Viaggi e profumi

Padre Pio ebbe ed ha il dono di viaggiare in ogni parte del mondo per aiutare gli ammalati, prevenire incidenti, raddrizzare le coscienze, risolvere problemi. Viaggi dopo la morte.  Padre Pio va in sogno. Il profumo di Padre Pio.

I viaggi di Padre Pio in BILOCAZIONE.

 

 

Giovanna Rizzani

 

 

Giovanna Rizzani

Convento di Sant'Elia a Pianisi ai tempi di Padre Pio

Da Sant'Elia a Pianisi a Udine

Durante la permanenza a Sant’Elia a Pianisi, a 17 anni, il 18 gennaio 1905, accadde il primo fenomeno di bilocazione, che lo stesso fra Pio, dopo circa un mese, descrisse su un foglio: «Giorni fa mi è capitato un fatto insolito: mentre mi trovavo in coro con fra Anastasio, erano circa le ore 23 del 18 del mese scorso [gennaio 1905], quando mi ritrovai lontano, in una casa signorile, dove il padre moriva, mentre una bambina nasceva. Mi apparve allora Maria Santissima che mi disse: “Affido a te questa creatura; è una pietra preziosa allo stato grezzo: lavorala, levigala, rendila il più lucente possibile, perché un giorno voglio adornarmene”... “Come sarà possibile, se io sono ancora un povero chierico e non so se un giorno avrò la fortuna e la gioia di essere sacerdote? Ed anche se sarò sacerdote, come potrò pensare a questa bambina, essendo io molto lontano da qui?”. La Madonna soggiunse: “Non dubitare, sarà lei che verrà da te, ma prima la incontrerai in San Pietro...”. Dopo di ciò mi sono ritrovato nuovamente in Coro." ( Epistolario IV, 1027-9) (D'Apolito, Padre Pio, 315-6)

Quanto scritto da fra Pio poteva anche far pensare ad un sogno. Ma si rimane profondamente colpiti quando si viene a sapere che l’intera vicenda si è poi realizzata esattamente così come scritto su quel foglio. Si ritiene di aprire una breve parentesi per accennare a quanto effettivamente avvenuto.

 

Pagina autografa di Padre Pio riguardo alla bilocazione, febbraio 1905

 

La neonata Giovanna Rizzani con la madre

 

 

Da Udine a Roma

Giovanna Rizzani: questo il nome della bambina nata a Udine intorno alle ore 23 del 18 gennaio 1905, mentre il padre, il marchese Giovanni Battista Rizzani, colpito da infarto, moriva. Dopo la morte del marchese, la famiglia si trasferì a Roma. In un tardo pomeriggio dell’estate 1922, Giovanna, ormai diciassettenne studentessa liceale, si recò con una amica nella Basilica di San Pietro, dove, visto un frate cappuccino, lo pregò di ascoltare la sua confessione. Il frate le rispose di si ed entrò nel secondo confessionale a sinistra entrando nella Basilica. Giovanna gli disse: «Padre, non sono venuta per confessarmi, ma per essere illuminata in tanti dubbi di fede, che mi tormentano, specialmente quello sul mistero della SS. Trinità». Il frate ebbe per lei affettuose parole di conforto, e con calma e pazienza seppe dissiparle ogni ombra di dubbio. Giovanna, ricevuta la benedizione, rasserenata e piena di gioia, si spostò dallo sportello del confessionale e andò verso l’amica dicendole: «Quanto è buono questo frate! È un sacerdote dotto e santo. Mi ha dissipato ogni dubbio… Aspettiamo che esca dal confessionale per chiedergli l’in-dirizzo della sua residenza, così quando avremo bisogno di confessione e di consigli, andremo da lui». Al sagrista, che annunciava la chiusura della Basilica, le due ragazze dissero che aspettavano il frate confessore. Il sagrista, avvicinatosi al confessionale, disse: «Signorine, qui non c’è nessuno». Il frate si era come volatilizzato. (D'Apolito, Padre Pio, 317-21)

Confessionale nella Basilica di San Pietro

 

Giovanna Rizzani

 

 

San Giovanni Rotondo

L’anno dopo, nelle vacanze estive del 1923, Giovanna, avendo sentito parlare di Padre Pio, si recò con una zia e due amiche a San Giovanni Rotondo. E qui si mescolò alla folla che gremiva il corridoio che dalla sagrestia immette nella clausura del Convento. Giovanna si trovava in prima fila aspettando il passaggio di Padre Pio. E il Padre, passando, appena la vide le si avvicinò, le porse a baciare la mano e le disse: «Giovanna, io ti conosco. Tu sei nata il giorno in cui morì tuo padre». Giovanna rimase sbalordita, chiedendosi come il Padre poteva sapere che ella era nata lo stesso giorno in cui suo padre stava morendo. Il mattino del giorno successivo andò a confessarsi. Accostatasi al confessionale, subito Padre Pio le disse: «Figlia mia, finalmente sei venuta! Da quanti anni ti sto aspettando…». E Giovanna: «Padre, io non vi conosco. È la prima volta che vengo a S. Giovanni Rotondo. Ho accompagnato la zia. Forse mi avete scambiata con qualche altra ragazza». Padre Pio replicò: «No, non mi sono sbagliato, né ti ho scambiato con un’altra ragazza. Noi già ci siamo incontrati l’anno scorso. Rammenti? In un pomeriggio d’estate venisti con un’amica in San Pietro, a Roma, in cerca di un sacerdote che dissipasse dalla tua mente i dubbi che ti affliggevano. Quel frate cappuccino ero io!». E poi: «Figlia mia, tu mi appartieni. Sei stata affi-data alle mie cure dalla Madonna. Quando io risposi alla Madonna che mi sarebbe stato impossibile prendere cura della tua anima a causa della lontananza, Ella mi disse: “Non dubitare, sarà lei che verrà da te, ma prima la incontrerai a San Pietro”. L’anno scorso t’incontrai in S. Pietro, ora sei venuta qui, a S. Giovanni Rotondo, spontaneamente, senza che io ti avessi chiamata. È ora che io prenda cura dell’anima tua, come vuole la Mamma celeste». Giovanna, in lacrime, gli chiese: «Padre, poiché io vi appartengo, prendetevi cura di me. Ditemi che cosa debbo fare. Mi devo fare suora?». E Padre Pio: «Nulla di questo. Tu verrai spesso a San Giovanni Rotondo; io avrò cura della tua anima e conoscerai la volontà di Dio». Giovanna, benedetta da Padre Pio, emozionata e in lacrime, si tolse dal confessionale. Da allora, più volte lasciò Roma per recarsi da Padre Pio. Dopo qualche tempo Padre Pio vestirà Giovanna da terziaria, imponendole il nome di suor Iacopa, la quale si sposò e continuò a recarsi frequentemente a San Giovanni Rotondo. (D'Apolito, Padre Pio, 322-7)

Incontro con Padre Pio in eta' matura

 

In seguito, Giovanna riuscì ad avere da padre Agostino il foglio nel quale Padre Pio aveva descritto nel lontano 1905 la nascita di una bimba mentre il padre moriva. Padre Agostino, al quale il foglio era stato consegnato dallo stesso Padre Pio, lo aveva conservato per poi, dopo molti anni, darlo alla diretta interessata. Giovanna mostrò il foglio a Padre Pio, il quale ne confermò l’autenticità. Allora, fattene alcune fotocopie, consegnò il foglio al Superiore del convento di San Giovanni Rotondo perché fosse messo a disposizione della Curia Arcivescovile di Manfredonia, dove poi ella sarà chiamata a testimoniare. (D'Apolito, Padre Pio, 328) (Ruffin, Padre Pio, 66-70)

Qualche giorno prima della morte di Padre Pio Giovanna Rizzani sentì la voce di Padre Pio che gli disse: Vieni subito a San Giovanni Rotondo perché' me ne vado. Se ritardi non mi vedrai più. Giovanna si precipitò, con l'amica Margherita Hamilton. Si confesso' e al termine Padre Pio le disse: "Questa e' l'ultima confessione che fai con me. Ora ti dò l'assoluzione di tutti i peccati commessi dall'uso della ragione fino a questo momento." (D'Apolito, Padre Pio, 332-3)

Giovanna assistette in visione alle ultime due ore della vita, sino alla morte di Padre Pio, e ne diede un racconto dettagliato all'amica Margherita. (D'Apolito, Padre Pio, 333-41). (Schug, A Padre, 14-30) (Bruno, Roads, (105-11) (Capuano, Con P. Pio, 247-50) (Ingoldsby, Padre Pio, 26-9) (Chiron, Padre Pio, 39-41)

Il 23 settembre 1983, la signore Giovanna Rizzani incontro un frate sul sagrato della chiesa di Santa Maria delle Grazie. Lo fermò e gli disse: "Lei e' padre Paolo Covino. L'ho visto la notte che mori' Padre Pio, il 23 settembre 1868. Lei gli amministrò l'olio santo nella sua cella." (Covino, Ricordi, 241-2)

Padre Alberto D'Apolito

 

 

Padre Paolo Covino assiste Padre Pio all'altare nell'ultima messa

 

 

 

 

Madre Teresa Salvadores

Madre Teresa Salvadores, superiora del convento della medaglia miracolosa in Montevideo, Uruguay, era gravemente inferma e costretta a stare a letto nel 1921. La suora aveva cancro all stomaco e doveva essere nutrita per iniezione, aveva anche una malformazione cardio-aurtica, e sul fianco si era sviluppata una infiammazione della misura di un pugno. Il vicario della diocesi di Salto, in Uruguay, Mons. Vincenzo Damiani, era appena tornato da San Giovanni Rotondo con un guanto usato da Padre Pio. Madre Teresa Salvadores riporta: "Mi applicarono il guanto sul fianco e sulla gola. Io mi addormentai. Nel sogno vidi Padre Pio che toccava il mio fianco e la mia bocca, e mi disse molte cose che non sono di questo mondo. Quando mi svegliai, dopo tre ore, mi rivestii dell'abito religioso e andai giu' nella cappella, poi andai al refettorio e mangiai normalmente. Io non avevo fatto nessuno di queste cose negli ultimi tre mesi. Da allora non ho avuto alcun ritorno del cancro." (Napolitano, 139-141)  (De Liso, Padre Pio, 98-9)

 

 

Monsignor Vincenzo Damiani

Mons. Damiani, Uruguay

Il vicario generale di Salto, Uruguay, Mons. Vincenzo Damiani, che soffriva di cuore, in una visita a San Giovanni Rotondo si fece promettere da Padre Pio che lui l'avrebbe aiutato nei momenti finali della vita. L'11 settembre 1941, si svolgeva a Salto un convegno sulle vocazioni,  a cui parteciparono Mons. Damiani, il vescovo di Salto Mons. Alfredo Viola, e l'arcivescovo di Montevideo Mons. Antonio Maria Barbieri, lui stesso cappuccino, insieme ad altri vescovi e a tanti altri membri del clero.  Quella sera, appena dopo mezzanotte Mons Damiani ebbe un attacco cardiaco. Nello stesso momento Mons. Barbieri sentì aprire la porta della sua camera e una voce disse: "Va ad aiutare Mons. Damiani che sta morendo." Mons. Barbieri corse da Mons. Damiani. Mons. Damiani era ancora cosciente e chiese l'Estrema Unzione. Quattro vescovi e sei sacerdoti erano presenti al rito. Mons. Damiano morì raccolto in pace, pochi minuti dopo il rito. Sul comodino fu trovato un foglio di carta dove Mons Damiani aveva scritto come per mandare un telegramma: "Padre Pio. San Giovanni Rotondo. Continui dolori cardiaci mi stanno consumando."

