Fra' Pio novizio a Morcone. Studente a Sant'Elia a Pianisi, Campobasso, San Marco la Catola, Serracapriola, e Montefusco.



1903: Francesco Forgione diventa Fra' Pio nell'anno di noviziato in Morcone

Penoso distacco dalla famiglia a quindici anni.

 In una lettera a Padre Benedetto anni dopo Padre Pio descrisse come fu difficile allontanarsi da Pietrelcina: "Quest'anima sentiva macinarsi persino le ossa per l'abbandono da fare, e questo dolore lo sentiva sì al vivo che era sul punto di svenire." (Fernando, Crocifisso, 61) (Epistolario I, 1283-4)


Partenza da Pietrelcina per il noviziato.

Il 6 gennaio 1903, dopo aver ascoltato la Messa, Francesco salutò parenti e amici venuti a casa per l'occasione. La mamma gli regalò una corona del Rosario, ancora conservata, dicendogli: "Prendi, figlio mio, e recita molti rosari! Questa corona sarà la dolce catena che ci terra' sempre uniti." (Capuano, Con p. Pio, 90)

       Vedute di Morcone

  Il viaggio per Morcone fu fatto in treno e durò poco più di un'ora.
Oggi i treni che partono o arrivano a Pietrelcina sono pochi. L'edificio merci è in disuso. 

  
Francesco era accompagnato da don Nicola Caruso in rappresentanza del parroco, il Maestro Caccavo, e altri due aspiranti religiosi Vincenzo Masone e Antonio Bonavita. (Leone, Infanzia, 106)

Quando bussarono al convento di Morcone, la porta fu aperta da Fra Camillo, che disse: «Eh, Francì! Bravo, bravo! Sei stato fedele alla
promessa e alla chiamata di San Francesco». (Positio II, 295)

       Fra' Camillo accoglie Francesco Forgione nel noviziato

Il superiore dei frati era padre Francesco Maria da Sant'Elia a Pianisi, e il maestro dei novizi era padre Tommaso da Monte sant'Angelo. I tre aspiranti furono ricevuti da una commissione di frati che fece la prima valutazione. Francesco e Vincenzo furono approvati. Antonio non aveva anc ora compiuto i quindici anni, e fu rimandato a casa a Pietrelcina con il maestro Caccavo. (Giannuzzi, San Pio, 34)

A Francesco fu assegnata la cella n. 18.   
In seguito venne spostato alla cella n. 28.  

     La cella di Padre Pio

La cella aveva un letto fatto con assi di legno. Sopra c'era un materasso riempito di foglie di granturco, un tavolino, una sedia, un catino con la brocca dell'acqua, finestra sul chiostro, e sul muro un crocifisso di legno.



Vestizione
Per due settimane gli aspiranti religiosi continuarono ad indossare gli abiti borghesi, fino al 22 gennaio, giorno della vestizione.
La solenne cerimonia della vestizione di quattro novizi fu presieduta dal provinciale, padre Pio da Benevento. I quattro smisero gli abiti borghesi e indossarono la tonaca, il capperone col cappuccio, il cingolo, e ricevettero un nome nuovo. Giovanni di Carlo divenne fra Anastasio da Rojo; Vincenzo Masone divenne fra Filippo da Pietrelcina; Salvatore Pranzitella divenne fra Sebastiano da Campobasso; e Francesco Forgione divenne fra Pio da Pietrelcina. (Giannuzzi, Padre Pio, 34)


Attestato del 22 gennaio 1903

  Attestato di vestizione dell'abito cappuccino

Negli archivi del noviziato si trova l’attestato di vestizione di fra Pio redatto dal maestro dei novizi nel quale si legge:
«I.M.I.F. - Morcone, 22 gennaio 1903. Il chierico fra Pio da Pietrelcina, che al secolo chiamavasi Forgione Francesco, con l’obbedienza del molto reverendo padre Pio da Benevento e dietro il decreto del reverendissimo padre generale del 21 gennaio 1903, fu vestito dei panni di probazione da me fra Tommaso da Monte S. Angelo, maestro dei novizi, in questo giorno 22 gennaio 1903, alle ore 9 antimeridiane, in questa nostra chiesa di Morcone, avanti all’altare maggiore, presenti i religiosi professi ed i novizi.»


