Vita di Padre Pio: primi anni

 

Pietrelcina

Pietrelcina è un paese rurale di 3000 abitanti distante 12 chilometri da Benevento. Nel corso dei secoli il nome del paese è stato modificato diverse volte: Petrapolcina,” “Petrapucina,” "Pretapucina", “Petrapolicina,” “Petrapulcina,” “Pietr’elcina,” “Pietra Elcina,” “Pietralcina.”

La parte medievale per paese di chiama "Rione Castello." Nel 1100 c'era una castello, ma fu distrutto dai terremoti del 1349 e del 1688. Il Castello era in realtà' un 'castrum' un'area fortificata con mura e con porte d'entrata, abitata da militari e civili. Il rione Castello poggia su una grossa roccia chiamata "Morgia" o "Morgione".

La porta d'entrata al rione Castello e' chiamata "Porta Madonnella." Sul muro c'e un dipinto su maiolica raffigurante la Madonna al centro, e ai lati San Michele Arcangelo che sconfigge il diavolo, e sant'Antonio da Padova. La maiolica e' dell'artista locale Giuseppe De Biase.

Al centro del paese c'e' il pozzo a cui attingevano acqua gli abitanti. Il pozzo e' chiamato "Pantaniello." (Fernando, Crocifisso senza croce, 36)   (Convento, 11 conventi, 13-15)

Pietrelcina dal satellite. "A" indica la casa di Padre Pio.

    Veduta di Pietrelcina, e pianta dell'area.

                     Rione Castello

  La Morgia

                Porta Madonnella

        Il pozzo "Pantaniello"

 

 

La Famiglia

I genitori di Padre Pio erano Grazio Forgione e Maria Giuseppa De Nunzio. Grazio era anche chiamato Orazio e Razio. I Forgione ebbero otto figli. Il primo nato fu un maschio che chiamarono Michele. Il secondo fu Francesco, che visse pochi giorni. Dopo nacque Amalia, che mori' dopo circa due anni. Il quarto figlio fu Francesco, il futuro Padre Pio. Egli fu seguito da tre figlie, Felicita, Pellegrina, e Grazia. L'ultimo nato fu Mario, che visse meno di un anno. (Capuano, Con p. Pio, 6)

La nascita
Francesco Forgione (futuro Padre Pio) nacque mercoledi' 25 maggio 1887 alle cinque del pomeriggio, In Vico Storto Valle 27, in seguito rinumerato 32, con l'aiuto della levatrice Graziella Formichelli.
La levatrice, dopo il parto, essendo il piccolo ancora avvolto nella pellicola amniotica, disse: «Il bimbo è nato ravvolto in un velo bianco e questo è un buon segno: egli sarà grande e fortunato»  (Alessandro, Pio da Pietrelcina, p. 14)

Atto di Nascita

 “L’anno milleottocento ottantasette, addì ventisei di maggio, a ore anti meridiane nove, nella Casa Comunale avanti di me Sagliocca Gaetano, Assessore Anziano facente le funzioni da Sindaco, Uffiziale dello Stato Civile del Comune di Pietrelcina, è comparso Forgione Grazio fu Michele, di anni ventisei, possidente domiciliato in Pietrelcina, il quale mi ha dichiarato che alle ore pomeridiane cinque, nella casa posta in Vico Storto Valle, al numero ventisette, da De Nunzio Maria Giuseppa sua moglie, di anni ventotto, possidente seco convivente  è nato un bambino di sesso mascolino che egli mi presenta e a cui dà il nome di Francesco. A quanto sopra e a questo atto sono presenti quali testimoni Pennisi Luciano di Giuseppe, di anni trentanove, calzolaio, e Orlando Antonio fu Michele, di anni quarantadue, possidente, entrambi residenti in questo Comune. Letto il presente atto agli intervenuti l’hanno sottoscritto i soli testimoni, avendo il dichiarante asserito di essere analfabeta. Luciano Pennisi. Antonio Orlando. L’Ufficiale dello Stato Civile G. Sagliocca.»