Diversi anni dopo, il 12 marzo 1949, Mons. Barbieri si recò a San Giovanni Rotondo, e volle parlare con Padre Pio di quanto era successo anni prima a Mons. Damiani. Padre Pio cercò di evitare le domande, e con un sorriso disse: "Se tu hai capito quello che successe, è inutile insistere." Anche Mons. Viola visitò Padre Pio, il 3 maggio 1949, e lasciò al convento uno scritto intorno alla morte di Mons. Damiani. (Agostino, Diario, 210-12, note 65, 66, 67)  (Ruffin, Padre Pio, 243-5) (Winowska, Il vero, 100-101) (Capuano, Con P. Pio, 251-2) (McCaffery, Tales, 33-4) (Bruno, Roads, 24-5) ( Gallagher, Padre Pio, 124) (Chiron, Padre Pio, 165-7) (De Robeck, Padre Pio, 86) (Ingoldsby, Padre Pio, 90)

 

Monsignor Alfredo Viola parla con Padre Pio

Castellammare di Stabia

Padre Francesco Napolitano presentò a Padre Pio un gruppo di pellegrini provenienti da Castellammare di Stabia. Una delle donne del gruppo disse a Padre Pio: "Padre, io vi invoco tante volte al giorno!" Padre Pio: "E tu credi che io sono sordo. Mi esasperi lamentandoti continuamente di tante cose insignificanti. Sarebbe meglio che tu avessi un po' più di fede in Dio." (Napolitano, Padre Pio, 183)

 

St. Vincent, New York

Padre Giuseppe Pio ricordava una signora americana che si presentò al convento nel 1967. Poche settimane prima giaceva in un letto d'ospedale a St. Vincent Hospital, Greenwich, New York, morendo di cancro. Padre Giuseppe Pio ricordava particolarmente quella donna perché lui stesso è di New York. La donna disse che pregava Padre Pio mentre stava morendo. Padre Pio le comparve accanto al letto, le sorrise, la benedisse, e se ne andò senza dire una parola. La signora guarì completamente e fece il viaggio a San Giovanni Rotondo. (Gallagher, Padre Pio, 125)

Padre  Joseph Pius di New York

 

New York

Padre Francesco Napolitano descriveva ai frati radunati in refettorio il suo viaggio in America, specialmente a New York, che lui aveva visitato per la prima volta. Padre Pio lo ascoltò attentamente, poi disse: "Tu a new York ci sei stato una volta sola. Io ci sono stato centinaia di volte." (Napolitano, Padre Pio, 183)

 

Milwaukee

Padre Dominic Meyer, di Milwaukee, fu per tanti anni assistente di Padre Pio. Suo Padre un giorno gli disse: "Figlio mio, tu conosci così bene Padre Pio. Tu sei suo amico. Puoi chiedergli di venire ad aiutarmi quando arriva il mio momento?" Padre Dominic si fece coraggio e presento' a Padre Pio la richiesta del suo padre. Padre Pio non disse una parola, ma gli diede uno sguardo d'intesa e fece di sì col capo. Due anni dopo il padre morì a casa della sorella sposata, in Milwaukee. Quando Padre Dominic fu informato si precipitò a tornare ma arrivò ad esequie finite.  La sorella e il marito riferirono che un giorno, dato che era una bella giornata, lo sistemarono sul terrazzo a prendere il sole. Egli non girava da solo per la casa, e aveva bisogno di aiuto. Quando tornarono dopo poco sul terrazzo, non lo trovarono. Lo cercarono dovunque e finalmente lo trovarono nella sua stanza, morto. La sorella aggiunse: " Aveva la bocca semichiusa, e sulla bocca c'era un'Ostia."  (McCaffey, Tales, 33-4)

Padre Dominic Meyer di Milwaukee

 

America

Padre Rosario da Aliminusa scrisse di suo pugno negli annali del convento che ad un'anziana signora in America era comparso Padre Pio, e il tumore di cui lei soffriva era scomparso, e la donna ora menava una vita normale. Padre Eusebio da Castelpetroso lesse la storia e disse a Padre Pio: "Così ogni tanto tu te ne vai in America. Ho appena saputo che andasti a visitare una signora con un tumore." Padre Pio: "Come l'hai saputo?" (Napolitano, Padre Pio, 183-4)

Padre Rosario da Aliminusa (tiene in mano un giornale)

 

Siete venuti a curiosare?

Il reverendo John Esseff, di Scranton, in Pennsylvania, a maggio del 1959 fece il suo primo viaggio in Europa, accompagnato dal suo amico il reverendo Bob Calligan. Dopo aver visitato Roma, i due volevano vedere Padre Pio, ma furono sconsigliati di andarci perche' era difficile avvicinarlo, a meno che, una volta giunti a San Giovanni Rotondo non chiedessero di una persona chiamata Mary Pyle, che poteva aiutarli a incontrare Padre Pio. "Noi non parlavamo italiano. Dicemmo solo Mary Pyle e dopo poco Mary venne e ci invitò a casa sua offrendoci del pane e del formaggio, dato che era nel primo pomeriggio. Mary poi si offrì di vedere dove potevamo passare la notte nel vicinato. Mentre Mary si dava da fare, io vidi Padre Pio entrare nella stanza dove stavamo. Egli mi disse: "Che fate qua? Siete venuti a curiosare?" Io rimasi completamente sorpreso! Ma gli risposi e gli domandai perché era così importante avere le stigmate, mentre l'Eucaristia sembra che sia più importante. Di lì continuammo a parlare di Gesù e dell'Eucaristia. Parlammo per circa venti minuti e poi Padre Pio se ne andò. Io mi voltai verso Mary Pyle e domandai: "Egli viene spesso qui?" La risposta di Mary fu strana: "Noi non lo sapevamo che egli fosse qui. Se ha avuto una conversazione con te, vuol dire che è venuto a vedere te. Nessun altro di noi seduti a tavola lo ha visto. Lui fa così frequentemente. Egli ha il dono della bilocazione." Io non ne avevo mai sentito parlare, ma in seguito venni a conoscenza di tanti episodi di bilocazione da parte di Padre Pio." (Esseff, Brothers, 141-4)

   Mons. John Esseff    

   Mons. Esseff con Mother Theresa

 

 

Un uomo in paese

Padre Carmelo da Sessano riportò che nel 1953, quando lui era superiore del convento, Padre Pio stava assistendo a una recita nella sala dei terziari, insieme agli altri frati e a un numeroso pubblico. Durante l'intervallo egli appoggiò le braccia solle schienale della sedia davanti a lui e poggio la testa sulle braccia, rimanendo in silenzio e senza muoversi per circa cinque minuti. Poi alzò la testa rimanendo seduto normalmente. Nessuno diede importanza alla cosa. Il giorno dopo Padre Carmelo andò a visitare un uomo malato in paese. Questi, quando lo vide, lo ringraziò per avergli mandato Padre Pio il giorno prima. Padre Carmelo rimase sconcertato.  Il malato e i suoi familiari avevano tutti visto Padre Pio nella stanza. Quando Padre Carmelo domandò a che ora avevano visto Padre Pio, il tempo corrispondeva esattamente alla durata dell'intervallo della recita quando Padre Pio era sembrato assopito. (McCaffery, Tales, 26) (Ruffin, Padre Pio, 325)

      

Padre Carmelo da Sessano con Padre Pio

 

Un uomo di Maglie

Un frate cappuccino del convento di Maglie, vicino a Lecce, aveva il padre costretto permanentemente a letto a cause di una malattia alla spina dorsale. Un giorno il frate scrisse una lettera a Padre Pio pregandolo di intercedere per il padre che stava lentamente morendo. Padre Pio rispose assicurandolo delle preghiere. Il tempo passò e la malattia aveva preso un rapido corso per il peggio. Un pomeriggio il malato vide un frate con la barba accanto al suo letto, che gli disse: "Tu stai soffrendo! Soffri con pazienza!" Lo stesso accadde per i nove giorni seguenti, e il malato peggiorava invece di migliorare. Il decimo giorno si penso' di dare al malato l'estrema unzione. Il frate apparve e questa volta disse: "Basta adesso! Hai sofferto abbastanza!" Da quel momento in malato comincio' a migliorare finche guarì completamente. Dopo poche settimane egli riprese il suo lavora nei campi. Il frate scrisse a Padre Pio una lettera di ringraziamento. (Cataneo, Padre Pio, 100-1)

 

 

 

Il sagrato

Dr. Sala, il medico di Padre Pio che lavorava alla Casa Sollievo, riporta che una sera mentre stava attraversando lo spiazzale di Santa Maria delle Grazie alla fine del lavoro, vide Padre Pio che camminava a piedi verso il convento attraverso la piazza. Egli salutò, ma Padre Pio non rispose al saluto. Poi Padre Pio continuò a camminare verso il convento e attraversò la porta chiusa, senza bussare e senza usare la chiave, e scomparve dentro. Il giorno dopo il dr. Sala chiese a Padre Pio perché non lo aveva salutato la sera prima mentre attraversava la piazza. Padre Pio non negò e disse: "Evidentemente non ti ho sentito." (Bruno, Road, 26)

Il dr. Giuseppe Sala con Padre Pio

Vigliacco

  Uno dei suoi figli spirituali residente a Roma era abituato togliersi il cappello in segno di rispetto, passando davanti a una chiesa. Un giorno passando davanti a una chiesa ebbe vergogna di togliersi il cappello perché stava in allegra compagnia. Una voce ben conosciuta gli gridò all'orecchio: "Vigliacco." La prossima volta che vide Padre Pio, il Padre gli disse: "Questa volta non hai avuto che una sgridata. Ma la prossima volta avrai un sonoro scapaccione." (Winowska, Il vero, 149-50) (Gaudiose, Prophet, 163)

 

Padre Benedetto

Il 18 luglio 1948 Padre Benedetto, che era stato direttore spirituale  e superiore provinciale di Padre Pio, stava morendo nel convento di San Severo. Il Padre Guardiano del convento chiese a Padre Benedetto se voleva che chiedesse a Padre Pio di venire a visitarlo. Padre Benedetto: "No. Non è necessario. Padre Pio è qui vicino a me." (Ruffin, Padre Pio, 192)

Raffaelina Cerase

Quando Padre Pio era ancora a Foggia, il 25 marzo 1960, Padre Nazareno da Arpaise e Padre Pio Si recarono a trovare donna Raffaelina Cerase gravemente ammalata. Padre Nazareno testimoniò : "Prima di lasciarla, le ho dato l'assoluzione in articulo mortis, ed io e Padre Pio siamo rientrati al convento. Alle quattro del mattino bussarono alla porta del convento e un uomo mi chiese quattro candelabri da mettere intorno alle spoglie di donna Raffaelina, che era appena morta. Andai subito ad avvertire Padre Pio per annunciargli la morte della Cerase.  Padre Pio, senza agitarsi, mi rispose: "L'ho assistita io: è andata direttamente in Paradiso." (Chiron, 88-9)

 

Basilica di San Pietro

Don Orione (ora San Luigi Orione) disse al Papa Pio XI che egli aveva personalmente visto Padre Pio, nella Basilica di San Pietro in Roma, Durante il rito di Beatificazione di San Teresa del Bambino Gesù. Il Papa disse: "Siccome sei stato tu a dirmelo, io ti credo." (Napolitano, Padre Pio, 185) (Gallagher, Padre Pio, 124) (Winowska, Il vero, 103)

 

San Luigi Orione

 

La reliquia

La contessa Virginia Silj, cugina del cardinale Pietro Gasparri e cognata del cardinal Silj, aveva invitato diversi dignitari ecclesiastici, incluso Padre Pio delle Piane di San Francesco di Paola, suo confessore, per la dedicazione della cappellina privata che lei aveva fatto costruire nel suo appartamento. Si discuteva a quale santo dedicare la cappella quando entrò in casa una suora che diede alla contessa una reliquia della Santa Croce dicendo che la sera prima era venuto a visitarla Padre Pio e l'aveva pregata di consegnare la reliquia alla contessa Silj. La cappellina fu dedicata alla Santa Croce. Quando tempo dopo la contessa visitò Padre Pio, egli confermò di aver dato la reliquia alla suora. (Napolitano, Padre Pio, 187-8).

 

Lo studio di Papa Pio XI

Papa Pio XI si trovava nel suo studio discutendo con alcuni cardinali sull'argomento della sospensione "a divinis" di Padre Pio, quando improvvisamente vide entrare un frate cappuccino, con le mani entro le maniche del saio, che, procedendo con passo claudicante, si reca direttamente da lui, senza che i presenti possano fermarlo e, prostratosi al bacio del sacro piede, gli dice: "Santità, per il bene della Chiesa non permettete questo." Quindi, chiesta la benedizione e baciando nuovamente il sacro piede, uscì. Superato il momento di smarrimento, alcuni prelati si recano alla porta per chiedere alle guardie il motivo per cui abbiano fatto entrare il frate; ma si sentono rispondere che nessuno si e' avvicinato e tantomeno entrato nella sala. Il Papa non da' seguito al fatto, ma, intuendo di che cosa possa trattarsi, interrompe la riunione e chiamato a se il cardinale Augusto Silj, ci cui conosceva l'ammirazione per Padre Pio, l'incarica di recarsi a San Giovanni Rotondo per indagare se Padre Pio si fosse allontanato dal convento quel giorno. Silj, come è ovvio riceve la conferma dal Padre Guardiano (al quale però non rivela il motivo della richiesta) che Padre Pio, in quella data e ora, stava in coro a pregare. A seguito di questo fatto il Papa dopo aver esclamato "qui' c'è il dito di Dio, ordina l'archiviazione della pratica. (Peroni, Padre Pio, 325-6) (Ruffin, Padre Pio, 198) La notizia e' stata resa nota dalla cognata del cardinale Contessa Virginia Silj, soltanto dopo la morte del papa Pio XI.  La contessa Silj aveva viaggiato a San Giovanni Rotondo col cardinal Silj (Peroni, Padre Pio, 329-30, nota 25)

Pope Pius XI

 

Sua Eminenza Augusto Silj

 

Madre Speranza

La venerabile Madre Speranza da Collevalenza, attestò nel 1970 che: "Quando io lavoravo al Sant'Offizio in Vaticano, vidi Padre Pio ogni giorno per un anno intero. Egli usava avere i mezzi guanti sulle mani per nascondere le stimmate. Io lo salutavo, baciavo la sua mano, e qualche volta scambiavamo delle parole. Questo avvenne tra il 1937 e il 1939. (Schug, A Padre Pio, 45-6) Madre Speranza confermò il fatto, diversi anni dopo,  a Padre Alberto D'Apolito (D'Apolito, Padre Pio, 362-4)

 

Madre Speranza

 

Padre Gemelli

Rina Giordanelli: "Un giorno del luglio 1959, mentre ero a San Giovanni in attesa della nascita del mio terzo figlio, Padre Pellegrino mi mise al corrente di un episodio straordinario, che lo aveva particolarmente colpito ed edificato. "Padre Pio mi ha chiamato e io sono andato immediatamente nella sua camera: l'ho trovato tutto rosso in volto, emozionato e contento come un bambino. Non poté' fare a meno di confidarmi che aveva confessato Padre Agostino Gemelli in punto di morte." Padre Gemelli morì il 15 luglio del 1959.   (Pronzato, Padre Pio un santo, 40)

Padre Agostino Gemelli

 

