode, all'adorazione, alla contemplazione; porta il cristiano a sentire il piacere della preghiera, a sentire il desiderio ed il piacere di stare con Dio, il piacere di pregare e di parlare con Dio per mezzo della preghiera.

 
 
 
Lettera a Padre Benedetto del 20 dicembre 1913: "Sentite che fenomeno curioso si va svolgendo in me da un pezzo in qua e che del resto non mi dà poco pensiero. nell'orazione mi accade di dimenticarmi di pregare per chi a me si raccomanda (non per tutti però) ovvero per chi avrei intenzione di pregare... ma sì tosto che entro in orazione, la mia mente resta in un vuoto perfetto e nessuna traccia più in essa si trova di ciò che pur avevo tanto a cuore.Altrevolte invece mi sento mosso, stando in orazione, a pregare in pro di chi mai ebbi intenzione di pregare, e, quello che è più meraviglioso, alle volte in pro di chi mai conobbi, nè vidi, nè udii e nè mai mi si raccomandò nemmeno a mezzo di altri. E presto o tardi il Signore esaudisce sempre queste preghiere." (Epist. I, 443)
 
Lettera a Padre Benedetto del 26 marzo 1914: "Appena mi metto a pregare tosto misento il cuore com inveso da una fiamma di un vivo amore... E' una fiamma sì dolce e deliziosa che spirito ne rimane sazio in tal guisa da non perderne il desiderio. ... Il godimento rimane sempre più perfezionato... tal desiderio non viene estinto dal godimento, ma rimane dallo stesso godimento moltissimo raffinato. Da qui comprenderete che si vanno sempre più rarefacendo le volte in cui io posso discorrere con l'intelleto e giovarmi dell'ufficio dei sensi." (Epist. I, 461)
 

 

Timor di Dio
Atteggiamento filiale del cristiano costantemente preoccupato di piacere a Dio, suo Padre.

Il timore di Dio è un grande dono poiché fa sì che l'uomo faccia di tutto per non perdere la grazia di Dio, il Suo amore e la Sua presenza. Per questo motivo, il timore di Dio è il principio della sapienza.

 

A Padre Benedetto il 19 giugno 1918: "Il solo timore di offendere il mio Dio nuovamente mi fa rabbrividire, mi fa spasimare e agonizzare." (Epist. I, 1038)

 

A Padre Benedetto il 20 giugno 1910: "Da vari giorni... mi affligge il pensiero di non essere certo di aver confessati bene tutti i peccati della mia vita passata... Non posso comprendere come mai questi timori possano sussistere. ...Passo momenti di continuo martirio. " (Epist. I, 186)

 
A Padre Agostino il 27 maggio 1914: "Piaccia intanto al Signore nella sua bontà di porre presto un velo alla sua grande maestà che vuole in questi momenti farla da giudice coll'anima mia, affinchè io non resti annichilito ed atterrito, ed intanto mi dia egli stesso parole a difendere la mia causa dinanzi a lui e la forza per sostenere il di lui sguardo." (Epist. I, 476-7)
 

Lettera di Padre Pio a Padre Basilio da Mirabello Eclano: "L'anima in cui abita Dio teme sempre ad ogni passo che fa di offendere Iddio e questo timore diventa quasi insopportabile, se questo santo timore si versa su l'adempimento dei propri doveri." (Epist. IV, 237)

Padre Pio alle sorelle Ventrella: "Nessuno teme di essere indegno davanti a Dio quando veramente lo vuole essere oppure lo è. Tale incertezza è permessa da Dio a tutti i viventi perchè non presumano, e vadano cauti nell'affare dell'eterna salute." (Epist. III, 545)

 
A Erminia Gargani: "Non farti vincere dal timore di non amare Dio e per conseguenza di non salvarti, perché a me sembra che il nemico voglia metterti in qualche inganno:" (Epist. III, 722)
 