Battesimo 

Il neonato venne portato la mattina seguente alla nascita nella vicinissima rustica Chiesa di S. Anna. Il battesimo venne amministrato dall’economo curato don Nicolantonio Orlando alle ore 8 del 26 maggio 1887.  (Fernando, Padre Pio, p. 39)

Atto di Battesimo

#233 Forgione Francesco

'A di ventisei maggio milleottocentootantasette. Io qui sottoscritto economo curato della chiesa arcipretale di Pietrelcina sotto il titolo di S. Maria degli Angeli ho battezzato un infante, nato ad ore ventidue del di antecedente, figlio di Grazio e Mariagiuseppa De Nunzio coniugi, cui si e' posto nome Francesco. La comara e' stata la levatrice Grazia Formichelli di Andrea e fu Pellegrina Malagini del suddetto comune. In fede. Nicolantonio Orlando Economo Curato.

 

 

 

      I genitori di Padre Pio

 

La famiglia

 

     Atto di nascita

 

Atto di battesimo

 

Battistero nella chiesa di S. Anna

 

Don Nicolantonio Orlando, a destra, battezzò Francesco Forgione il futuro Padre Pio.

 

Le case

Padre Pio venne alla luce nell'abitazione sita in Vico Storto Valle 27, oggi 32. E' la casa paterna di Grazio, di un solo vano, a cui si accede per tre gradini esterni.

 

Sullo stesso vicolo al #28 e separata da una casa a due piani non appartenente alla famiglia Forgione, c'è "la cucina", una casa di due vani di aspetto umilissimo. Il primo locale che s’apre sulla strada era adibito a cucina, con camino e utensili domestici appesi alle pareti.

Il locale retrostante, illuminato da una finestra aperta sullo strapiombo del torrente Pantaniello, servì da camera da letto, poi da locale per il consumo dei pasti.


Sempre in Vico Storto Valle, al #1 c'è la "Torretta", una stanza isolata e quadrangolare a cui si accede da una scala esterna di diciassette gradini a forte pendenza, ricavati nella roccia viva.

A pochi passi da Vico Storto Valle, in via S. Maria degli angeli 44, c'e' la casa che zi' Orazio compro' quando torno' dall'America. Qui, nella stanza al piano superiore, Padre Pio trascorse la convalescenza e i suoi anni di sacerdozio dal 1900 al 1916, e sostenne le lotte coi diavoli.

Nel primo anno di matrimonio i Forgione vissero nella casa matera di Maria Giuseppa, la mamma di Padre Pio. (Convento, 11 conventi, 15-22) (Fernando, Padre Pio, p. 38) (Giannuzzi, San Pio, 6-9)



                                   Casa natale in Vico Storto Valle

 

     Interno della casa natale

 

    Stanza sotto la casa per l'asino e gli arnesi

 

 

Una casa a due piani, non dei Forgione, separa la casa natale e "la cucina"

 

  "La cucina" esterno e interno

                   

"La Torretta"

 

     Casa in Via S. Maria degli Angeli, 44

 

                          Casa dei genitori materni

 

 

Infanzia e adolescenza


Padre Pio: "Gesù fin dalla nascita mi ha dimostrato segni di specialissima predilezione." (Lettera a Nina Campanile del Novembre 1922, Epistolario III, 1006; vedi anche nota 1 a pag. 1005)

"Quando Padre Pio parlava della sua infanzia diceva che lui si ricordava tutto, incluso quando stava ancora nella culla." (Leone, Infanzia, 27)

Fin da bambino manifestò la sua inclinazione per le cose religiose e si teneva lontano dai bambini che dicevano bugie, bestemmiavano e avevano cattive abitudini.  (Positio II, p. 500) (Pena 6)

Padre Pio chiamava is suo angelo custode: "Il compagno della mia infanzia." (Epistolario I, 321)