Daniel Batonnier

Daniel Batonnier di Alencon, in Francia, di anni sei, era in pericolo di morte colpito da meningite cerebro spinale. Ricoverato in ospedale, si dibatte e delira contro i tormenti di un'agonia sempre più  vicina. Per i medici gli resta un solo giorno di vita. La madre è al colmo del dolore. I vicini di casa si offrono di mandare un telegramma a Padre Pio chiedendogli di pregare per Daniel. Il telegramma viene inviato alle 13:30 del 29 gennaio 1957 dall'ufficio postale di Alencon, destinazione: Padre Pio da Pietrelcina, San Giovanni Rotondo. Alle ore 15, la signora Batonnier sta vicino al figlio in ospedale. Daniele ha 41 di febbre ed è in preda a terribili convulsioni.  Alle 16 la febbre scende a 37. La mamma, che aveva il marito e altri sette figli da accudire, torna a casa. L'indomani mattina torna in ospedale e trova Daniele perfettamente guarito. Il medico lo esamina e dice: "Non ci capisco niente, suo figlio non solo è salvo, ma è completamente guarito."  La mamma torna a casa e partecipa la sua gioia con i vicini di casa. Una donna le da' da leggere un libro su Padre Pio, con una sua foto sulla copertina. La mamma torna in ospedale con il libro sotto il braccio, si avvicina al letto del figlio, e questo, guarda la copertina del libro e dice: 'Mamma, io lo conosco quel prete. E' già venuto a trovarmi due volte stamattina sul tardi, per non farmi paura. Poi se ne è andato. Mamma, quando divento grande voglio diventare un prete come lui." (Chiron, Padre Pio, 270-1)

 

Il cardinal Joseph Mindszenty

Il cardinal Joseph Mindszenty, primate di Ungheria, si trovava in carcere a Budapest sin dal 1949, condannato all'ergastolo dal regime comunista. E' stato riportato che un frate con la barba portava frequentemente tutto l'occorrente perché' il cardinale potesse celebrare la Messa. (Allegri, La vita, 558)

Padre Pio porta al Cardinal Mindszenty in prigione pane e vino per celebrare la Messa. Mosaico nella cripta di San Pio.

 

Padre Bonaventura

Padre Bonaventura, un frate cappuccino di Napoli, riportò che nel 1956, mentre egli stava predicando verso le 7 di sera nella basilica dello Spirito Santo in Napoli, lui e tutti i presenti in chiesa videro Padre Pio che in silenzio nella navata centrale ascoltando la predica. Stette in piedi per almeno quaranta minuti, anche durante le preghiere. Padre Bonaventura scrisse a Padre Carmelo, il superiore del convento di San Giovanni Rotondo, chiedendogli di domandare a Padre Pio se lui era veramente stato a Napoli quella sera. Padre Pio: "Sì è vero. E' vero." (Schug, A Padre, 6)

 

Padre Placido e l'impronta della mano

Nel luglio del 1957, Padre Placido fu ricoverato urgentemente nell'ospedale di San Severo per una grave forma di cirrosi epatica. La notte egli vide Padre Pio presso il suo letto che lo confortava e gli assicurava la guarigione. Poi lo vide avvicinarsi alla finestra della camera, posare la mano sul vetro, e scomparire. La mattina dopo Padre Placido guardò verso la finestra e vide l'impronta di una mano. Si avvicinò e riconobbe l'impronta della mano di Padre Pio. Si convinse allora che la visita di Padre Pio non era stato un sogno, ma una realta'. La notizia si sparse nell'ospedale e in città e molti vennero a vedere la finestra con l'impronta della mano. Si cercò di pulire il vetro con detersivo, ma riappariva sempre. Io, Padre Alberto D'Apolito, chiesi a Padre Pio  se era stato a San Severo da Padre Placido. Padre Pio: "E tu ne dubiti? Sì sono andato." (D'Apolito, Padre, 141-2) (Ingoldsby, Padre Pio, 91-2)

Padre Placido da San Marco in Lamis

 

Ma è proprio lui!

La signora Concetta Bellarmini di S. Vito Lanciano, farmacista, nel 1926 aveva contratto una malattia che, per un'infezione generale del sangue e una sopravvenuta broncopolmonite, l'aveva ridotta in condizioni disperate. La sua pelle aveva assunto un colore giallastro. Allora una parente, visto che i medici non vi potevano far più nulla, le consigliò di rivolgersi a Padre Pio, che l'ammalata non aveva mai conosciuto. I figli però vi si opponevano, perché non credevano affatto a tutto quello che si andava dicendo del Frate del Gargano. La signora Concetta invece vi credeva e cominciò a pregarlo fervidamente.

Un giorno, mentre stava a letto, si vide comparire nel mezzo della stanza un Cappuccino, il quale senza toccarla, le sorrise e la benedisse. L'ammalata non ebbe paura di questa apparizione, ma invece ne sentì pace e tranquillità. Poi chiese se la sua venuta significasse la grazia della conversione dei figli o quella della sua guarigione. Il Cappuccino le rispose: «Domenica mattina starai bene». Detto questo, scomparve lasciando dietro di sé una scia d'intenso profumo, che fu sentito anche dalla domestica della casa. Venuta la domenica la signora Concetta si sentì guarita e inoltre constatò che la sua pelle era ritornata normale. Allora volle andare a S. Giovanni Rotondo per conoscere e ringraziare Padre Pio e in questo viaggio si fece accompagnare dal fratello. Quando giunsero si portarono al convento e chiesto alla gente chi fosse Padre Pio, se lo videro additare mentre egli passava in mezzo alla folla. Allora la signora Bellarmini, guardandolo lo confrontò col Cappuccino che le era apparso nella sua casa di S. Vito Lanciano e subito esclamò: «Ma è lui, è proprio lui!» (Cataneo, Padre Pio, 136-7) (Del Fante, Per la storia, 471-2)

 

Generale Luigi Cadorna

Il 24 agosto del 1917 avvenne la grande disfatta degli italiani a Caporetto, dove morirono 40.000 uomini, ne furono feriti 90.000 e 300.000 vennero fatti prigionieri. Il generale Cadorna, generale in capo dell’esercito italiano, venne sostituito dal generale Armando Diaz e, non sopportando il disonore della disfatta, disperato e depresso, decise di suicidarsi. Una notte diede ordine alla sentinella di non far passare nessuno, dato che non voleva essere disturbato. Pioveva, i tuoni si alternavano agli scoppi dei cannoni austriaci e i lampi brillavano nell’oscurità. Il generale si decise, prese una pistola dal suo cassetto e si risolse a togliersi la vita. Ma in quel preciso istante vide di fronte a sé la figura di un frate e avvertì uno strano profumo di rose e violette. Prima di potergli chiedere chi era e chi lo aveva fatto entrare, si sentì abbracciare da lui e udì una voce che gli parlava in nome di Dio e lo invitava a farsi coraggio e a riporre l’arma: "Andiamo, generale, voi non farete questa sciocchezza!"  Il generale Cadorna, pentito della sua debolezza, volle parlare con il frate, il quale però scomparve. Il comandante pensò in continuazione a questo frate. Terminata la guerra, vide la sua foto su un giornale e seppe che si chiamava Pio. Non perdette tempo e si precipitò a San Giovanni Rotondo, dove lo riconobbe e aspettò che passasse. Quando padre Pio gli fu vicino, disse al generale: “L’abbiamo passata brutta quella notte!” ( Pena p.15)  (Positio IV, problemi storici, pp. 535-536) (Capuano, Con P. Pio, 250-1) (Winowska, Il vero, 99-100) (Cataneo, Padre Pio, 86-7) (De Robeck, Padre Pio, 87) (Ingoldsby, Padre Pio, 90)

 

General Luigi Cadorna

 

 

Capitano di Fanteria

Verso la fine del 1919, un giorno il santo stava togliendosi i paramenti in sacrestia, dove c’era un signore che lo guardava fisso e disse: - Si è proprio lui, non mi sbaglio. Quando la gente uscì, si avvicinò, si mise in ginocchio e piangendo gli disse: - Padre grazie di avermi salvato dalla morte. Padre Pio gli pose la mano sul capo e disse: - Non devi ringraziare me, figliolo, ma nostro Signore e la Vergine. Poi rimasero a parlare per alcuni minuti. Quando uscì, qualcuno (Maria Pompilio) gli chiese cosa fosse successo, ed egli rispose: - Ero un capitano di fanteria e un giorno, sul campo di battaglia, in un'ora terribile di fuoco, poco distante da me vidi un frate, pallido e dagli occh   espressivi, che non aveva il distintivo di cappellano e che mi chiamò e disse: "Signor Capitano, si allontani da quel posto" - andai verso di lui e, prima ancora di arrivare, sul posto dove mi trovavo prima scoppiò una granata che aprì una voragine. Se fossi rimasto lì, sarei volato in aria. Mi girai verso il fraticello, ma non c'era più. (Pena 19;  Positio III/1, p. 812)

 

Un altro soldato

- Un altro collega, lo stesso giorno, mi raccontò che un frate aveva salvato anche lui da un grave pericolo di morte; la stessa cosa fu detta da alcuni soldati. Tra loro ce n’era uno che disse che era Padre Pio, il santo del convento di San Giovanni Rotondo, che si faceva vedere nei campi di battaglia. E io, più per curiosità che per fede, andai a vedere se il frate che mi aveva salvato era lui, perché avevo ben stampata in mente la sua figura. Quando lo vidi, potete immaginare la mia sorpresa e la gratitudine che provai verso di lui. Sono felice di averlo potuto ringraziare personalmente e di avergli baciato le sue sante mani.  (Pena 19;  Positio III/1, p. 812)

 

 

Rosetta Polo Riva

Rosetta Polo Riva viveva a Bolzaneto. Dall' età di dieci anni era affetta da una gravissima forma di endocardite che la faceva soffrire molto. I medici non potevano fare nulla per alleviare le sue sofferenze. Un giorno venne a trovarla un'amica di famiglia che, vedendola in quello stato, si commosse e si meravigliò che non avessero ancora pensato di rivolgersi a padre Pio. Si impegnò a scrivere personalmente una lettera a Pietrelcina per chiedere una benedizione particolare per Rosetta. Due settimane dopo, una sera, accadde un fatto straordinario. La finestra della camera era aperta e la donna era seduta sul letto; racconterà la donna: "Vidi un frate uscire da una nuvola ed entrare nella mia stanza. Ebbi paura, nascosi la testa sotto il cuscino. Cercai di chiamare aiuto, ma non avevo fiato. Allora sentii una voce che diceva: "Non devi aver paura". "Chi siete?", domandai. "Sono padre Pio, sono venuto a farti compagnia. Non sei contenta?" "Si, padre, sono tanto contenta. Beneditemi, padre." "Rosetta tu avrai la grazia dalla Madonna della Guardia." "Quando, padre?" "Il 28 agosto, alle otto di sera." Poi la nuvoletta bianca scomparve. Piansi di gioia. Non so perchè, ma non raccontai a nessuno quello che mi era capitato. il 28 agosto arrivò: quella mattina appena sveglia cominciai a sentire i primi segni del miglioramento. Due settimane dopo ero miracolosamente del tutto guarita". (Gaudiose, Prophet, 169-170)

 

Padre Angelo da Milano

Salvatore Corrias raccontava che un pomeriggio del 1961 si recò a salutare il suo amico Padre Angelo Maria da Milano. Al convento gli dissero che avevano appena telefonato dall'ospedale che preparassero una camera ardente, perché' Padre Angelo Maria era morto. Corrias si precipitò all'ospedale e vide che il frate era in condizioni molto gravi, ma era ancora vivo. Gli disse che avrebbe pregato Padre Pio per la sua guarigione. Il Corrias pregò intensamente per diversi giorni, e cinque giorni dopo fu informato che il padre Angelo Maria era fuori pericolo. Dopo alcuni giorni il padre Angelo tornò al convento e tutti fecero una grande festa. Padre Angelo Maria confidò a Padre Mariano che durante la malattia aveva visto Padre Pio che gli aveva messo una mano sulla spalla e gli aveva detto: "Stai tranquillo, perché guarirai."