Giornata tipica dei novizi a Morcone. (Ruffin, Padre Pio, 48-52) (Giannuzzi, San Pio, 37-8)

La giornata cominciava alle cinque quando un confratello agitava una battola  (normalmente usata durante le funzioni della settimana santa in sostituzione dei campanelli) nel corridoio, per la sveglia.

(Una battola si vede nella foto sopra il camino del fuoco comune).

Il novizio doveva alzarsi, rifare il letto, e metterci sopra un grosso Crocifisso di ferro.
Poi doveva lavarsi e scendere in chiesa per la meditazione e la Messa.
Alle 8 c'era la colazione di olio e pane bollito.

Il refettorio

Dopo colazione tornava in cella per studiare le regole e costituzioni dell'Ordine, un libriccino di una ventina di pagine.
Per tutto l'anno del noviziato non era consentito di leggere alcun altro libro.

Il pozzo del convento.

Dalle 11 alle 12 venivano svolti lavori vari nel convento, come per esempio attingere l'acqua al pozzo, pulire la chiesa e il convento.
Alle 12 c'era il pranzo, consistente in pane e stufato. Molti frati avanzati negli anni ricordavano la terribile fame che avevano soffero nell'anno di noviziato. Gherardo Leone ne interrogo' alcuni e riporto': "La fame attanagliava quei giovani che, a casa loro, erano abituati  a un cibo forse semplice, ma abbondante. Ci si alzava sempre da tavola senza aver saziato la fame: era un vero e proprio supplizio per quei giovani corpi robusti." (Chiron, Una strada, 34)
Il pranzo era seguito da una passaggiata nell'orto, dove frati e novizi, camminando incolonnati, recitavano preghiere.


            Il coro

Alle 14,30 si ritornava in coro e dopo poco ancora studio fino alle 17.
Dalle 17 alle 19 c'erano lavori vari.


          Vedute dell'orto e del giardino a Morcone com'è oggi.


Alle 19 meditazione e rosario.
Alle 20 c'era la frugale cena.
La cena era seguita da mezz'ora di ricreazione. Questo era l'unico tempo del giorno in cui si poteva parlare.
Alle 21 il novizio tornava in cella per preghiere personali, esame di coscienza, e riposo notturno.
Poi, senza spogliarsi, con indosso lo stesso abito del giorno, si coricava supino sul letto e raccoglieva il saio fra le gambe, posizione questa prescritta per mortificare il corpo. In questa posizione, si doveva, con il cordone, fissare al fianco destro il grosso Crocifisso di ferro, posto sul letto durante il giorno, e tenerlo stretto al cuore con le braccia in croce sul petto. (Giannuzzi, San Pio, 37)
A mezzanotte tutti si alzavano,  e in processione raggiungevano il coro per recitare il "Mattutino" e "Le Lodi."
Dopo un'ora e mezza ritornavano a letto, cercavano di dormire sino alla sveglia delle 5 di mattina.


Disciplina.
Dopo cena, nei giorni di lunedi', mercoledi' e venerdi' c'era la disciplina. I novizi e i religiosi della comunita, nel coro, a luci spente, si toglievano l'abito e flagellavano con una catena il torso nudo , recitando il Miserere e meditando sulla Passione di Cristo.

Cilicio nel museo del convento di Morcone.    Cilicio nel museo di San Giovanni Rotondo




 Alcuni dettagli.

* Oltre alla disciplina, c'era il silenzio perpetuo, il totale distacco dalle cose e dagli affetti terreni. Ogni minima infrazione alla Regola veniva severamente punita. Se uno rompeva il silenzio nei tempi proibiti, doveva stendersi sul pavimento con le braccia distese a forma di croce, e recitare cinque Paterr Noster e cinque Ave Maria. (Ruffin, Padre Pio, 50)

* Nel convento non c'era riscaldamento, e d'inverno c'era freddo intenso. Il maestro dei novizi poteva dare un breve permesso di riscaldarsi al fuoco comune, un locale con camino sempre acceso.