Il bimbo in fasce ogni tanto si faceva sentir vivo con pianti, acuti e insistente, specialmente di notte. Con il suo frignare una notte fece spazientire zi’ Orazio che, stanco del lavoro, aveva bisogno e voglia di dormire. (Fernando, Padre Pio, p. 40-1)  

Molti anni dopo, papà Grazio racconterà che una notte, non potendo riposare a causa del pianto del figlio, perse la pazienza. Lo prese e lo scaraventò sul letto dicendo: «Ma che mi sia nato in casa un diavolo invece di un cristiano?». Il piccolo, rotolando sul letto, cadde a terra dall’altra sponda e smise di piangere. Giuseppa, credendolo morto, sgridò il marito: «Mi hai ammazzato il figlio!». Prese in braccio il figlio e si accorse che non si era fatto neppure un graffio. Lo stesso Padre Pio racconterà più volte quell’episodio. Lo racconterà anche il giorno dei funerali di papà Grazio, aggiungendo: «Da quel giorno non piansi più». 

Mamma Peppa, negli anni futuri, riferendosi all’episodio del pianto di quella notte, dirà al figlio: «Figlio mio, che paura mi facesti prendere quella notte!». Ed egli: «Mamma, quella notte era il demonio che mi tormentava».

Sempre ad età avan-zata, Padre Pio, parlando di quelle crisi di pianto, raccontava: «Mia madre, dopo avermi messo a letto, spegneva il lume e tanti mostri mi si mettevano vicino ed io piangevo. Riaccendeva il lume ed io tacevo perché i mostri sparivano. Lo spegneva di nuovo e di nuovo mi mettevo a piangere per i mostri».
 
Mamma Peppa, quando Francesco aveva appena pochi mesi, lo portò da un noto «astrologo» del paese, Giuseppe Faiella, per fargli leggere il destino. E questi fece una sorprendente predizione: «Questo bambino sarà onorato da tutto il mondo. Per le sue mani passeranno soldi e soldi, ma non possiederà nulla». E Giuseppa, nel raccontare questo episodio, diceva: «Chissà, forse da grande Francesco andrà in America e così tutto il mondo lo conoscerà».

Essendo il piccolo Francesco, all’età di appena due anni, soggetto a disturbi addominali, la sua mamma, per scongiurare il malocchio, e seguendo le consuetudini del posto, lo portò da una «maga», e questa lo sospese a testa in giù mentre pronunciava le solite formule. Padre Pio, raccontando l’episodio, diceva: «Mi teneva per le gambe, come un agnello»

«Man mano che cresceva negli anni - diceva mamma Peppa - non commetteva nessuna mancanza, non faceva capricci, ubbidiva sempre a me e ad Orazio; e ogni mattina e ogni sera si recava in chiesa a visitare Gesù e la Madonna, com’egli diceva. Mai durante il giorno usciva fuori a far chiasso con altri ragazzi. Qualche volta dicevo: “Franci’, esci un po’ a giocare coi compagni”; ma egli si rifiutava dicendo: “Non ci voglio andare perché essi bestemmiano”».

I Forgione erano molto religiosi. Ogni mattina quando la campana suonava, si radunavano per pregare. In casa non si sentiva mai bestemmiare. La sera, prima di ogni altra cosa, si diceva il rosario.

Cinque anni
Padre Agostino di San Marco in Lamis, suo direttore spirituale, afferma nel proprio Diario che “le estasi e le apparizioni ebbero inizio in lui a cinque anni, quando cominciò a pensare di consacrarsi per sempre al Signore”. (Positio III/1, p. 14) (Pena 6) 

Nove anni
Amava la solitudine, e tra i nove e gli undici anni si faceva chiudere dentro la chiesa dal sagrestano, stabilendo con lui l’ora in cui sarebbe andato ad aprirgli, ma senza dire niente a nessuno.  (Positio II, p. 501) (Pena 6)