Ma la conferma piu' clamorosa venne una anno e mezzo dopo, quando al convento di Milano arriva  un frate di San Giovanni Rotondo che disse: "Io ero al servizio del Padre, e tutto d'un tratto mi disse: "Da questo momento non ci sono più per nessuno, per nessun motivo. Adesso devo andare a Milano ove c'è un nostro confratello gravemente malato che ha bisogno di me." Padre Pio stette immobile dinanzi al suo tavolino su cui aveva poggiato le braccia sulle quali posava la sua testa. Dopo dieci minuti fu come se si svegliasse e disse: "Sono stato a Milano. Il confratello sta veramente male. Speriamo nella grazia di Dio." La stessa scena si ripeté  per cinque giorni, e l'ultima volta Padre Pio disse: "Sono contento, non dovrò più andare a Milano, perché il nostro confratello sta bene. " (Socci, Il segreto, nota 235)

 

 

Vieni in mio soccorso

In una città dell'Italia centrale un'insegnante, ex segretaria del Fascio, viene accusata sul finire della guerra di aver fornito armi e bombe ai fascisti, favorendo un'esplosione che uccise militari e civili. Prelevata dalla sua casa e condotta sul luogo dove deve essere giustiziata, viene posta dinanzi al plotone d'esecuzione. Ella invoco’ singhiozzando: “Padre Pio vieni in mio soccorso.”  La sentenza viene rimandata in attesa che una interminabile colonna di macchine e di trup­pe, appena sopraggiunta, termini di passare. La giovane sta immobile, paralizzata del terrore, e invoca P. Pio di cui ha in mano, stritolata, una fotografia. Le si avvicina un signore: «Cosa hanno deciso di voi?». «Non lo so, non so più nulla, sono andati via tutti... c'è solo il comandante là...» e indicò l'ufficiale, fermo su un carro, come inebetito. «E allora consideratevi libera e venite via con me». E la riaccompagna in macchina a casa. Dopo qualche mese la maestra si reca a S. Giovan­ni Rotondo: «Padre, la mia vita non basterà per ringraziar­vi! ...». «Figlia mia, quanto mi hai fatto correre con la tua fede!».  (Winowska, Il vero volto, 108-10)

 

 

 

Andrea Bacile

A S. Martino in Pensilis (Campobasso) viveva un contadino che si chiamava Andrea Bacile. Questo contadino non metteva mai piede in chiesa, né si accostava ai sacramenti, perché si diceva ateo e non bisognoso di religione. Aveva moglie e figli che amava sinceramente e a cui provvedeva con sollecitudine. Con la moglie non andava sempre d'accordo. Una sera litigò con lei in modo tale che la piantò in asso e, dopo avere preparato lui stesso la cena per sé e per i figli, se ne andò imbronciato a letto. Non aveva ancora spento la luce nella sua stanza da letto, quando all'improvviso si presentò davanti a lui Padre Pio in persona. Poiché lo aveva visto in tante fotografie e immagini, non stentò a riconoscerlo e, senza scomporsi, gli disse: «Padre, mi voglio confessare». E Padre Pio: «No!». E poi scomparve.

Bacile il mattino dopo si riconciliò con la moglie e poi volle andare a trovare Padre Pio, facendo la strada da S. Martino in Pensilis a S. Giovanni Rotondo a piedi e digiuno.

Al convento di S. Giovanni giunse la sera del terzo giorno, sfinito e affamato, ma volle subito confessarsi da Padre Pio, il quale lo accolse, lo confessò, lo assolse e poi, senza aver mai saputo niente di lui, gli disse: «E ora va' a mangiare!». (Cataneo, Padre Pio, 49-50)

 


Monsignor D'Indico

La sorella di Monsignor Luigi D'indico, parroco di San Giuseppe, nel quartiere di Santa Croce in Firenze era ridotta all'estremo da paratifo A e B, ed era ormai in stato comatoso. I parenti però avevano scritto a Padre Pio, invocando il suo intervento presso Dio per la guarigione dell'ammalata. Il fratello, Monsignor D'Indico, alle ore 14.30 del 20 luglio 1921, si trovava nel suo studio, quando improvvisamente ebbe la sensazione che qualcuno si trovasse alle sue spalle. Si voltò e fece appena in tempo per vedere un frate che si allontanava. Pensò che fosse venuto là il Padre Pio e ne ebbe paura; perciò si affrettò a uscire dallo studio e ad andare fuori. E mentre si muove incontra un suo cappellano, al quale racconta quello che gli sta succedendo. Il cappellano non crede alle sue parole, ma pensa che Monsignore sia vittima di un'allucinazione, a causa dello stato d'animo in cui versa per l'imminente morte della sorella. Cerca perciò di distrarlo e di portarlo un po' in giro. Quando tutti e due rientrano in casa si sentono chiamare dalla sorella che, uscita improvvisamente dallo stato comatoso, racconta di essersi trovata alla presenza di Padre Pio, il quale le aveva detto: «Non temere, domani scomparirà la febbre e fra qualche giorno sul tuo corpo non resterà traccia di male». Ella allora gli aveva risposto che lo riconosceva come un santo, che era venuto a guarirla, gli raccomandò il marito e la figlia e infine gli chiese di baciargli le mani. Padre Pio le aveva dato da baciare le mani stigmatizzate e poi, accomiatandosi, le aveva detto: «Ti lascio il ricordo della mia venuta: 20 luglio 1921». Ella poi si ristabilì completamente nel giro di pochi giorni, come Padre Pio le aveva predetto. (De Robeck, Padre Pio, 85) (Ruffin Padre Pio, 203) (Del Fante, Per la storia, 474-5) (De Liso, Padre Pio, 86-7) (Cataneo, Padre Pio, 105-6)

Intorno alle 8

Una sorella di Nina Campanile cadde malata il 2 febbraio 1918. Lamentandosi di dolori  al fegato diventò comatosa. Il medico che la esaminò disse che il fegato  era molto danneggiato e c'erano anche gravi lesioni interne. Il medico disse che il caso era senza speranza. Non c'era nient'altro da fare che aspettare la morte.  Nina corse da Padre Pio. Egli le disse di non preoccuparsi e che la sorella sarebbe guarita in breve tempo. Quella sera la sorella ancora non rispondeva a nessun stimolo. Nella stanza con la malata, insieme a Nina c'era anche un'amica. All'improvviso l'amica disse "Padre Pio è qui.". Nina non sapeva niente di bilocazione, ed era perplessa. Dopo dieci minuti l'amica disse che Padre Pio se ne stava andando. Nina guardò l'orologio: erano le 8 di sera. Il mattino dopo Nina andò da Padre Pio e gli chiese: "A che ora siete venuto a casa mia ieri sera?" Padre Pio: "Era intorno alle 8." Intanto la sorella era guarita. (Ruffin, Padre Pio, 144-5)

Nina Campanile

 

Lisa Gemsch

Le sorelle Gemsch erano figlie spirituali di Padre Pio molto vicine a lui. Lisa Gemsch, sorella di Martha, decise di andare missionaria contro il parere di Padre Pio che si opponeva all'idea. Un giorno Lisa era in Dar es Salaam e stava in viaggio in macchina. Il conducente dell'automobile perse il controllo e finì fuori strada. Lisa fu trasportata in ospedale e morì la mattina seguente. Quello stesso giorno Padre Pio sembrava particolarmente di cattivo umore, e disse a Martha dopo la messa: "Che fai lì, vai a pregare davanti al Santissimo Sacramento." Martha andò, mentre Padre Pio iniziava la confessione delle donne. Quando Padre Pio terminò di confessare le donne, Martha si fece trovare in fila per baciargli la mano. Ma Padre Pio era ancora scuro in volto fino a quando se ne andò. Martha: "Tutto sembrava così strano, ma dopo poche ore capii quello che era successo. Quando Padre Pio sembrava di cattivo umore, in quel momento mia sorella stava morendo. In quell'ospedale c'erano delle suore, e una di esse dopo mi disse: "Padre Pio è stato qui. Padre Pio ci ha detto: "Mi spiace per quel che è successo. Io stavo qua' per assisterla." Il medico disse che Lisa mori' con il sorriso sul viso. (Schug, A Padre Pio, 127-9) (Ingoldsby, Padre Pio, 83)

 

La sveglia

Margherita Cassano divideva un piccolo appartamento al piano terra con altre due ragazze. Siccome trovava difficile svegliarsi alle 4 per trovarsi in tempo alla messa di Padre Pio, mise da parte dei soldi per comprarsi una sveglia personale, senza dover usare la sveglia comune piazzata nel corridoio dalle altre due ragazze. Chiese a Padre Pio il permesso di comprarsi la sveglia, e Padre Pio acconsentì. Quando Margherita portò la sveglia a casa, disse alle ragazze di non preoccuparsi più di mettere la sveglia nel corridoio per lei per potersi svegliare alle quattro di mattina. Le ragazze la guardarono sbalordite e dissero: "Ma noi non non abbiamo mai avuto una sveglia!" (Duchess, Magic of a mystic, 127-8)

Margherita Cassano nel giardino della sua casa

Sulle Alpi

Padre Alessio entrò una sera nella stanza di Padre Pio e lo trovò tutto tremante di freddo, malgrado che la serata fosse calda. Gli mise addosso delle coperte, ma senza grande effetto. Qualche tempo dopo si seppe in convento che a quella stessa ora, un uomo che stava morendo in una località ad alta quota delle Alpi, insisteva che Padre Pio era stato a visitarlo accanto al suo letto. (Ruffin, Padre Pio, 328)

Padre Alessio in posa con Padre Pio

 

Proteggendo la porta

Un uomo viveva solo nel suo appartamento in Roma. Egli decise di andare a San Giovanni Rotondo per visitare Padre Pio. Siccome però recentemente c'erano stati parecchi furti negli appartamenti dei vicini, e a quei tempi non c'erano ancora i sistemi antifurto, era indeciso se andare o no. Egli si mise a pregare Padre Pio: "Io vengo, ma tu proteggi la mia casa." Egli si recò da Padre Pio, si confessò, e poi decise di stare qualche giorno in più. Il giorno dopo Padre Pio, passando nel corridoio, lo vide e gli disse: "E tu stai ancora qui'? Io sto ancora al lavoro proteggendo la tua porta." (Cat91, 69-70)  Padre Eusebio Notte assistette a questa scena, e poi si fece coraggio di domandare a Padre Pio: "Voi conoscete la casa di quest'uomo. Non è vero?" Padre Pio: "Come potrei io, che non ho lasciato il convento per tantissimi anni?" "Ma quest'uomo dice che siete stato alla sua casa e lui vi ha visto." "Ah! questa è una storia diversa. Quando queste cose succedono il Signore permette di esser visto solo dalla persona interessata , non dagli altri." (Ing 78, 92)

 

E tu ci ridi sopra

Mia moglie tutte le sere era solita inginocchiarsi - in camicia da notte - dinanzi ad una foto di Padre Pio per chiedergli la benedizione. E regolarmente la prendevo in giro. Parlando un giorno con il Padre, mi tornò in mente l'episodio consueto e gli dissi: «Padre, sa che mia moglie, ogni sera, si mette in camicia dinanzi a voi e vi chiede la benedizione?». «... e tu ci ridi sopra!». (Capuano, Con P. Pio, 397)

 

Dr. Cardone

Il dr. Andrea Cardone, che fu il medico di Padre Pio durenta la sua gioventù in Pietrelcina, e lo visitò frequentemente sino agli ultimi giorni, nell'ottobre del 1968 lasciò una dichiarazione scritta: "Io, Dr. Andrea Cardone, dichiaro di aver avuto conversazioni con Padre Pio in due occasioni nella mia casa in Piazza SS. Annunziata 93, in Pietrelcina. La prima volta fu il 18 febbraio 1965 alle 9 di mattina, la seconda volta il 22 settembre 1968, alle 6 del mattino. In entrambe le occasioni Padre Pio era presente nel suo corpo mortale e la nostra conversazione durò diversi minuti." (Ingoldsby, Padre Pio, 90)

Il Dr. Cardone, avanzato negli anni, parla con Padre Pio

 

Giovanni Gigliozzi

 Giovanni Gigliozzi era uno scrittore e radio commentatore, benvoluto da Padre Pio e da tutti quelli che lo conoscevano. Alle volte egli soffriva di attacchi di emicrania estremamente severi. Il dolore diventava accecante e gli era impossibile lavorare. Una volta gli venne un attacco proprio mentre stava nello studio per andare in onda con una trasmissione radiofonica. Tutti dello staff erano agitati, ma Giovanni non poteva andare in onda in quelle condizioni. Egli non stava pensando a Padre Pio quando all'improvviso sentì camminare vicino a lui. Alzò gli occhi e lì in piedi stava Padre Pio che sorrideva. Padre Pio non parlò, ma guardandolo con affetto mise la mano sulla sua testa e scomparve. Giovanni si accorse che anche l'emicrania era scomparsa e potette fare la trasmissione radiofonica come programmato. Giorni dopo Giovanni Gigliozzi ando' A San Giovanni Rotondo. Padre Pio gli chiese: "Giovanni come va la testa?" Giovanni disse: "Grazie, Padre." E Padre Pio: "Ah! Queste allucinazioni!"  (McCaffery, Tales, 26-8)

   

Un libro su Padre Pio di Giovanni Gigliozzi

 

Giacomo Cadice

Il giornale "Il Progresso Italo-Americano del 24 ottobre 1949 riporto' questa storia. Pietro Cadice viveva con la sua famiglia in Roma. Il figlio Giacomo si sentiva infelice a stare a casa, e scappo', arruolandosi nella Legione Straniera. La famiglia e la Polizia non riuscirono a trovarlo. Mesi dopo la famiglia ricevette una lettera da Giacomo in cui egli spiegava che si era arruolato nella Legione straniera, e che si trovava nel campo di addestramento a Sidi-Bel-Abbes in Africa.  Egli sembrava pentito della sua decisione e scrisse che aveva segnato un contratto per cinque anni e non poteva tornare a casa prima di allora. Il Padre divenne depresso e non sapeva cosa fare quando un amico gli consiglio' di rivolgersi a Padre Pio. Pietro ando' a San Giovanni Rotondo e Padre Pio gli disse: "Va a pregare! Per la terza luna tuo fiflio sara' di ritorno a casa. Il resto della storia e' raccontato dal figlio stesso qunado torno' a casa. Egli disse che una notte era di guardia in un avamposto, e vide un frate che lo prese per mano, invitandolo a seguirlo. I due attraversarono il deserto per diversi giorni e finalmente raggiunsero la costa e si imbarcarono su una nave. Il frate scompare, e Giacomo sbarco' a Marsiglia, di li' ando' in Sardegna con un'altra nave, e finalmente raggiunse Roma e la sua famiglia. Un interrogativo era rimasto: chi era quel frate?  Pietro mostro' a Giacomo una foto di Padre Pio. Il ragazzo, piangendo, riconobbe immediatamente il frate che l'aveva salvato. Padre Pio aveva mantenuto la sua promessa. (Cataneo, Padre Pio, 92-3)