A Erminia Gargani: "Oh! Quanto amaro è il pensiero di dover rendere conto a Dio anche del male non impedito e del maggior bene non procurato ad altre anime. " (Epist. III, 723)

"..Dover rendere conto a Dio anche dei peccati fatti commettere ad altri per una sbagliata direzione... Non puoi credere che spina costituisce per me questo timore. ... Essa è il primo strazio ed il primo pensiero allo svegliarmi, è l'ultima con cui e sopra di cui mi addormento:" (Epist. III, 1024-5)

"Un'altra spina è lì conficcata nel mezzo del mio cuore. Io non so come regolare le anime che il Signore mi manda. Il numero di queste va sempre più crescendo, e io dubito di non fare abbastanza per esse.... Chi sa se queste povere anime non abbiano a soffrire per colpa mia!" (Epist. IV, 153; vedi anche Epist. III, pag. 311 e 185)

A Raffaelina Cerase: "Il timore ci fa guardare con saviezza dove si mette il piede, guidandoci a non inciampare nella strada che ci mena al cielo." (Epist. II, 77)
 
 

 

 

 

Le tre virtù teologali dono di Dio: fede, speranza, e carità
Fede
 
Si legge nella Cronistoria del convento che durante una conversazione coi confratelli Padre Pio disse: "A me basta la fede. Se il Signore mi dicesse: "Vuoi un segno?" Io risponderei: "No, Signore, io credo nella tua onnipotenza, nella tua bontà, nella tua misericordia, nella tua presenza reale e questo mi basta." (Cronistoria, foglio 378. (P. Marcellino Iasenzaniro, Padre Pio profilo di un santo, I Volume; Fede, virtù cristiane, voti religiosi, Edizioni Padre Pio, San Giovanni Rotondo, 2010, pag. 24)
 
Detta da Padre Pio allo scrittore Giovanni Gigliozzi: "Dio è come il mare, basta che ti abbandoni e non affoghi."
  (P. Marcellino Iasenzaniro, Padre Pio profilo di un santo, I Volume; Fede, virtù cristiane, voti religiosi, Edizioni Padre Pio, San Giovanni Rotondo, 2010, pag. 22)
 
Padre Pio a Padre Pellegrino: "Posso compatire e comprendere le illusioni di coloro che non hanno avuto il dono della fede."
  (P. Marcellino Iasenzaniro, Padre Pio profilo di un santo, I Volume; Fede, virtù cristiane, voti religiosi, Edizioni Padre Pio, San Giovanni Rotondo, 2010, pag. 37)
 
Padre Pio un giorno disse a Pietro Cugino: "A San Giovanni Rotondo per tutti c'è luce meno che per me. Nelle cose mie il Signore non mi fa vedere niente. Il Signore mi nasconde tutto, mi tiene sempre all'oscuro."   E Padre Agostino, il suo confessore e direttore di spirito, nota nel Diario il 24 ottobre 1935 che Padre Pio vive "la nota prova che probabilmente durerà fino alla morte". E nel secondo quaderno del suo diario, ancora riguardo alla prova scrive che Padre Pio "...Vive di pura fede..."  (P. Marcellino Iasenzaniro, Padre Pio profilo di un santo, I Volume; Fede, virtù cristiane, voti religiosi, Edizioni Padre Pio, San Giovanni Rotondo, 2010, pag.216-17)
 
"Per Padre Pio la fede era la vita: tutto voleva e tutto faceva alla luce della fede.... La fede lo portò sempre all'accettazione della volontà misteriosa di Dio " (Dalla biografia di Padre Pio sul sito del Vaticano)
 
Padre Pio diceva: “Nei libri cerchiamo Dio, nella preghiera Lo troviamo. La preghiera è la chiave che apre il cuore di Dio”. (Dalla biografia di Padre Pio sul sito del Vaticano)
 