      Fuoco comune

La cucina del convento

* Numerosi erano i digiuni imposti dalla Regola. Si digiunava tutti i venerdi' dell'anno, il digiuno in onore della Madonna dal 30 giugno al 15 agosto, il digiuno dell'Avvento dal 2 novembre al 25 dicembre, e la Quaresima da mercoledi' delle ceneri al venerdi' santo.
Alla vigilia delle feste della Madonna e dei Santi dell'Ordine, si mangiava per terra, in ginocchio.
La disciplina era dura e pochi potevano resistere. Dopo un mese dall'inizio del noviziato solo due dei quatto frati rimasero, Fra Pio da Pietrelcina e fra Anastasio da Rojo. 

   Padre Anastasio da Rojo in piedi con gli occhiali, in una foto con Padre Pio e altri frati scattata anni dopo. 

Il rannaio

* Ognuno lavava i propri panni nel rannaio, alternando avemarie al tonfo dei panni battuti nell'acqua e sulla pietra del lavatoio.

*Anche quando pulivano le latrine i novizi dovevano recitare il rosario ad alta voce o cantare inni sacri. 

*Gli altri frati del convento portavano i sandali ai piedi, senza calze. I novizi erano sempre a piedi nudi.

* I novizi dovevano dormine sul dorso, vestiti col saio, con le braccia incrociate sul petto, a forma di croce, per respingere meglio ogni assalto del demonio. (Ruffin, Padre Pio, 48-9)

*Gli indumenti che passava il convento erano di varie misure, ma venivano sempre distribuiti a caso, proprio per offrire al giovane religioso l'occasione di adattarsi a tutte le difficolta'. A un individuo di taglia robusta poteva capitare una camicia piccola e stretta, e a un mingherlino, un camicione enorme. (Allegri, La vita e i miracoli, 64)


Padre Tommaso da Monte Sant'Angelo, maestro dei novizi.

*Padre Tommaso molto probabilmente soffriva di stato epilettico non-convulsivo, con assenze prolungate possibilmente per ore, senza manifestazioni motorie.
Il novizio non poteva iniziare attività senza la sua benedizione. Poteva così accadere che Padre Tommaso fosse soggetto ad assenza proprio quando il novizio stava in ginocchio pronto per ricevere la sua benedizione. In tal caso il novizio aspettava, magari per ore, in ginocchio nel freddo, che Padre Tommaso ritornasse alla normalita'. (Vedi Peroni, Padre Pio, 82)


*Il dono di grosse lacrime abbondanti.
Padre Placido

Padre Placido da San Marco in Lamis, compagno di noviziato, scrisse di fra Pio: «La sua meditazione era sempre sulle pene del Crocifisso. Durante la meditazione in coro piangeva a grosse lacrime, tanto che sul pavimento di tavole lasciava un macchione. Per non essere canzonato da qualche compagno burlone, che lo prendeva in giro perché bagnava il suo posto in coro, fra Pio prese l’abitudine di mettere a terra il fazzoletto in modo che le lacrime andavano su questo e, quando il superiore dava il segno di andare via, si prendeva il fazzoletto e sul pavimento non appariva niente più.» (Fernando, Crocifisso,  63)


Precettore
Padre Angelico da Sarno

Padre Angelico da Sarno riporto' che nell'ottobre 1903 gli fu assegnato fra' Pio come istruttore. "Per tre mesi egli venne tutti i giorni nella mia cella spiegandomi gli articoli della regola e delle costituzioni, e dandomi parole buone e persuasive. Io aspettavo con ansia l'ora del nostro incontro quotidiano." (Chiron, Una strada, 36)   (Chiocchi e Cirri, Storia di una vittima, 34) (Preziuso, The life, 36-7)

  Obbedienza.


Visita di Mamma Peppa
La mamma di Fra Pio

Mamma Peppa rimase dolorosamente colpita dall’atteggiamento freddo e distaccato con cui venne accolta dal figlio. Questi, legato dal-l’obbedienza, continuava a stare muto e con gli occhi bassi. Mamma Peppa gli porse i dolci, e lui si limitò a dire grazie senza mostrare alcun segno di soddisfazione. Allora insistette: «Francì, e su, statti contento, sono venuta fin qui per trovarti, per vedere se stai bene e se ti occorre qualche cosa». E lui, sempre con gli occhi bassi: «Sto bene, mamma, e non ho biso-gno di nulla». In seguito, mamma Peppa, raccontando quell’episodio ad una conoscente, dichiarò: «Se sapevo che faceva così, non ci andavo proprio. » (Leone, Infanzia, 128-9)
Qualche tempo dopo Padre Tommaso disse a mamma Peppa: "Fra Pio vive con noi, ma è come non stesse con noi, perché egli è cosi più avanti di noi in virtu'!" (De Robeck, Padre Pio, 12)