Disciplina (flagelli) (frustate)
Già a questa età si imponeva la disciplina (frustate) per assomigliare a Gesù, che gli ebrei avevano picchiato.   (Positio II, p. 501)  (Pena 6) 

Una volta Mamma Peppa sorprese il figlio - era allora sui nove o dieci anni - mentre, dietro al letto, si batteva a sangue con una catena di ferro. Pur avendogli imposto di smetterla, continuava a flagellarsi. Un giorno, inquieta, gli chiese: «Ma perché, figlio mio, ti batti così? La catena di ferro fa male». Ed egli rispose: «Mi devo battere come i giudei hanno battuto Gesù e gli hanno fatto uscire il san-gue sulle spalle». Da allora, quando sentiva che il figlio si fla-gellava, si allontanava piangendo (Alessandro, Pio da Pietrelcina, Infanzia e adolescenza, pp. 65-66)

Giocare
Padre Pio: "Mi piaceva giuocare, ma mi piaceva più guardare; perché’ mi divertivo lo stesso.” (Fernando, Padre Pio, p. 43)

Pregare

Ascoltata la messa, d’accordo con il sagrestano zio Michele (soprannominato Peruto) si faceva chiudere in chiesa, esortandolo di non dire niente a nessuno, e gli fissava l’orario per andare ad aprirgli. (Fernando, Padre Pio, p. 42)

 

Pascolare
A Francesco furono affidate due pecore da pascolare. Suo compagno era un altro pastorello Luigi Orlando, che aveva una sola pecora. Mentre le pecore pascolavano i ragazzi giocavato e a volte lottavano; “Francesco mi vinceva quasi sempre, perché’ era più grande di tre anni. Una volta, lottando, cademmo e mi inchiodo’ con le spalle al suolo. Nel tentativo di rovesciarlo e capovolgere la situazione, tutti i miei sforzi furono vani ed allora mi sfuggì una espressione forte. La reazione di Francesco fu immediata: svincpolarsi, alzarsi, e fuggire fu tutt’uno, perche’ egli mai, mai disse cattive parole e non ne voleva sentire; percio’ evitava gli scostumati dalla parola facile, gli insinceri, quelli che non erano buoni e bravi ragazzi.” (Fernando, Padre Pio, p. 42)

 Luigi Orlando
Luigi Orlando: “Francesco è stato sempre “nu lup’ surd”, voglio dire: di poche parole e non faceva mai appurare i fatti suoi. (Fernando, Padre Pio, p. 43)

Presepio
Al piccolo presepio mancavano le luci. Francesco e Orlando durante il pascolo andavano in cerca di chiocciole. Francesco riempiva di olio il guscio vuoto, immergeva uno stoppino, e le luci erano pronte a ravvivare il minuscolo presepio. (Fernando, Padre Pio, p. 42-3)

Virginia Faella
Virginia Faella ricorda che a natale Francesco preparava il presepio. Con la creta modellava i pastori e disponeva il tutto entro una piccola nicchia rettangolare, già scavata in una parete della casa.  (Fernando, Padre Pio, p. 42)


Andrianella
In rione Castello, nei pressi di porta Madonnella, aveva la sua botteguccia il calzolaio Antonio Montella e Francesco spesso si fermava per parlare con Antonio e i suoi familiari. Una domenica tornando dalla messa, francesco vide Ndrianella, la moglie del calzolaio, che stava orlando il lembo di una gonna con una fettuccia. Francesco: "Ndrianella oggi non si fatica. E' domenica. " Ndrianella: "Tu stai fresco!' Francesco ando' a casa, torno' con un paio di forbici, e fece la fettuccia a pezzi. (Alessandro, Racconta e dice, 83-4)

Mai battuto
Padre Pio raccontera' che i suoi genitori non l'hanno mai battuto. Soltanto la mamma qualche volta gli diceva: "Vieni qua svergognatello!" Per piccole cose con le sorelle." (Fernando, Padre Pio, 41)

 