Padre Pio a Padre Pellegrino: "Se credi che la fede è un dono di Dio, non puoi fare a meno di aver pietà per coloro che non l'hanno affatto o la stanno perdendo." (P. Marcellino Iasenzaniro, Padre Pio profilo di un santo, II Volume; Carità e prove, sostenute nella speranza, Edizioni Padre Pio, San Giovanni Rotondo, 2010, pag. 26)
 
Padre Pio ad Assunta Di Tomaso: "La fede viva, la credenza cieca e la completa adesione all'autorità costituita da Dio sopra di te, questo è il lume che rischiarò i passi al popolo di Dio nel deserto." (Epist. III, 400)
 
Fede cieca nell'autorità della Chiesa.

Padre Pio ad Assunta De Tomaso: "Vivi allegra e coraggiosa, almeno nella parte superiore dell'anima, in mezzo alle prove in cui il Signore ti pone." (Epist. III, 466)
 
1906
Lucia Fiorentino scrisse nel suo diario il 19 agosto 1923: Gesù mi diceva: "Ti ricordi di quanto ti ho manifestato nel 1906, mentre eri inferma?". "Sì, mi ricordo." Gesù mi aveva detto, sempre in locuzione: Verrà da lungi un sacerdote, simboleggiato in un grande albero, che si doveva piantare in convento. Albero così grande e ben radicato, doveva coprire con la sua ombra tutto il mondo.... E così ora mi spiega che l'albero è Padre Pio." (Epist. III, 471)
 
Padre Pio alle sorelle Ventrella: "Il più bel Credo è quello che si pronunzia nel buio, nel sacrifizio ed in uno sforzo di volenza." (Epist. III, 545)
 
A Padre Benedetto il 24 gennaio 1918: "Le tentazioni contro la fede vanno sempre più crescendo. Io vivo dunque sempre nel buio, cerco di vedere, ma inutilmente. Mio dio, quando spunterà, non pretendo il sole, ma almeno l'alba?" (Epist. I, 988)
 
Lettera a Padre Benedetto il 19 giugno 1918: "Io non ho quasi più fede: sono impotente ad innalzarmi sulle ali fortunate della speranza, virtù necessaria per l'abbandono in Dio, quando il colmo della tempesta imperversa e la riboccante misura di mia miseria mi schiaccia. Non ho la carità. Ah! che amarlo il mio Dio è conseguenza di ciò che è conoscenza piena, in fede operosa, e delle cui promesse l'anima si tuffa, si ricrea e si abbandona e riposa ancora nella dolce speranza. Non ho carità per il prossimo perchè questa è conseguenza di quella: e mancando la prima, d cui ogni succo vitale scende ai rami, ogni ramo perisce." (Epist. I, 1036)

Lettera a Padre Agostino del 3 dicembre 1912: "Ho tanta confidenza in Gesù, che se anche vedessi l'inferno aperto dinanzi a me, mi trovassi sull'orlo dell'abisso, non diffiderei, non dispererei, confiderei in lui." (Epist. I, 317)

 

 

Speranza
 
Il 6 settembre 1918, pochi giorni prima di ricevere le stimmate il 20 settembre, Padre Pio scrive: "Si compiano pure o Dio-Amore, i tuoi eterni e giusti decreti, sulla tua creatura, ma lascia ad essa la forza di sperare contra spem!" (Epist. I, 1076)

"Sono impotente ad innalzarmi sulle ali fortunate della speranza, virtù sì necessaria per l'abbandono in Dio, quando il colmo della tempesta imperversa e la riboccante misura della mia miseria mi schiaccia." (Lettera a Padre Benedetto del 19 giugno 1918 (Epist. I, pag. 1036)
 
Non solo egli era l'uomo della speranza e della fiducia totale in Dio, ma infondeva queste virtù in tutti quelli che lo avvicinavano, con le parole e con l'esempio. (Vaticano)   http://www.vatican.va/news_services/liturgy/saints/ns_lit_doc_20020616_padre-pio_it.html
 