Visita di Zi Grazio con l'altro figlio Michele appena tornati dall'America.
Il padre di Padre Pio

All'inizio della visita Fra Pio rimase silenzioso, distaccato e con gli occhi bassi. Zi’ Grazio, stupito, guardando il figlio dall’aspetto serio e col volto pallido ed emaciato, esplose: «Che ne avete fatto di mio figlio? Non si riconosce più!». Padre Tommaso dovette intervenire dicendo: «Fra Pio, siete sciolto dall’obbedienza». Solo allora fra Pio alzò gli occhi illuminati di gioia e abbracciò il padre: «Tatà, tatà mio» (De Robeck, Padre Pio, 12)
Padre Pio, ricordando questi episodi, così commenterà: «Era proibito parlare e alzare gli occhi senza il permesso del maestro. L’apprensione dei miei crebbe quando constatarono che io, in loro presenza, né parlavo, né li guardavo. Non ne avevo ancora ricevuto il permesso. Pensavano che io mi fossi scimunito. Invece io avrei voluto gettarmi al loro collo per abbracciarli.» (Giannuzzo, San Pio, 41) (Rega, Padre Pio, 13)


Professione dei voti semplici, venerdi' 22 gennaio 1904.
«Io, fra Pio da Pietrelcina, faccio voto e prometto a Dio Onnipotente, alla beata Maria Vergine, al beato Padre San Francesco, a tutti i Santi e a Te, o Padre, di osservare per tutto il tempo della mia vita la Regola dei Frati Minori, dal signor Papa Onorio confer-mata, vivendo in obbedienza, povertà e in castità».


Dichiarazione autografa di Fra Pio, lo stesso giorno della Professione, dopo la cerimonia.

 «Io, fra Pio da Pietrelcina, che al secolo mi chiamavo Francesco Forgione di Grazio e di Giuseppa Di Nunzio, nato il dì 25 maggio 1887, con l’obbedienza del molto reverendo padre Pio da Benevento della Provincia di Sant’Angelo di Foggia, vestito per chierico in que-sto nostro convento di Morcone il dì 22 gennaio 1903 alle ore 9 antimeridiane, avendo compiuto l’anno del mio Noviziato a nor-ma dei decreti della Sacra Congregazione sopra i Regolari, ho fatto questa mattina alle ore 11,30 la Professione dei voti sem-plici nelle mani del reverendo padre Francesco Maria da Sant’Elia, con l’obbligo di assoggettarmi al regolamento di perfetta vita comune in adempimento di quanto venne prescritto dalle Ordinazioni e Decisioni del Capitolo Generale del 1886 e dichiaro di aver fatto questa mia Professione liberamente, spon-taneamente, sinceramente e con piena cognizione di quanto ho promesso, non conoscendo ostacoli che si possano opporre alla validità della medesima. In fede di che mi sottoscrivo fra Pio da Pietrelcina M. P.»

Malgrado le penitenze e l'ascetismo Fra Pio era sempre allegro. Quando c'era la possibilità di parlare egli rivelava un grande senso di umore. Gli piaceva dire barzellette e e fare scherzi agli altri novizi.  E Padre Tommaso, pur così severo coi novizi, descrisse Fra Pio come "un novizio esemplare, puntuale nell'osservanza ed esatto in tutto, e da proporsi a tutti come esemplare (Ruffin, Padre Pio, 53)

Duchessa di St. Alban
Suzanne Marie Adele Beauclerk, Duchessa di St. Alban.

"La vita di novizio in Morcone era incredibilmente rigorosa. I ragazzi camminavano a piedi nudi, il cibo era scarso e povero, i giorni di digiuno erano innumerevoli, l'ordine di flagellarsi poteva venire in qualsiasi momento e doveva essere eseguito immediatamente. Dopo la flagellazione c'era sempre sangue sul pavimento.  Malgrado tale rigore c'erano sempre più applicanti che posti disponibili." (Duchess, Mystic,  33-8)


Padre Eliseo Pizzarelli, del convento di Morcone, è sempre gioiosamente aperto ad accogliere i visitatori, mostrando loro con competenza ed entusiasmo i luoghi di Padre Pio.