 

Vado in sogno

Tonina Teglia, sorella di Padre Isidoro da Bologna, era figlia spirituale di Padre Pio. Tonina riporto': "Una volta dissi a Padre Pio: "Padre, tanti dicono che voi andate in sogno e date dei consigli come se foste presente di persona. E' vero?" Padre Pio confermo': "E' un dono che mi ha dato il Signore." (Iasenzaniro, Il Padre, 359)

 

Chiesa della Sacra Famiglia di Pietrelcina

La chiesa del convento di Pietrelcina fu inaugurata il 20 maggio 1951. Padre Alberto era presente, e ne parlo' a Padre Pio, chiedendogli se pensava di fare un giorno un viaggio per conoscerla. Padre Pio: "Io la conosco meglio di te. Ci sono stato. Ti posso dire anche i minimi particolari e i gradini della scalinata dinanzi all'ingresso, che tu non sai." (D'Apolito, Padre, 117-8)

Questo puo' far intendere che Padre Pio andò all'inaugurazione in bilocazione. Nel Diario di Padre Agostino, egli scrive che chiese a Padre Pio se sarebbe andato all'inaugurazione, e Padre Pio rispose: "Sarò presente a Pietrelcina e contemporaneamente sarò nel confessionale a San Giovanni Rotondo." (Agostino, Diario, p. 168)

Chiesa Sacra Famiglia in Pietrelcina

 

 

Le riunioni delle Terziarie Francescane

Padre Carmelo da Sessano, il superiore del convento, decise di avere delle riunioni delle prime terziarie francescane, all casa delle sorelle Ventrella, per avere informazioni di prima mano riguardo ai primi passi dell'apostolato di Padre Pio in San Giovanni Rotondo. La prima riunione si tenne il 14 dicembre 1954; le due seguenti il 10 e il 25 gennaio 1955. Ne seguirono tante altre. Erano presenti dieci figlie spirituali: le sorelle Ventrella e le sorelle Pompilio, Filomena Fini, Rosinella Gisolfi in Piacentino, Rachele Russo, e Nina Campanile. Padre Carmelo testimoniò: "Durante la prima riunione Rachelina Gisolfi disse a tutti che Padre Pio era presente nella stanza. Ritornato al convento non ebbi il coraggio di chiedere a Padre Pio al riguardo. Durante la seconda riunione Rachelina disse di nuovo che Padre Pio era presente. Ritornato al convento, questa volta ebbi il coraggio di chiedergli se era stato alla riunione. Padre Pio: "Perché? Non mi vuoi là? Non vuoi che venga alle riunioni?" Dopo la terza riunione Padre Pio disse a Padre Carmelo che lui era stato lì.  Dopo la quarta riunione Padre Carmelo non  osò chiedere più, e Padre Pio: "Come mai non mi chiedi più se sono stato presente alla riunione?" (Iasenzaniro, "Il Padre", 346)

     

Padre Carmelo da Sessano con Padre Pio

 

Padre Umile

Padre Umile Bonzi era una frate cappuccino di Genova promotore dell'opera "Sorriso Francescano." Egli aveva conosciuto Padre Pio e visitato diverse volte il convento. Il 22 settembre 1968, ultimo giorno di vita di Padre Pio, Padre Umile si trovava a letto immobilizzato per una caduta avvenuta un mese prima. Verso le 16:30 suor Maria Laguzzi si reco' da lui per portargli una tazza di brodo. Nell'entrare nella stanza, la suora avvertì un forte profumo di fiori che inondava tutto l'ambiente. Lo disse a Padre Umile chiedendone l'origine. Padre Umile: Padre Pio è venuto a salutarmi e a darmi l'ultimo addio. Mi ha detto: "Arrivederci presto in cielo."" Padre Umile morì dopo pochi mesi, il 9 febbraio 1969. (Iasenzaniro, Testimonianze 2, 357-8)

 

 

 

 

81 pacchetti

Avevo deciso di smettere di fumare e di offrire questo piccolo sacrificio al Padre. Cominciando dal primo giorno, ogni sera, col pacchetto di sigarette intatto in mano, mi fermavo dinanzi alla sua immagi­ne e gli dicevo: «Padre, è uno!... »; al secondo giorno: «Padre sono due!...». Dopo quasi tre mesi - tutte le sere la stessa cerimonia - andai a trovarlo: «Padre - gli gridai appena lo vidi - sono 81 giorni!». «Ma se me li hai fatti contare tutte le sere!...», mi rispose sorridendo. dott. Remo Vincenti - Alviano (Terni)

Non posso lasciarti un minuto solo

Mia madre mi portava da Padre Pio sin da quando ero bambino, e mi diceva sempre che, da quando mi aveva posto sotto la sua protezione, ero stato aiutato miracolosamente in almeno cinque o sei occasioni. La cosa non mi aveva mai convinto. Ma un giorno, scendendo lungo il viale dei Cap­puccini di S. Giovanni Rotondo per recarmi a prende­re l'autobus per Foggia, una macchina mi prese in pieno, alle spalle, e mi buttò in aria. Volando sul tetto della macchina, mi resi conto di quanto stava succe­dendo quando vidi capovolta la Madonnina posta sulla Chiesa nuova. Riuscii solo a gridare: «Madonnina mia aiutami!». Mi accompagnarono all'ospedale «Casa Sollievo» e dai primi accertamenti risultò che tutto stava a posto; ma non si riusciva a spiegare quel sangue sulla camicia sbrindellata che mia madre conserva tra le sue cose care. Senza badare a quanti mi dicevano di ricoverar­mi per ulteriori accertamenti, mi avviai di corsa verso il convento. Non so come ebbi a trovare le porte aperte. Mi buttai in ginocchio dinanzi al Padre che stava in pre­ghiera nel coro e: «Grazie, Padre, grazie!» gli dissi piangendo. «Non ringraziare me - rispose -, ringrazia la Madonna: è stata Lei...». E subito dopo, con gli occhi pieni di un sorriso e di un amore immensi: «Figlio mio, non ti posso lasciare un minuto solo...». Avv. Elio Leonardi - Roma

La chicca

Era tanto tempo che non andavo dal Padre, e mi assillava il pensiero che Egli si fosse dimenticato di me. Una mattina, dopo aver affidato, come sempre, la mia bambina alla sua protezione, andai a Messa. Al ritorno trovai la piccola che stava mangiando una caramella. Sorpresa, le chiesi chi mai le avesse dato la «chicca», come la chiamava lei ed ella mi mostrò giuliva il ritratto del Padre che troneggiava sul box in cui mettevo la piccola durante le mie brevi assenze. Non diedi peso all'episodio e mi passò di mente. Dopo qualche tempo, non riuscendo a togliermi dalla testa che il Padre si fosse dimenticato di me, potetti finalmente andare a trovarlo. Appena dopo la confessione, quando andai a baciargli la mano, mi disse ridendo: «... la volevi tu pure, "la chicca"?». udita da Mary Pyle

Solletico ai piedi

Il primo ed allora unico figlio di Antonio Massa, di S. Giovanni Rotondo, era gravemente ammalato e si temeva la fine da un momento all'altro. Tutti i parenti lo vegliavano a turno. Era la volta della mamma, mentre gli altri stavano a scaldarsi presso il fuoco. Ad un tratto la mamma corre verso di loro emozio­natissima, dicendo che il figlio si è messo a ridere e ha cominciato a star meglio. Lei gli aveva chiesto cosa sentisse: «Mamma, Pa' Ppi m'ha tiicà i pi' ...» (Mamma, Padre Pio mi ha fatto solletico ai piedi...). Padre Pio gli aveva fatto il solletico ai piedi, ed era guarito.

 

Giovannino

«Senza Padre Pio, Giovannino non sarebbe nato...». Gino, scaricatore al porto di Napoli, iscritto al partito comunista, racconta. Sua moglie Francesca, non riuscendo a portare avanti la gravidanza, doveva essere sottoposta ad un intervento in cui avrebbe perso la vita il suo bambino. Disperata, aveva scritto al cappuccino stimmatizzato. La vigilia dell'operazione era sola a letto e in lacrime, e vide un monaco vestito di bruno ritto ai piedi del letto. Il monaco sorrise, poi alzò il dito in atto minaccioso: «Tu non farai questa sciocchezza! Il fanciullo ver­rà al mondo, sarà un maschio, lo chiamerai Giovanni». Contro il parere dei medici e dei familiari Francesca non diede il consenso all'operazione. Ora portavano a S. Giovanni Rotondo il bambino, a farlo conoscere a Padre Pio. Questi carezza Giovannino, poi, rivolgendosi ai genitori in tono scherzoso: «Eh, avevo ragione?». (M. Winowska - «Il vero volto di Padre Pio»)

Grazie, Padre

Rientravo a Bologna, da Rovigo. Cominciava a piovere, ed ero immerso nella lettura della Bibbia, a fianco dell'autista. Sento uno strappo violento, alzo gli occhi e vedo che andiamo slittando a forte velocità verso un albero. Riesco solo a gridare: «Gesù mio, misericordia!»; la macchina, con la terza ingranata, si ferma, fa marcia indietro e va a schiantarsi con la parte posteriore contro un platano. Io e l'autista usciamo incolumi: la ruota anteriore destra, nella violenza del­la «marcia indietro con la marcia ingranata» ha scavato un solco sull'asfalto. Penso subito a Padre Pio, abbraccio l'albero e dico: «Grazie, Padre». Dopo tre mesi circa torniamo a S. Giovanni Roton­do, e mia moglie, quando va a baciargli la mano dopo la confessione, gli dice: «Grazie, Padre, per mio marito...». Lui le risponde con un radioso sorriso: «Eh, sì, questa volta l'ha scampata proprio bella!». Teodoro Bussolini - «Casa Sollievo della Sofferenza»

Le macchine fanno brutti scherzi

Andavo a Roma, in auto, nel gennaio del '67, con un cliente e un amico. Nei pressi di Barisciano (L'Aquila) l'auto slitta sul ghiaccio ed esce fuori strada rove­sciandosi nel burrone sottostante. Nell'attimo del volo ebbi netta l'impressione che qualcuno mi avesse premuto forte sul sedile, facendo­mi fare corpo unico con il volante: uscii illeso dalla macchina ridotta ad un mucchio di lamiere. Dei due passeggeri - erano stati con me 15 giorni prima a S. Giovanni Rotondo - uno solo fu ricoverato in ospedale per ferite non molto gravi. Nello stesso momento dell'incidente mia moglie aveva visto, nel dormiveglia, P. Pio con altri frati in un nugolo di polvere; e a mio padre alla stessa ora, sempre nel dormiveglia del mattino, si era presentato Padre Pio che gli mostrava il mio corpo nudo ed illeso, e che lo tranquillizzava dicendogli che non mi ero fatto nulla. Qualche giorno dopo andai per ringraziarlo. Appena mi vide mi disse sorridendo: «Sta attento, mi disse, che le macchine fanno brutti scherzi...». Avv. Mario Gentile - Giulianova (TE)

A portare la macchina ci penso io

Era il compleanno di mia figlia, ed io, mentre salivo il Gargano, pensavo a lei che in quel momento, forse, stava spegnendo le candeline della torta augu­rale. Distratto da questo pensiero presi una curva troppo stretta, e mi trovai dinanzi un'altra mac­china che scendeva tenendo la sua mano. Frenai nel disperato tentativo di attutire l'urto, che era comunque inevitabile. Invece le due macchine si fer­marono a qualche centimetro di distanza, senza toc­carsi. Giunsi al convento ed andai ad ossequiare il Pa­dre. L'ebbi appena salutato, e lui: «Tu pensa a smorzare le candeline, che a portare la macchina ci penso io, eh ...». Prof. Enrico Medi – Roma

Il Prof. Enrico Medi, sorridente all'obiettivo,  con Padre Pio

 

 

 

Viaggi in sogno

 

Io vado in sogno

Tonina Teglia, sorella di fra' Isidoro da Bologna, una volta disse a Padre Pio: "Padre, tanti dicono che voi andate in sogno e date dei consigli come se foste presente di persona. E' Vero?" Padre Pio: "E' un dono che mi ha dato il Signore." (Iasenzaniro, Testimonianze, parte seconda, 359)

 

Il telegramma

Rino Gerolometti, di Castelfidardo era alla ricerca di un posto di lavoro. Sognò che supplicava Padre Pio di aiutarlo, e Padre Pio gli disse: "Prega." Per le feste di Natale lui e sua moglie andarono a Senigallia dai genitori di lui. La notte del 2 gennaio 1960 Rino sognò Padre Pio che gli disse: "Domani mattina va subito a Senigallia. Devi andare domattina, ho detto." Rino disse alla moglie del sogno e decisero di anticipare il ritorno partendo immediatamente. Rino riporto': "Arrivati a casa, nell'aprire la porta, vidi per terra un telegramma che stava lì da alcuni giorni. Era un invito a passare per una banca. Andai a quella banca immediatamente e mi ricevette il direttore, che disse: "Signor Girolimetti, finalmente è venuto; se non fosse arrivato oggi, non l'avremmo assunto più. Io rimasi in servizio in quella banca sino all'età della pensione." (Iasenzaniro, Testimonianze, parte seconda, 363-4)

 