“Prega, spera, non agitarti. L’agitazione non serve a nulla. Iddio è misericordioso e ascolterà la tua preghiera

 (Consigli, esortazioni di Padre Pio da Pietrelcina, tratti dai suoi scritti o ascoltati dalla sua viva voce, Imprimatur Archidiocesi di Palermo, 11 marzo 1953, pagina 39)

 
"La speranza non è ottimismo, non è buonumore, non è un bicchiere mezzo pieno. La speranza è un dono, è un regalo dello Spirito Santo. La speranza è Gesù stesso. La speranza mai delude, come dice San Paolo. La speranza è quella che la Madonna, nel Suo cuore, ha avuto nel buio più grande: la sera del Venerdì fino alla prima mattina della Domenica. Quella speranza: Lei l’aveva. E quella speranza ha rifatto tutto. Che il Signore ci dia questa grazia."  (Papa Francesco, Omelia a Santa Marta di lunedì 9 settembre 2013)
 
Padre Pio: "In materia di fede abbiamo oltre che la necessità, il dovere di accettare tutto velato, con la paura del rischio, compensata dalla ferma speranza." (P. Marcellino Iasenzaniro, Padre Pio profilo di un santo, II Volume; Carità e prove, sostenute nella speranza, Edizioni Padre Pio, San Giovanni Rotondo, 2010, pag. 454, e nota 7)
 
Lettera a Padre Agostino il 18 settembre 1915, da Pietrelcina: "E tu anima mia ...sopporta il tuo esiglio a solo fine che Dio lo vuole.... Vivrò in questa crudele vita, o mio Gesù, e la speranza e il silenzio saranno la fortezza mia finché dura questa misera vita." (Epist. I, 650)
 
Gerardo De Caro professore di storia e filosofia, ex deputato del Parlamento Italiano, terziario francescano, figlio spirituale di Padre Pio, testimoniò: "Un giorno stavo pregando nel coro della chiesetta, seduto proprio davanti a Padre Pio, e lui si piegò un po' in avanti e mi bisbigliò all'orecchio: "Non resterai deluso!" (P. Marcellino Iasenzaniro, Padre Pio profilo di un santo, II Volume; Carità e prove, sostenute nella speranza, Edizioni Padre Pio, San Giovanni Rotondo, 2010, pag. 463)
 
Padre Pio in una lettera alle sue figlie spirituali: "... E' necessario dunque stabilirci in una speranza. Ascendiamo senza mai stancarci alla celeste visione del Salvatore; allontaniamoci dalle affezioni terrene ed aspiriamo alla felicità che ci è preparata." (Epist. III, 406)
 
Alle sorelle Ventrella: "Stabiliamoci.. in una forte e soda speranza. Così anche noi esclameremo con il nostro serafico Padre: "E' tanto il bene che mi aspetto, che ogni pena mi è di diletto." (Epist. III, 536)
 
 
 

 

 

Carità
 
Padre Pio a Padre Benedetto il 26 marzo 1914: "Nel fondo di quest'anima parmi che Iddio vi ha versato molte grazie rispetto alla compassione delle altrui miserie, singolarmente in rispetto dei poveri bisognosi. La grandissima compassione che sente l'anima mia alla vista di un povero le fa nascere nel suo proprio centro un veementissimo desiderio di soccorrerlo, e se guardassi alla mia volontà mi spingerebbe a spogliarmi perfino dei panni per rivestirlo." (Epist. I, 462-3)

"Il dono della  carità è il più grande di tutti." (San Paolo 1 Cor. 13: 1-8)

Padre Pio: "Mi veggo assai sprovvisto di carità fraterna, vorrei fare acquisto di questa sì bella virtù, ma non ne conosco il modo.... Per questa mancanza mi sento di continuo morire di vergogna e di dolore." Lettera a P. Agostino  del 18 settembre 1915. (Epist. 1, 651)