Il 25 gennaio 1904, Con fra Anastasio da Roio e padre Pio da Benevento partirono per Sant'Elia a Pianisi per iniziare il ginnasio e proseguire col liceo.


        Il giardino e l'orto del convento di Morcone.

Padre Pio torno' a Morcone in altre circostanze.
Fu ordinato Diacono a Morcone il 18 luglio 1909.
Il 21 luglio 1910 tornò a Morcone per imparare come dire la messa. Dopo un giorno si senti' male e dovette ritornare a Pietrelcina. Fu allora l'arciprete Salvatore Pannullo che gli insegno le cerimonie della messa. (Convento, 11 conventi, 53)

  Panorama dal convento di Morcone

Padre Pio ando' di nuovo a Morcone del dicembre del 1913, per suggerimento del Padre Provinciale, ma dopo cinque giorni si senti' male e dovette tornale a Pietrelcina. (Convento, 11 conventi, 53)




 

Sant'Elia a Pianisi, 1904

 

Il convento ai tempi di Padre Pio

Piantina dell'area. La stella indica Sant'Elia

Foto Panoramica della chiesa e del convento
La facciata della chiesa.

Il 25 febbraio del 1904, fra' Pio da Pietrelcina, con il suo compagno di noviziato fra' Anastasio da Roio, accompagnati dal provinciale Padre Pio da Benevento, si trasferirono nel convento di Sant'Elia a Pianisi. Lì incominciarono gli studi di liceo incluso il latino, ed anche di retorica e filosofia. Fra' Pio stette a Sant'Elia per circa quattro anni, eccetto per un viaggio a Campobasso e una breve permanenza a San Marco la Catola. (Ingoldsby,  His life, 25)

Il Sant'Elia fra' Pio fu favorito dalle "celesti visioni" che "dovettero incominciare non molto dopo del noviziato." (Epistolario I, 669)

Nello stesso periodo di tempo "cominciò il martirio degli scrupoli" "in sui diciotto anni e durò insino ai ventuno finiti. Quando quest'anima ciò pativa trovavasi in S. Elia ed in seguito anche a San Marco, ed anche altrove." (Epistolario I, 679)


   
La cella di fra Pio in Sant'Elia a Pianisi

In Sant'Elia fra' Pio vide il diavolo entrare nella sua cella nella forma di un grosso cane, con tanto fumo che gli usciva di bocca, e parlave, e disse: "E' isso, e' isso." Emanava un forte odore di zolfo, e a un certo punto saltò sulla finestra, e di là sul tetto vicino, dileguandosi. (Preziuso, The life, 48)

Ancora in Sant'Elia, il 18 gennaio 1905 fra' Pio ebbe l'esperienza della prima bilocazione a casa della nascitura Giovanna Rizzani, in Udine. La complessa sequenza di eventi è riportata nella pagina "Viaggi e profumi".
La neonata Giovanna Rizzani con la mamma.    Giovanna all'età di quando incontrò Padre Pio.


Esempio
Padre Pietro da Ischitella testimoniò nel 1921: "i ricordo che qualsiasi volta che c'era una processione in Sant'Elia a Pianisi, la gente era attratta dal comportamento di questo giovane frate, che si distingueva dai suoi compagni per la sua modestia." (Castelli, Investigation, 193)


Richiesta di andare in missione
Quando era ancora studente a Sant'Elia, fra' Pio chiese di essere mandato come missionario. La richiesta fu negata perché' era ancora uno studente.
Appena divenne sacerdote, Padre Pio tornò a fare la richiesta, ma gli fu ancora rifiutata, questa volta a causa a causa della malferma condizione di salute. (Leone, Infanzia e prima giovinezza, 145-7)


 

Campobasso

 

Nel maggio del 1905 fra' Pio si reco' con altri studenti a Campobasso per visitare il Santuario di Santa Maria al Monte ed aiutare nelle funzioni liturgiche. (Leone, Adolescenza, 145-7)
Padre Pio tornò brevemente a Campobasso nell'ottobre del 1909. Egli era ghia' di ritorno a Morcone il 4 ottobre. (Convento, 11 conventi, 82)

L'esterno di Santa Maria al Monte

L'interno della chiesa

   Il Castello difronte alla chiesa.