Desiderio Magnani

Desiderio Magnani, un operaio di Padova, il 4 agosto 1962, mentre stringeva un bullone con una chiave inglese fu investito da una spaventosa fiammata che una scintilla, sprigionatasi per l'attrito della chiave sul bullone, aveva provocato nell' ambiente saturo di vapori di benzina. Ricoverato all' ospedale civile di Padova d' urgenza, i medici avevano diagnosticato ustioni di secondo e terzo grado su varie parti del corpo, compreso il volto. Erano ustioni mortali. Le condizioni del Magnani andarono progressivamente peggiorando. Vi fu un conseguente aumento notevole della temperatura, che persistette a lungo, debilitando tutto l' organismo. Pronunciava frasi sconnesse. Inveiva contro le sorelle, Zelaide e Aurelia, che avevano preso ad assisterlo e in alcuni momenti delirava. Il 20 agosto si raccolsero a consulto intorno al letto di Desiderio i professori Cacciavillani e Dogo e i dottori Girardi e Ferola. I medici uscirono dalla stanza scuotendo la testa. Dichiarò poi per iscritto il dottor Giuseppe Pontara, medico chirurgo di Cartura, presso Padova: "Alla necrosi dei tessuti si aggiunse una progressiva riduzione della diuresi, con stato di coma e segni di scompenso cardiaco circolatorio". Lentamente Desiderio si andava spegnendo. Le sorelle erano disperate. A un tratto Aurelia pensò a padre Pio e spedì a San Giovanni un telegramma urgentissimo: "Chiedo suo aiuto invocando preghiere per fratello Magnani Desiderio in punto di morte, sua devota sorella Aurelia Piccolo". Passarono quattro ore e Desiderio cominciò a dare segni di miglioramento. Nei giorni successivi il miglioramento continuò, l'uomo fu dichiarato fuori pericolo, pur non essendoci stata una risoluzione per crisi, come annoterà il dottor Pontara. Il 6 novembre lasciò l'ospedale ormai guarito. Il giorno successivo a quello in cui la sorella aveva spedito il telegramma a padre Pio, Desiderio Magnani aveva riferito di aver visto in sogno un vecchio frate che gli sorrideva e che lo benediceva. (Ingoldsby, Padre Pio, 89-90)

Desiderio Magnani in ginocchio davanti a Padre Pio

 

 

 

 

Viaggi nell'aldila'

 

 

Io stesso l'ho accompagnato in Paradiso

Don Pierino: "Nel 1947 molte mamme italiane attendevano notizie dei figli soldati dispersi in Russia. Una di queste mamme mi fece domandare a Padre Pio se suo figlio era vivo. Glielo chiesi, e il Padre, con le lacrime agli occhi, rispose: "Di' alla mamma che io stesso l'ho accompagnato in paradiso." (Galeone, 78-9)

Posso liberare i tuoi genitori

Annita Lodi, dopo essersi confessata da Padre Pio gli disse: "Padre, domani è la festa di San Francesco, chiedetegli di andare in Purgatorio a liberare i miei genitori." Padre Pio rispose: "Posso farlo da me." Lo scambio di frasi fu riportato nella " Testimonianza" di don Giuseppe Teglia, a pag.1. (Parente, Padre, 231)

 

Ettoruccio Masone

 Ettore Masone, detto Ettoruccio, l'unico nipote maschio di Padre Pio, figlio di Felicita (che era morta giovane il 25 settembre 1918 di febbre spagnola), visse a San Giovanni Rotondo dopo la morte del padre Vincenzo nel 1941. Tuttavia al termine della guerra nel 1945 Ettoruccio ritornò a Pietrelcina per aprire un cinema.  Subito dopo l'apertura ebbe un severo attacco epilettico, seguito da polmonite e pleurisi. Mary Pyle tornò a Pietrelcina per prendersi cura di lui. Fu operato ma non migliorò e fu mandato a casa in condizioni disperate. Egli non aveva ancora trent'anni e si era rassegnato a morire. Alla gente diceva di pregare non per la sua guarigione ma per la sua anima. Presto cadde in un coma profondo. Certi della morte imminente i familiari contattarono per telefono la chiesa per organizzare il funerale per il giorno dopo. Non appena abbassata la cornetta del telefono Ettoruccio Masone ritorno' in se e si mise a gridare: "Non sto morendo più." La sua guarigione fu completa e istantanea. Anni dopo egli stesso raccontò: "Mi trovai alle porte del Paradiso, dove la mia sorella Giuseppina, che era morta tanti anni prima, stava in piedi. Poi vidi anche Padre Pio. Tutti e due mi impedirono di entrare in Cielo." (Ruffin, Padre Pio, 270-1) (La Casa Sollievo della Sofferenza, dicembre 1973, pp.20-1)

 

 

Viaggi dall'aldila' dopo la morte

 

 

Problema risolto

Rina Giordanelli non esitava a farsi promettere da Padre Pio cose speciali. Una volta gli disse che aveva paura di morire, "e voi dovete promettermi che verrete Voi di persona ad assistermi in punto di morte, se siete vivo da vivo, e se siete morto da morto, ma proprio Voi col corpo." Padre Pio: "Sissignora te lo prometto." Rina: "Ah, che cosa stupenda, Padre! Cosi' adesso non mi spavento piu' perche' se Vi vedo muoio contenta... e fino a che non Vi vedo penso che non e' ancora arrivata la mia ora." Padre Pio con una bella risata: "Hai risolto il problema, ma ci vuole ancora tanto tempo da passare." (Pronzato, Padre Pio un santo, 62)

 

 

Joe e Marge Spada

Nel 1975 Joe Spada fu ospedalizzato con cancro terminale. A quel tempo lui e sua moglie Marge non avevavo mai sentito parlare di Padre Pio. Una persona amica diede a Marge un libro su Padre Pio, e lei lo diede a leggere a suo marito. Joe fu immediatamente affascinato dalla vita e opere del frate stigmatizzato, e incominciò a pregarlo con fervore. La risposta alle sue preghiere fu quantomeno insolita. Subito le infermiere che accudivano a Joe cominciarono a sentire un intenso profumo di rose che veniva dalla sua stanza, malgrado non ci fossero fiori in vista. Joe disse a Marge che Padre Pio gli appariva frequentemente, e alle volte camminavano insieme nei corridoi dell'ospedale. Una sera Padre Pio si sedette sul letto di Joe. Quando Marge torno' da lui nella stanza i suoi occhi furono attratti da un fazzoletto che lei non riconobbe. Allungò la mano per prenderlo e Joe disse: "Quello è il fazzoletto di Padre Pio. Lo ha messo sul comodino proprio prima di andarsene." Joe Spada non guarì dal cancro, ma passò i suoi giorni finali in una grande pace interiore, grazie alla presenza di Padre Pio. (Rega, Padre Pio, 273-4)

 

Tony Collette di Houston

Nel 1973 Tony John Collette, di Houston, Texas, dopo molti interventi chirurgici, stava morendo di una rara malattia. Nel 1969 gli era stata diagnosticata la lipidosi, una malattia che consuma il sistema nervoso e muscolare. Il suo caso tanto raro era stato oggetto di esami, ricerche e studi. Se ne discusse anche sul Medical Journal. Tormentato da dolori in tutto il corpo, Tony aveva sostegni metallici alla schiena, e gambali metallici agli arti inferiori. Poteva muoversi sostenendosi su grucce. Nell'ospedale di St. Joseph, il 23 luglio 1973, gli fu ripetuto che il male era incurabile e che il giorno seguente doveva lasciare l'ospedale perché' non potevano fare più niente per lui.  Alle tre nella notte tra il 23 e il 24 vide nella sua stanza un uomo "con un sorriso sul volto" che disse: "Ti voglio aiutare... Cercherò di aiutarti." In quell'istante Tony provò un brivido freddo  che gli serpeggiò dalla testa ai piedi  ed ebbe una sensazione indescrivibile di benessere. L'uomo sorridente era scomparso. Toni si tolse i sostegni di metallo, rifiutò le grucce per camminare, era libero da ogni dolore. Medici e studiosi, parenti e amici erano sbalorditi. Il giorno stesso Tony tornò a casa perfettamente guarito. (Fernando, Padre Pio, 537-8)

 

Alice Jones di Liverpool

La maestra cinquantenne Alice Jones, di Liverpool, Inghilterra, era costretta a letto, dopo un incidente avvenuto il 27 marzo 1973 che l'aveva paralizzata dal fianco sinistro alla punta del piede. La diagnosi diceva: neuro fibroma, intrappolamento dei nervi spinali. L'operazione chirurgica non sortì alcun beneficio. I medici dissero che non avrebbe mai più camminato. Dopo dieci anni di degenza a letto,  Alice, che era protestante, un giorno ricevette la visita del rev. Eric Fisher, sacerdote cattolico, che aveva saputo da un parrocchiano delle sue sofferenze. Secondo il racconto della signora Jones, quando il rev. Fisher si inchinò per pregare con lei, "all'improvviso fu come un'altra persona uscì dal Rev. Fisher. Io ero terrorizzata. Aveva la faccia di  un uomo anziano con la barba. Egli aprì le mani, e mi mostrò le sue mani sanguinanti con un buco nelle palme.  Egli mi disse: "Alzati e va." Io mi alzai come lui mi disse. Non ero più paralizzata. Alcuni giorni dopo riconobbi l'uomo vecchio in una foto di Padre Pio. (Fernando, Padre Pio, 538-9) (Socci, Il segreto, dopo nota 237)

 

 

12 dicembre 1968

Antonio Paladino da trentatré anni giaceva completamente immobilizzato in seguito ad incidente sul lavoro: il 3 luglio 1935 era stato travolto da un carrello carico di calcestruzzo. Nella notte del 12 dicembre 1968 (Padre Pio era morto da 3 mesi) si sentì toccare la spalla sinistra e vide Padre Pio che gli diceva di alzarsi e di camminare senza usare il bastone. Sceso dal letto, il Paladino constatò che dopo tanti anni poteva camminare. (Fernando, Padre Pio, 535)

 

25 aprile 1969

Agnese Stump, di Voghera, per una neoplasia della tibia sinistra, era quasi completamente immobile. Per l'evoluzione sarcomatosa del tumore, il 29 ottobre 1968 le fu proposta l'amputazione della gamba. Agnese si recò a pregare sulla tomba di Padre Pio, e mise sulla gamba un frammento di pezzuola da lui usata. In un sogno udì Padre Pio che imponeva di lasciare le stampelle. Il 25 aprile 1969, la Stump improvvisamente buttò via i bastoni e cominciò a camminare. (Fernando, Padre Pio, 535-6) Anni dopo Agnese disse a Padre John  Schug: "Io vado ogni anno a San Giovanni Rotondo come avevo promesso a Padre Pio se sarei guarita. Io adesso sono capace di salire e scendere le scale della cripta senza nessun aiuto, cosi' posso inginocchiarmi sulla sua tomba e ringraziarlo." (Schug, A Padre, 85-9)

 

 

 

Lina De Martino, il miracolo della Beatificazione

Consiglia (Lina) De Martino, di Salerno, sposata con Antonio Rinaldi, dopo aver compiuto per alcuni giorni degli sforzi fisici per assistere un parente malato, il 31 ottobre 1995 avvertì un malessere generale, che presto si tramutò in senso di soffocamento al collo e al torace. Allo specchio notò  una tumefazione nella regione sopra clavicolare sinistra, che progressivamente raggiunse le dimensioni di un'arancia. I medici fecero una TAC e diagnosticarono un versamento dovuto a rottura del dotto linfatico, per probabile causa traumatica. Nessun intervento terapeutico fu iniziato. La signore De Martino apparteneva a un Gruppo di Preghiera e una intensa catena di preghiere a Padre Pio fu iniziata a Salerno e sulla tomba di Padre Pio a San Giovanni Rotondo. Il 3 novembre 1995, i medici riscontrarono la completa scomparsa della tumefazione al collo e successivi esami clinici non mostrarono la presenza di alcun versamento. (Capuano, Con P. Pio, 234-5) (Contaldi, Il miracolo, 35-50)

Consiglia (Lina) De Martino

  

Lina testimone al processo di Beatificazione di Padre Pio

    

Alcuni attestati medici e prima pagina della testimonianza scritta

Lina col marito Antonio e Fra Modestino

Lina e il marito, il giorno della Beatificazione di Padre Pio

 

 

Matteo Pio Colella: Il miracolo dalla Canonizzazione

Matteo Pio nacque a San Giovanni Rotondo il 4 dicembre 1992 da Antonio Colella e Lucia Ippolito. Il padre e' medico alla Casa Sollievo. La mattina del 20 gennaio 2000, mentre era a scuola, Matteo Pio comincio' a dare segni di sofferenza, con febbre e brividi. Nel pomeriggio le condizioni peggiorarono astenia, cefaleo, vomito, confusione, e comparsa di petecchie sulla pelle. Al Pronto Soccorso dell'ospedale furono riscontrati: petecchie diffuse necrotizzanti,  ipotensione arteriosa, coagulazione intravasale disseminata. La diagnosi dei medici fu : Meningite iperacuta in forma setticemica con una insufficienza funzionale multiorgano. Quella sera stessa fu trasferito nel reparto di rianimazione. Nonostante le intense terapie iniziate, nella tarda mattinata del giorno dopo le condizioni continuarono ad aggravarsi, cianosi intensa, midriasi bilaterale e arresto cardiaco. L'arresto cardiaco durò quindici minuti. Gli furono amministrati  adrenalina dopamina, plasma e fattori della coagulazione. Inaspettatamente, lo stato critico si cominciò a sbloccare, ma una grave insufficienza respiratoria rimase per vari giorni. Il 31 gennaio la ripresa delle condizioni generali cominciò rapidamente. Il 5 febbraio ritorna il respiro spontaneo. Il 6 febbraio è completamente sveglio e orientato. Il 12 febbraio ritorna al reparto pediatrico. Il 26 febbraio Matteo Pio Colella viene dimesso completamente guarito.