A Erminia Gargani: "La grazia dello Spirito consolatore informi sempre il tuo cuore e lo trasformi tutto con la sua divina carità." (Epist. III, 715)

"La grazia del divino Spirito alberghi sempre nel tuo cuore, lo informi, lo trasformi nella celeste carità."(Epist. III, 742)

Dalla biografia di Padre Pio sul sito del Vaticano

Sul piano della carità sociale si impegnò per alleviare dolori e miserie di tante famiglie, principalmente con la fondazione della “Casa Sollievo della Sofferenza”, inaugurata il 5 maggio 1956. (Vaticano)

L'amore di Dio lo riempiva, soddisfacendo ogni sua attesa; la carità era il principio ispiratore della sua giornata: Dio da amare e da far amare. Sua particolare preoccupazione: crescere e far crescere nella carità.

Espresse il massimo della sua carità verso il prossimo accogliendo, per oltre 50 anni, moltissime persone, che accorrevano al suo ministero e al suo confessionale, al suo consiglio e al suo conforto. Era quasi un assedio: lo cercavano in chiesa, nella sagrestia, nel convento. Ed egli si donava a tutti, facendo rinascere la fede, distribuendo grazia, portando luce. Ma specialmente nei poveri, nei sofferenti e negli ammalati egli vedeva l'immagine di Cristo e si donava specialmente per loro. (Vaticano)

Acceso dall'amore di Dio e dall'amore del prossimo, Padre Pio visse in pienezza la vocazione a contribuire alla redenzione dell'uomo, secondo la speciale missione che caratterizzò tutta la sua vita e che egli attuò mediante la direzione spirituale dei fedeli, mediante la riconciliazione sacramentale dei penitenti e mediante la celebrazione dell'Eucaristia. Il momento più alto della sua attività apostolica era quello in cui celebrava la Santa Messa. I fedeli, che vi partecipavano, percepivano il vertice e la pienezza della sua spiritualità. (Vaticano)
 
Padre Pio fu sempre in prima fila, sin dal primo giorno a San Giovanni Rotondo, nell'impegno ad aiutare i poveri, i bisognosi, la gioventù, con scuole, ospedali, centri di addestramento, edilizia popolare.
 
Ospedale San Francesco, in paese, nel 1925.



PADRE PIO DA PETRELCINA
VOLLE CHE IN QUESTO COMUNE SORGESSE UN OSPEDALE
EGLI RACCOLSE FRA I SUOI FEDELI AMMIRATORI
I FONDI NECESSARI ALL'EREZIONE DELL'OPERA
IL DOTT. LEANDRO GIUVA
PRESIDENTE DELLA CONGRAGAZIONE DI CARITA'
CON TENACIA VIRILE
SUPERANDO FORTI DIFFICOLTA' E OSTACOLI
RESE REALTA' QUELL CHE ERA UN'IDEA
COSI'
SAN GIOVANNI ROTONDO
E' STATO DOTATO DI QUESTO UMANITARIO ISTITUTO
FURONO FERVIDI COOPERATORI
P. IGNAZIO TESTA DA IELSI, DOTT. FRANCESCANTONO GIUVA
SIG.NA ANGELA SERRITELLI. SEGR. MICHELE PALLADINO
COMPONENTI LA SOLERTE COMMISSIONE
CAV. FRANCESCO MORCALDI, CAN. GIUSEPPE MASSA
DOTT. ANGELO MERLA, DOTT. IODICE ALFONSO
GENNAIO MCMXXV
 
     
Ospedale San Francesco 1925


   Verbale della Commissione per la fondazione dell' Ospedale Civile


Poliambulatorio 1954


Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza 1956
  

Asilo S. Francesco d'Assisi 1956
 
 
Scuola Materna S. Maria delle Grazie 1956

Centro d'addestramento professionale S. Giuseppe Artigiano 1958

Scuola Materna Pace e Bene 1958
 
 
 

Padre Carmelo e la casa per preti vecchi.