Padre Pellegrino da Sant'Elia a Pianisi, che stette a fianco di Padre Pio nelle sue ultime ore di vita, riporto' che Padre Pio gli aveva detto che la Madonna del Monte gli era apparso diverse volte. Padre Pellegrino incarico' l'artista Amedeo Trevisonno di mettere su tela quanto Padre Pio gli aveva riferito. Trevisonno completo' il quadro nel 1972. Il quadro e' ora collocato sopra l'altare nella stanza della chiesa usata da Padre Pio durante la sua permanenza al santuario. (Convento, 11 conventi, 82)

  Il quadro di Amedeo Trevisonno

Lapide che ricorda la presenza di Padre Pio in quella stanza.

 

San Marco La Catola

 

Nell'ottobre del 1905 il convento di San'Elia dovette essere temporaneamente abbandonato per permettere lavori radicali di rinnovo della chiesa e del convento. Frati e studenti si trasferirono al convento di San Marco La Catola. Fra' Pio aveva completato gli studi di retorica e aveva cominciato a  studiare filosofia. Il gruppo ritorno a Sant'Elia a lavori completi nell'aprile del 1906. Fu in San Marco La Catola che fra' Pio incontro Padre Benedetto, che sarebbe stato il suo direttore spirituale fino al 1922. (Convento, 11 conventi, 91-3)
Il 9 ottobre 1907 Fra Pio passò molto bene l'esame di filosofia e fu promosso allo studio della teologia. (Preziuso, The life, 52)

      Foto panoramiche della chiesa e del convento cappuccino di San Marco La catola.

          La cella di fra Pio in San Marco La Catola


  Il refettorio

  Il chiostro

    Orologio solare meridiana

 

Padre Pio tornò a San Marco La Catola per un mese nel 1918, per avere direzione spirituale da Padre Benedetto. Padre Pio occupava la cella #20. Fu in questa cella che scrisse otto lettere dal 17 aprile al 13 maggio del 1918 a Padre Agostino e ad alcune sue figlie spirituali.  Durante questo tempo egli continuò ad essere tormentato dagli scrupoli riguardo alla sua presunta incapacità di amare Dio e servire il prossimo. (Epistolario III, 724, 855, 951) (Epistolario I, 1025)

 

          Padre Pio Capuano descrive con competenza, gioia e dedizione la vita che menò fra Pio nel convento di San Marco la Catola.

 

Padre Pio Capuano ha scritto un libro specialissimo su Padre Pio, ricco di fatti e di spunti, veramente originale.

 

 

 

 

 

Sant'Elia a Pianisi, 1906

 

 

Nell'aprile del 1906 tutti i frati, incluso fra' Pio tornarono al convento di Sant'Elia dato che i lavori di restauro erano stati completati. Fu in questo periodo che Padre Pio predisse la riapertura del convento di San Giovanni Rotondo, che era stato chiuso nel 1896. Egli predisse anche che sarebbe stato assegnato a quel convento. Il convento fu infatti riaperto nel 1909, e Padre Pio si trasferi' a San giovanni Rotondo nel 1916. (Chiron, Una strada, 45)

Allo stesso tempo, Lucia Fiorentino, che non conosceva Padre Pio e che sarebbe in seguito diventata sua figlia spirituale, scrisse nel suo diario di avere una visione di un grande albero che nel futuro sarebbe stato piantato nel convento di San Giovanni Rotondo. Un albero che sarebbe diventato così grande da coprile l'intero mondo. (Covino, Ricordi, 25-6)
  Lucia Fiorentino


La domenica 27 gennaio 1907 Fra Pio fece la solenne professione dei voti perpetui di poverta', castita' e obbedienza alla presenza dei testimoni Padre Raffaele da San Giovanni Rotondo, Padre Egidio da Fragneto l'Abate, e Padre Giustino da San Giovanni Rotondo. La sua deichhiarazione scritta e' conservata nei registri del convento. (Chiocchi Cirri, Storia di una vittima, vol. III, 14)

Documento scritto da Padre Pio di suo pugno, professando i voti perpetui.

     Una copia stampata e un'altra incorniciata del documento.