Per la sua guarigione era iniziata una vera e propria crociata per ottenere la guarigione tramite il Beato Padre Pio. C'erano costantemente gruppi di persone, parenti, amici e sconosciuti, a recitare il rosario sulla tomba di Padre Pio, distante pochi passi dalla Casa Sollievo della Sofferenza, l'ospedale di Padre Pio dove Matteo era ricoverato. Matteo testimoniò che gli era apparso Padre Pio, tenendogli la mano per tutta la durata del coma, e gli aveva promesso la guarigione. Quando Matteo si svegliò e riprese conoscenza il 6 febbraio, non vedendo Padre Pio, si rivolse alla mamma dicendo: "Voglio Padre Pio. Voglio Padre Pio." (Capuano, Con P. Pio, 235-40) (Ippolito, Il miracolo, 2002)

 

Matteo Pio Colella in basso a destra  

Matteo riceve un premio scolastico

Matteo con Padre Gerardo da Flumeri

Matteo al microfono col Papa

 

 

Lina De Martino e Matteo Colella

De Martino e Colella a colloquio col Papa

 

 

 

 

Profumo

Presenza di Padre Pio
Il profumo era una manifestazione della presenza di Padre Pio. Così disse il frate stesso a Cleonice Morcaldi nel 1922, quando gli chiese cosa significasse il profumo. Moltissime furono le persone che lo sentirono, perfino a molti chilometri di distanza dal convento. Era una manifestazione sensibile della sua presenza in bilocazione in luoghi distanti. Padre Tarcisio Zullo lo sentì molte volte e una volta era così forte che gli chiese: - Padre Pio, da dove viene questo profumo? Lui rispose: Dal sangue.  (Pena 21)   (Positio II, p. 630)

 

Di tanto in tanto

Padre Agostino nel suo Diario dice: “Di tanto in tanto sento il profumo, alcuni giorni più di frequente”. (Pena,21)  (Positio I/1, p. 840)


Due tipi di profumo

Padre Pellegrino, che fu suo superiore, rivelò: “Personalmente, ho notato il profumo. C’erano due tipi di profumo. Uno era quello del sangue delle piaghe, ma non sgradevole. L’altro era un profumo soprannaturale che ho sentito due volte. Una nel 1953, e la seconda la notte della morte di padre Pio mentre lo vestivamo. Io e il dottor Sala ci rendemmo conto della straordinarietà dell’evento. Non posso dire di che profumo si trattasse, ma era intensissimo. (Pena 21) (Positio II, p. 239)

 

Tipi di profumi

Una suora della Congregazione delle «Pie Operaie di San Giuseppe» originaria di Benevento, conobbe Padre Pio nel 1938. Egli ha guidato la sua anima per numerosi anni. La suora ha avvertito il profumo molte e volte e così testimonia: "Vi è tutto un linguaggio dei profumi! «Se si tratta di un profumo di rose, ciò significa «grazia e sofferenza», poiché non vi è rosa senza spine! Se si tratta dì un odore di violetta, ciò significa «mortificazione e umiltà» e cioè il Padre che chiede dì essere aiutato con l'umiltà e il sacrificio. Se si tratta di un odore di acido fenico, la risposta è netta: «rifiuto assoluto». Ma se è il profumo penetrante del gelsomino, il Padre vuoi dare con quello un «segno di tenerezza». A volte è l'odore dì pane fresco o di mandorla, allora è l'invito a pregare più spesso e ad avvicinarsi più frequentemente, ed anche più «seriamente» all'Eucarestia». Infine il profumo inebriante dell'incenso è il segno che la grazia implorala è stata strappata dal Cuore di Dio.» (Derobert, 620)

 

Profumo speciale
Padre Rosario da Aliminusa afferma di aver sentito il profumo che emanava dalla persona di Padre Pio per tre mesi onsecutivi. Dice: “Uscendo dalla mia cella, che era contigua a quella di Padre Pio, sentivo questo profumo speciale che non sono grado di definire.” (Pena 21) (Positio II, p. 1551)

 

Ma Padre Pio non si è sbagliato?!...

Siamo a Bologna nel mese di luglio del 1930. Ivi risiede col suo papà la signorina Giuseppina Marchetti di 24 anni. A seguito di un grave incidente essa aveva riportato la frattura del braccio destro. Era stata operata, ma dopo tre anni una nuova operazione non diede gli effetti sperati, anzi comportò un lungo periodo di un trattamento doloroso. A una nuova visita del chirurgo, questi dichiarò che la ragazza non avrebbe mai più riacquistato l'uso normale del braccio, perché non era riuscito un innesto osseo. Padre e figlia decidono di andare da Padre Pio e pregarlo d'intercedere presso il Signore per la guarigione del braccio, per cui la scienza si dichiarava impotente. Vanno a S. Giovanni Rotondo e Padre Pio li riceve amorevolmente, raccomanda di avere fiducia nel Signore e dice: "La ragazza certamente guarirà."

Passano i giorni e non succede assolutamente niente. Come mai? Ma Padre Pio non si è forse sbagliato?!... No, non si è affatto sbagliato: solo ha previsto tempi lunghi per la guarigione di Giuseppina. Lei però e il papà non lo sanno e se ne tornano a Bologna piuttosto perplessi. Ma il 17 settembre 1930, festa delle stigmate di S. Francesco d'Assisi, la casa del Signor Marchetti viene inondata da un odore di giunchiglie e di rose e questo fenomeno dura per quindici minuti. È il segno della misteriosa presenza del Padre Pio, che ha mantenuto la promessa ed è venuto a guarire il braccio di Giuseppina, la quale avverte subito la guarigione e torna perfettamente alla normalità. La radiografia eseguita subito dopo questo fenomeno, dimostra che il braccio è tornato perfettamente normale. (Cataneo, Padre Pio, 134-5) (Winowska, Il vero, 118) (De Liso, Padre Pio, 120) (Napolitano, Padre Pio, 138-9)

 

 

Una scia di profumo

Padre Raffaele, che per tanti anni visse nello stesso convento di Padre Pio, testimoniò: “Nel coro, durante la recita dell’Ufficio divino, a volte si sentiva un profumo particolare che emanava dalle piaghe delle sue mani sanguinanti. Avvertii lo stesso profumo più di una volta nella sua cella, quando andavo a parlargli di qualche faccenda. Una sera, dopo la cena, mentre tutta la comunità si recava al coro, Padre Pio, che era appena passato, lasciò dietro di sé una scia di profumo che inondò tutto il corridoio. Padre Anastasio, che mi precedeva, si girò e mi disse: "Raffaele, senti, è passato adesso Padre Pio, che è già alla porta della sua cella."  (Pena 22) (Positio III/1, p. 816)

 

Un passo dal precipizio

Graziella Formichelli, la levatrice che portò al mondo il futuro Padre Pio, testimoniò: "Mi trovavo sulla montagna cogliendo frutti di bosco e, e stavo camminando all'indietro. All'improvviso sentii il profumo di Padre Pio. Alzai la testa, mi girai, e vidi dietro di me un profondo precipizio. Un altro passo e sarei caduta nel vuoto." (Gaudiose, Prophet,  71)

 

La lettera di mio fratello

Domenico Tognola, di Zurigo in Svizzera scrisse: "Un giorno mi svegliai con un forte odore di violette, rose, e gigli. Riconobbi il profumo di Padre Pio e mi chiesi che cosa potesse significare. Ne compresi il significato quando il postino mi portò una lettera di mio fratello, che io non avevo visto per 32 anni, e credevo morto. Io avevo pregato Padre Pio di darmi qualsiasi tipo di notizie rigaurdo a mio fratello, e questa fu la risposta alle mie preghiere." (Gaudiose, Prophet, 71)

 

Mio figlio mi tiro' la manica

Gian Carlo Pedriali descrive nel suo libro "Io ho visto Padre Pio" quando lui andò a visitare Padre Pio per curiosità: "Io ero in piedi nella chiesa, con mio figlio piccolo, quando vidi Padre Pio per la prima volta circondato da un nugolo di persone. Stavo a una certa distanza, e all'improvviso fui invaso da un forte e piacevole profumo. Allo stesso momento mio figlio mi tirò la manica, domandandomi che cosa era quel profumo." (Gaudiose, Prophet, 71)

 

Savino

Savino Greco di Cerignola, aveva un tumore al cervello, e un altro tumore dietro all'occhio sinistro. Andò da uno specialista a Bari e la diagnosi fu confermata. Fu trasferito a Milano per l'operazione. Mentre stava in ospedale Savino ebbe un sogno in cui Padre Pio gli disse: "Vedrai, col tempo guarirai." Quando arrivò il momento dell'operazione, Savino era così impaurito che se ne scappò dall'ospedale. Se ne andò a stare da un cugino che abitava a Milano. Dopo alcuni giorni il dolore era così forte che egli decise di non avere altra scelta che di farsi operare. Tornato in ospedale il chirurgo fece un esame preoperatorio con gli altri medici. Durante l'esame Savino sentì un intenso profumo di viole, rose e gigli. Quando i medici finirono di esaminarlo erano strabiliati. Non c'era nessuna traccia di nessun tumore. Dissero a Savino che egli poteva tornarsene a casa. (Gaudiose, Prophet, 119-20)

 

Un ceffone

Maria Pompilio: "Una sera, verso le ore undici, mentre facevo l'ora santa notturna con mia sorella Antonietta, stavo per addormentarmi quando ecco, sentii un ceffone sulla guancia destra. Tremai tutta. Chi mi aveva percosso? Mi sembrò che avesse una mano coperta da un mezzo guanto. Come non pensare a Padre Pio? Per accertarmi, il giorno dopo mi recai nella chiesa del convento. Incontrai il Padre che subito mi disse: "Così si manda via il sonno quando si prega." (Covino, Ricordi, 34)

Maria Pompilio

Servendo la Messa

James Bulmann, un seminarista Americano, un giorno ebbe il privilegio di servire la messa a Padre Pio. Dopo raccontò ai frati: "Mentre rispondevo alle preghiere ai piedi dell'altare, ho sentito un bellissimo profumo, di un tipo che non ho mai sentito prima." E concluse: " Io ero venuto sapendo poco di Padre Pio, a non sapendo nulla di questo fenomeno del profumo." (Gaudiose, Prophet, 71-2)

 

Vogliamo sapere

Dorothy Gaudiose si trovava vicino a Padre Pio con due suore della Carità. Dorothy disse in italiano: "Padre, queste sono due suore americane. Dicono di avere una domanda per voi." Padre Pio le guardò e poi disse a Dorothy in italiano: "Lo so quello che vogliono; voglio sapere come stanno difronte a Dio. Di' loro di seguire le regole del loro ordine, e di continuare quello che stanno facendo." Dorothy si voltò verso le suore e disse, in inglese: "Suore, qual è la vostra domanda per Padre Pio?" Le suore risposero quasi all'unisono: "Digli che vogliamo sapere come stiamo difronte a Dio." (Gaudiose Prophet, , xiv-xv)

 

Tre giorni per scrivere

Ginette Estebe, di Royan, Francia, testimoniò: "Io ero paralizzata nella parte sinistra, braccia e gambe; e la faccia era allungata e deforme. 18 medici mi avevano detto che ero incurabile. Un giorno mi dissero di Padre Pio e decisi di scrivergli una lettera.  Ci vollero tre giorni per scrivere una letterina con la mia mano destra. Dopo che mandai la lettera, mi accorsi che potevo muovere le braccia, le mani e le gambe. Dopo poco tempo ero perfettamente guarita. Andai a ringraziare Padre Pio. Egli mi riconobbe e mi benedisse, mettendo la mano sulla mia testa." (Gaudiose, xiii)

 

Bussai il campanello

Padre Clemente Tomay da Postiglione visse per 26 anni nel convento, ed era confessore e amico di Padre Pio. Egli testimoniò che il 3 ottobre 1923, avvicinandosi a Padre Pio fu "circondato da un intenso profumo di violette, così intenso che quasi quasi ero sopraffatto. Il profumo durò per circa dieci minuti." Lo stesso Padre Clemente riportò: "Stavo portando la Santa Comunione alla casa del dr. Sanguinetti, che era malato. Quando io bussai il campanello mi sentii circondato da un forte profumo. Tornato al convento riportai il fatto a Padre Pio e gli chiesi: "Padre, perché' mi avete fatto sentire il vostro profumo?" Padre Pio rispose: "Perché' sono tanto contento di te." (Ingoldsby, Padre Pio, 94-5)

 

Lei signore, vuole confessarsi?