Padre Carmelo da Sessano del Molise, superiore del convento dal 10 ottobre 1953 e il 1959, riporta che una mattina Padre Pio lo chiamò e gli disse: "Senti un pò. Dopo aver pensato ai bambini, ai giovani, ecc., ora dobbiamo pensare a fare una Casa per preti vecchi!..." Padre Carmelo: "Padre, una Casa per frati vecchi!" "Egli mi interruppe di scatto e, fissandomi negli occhi, quasi gridò: "Per i preti! Ho detto. Questi poveretti quando si fanno vecchi non hanno chi dia loro un bicchiere di acqua!... Noi frati abbiamo sempre qualcuno che ci assiste!..." Tutto mi divenne così chiaro che che non potei che dire: "Va bene, Padre, ha ragione. Cercherò di fare quanto posso." "Casa per preti vecchi" mai realizzata. Chiesta al superiore P. Carmelo nel 1958. (Vedi 018 P. Pio e i sacerdoti) (Cireneo, 496) (Alessandro, Cireneo, 496)

 
 

Un giorno due anziani ciechi, Giuseppe Cugino e Nicola Ritrovato, accompagnati dalla figlia di quest’ultimo, si diressero alla volta del convento, per prendere un piatto di minestra calda. Mentre salivano l’erta della mulattiera, Giuseppe disse al compagno: “Nicò, speriamo che oggi Padre Pio ci dà una cinque lire.” Negli anni venti quella somma costituiva un’offerta munifica, perché con essa nel Sud ci poteva vivere una famiglia per una settimana. Arrivati sul piazzale, stavano entrando nel chiostro, quando dal fondo del corridoio sentirono la voce di P. Pio: “Ehi, gioventù! Venite, venite.” E dopo averli intrattenuti un po’, tirò fuori dalla tasca due monete d’argento da cinque lire e ne diede una per ciascuno.” (P. Marcellino Iasenzaniro, Padre Pio profilo di un Santo II volume Carità e Prove, sostenute nella speranza, Edizioni Padre Pio, San Giovanni Rotondo, 2010, pag. 219)

 
Padre Pellegrino Funicelli: "Nel 1957 un giovane aveva rubato l'oro a un quadro della madonna in una chiesa di Roma. ...Nella conversazione tra Padre Pio, gli amici e i confratelli... tutti esprimemmo giudizi molto pesanti nei confronti del ladro.... Padre Pio, sollecitato, così intervenne: "Ma cosa volete che vi dica? Quel povero disgraziato forse moriva di fame, è andato dalla Madonna e le ha detto: "Per te a che serve quest'oro?" E la Madonna glielo ha dato." (P. Marcellino Iasenzaniro, Padre Pio profilo di un santo, II Volume; Carità e prove, sostenute nella speranza, Edizioni Padre Pio, San Giovanni Rotondo, 2010, pag. 29-30)

Sassetta, Sposalizio mistico di San Francesco con le Virtù Teologali (circa 1450)

 

 

 

 

 
 

Chi e’ Padre Pio

 

Padre Pio è un un dono specialissimo dell'amore di Dio per l'umanità.

Con Padre Pio le cose straordinarie erano ordinarie, ciò che è fuori del comune era comune, il soprannaturale era naturale, ciò che era impensabile era routine, ciò che era imprevedibile era normale.

 Non si può immaginare una più completa, duratura, inamovibile generosità in un essere umano.

 Dalla nascita alla morte, ogni giorno della sua vita Padre Pio fu consumato dell'amore e imitazione di Dio attraverso Gesù'; consumato dall'amore e l'aiuto per l'umanità sofferente dei suoi fratelli e sorelle sulla terra; consumato dall'amore e il suffragio delle anime del Purgatorio, per accorciare ed alleviare la loro pena; consumato dall'amore e l'obbedienza a qualsiasi costo alla Chiesa.