Ricordando quel giorno Padre Pio scrisse di suo pugno: "Da quel giorno in poi un sacro timore e santo amore per Iddio va prendendosi tali accrescimenti che io ne sono stordito; da quel giorno tale si e' acceso in me il desiderio di soffrire che niente vale a saziare."

Lo scritto di Padre Pio.

Il 16 aprile 1907 Padre Pio fu chiamato al distretto militare di Benevento per prestare servizio militare.

 

 

Serracapriola

 

       Vedute panoramiche del convento di Serracapriola 

Alla fine di ottobre 1907 Fra Pio fu trasferito al convento di Serracapriola, ed ammesso al corso di Teologia sotto la guida di Padre Benedetto da San Marco in Lamis. E Padre Agostino da San Marco in Lamis cosi' scrisse nel suo diario; "Io conobbi Padre Pio nel 1907 quando era mio studente di teologia a Serracapriola. Egli era buono, obbediente e studioso., ma malaticcio." (Preziuso, The life, 52)

Serracapriola

  

      Interno dalla chiesa del convento

 

    Cappella di Padre Pio nel giardino, con Padre Antonio Belpiede che spiega con erudizione e passione le fasi della vita di Padre Pio.

 

         L'interno del convento

 

   La cella di fra Pio in Serracapriola  

 

           Il giardino con ulivi secolari

 

Padre Pio ricordava sempre Serracapriola perché là si ubriacò senza bere una sola goccia di vino. Aveva aiutato i frati a fare il vino nella cantina ed era stato intossicato dai fumi. "Quella fu l'unica volta nella mia vita che il vivo mi fece perdere la testa." (Preziuso, The Life, 52)

          Padre Antonio Belpiede ricorda il luogo e i dettagli dell'episodio di quando Padre Pio si ubriacò senza bere.

 

 

 

 

  Un libro scritto da Padre Luigi Ciannilli sui frati illustri che hanno vissuto a Serracapriola, con la prefazione scritta da Padre Antonio Belpiede.

 

 

 

 

Montefusco

 

 

        Vedute panoramiche di Montefusco

        La faccia e l'interno della chiesa e del convento.

               La cella di fra Pio in Montefusco


      Monumento a Padre Pio



Fra Pio arrivo' a Montefusco alla fine di novembre 1908 per continuare gli studi di teologia, in preparazione all'ordinazione sacerdotale.

Il 19 dicembre 1908, nella Cattedrale di Benevento, ricevette i quattro ordini minori di Ostiario, Lettore, Esorcista, e Accolito, dalle mani dell'arcivescovo Benedetto Bonazzi.
  L'arcivescovo Benedetto Bonazzi


Due giorni dopo, il 21 dicembre 1908, nella stessa Cattedrale di Benevento ricevette il Suddiaconato, dalle mani Monsignor Paolo Schinosi, arcivescovo titolare di Marcianopoli.
Monsignor Paolo Schinosi

    Interno della Cattedrale di Benevento.




 Fra' Pio stette in Montefusco solo pochi mesi, perché' cadde ammalato e nel maggio del 1909 fu accompagnato a casa in Pietrelcina da Padre Agostino, nella speranza che l'aria di casa lo facesse guarire. Padre Pio ricordò anni dopo: "Il maggior problema con la mia malattia era che io non sembravo malato, e molti dubitavano che io stessi soffrendo realmente." (Convento, 11 conventi, 109-111)

Zia Daria Scocca, vicina di casa di Padre Pio, fece una deposizione che quando lui era a Montefusco le mandò un sacchetto di castagne raccolte da lui stesso. Daria mangiò le castagne e conservò il sacchetto. Un giorno lei stava sola a casa e aprì un cassetto che conteneva polvere da sparo, e la polvere esplose mandandole in fiamme il petto, la faccia, e i capelli. Lei corse a prendere il sacchetto e se lo mise in testa. Quando pochi minuti dopo lo rimosse, non c'erano segni di bruciatura, e la faccia era perfettamente normale. (Ruffin, Padre Pio, 66)

Nel 1923, quando Padre Pio stava per essere trasferito, disse ai suoi superiori: "Se proprio mi dovete transferire in qualche altro convento, desidererei andare in quello di Montefusco."
  Lapide sul muro del convento di Montefusco, con scolpite le parole di Padre Pio.

 

 

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