Altavilla Irpina

Nell'estate del 1945 Padre Pio ci raccontò: "Avevo nove anni quando mio padre mi accompagnò alla fiera di Altavilla Irpina per comprare un asinello. Io, che di fiera non mi intendevo, mi fermai in chiesa ad attenderlo. Nel frattempo una donna,  tutta afflitta e disperata depose dinanzi alla Madonna un bambino deforme. " Madonna mia - disse - vedi come me lo hai dato?" E si scostò. Io, che ero lì vicino, rabbrividii. Poi pregai la Madonna. A un tratto vidi che il bimbo cominciò a muovere prima le braccia e poi i piedi. Mi accostai e toccai il bambino. Quindi sentii sua madre gridare: "Grazie, Madonna mia, grazie." Ringraziai anch'io la Madonna. Poi arrivò mio padre e tornammo a Pietrelcina." (Covino, Ricordi, 99-100) (Alessandro, Pio da Pietrelcina, p. 37-8) (Saldutto, Il cammino, p. 28)

 

Così prosegue il suo racconto: «In chiesa rimasi bloccato alla vista di una mamma che aveva tra le braccia un figlio deforme, più un ammasso di carne che un bambino, e, piangendo, pregava San Pellegrino per la sua creatura. Mi immedesimai nel dolore della donna e unii le mie preghiere alle sue. All’improvviso la poverina, esasperata e piangente, scaraventò il bambino sull’altare ed esclamò: “San Pellegrino, se non lo vuoi guarire è meglio che te lo prendi!”. Un istante dopo San Pellegrino rispondeva alla sofferenza della donna; infatti, il bambino si alzò in piedi e completamente guarito sgambettò dicendo: “Mamma…”. Io, stupito, rimasi paralizzato da tale evento e il mio piccolo cuore divenne ancora più ardente d’amore per Dio». La donna, che non si era mai sentita chiamare in quel mo-do, gridò al miracolo. Un prete fece suonare il campanone per annunziare al popolo che San Pellegrino aveva compiuto un prodigio. Francesco, come incantato, resistette all’invito del padre di andar via. Papà Grazio, una volta usciti dal Santuario, diede al figlio una strapazzata per non essere stato ubbidito. (Saldutto, Il cammino, 28) (Alessandro, Pio da Pietrelcina, 37-8)

Mia sorella Felicita

Padre Pio: "Quando ero a Pietrelcina tante volte, quando mia sorella Felicita si lavava (non c'erano allora lavandini a muro, erano lavandini alla buona) andavo di dietro, le pigliavo la testa e poi gliela tuffavo nell'acqua. Tanti dispettucci le facevo e lei ma una volta mi rispose male, inquieta, ma: "Eh Francì, ma tu non la vuoi finire mai con me, no?, e sorrideva". (Barbati, Beata te,  239) (Alessandro, Cireneo, 33-4) (Alessandro, Racconta e dice, 80-1)


Peperoni
Aveva circa dieci anni quando si ammalò gravemente e dovette rimanere a letto per un mese. Sua madre pregava la patrona di Pietrelcina, la Madonna della Libera. Dato che era tempo di raccolto, la madre preparò un piatto di peperoni per i lavoratori. Padre Pio ricordava: “Sentii il profumo dei peperoni e mi venne fame. Mia madre uscì con la metà dei peperoni e lasciò a casa l’altra metà. Mi alzai e mangiai i peperoni che mia madre aveva lasciato. Mi addormentai profondamente. Al suo ritorno mia madre mi trovò ancora addormentato, con il viso rosso e madido di sudore. I peperoni avevano funzionato come sonnifero e poco dopo come purga. Il giorno dopo ero ristabilito e in salute.”  (Positio II, p. 501) (Pena 6) 

Scuola

Zi’ Grazio, guardando il figlio che in campagna si dedicava solo al pascolo delle poche pecore in suo possesso, lo vedeva sprecato in quel modesto lavoro. E così maturò in lui l’aspirazione di farlo studiare.