 Padre Pio e’ una creatura in cui Dio profuse i suoi doni con un'abbondanza che non ha eguali.

E Padre Pio ne fece buon uso, con guarigioni, resurrezioni, levitazioni, profezie, letture dei cuori; parlando lingue diverse, leggendo linguaggi sconosciuti, spargendo un profumo di fiori, moltiplicando il cibo in momenti di bisogno; godendo della presenza visibile dell'angelo custode, avendo frequenti estasi con personaggi celesti, avendo visibile contatto con le anime del Purgatorio, conoscendo in dettaglio lo stato nell'aldilà delle persone defunte; prevenendo lesioni corporali, incidenti stradali, distruzione di cose e persone; assistendo i moribondi in bilocazione per un sereno passaggio da questa terra.

Egli fece queste cose mentre ingeriva una quantità minima di cibo, prendendo una quantità minima di riposo, avendo costantemente mal di testa, convivendo con una bronchite cronica, passando per periodi febbre estremamente alta, e profuso sudare di notte.

 Le caratteristiche che distinguevano Padre Pio erano gentilezza, gioia, serenità, umiltà, modestia, pietà, perfetta obbedienza a tutte le autorità ecclesiastiche.

 Egli rivisse la Passione di Cristo attraverso la celebrazione di migliaia di Messe. Alzando la sua mano insanguinata egli assolse miliardi di peccati. Egli fece milioni di passi penosi sui piedi piagati. Le sue dita mossero i grani di milioni di rosari. Le sue labbra si mossero per milioni e milioni di avemarie. Il suo corpo sopportò per trilioni di secondi  il dolore permanente connesso alle stimmate.

Ognuno dei trilioni di battiti del suo cuore fu una grandiosa sinfonia per la gloria di Dio.

 Ora egli è nei cieli, immerso nella gioiosa luce della visione beatifica. In Paradiso egli continua a lavorare per noi, pregare per noi, intercedere per noi, distribuendo ogni genere di grazie su richiesta. 

 L'unica cosa che non fa più è soffrire.

 Grazie Signore per averci dato Padre Pio.

 
 
«Non si conoscerà mai del tutto il Padre! diceva Maria Pyle... Egli è come un iceberg. Una piccolissima parte emerge dal livello dei mare ed è visibile, mentre che una enorme massa resta sott'acqua, invisibile, ma reale. Non si conosce nè la sua grandezza, nè la sua dimensione.» (Derobert, 644)
 

“La storia di Padre Pio non è ancora finita.” (Jim Gallagher, Padre Pio the Pierced Priest A Biography, Fount Paperbacks, London, 1995, pag.4)

 

“Una città posta sopra un monte non può restare nascosta.” Matteo, 5:14. La storia di Padre Pio è come la storia di una città su una montagna. Può essere temporaneamente nascosta da nuvole, nebbia, foschia, temporale. Ma prima o poi risplende gloriosamente sotto i dorati raggi del sole. (Pascal P. Parente, Padre  Pio A City On A Mountain,  Ave Maria Institute, Washington, New Jersey, USA, (prima edizione 1952), 1968, Introduzione, IV.   P. Parente era professore di teologia ascetica e mistica all’Università Cattolica D’America in Washington  DC nel 1952)

 

 

“Per me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo” (Gal 6, 14). Padre Pio da Pietrelcina, come l'Apostolo Paolo, al vertice della sua vita e del suo apostolato pose la Croce del suo Signore come sua forza, sua sapienza e sua gloria. Infiammato d'amore per Gesù Cristo, si conformò a Lui nell'immolazione di sé per la salvezza del mondo. Nella sequela e nell'imitazione di Cristo Crocifisso fu così generoso e perfetto che avrebbe potuto dire: “Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2, 19). (Vaticano) http://www.vatican.va/news_services/liturgy/saints/ns_lit_doc_20020616_padre-pio_it.html

 

 

 

 

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