Carlo Campanini, il famoso attore comico italiano, si trovava a Sao Paulo in Brasile per una tournee. Carlo era figlio spirituale di Padre Pio. Sentiva messa, faceva la comunione, e recitava il rosario tutti i giorni. Si trovava in fila per confessarsi nella cattedrale di San Paolo. Era un po' preoccupato su come avrebbe interagito col confessore, dato che non conosceva il portoghese. Si mise a pregare Padre Pio, chiedendogli aiuto. A un tratto da un confessionale che sembrava vuoto, uscì un prete che, rivolgendosi particolarmente a lui, disse in italiano: "Lei signore, vuole confessarsi? Prego, si accomodi." Carlo Campanini dopo la confessione stata facendo la penitenza e allo stesso tempo pensava a chi potrebbe essere stato il confessore, e come faceva a sapere che lui era italiano. All'improvviso "un'ondata di profumo" gli fece capire quello che era realmente accaduto. (Iasenzaniro, The Padre, Testimonies, 501-1)

 

Un telegramma

Maria Rosaria Galiano di Napoli stava in fin di vita a causa di un adenocarcinoma uterino. L'operazione chirurgica portò un rilievo temporaneo, e il tumore ricomparve. La figlia Rita mando' un telegramma a Padre Pio. Il 29 aprile 1950 Maria sentì un intenso profumo che rimase per due giorni consecutivi. Il terzo giorno si sentì guarita. I medici fecero dei test e constatarono che il tumore era completamente sparito. Maria andò a ringraziare Padre Pio e riprese la sua vita normale. (Cataneo, Padre Pio, 127-9)

 

Una sfera di profumo

Dr. Zuhair Yusuf Miscony, sua moglie dr. Myriam, e la figlia Zena, tutti Cattolici di Rito Siriano in Iraq, si trasferirono a Londra nel 1971. Nel luglio del 1989 ricevettero un'immaginetta con la reliquia di Padre Pio. Essi recitarono la preghiera sull'immaginetta ogni giorno. Una sera Dr. Miscony, tornando a casa dall'University College Hospital dove aveva lavorato tutto il giorno nella sala operatoria, fu investito da una motocicletta: " lanciato in aria cinque metri a cadendo di nuovo sull'asfalto con un tonfo potente."  La ragazza motocilista e i passanti che avevano visto l'incidente rimasero strabiliati quando dr. Miscony si alzò in piedi e disse che stava bene, e se ne torno' a casa.  Dr Moscony ricordo' che mentre stava in aria disse semplicemente: "Padre Pio." La moglie, che era pure lei medico  e la figlia, che era chimico, saputo dell'incidente lo portarono subito al pronto soccorso dell'ospedale per essere esaminato per possibili lesioni interne. I test furono negativi. I dottori erano stupefatti, non trovando neanche un graffio, e conclusero che egli era stato veramente fortunato e che "qualche specie di miracolo qui' è successo." Tornati a casa dr. Miscony, solo in casa,  stava vedendo un video su Padre Pio quando egli percepì "come una sfera di profumo al centro della stanza. Come gigli, ma molto più bello." Quando la moglie e la figli tornarono a casa dopo una mezz'oretta, entrando in casa furono "immediatamente colpite dal profumo entrando nella stanza dove stava il televisore." Myriam disse: "Egli sta qui'". Tutti e tre controllarono "ogni bottiglia e bottiglietta che stava in cucina, nel bagno, dappertutto in casa, ma niente produceva il profumo che loro sentivano." " Il profumo durò dalle 6 di sera fino a verso mezzanotte."  (Gallagher,224-6)

 

Una rosa per la Madonna di Pompei

Il 19 settembre 1968, quattro giorni prima della morte di Padre Pio, Padre Alberto D'Apolito era presente quando un figlio spirituale  porto' a Padre Pio un mazzo di rose per il cinquantesimo anniversario delle stimmate. Padre Pio chiese al figlio spirituale di portare una delle roser al Santuario di Pompei. Egli lo fece. Una delle suore domenicane del SWantuario mise la rosa in in vaso con altri fiori. Il giorno 23, quando Padre Pio mori', le suora vide che i fiori nel vaso si erano appassiti e stava per buttarli via, quando noto' che la rosa di Padre Pio si era chiusa ed era diventata di nuovo un bocciolo profumato. La rosa fu messa da sola in un contenitore di vetro. (Napolitano, Padre Pio, 223)

Un anno dopo, quando Padre Alberto andò in pellegrinaggio a Pompei, lui e il gruppo di fedeli che stava con lui, videro che la rose si era conservata, ancora fresca, con solo il gambo appena ingiallito."  (Alberto, Padre Pio Memories, 387-9)

 

La Beatificazione

Lauro Bonaguro di Polesella in provincia di Rovigo, e residente a Ferrara fu colpito da un ictus il 24 luglio 1998. Era completamente paralizzato nella parte destra del corpo, e non riusciva a parlare bene. Stette un mese in ospedale, ma non migliorò. Per camminare trascinava la gamba destra e aveva  forti dolori al braccio destro. Il giorno 2 maggio 1999, durante il rito della beatificazione di Padre Pio, stava guardando la televisione, e pregando Padre Pio allo stesso tempo, di poter essere capace di sopportare la malattia. All'improvviso Lauro e la moglie sentirono un profumo, che diventava sempre più forte, al punto di sentirsi soffocati. La moglie andò dappertutto, in casa e in giardino per vedere da dove veniva quel profumo. Non c'era una spiegazione. Al momento della scoperta dell'immagine di Padre Pio sulla facciata di San Pietro, il profumo diventò ancora più forte. Il profumo finì dopo parecchi minuti. Poco tempo dopo la moglie vide Lauro in piedi nel bagno che si pettinava allo specchio. Egli non aveva fatto caso che si reggeva perfettamente in piedi e stava camminando normalmente. Lauro riprese a lavorare normalmente, guidando la macchina senza problemi. (Iasenzaniro, Padre Pio Testimonies, 657-9).

 

Un pannolino

Il dr. Giorgio Festa scrisse; "Nella mia prima visita tolsi dal suo costato un pannolino intriso di sangue, che portai con me per una indagine microscopica. Io personalmente, essendo privo del senso dell'odorato, non ho sentito nessuna speciale emanazione: però, le persone che al ritorno a Roma stavano in automobile con me, pur non sapendo, sentirono molto bene la fragranza, e mi assicurarono che corrispondeva al profumo di Padre Pio. A Roma, conservai il pannolino in un mobile nel mio studio. Nei giorni successivi e per un lungo periodo di tempo, le persone che venivano a consultarmi, me ne hanno domandato spontaneamente l'origine." (Festa, Misteri, 152s.) (Capuano, Con P. Pio, 268-9)

 

Sanctus

Fra' Modestino racconta che un giorno stava servendo la messa a Padre Pio all'altare di San Francesco. Al momento del Sanctus "un'ondata di tanto profumo mi avvolse. Aumentò sempre di più fino a togliermi il respiro. Mi ressi con la mano alla balaustra per non cadere. Stavo per svenire e chiesi mentalmente al Padre di evitarmi di fare una brutta figura dinanzi alla gente. In quel preciso istante il profumo sparì." Più tardi fra Modestino chiese a Padre Pio riguardo a quel fenomeno del profumo. Padre Pio: "Figlio mio, non sono io. E' il Signore che agisce. Lo fa sentire quando vuole e a chi vuole. tutto avviene se e come piace a Lui." (Modestino, Io... testimone, 55-6)

 

 

La statua di Padre Pio

Sentivo anch'io, dinanzi alla statua fuori del convento, delle ondate di un particolare profumo, come una scia che mi attirava da qualche parte. Non volevo arrendermi, e mi convinsi che quei furbacchioni di monaci avevano installato dei tubicini, ben nascosti nella statua, dai quali insufflavano ogni tanto un po' di profumo. Non mi venne nemmeno in mente che, se quell'ipo­tesi fosse stata vera, il profumo doveva essere sentito da tutti e non solo da me. Ma ormai mi ero incaponito. Quando il piazzale fu deserto tornai dinanzi alla statua di Padre Pio - nel luogo ove poco prima avevo avvertito pesanti ondate di profumo - deciso a scoprire la truffa. Il profumo, quasi a prendersi gioco di me, si ripresentò gagliardo ma sempre molto dolce, e mi avvolgeva come due invisibili ali che mi abbracciava­no lasciandomi stordito e confuso. Senza accorgermene, e con l'intento di cercare il tubicino nascosto, mi arrampicai sulla statua e la fiutai palmo a palmo finché una vocina mi portò alla realtà. Era una donnetta piccola piccola che mi chiedeva: «Cosa fa lei lassù, sente forse il profumo? È il profumo di Padre Pio. Oh, lei è fortunato, è una grazia, è una grazia!». (Amodio, Il Segreto del Re, 1983) (Lotti, Voce di Padre Pio, gennaio 2010, p. 40-5)

 

Caramelle

Interrogato su cosa mai significasse il «profumo» che tanti percepivano e collegavano a lui, Padre Pio rispose: «Il profumo? Semplicemente un po' di caramelle per i bambini». John McCaffery - «Padre Pio, ricordi e racconti»

 

I microbi

«Non gli bacerò mai le mani - aveva detto mio figlio venuto con me dalla Svizzera - sono cose da Medio Evo. Chissà quanti microbi su quei guanti con tutti quei baci». Andò a confessarsi e io attendevo il suo ritorno recitando il rosario, ma quale non fu il mio stupore quando, pochi momenti dopo, me lo vidi passare davanti senza che mi vedesse, pallido, con la bocca gonfia: aveva le labbra gonfie e violacee, sembra­vano le labbra di un autentico africano, solo che erano bluastre e l'alito era profumatissimo di viole fresche. Raccontò poi che, giunto il suo turno per la confessione, appena in ginocchio davanti al Padre, senza sapere come, ne afferra la mano e la bacia. Al contatto con quella mano provò una violenta scottatura come se avesse baciato un ferro rovente, ed immediatamen­te gli si gonfiarono le labbra e sentì in gola un forte «sapore» di mammole. Il profumo dell'alito durò cinque giorni. Man mano che la bocca tornava normale, anche il profumo diminuiva. (Riportato da Teresita De Vecchi su «La Casa Sollievo della Sofferenza»)

 

Quattro sorelle

Dissi a Padre Pio se volesse prendermi per sua figlia spirituale: «E perché no?». «Padre, prendete pure le mie altre tre sorelle come vostre figlie spirituali?». Allora lui, ridendo di tutto cuore: «E se chille non lo vonn'essere?» («E se quelli non lo vogliono essere?»). «Ma sì che lo vogliono!». «E va bene, pure loro mie figlie spirituali». «Grazie, Padre. Ora che verrò a baciarvi la mano, ve la bacerò pure per loro». Così feci. Baciai quattro volte la sua destra, mentre egli poggiava, amorevolmente, la sua sinistra sul mio capo. Fu allora che avvertii il suo profumo. Profumo che portai fino a casa...  (Riportato da Amalia Pellettieri su - «La Casa Sollievo della Sofferenza»)

 

 

Monsignor Raffaello Rossi fu inviato dal Sant' Ufficio nel 1921 per investigare Padre Pio. Ecco cosa scrisse ai cardinali riguardo al profumo.

«Questo profumo gratissimo e vivissimo, paragonabile a quello della viola lo attestano tutti... e gli Eminentissimi Padri permetteranno che lo attesti anch’io. L’ho sentito come ho veduto le stimmate. E posso assicurare di nuovo gli Eminentissimi Padri che io andai a S. Giovanni Rotondo con l’animo risoluto, come di dovere fare un’inchiesta assolutamente obiettiva, ma insieme con una vera prevenzione in contrario riguardo a quanto si narrava di P. Pio. Oggi non sono un... convertito, un ammiratore del Pa-dre: assolutamente no: mi sento in piena indifferenza e direi quasi freddezza, tanto ho voluto mantenere la serena obiettività del relatore, ma, per debito di coscienza, debbo dire che dinanzi ad alcuni fatti non son potuto rimanere nella personale preven-zione contraria, per quanto nulla esternamente abbia manifestato. E uno di questi fatti è quello del profumo, che, ripeto, io ho sentito, come sentono tutti: il solo a non sentirlo è Padre Pio. Donde esso procede? Ecco una domanda più imbarazzante dell’altra: donde procedono le stimmate?... Che io sappia, uno stato morboso tale non può produrre profumi. Per cui, di nuovo, o siamo davanti all’opera diabolica e questa per le già esposte ragioni si deve escludere; o davanti all’azione divina e su questa non oso pronunziarmi; oppure siamo senz’altro davanti al trucco, all’inganno, o, quanto meno, ad un caso innocente di uso di profumi da parte di P. Pio. Ma l’inganno non si sostiene al confronto della buona vita del Religioso, come, per il medesimo motivo, non si spiegherebbe in lui una tale vanità secolaresca: in ogni modo, o inganno o semplicità, il fatto è che P. Pio in cella non ha che il sapone, e la cella l’ho visitata con la maggiore attenzione, parte per parte. Siccome però è evidente che anche fuor di cella si potrebbe conservar qualcosa... di contrabbando, quel che maggiormente suffraga in proposito è la dichiarazione giurata con cui P. Pio ha attestato di non usare e di non aver mai usato profumi». Ed ancora: «I pannolini bagnati del sangue uscito dalle ferite di P. Pio, lo zucchetto di lui, i guanti, i capelli tagliati da due anni conservano questo profumo. Donde viene? Ho constatato e riferito un fatto. Giudichino gli Eminentissimi Padri» (Castelli, Padre Pio under investigation, 124-6) (Giannuzzo, Padre Pio, 219-20)

 


Padre Raffaello Carlo Rossi dei Carmelitani Scalzi

 

 

 Nominato vescovo di Volterra nel 1920, mandato come inquisitore di Padre Pio nel 1921

 

 

Fu nominato Cardinale nel 1930

 

Raffaello Rossi nacque a Pisa nel 1876.

Al presente Servo di Dio, del Card. Rossi e' in corso avanzato il processo di Beatificazione e Canonizzazione.

 

 

 

 

 

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