 

Francesco aveva comincio' a studiare all’età di 9-10 anni frequentando una scuola serale tenuta da un modesto artigiano, chiamato «Pettenacanne» perché pettinava la canapa per fare sacchi e teloni. Di sera, per mezza lira al mese, «Pettenacanne» insegnava a leggere e scrivere a quattro o cinque ragazzi, riuniti in un piccolo locale senza.


Francesco ebbe anche un aiuto concreto da Cosimo Scocca, fra-tello di Mercurio, che era 7 anni più grande di lui ed aveva fre-quentato le cinque classi elementari. Per circa due anni Cosimo contribuì alla sua preparazione scolastica.

 

Francesco studiò pure con don Domenico Tizzani, che era stato sacerdote ed era sposato e aveva una figlia; lo pagava cinque lire al mese. Da sacerdote avrebbe avuto la gioia di riconciliare don Tizzani con la Chiesa. Ogni volta che ricordava questo episodio, alzava gli occhi al cielo e si emozionava al punto da non riuscire quasi a parlare, mentre implorava la divina misericordia. (Fernando, Padre Pio, pag. 349)

 

Per pagare le cinque lire al mese a Tizzani, Grazio, il Padre di Francesco ando' a lavorare due volte in America per racimolare i soldi necessari.

 

Lasciato Tizzani, Francesco ando' a studiare con il mastro Angelo Caccavo, che aveva studiato in seminario e aveva insegnato nele scuole pubbliche. Con Caccavo, Francesco divenne uno studente brillante, e prese il diploma elementare. Un quaderno con 30 temi scritti da Francesco e' stato conservato e pubblicato. Il gruppo degli studenti di Caccavo, nel 1901 si reco' in pellegrinaggio a Pompei.

 

A scuola era un bravo alunno. Però, dal momento che era serio e non si univa ai compagni nelle loro marachelle, un giorno questi fecero scrivere da una compagna una lettera d’amore e la misero nell’astuccio di Francesco, dicendo al professore che era innamorato della sua compagna. Il maestro lo perquisì, trovò la lettera e lo picchiò. Il giorno dopo la stessa compagna, pentitasi, raccontò come erano andate le cose. Un altro compagno, per invidia, scrisse una lettera dicendo che Francesco corteggiava la figlia del capostazione. Il parroco gli credette e gli impedì di servire messa come chierichetto; ma, dopo le apposite ricerche, l’accusatore dovette ammettere che aveva scritto la lettera mosso dall’invidia.  (Positio I, 1, p. 604) (Pena 7)

 

    La culla di Francesco Forgione futuro Padre Pio

Un angelo che guida un fanciullo (chiesa S. Maria delle Grazie)

Un giorno Padre Pio entro' in chiesa e Gesu' dall'altare gli fece cenno di avvicinarsi e gli mise una mano sulla testa. Questa vetrata si trova nella chiesa di S. Anna, sopra il portale d'ingresso.

Pietra usata da Padre Pio come cuscino

 

                          

 

 

 

        Chiesa di S. Anna, molto vicina a casa, dove Padre Pio fu battezzato e giornalmente pregava

 

           Esterno di S. Anna. Qui' Francesco giocava coi coetanei.

 

              Altavilla Irpina

 

      Emigranti al tempo di Grazio Forgione

 

    Il maestro Angelo Caccavo e la sua scrivania

 

      La Madonna di Pompei

 

 

Dieci lire
Ricordando la sua fanciullezza Padre Pio soleva dire: “A casa mia era difficile trovare dieci lire, ma non mancava mai nulla”.   (Positio III/1, p. 11) (Pena 5)

  Biglietto da dieci lire ai tempi di Padre Pio

 

 

Fra' Camillo, la cui barba ispiro' a Francesco Forgione di farsi frate cappuccino.

 

Padre Pio: “La barba di frate Camillo mi era rimasta stampata in testa, e nessuno poté levarmela dalla mente”.(Positio II, p.502)  (Pena 7)

 


 

 

Piana Romana

 

Nel giorno delle nozze, Maria Giuseppa aveva portato in dote un appezzamento di terreno coltivabile di circa un ettaro, con annessa masseria, in località denominata Piana Romana, distante qualche chilometro da Pietrelcina. Per andarvi a piedi si camminava per circa un'ora. Da questo ettaro di terreno Grazio traeva il sostentamento per la sua famiglia: grano, granoturco, olive, uva e verdure di stagione. In masseria allevava alcuni animali domestici: pecore, conigli, anatre, galline. All' alba sellava l'asinello, metteva nello zaino pane e formaggio, e si avviava verso la masseria dove faticava tutto il giorno. Al tramonto rincasava per la cena in famiglia, la preghiera e il riposo. Mamma Peppa si recava alla fontana prima della levata del sole, preparava i cibi, accudiva i figli, rassettava la casa, poi si recava da Grazio per dargli una mano. Ritornava a casa verso metà del pomeriggio con provviste di frutta, verdura, uva di giornata, per preparare la cena che la famiglia consumava allegramente. (Bergadano, Il profumo, 19) 

 

Francesco e la mamma diretti a Piana Romana, nella vetrata del portale d'ingresso alla chiesa di S. Maria degli Angeli.

 

 

                           

La Masseria a Piana Romana

 

     Il Pozzo di Piana Romana

 

       Il terreno a Piana Romana

 

       Foto presumibilmente di Francesco Forgione futuro Padre Pio prima dei quindici anni. Alcuni la ritengono la foto di suo cugino Franceschino Forgione. Franceschino Forgione era figlio di Michele, fratello di Padre Pio. Egli mori' di meningite all'eta' di undici anni. (Ruffin, Padre Pio, 407)

 

 

 

 

 

Preparazione al noviziato: le tre visioni

La decisione di consacrarsi a Dio non fu facile e Francesco attraversò un'aspra lotta interiore prima di decidersi. In una lettera a Nina Campanile scritta venti anni dopo l'entrata in noviziato, Padre Pio descrisse il tormento che trafiggeva la sua anima: "Io sentivo le due forse dentro di me, che si cozzavano tra loro e mi laceravano il cuore. Il mondo che mi voleva per se e Dio che mi chiamava a nuova vita. Dio mio! Chi potrà ridire quell'interno martirio che in me si svolgeva. Il solo ricordo di quella lotta intestina, che allora si andava svolgendo dentro di me, mi fa agghiacciare il sangue nelle vene , ed ormai sono trascorsi o sono per trascorrere vent'anni. " (Epistolario III, 1008)

Nei giorni immediatamente prima di entrare in noviziato Francesco Forgione ebbe tre visioni. Anni dopo, sotto obbedienza, mise per iscritto quello che era avvenuto. Il manostrcitto e' pubblicato nel primo volume dell'Epistolario. (Epistolario I, 1279-1284).

Le visioni sono riportate nel prossimo capitoletto che ha sapore di attualità: L'ORRIDA ARMATA NERA.


La mattina del 6 gennaio 1903, Francesco Forgione lasciò la sua casa, si avviò alla stazione ferroviaria, e prese il treno per Morcone.

Il giorno in cui Francesco doveva recarsi in convento, rimase in chiesa a pregare. Tornando a casa, incontrò molta gente che accompagnava sua madre. Mentre andava ad abbracciarlo questa svenne e, quando ritornò in sé, gli disse: “Figlio mio, perdonami. Sento che mi si spezza il cuore, ma san Francesco ti chiama e tu devi andare”. Prese dalla tasca un rosario e glielo diede, dicendogli: “ Prendilo, ti farà compagnia al mio posto”. Padre Pio, ogni volta che raccontava questo episodio, si commuoveva fino alle lacrime.  (Positio I/1, p. 553) (Pena 8-9)

 

    Francesco Forgione e Fra' Camillo sulla porta di ingresso del convento di Morcone, sede del noviziato.

 

 

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