Il sangue della Vittima Perfetta

 

 


Sangue: Disciplina, stimmate, altre ferite

Sangue
Servo di Dio Enrico Medi: "Non c'e' stato nessun santo, nella storia della Chiesa, a cui Cristo abbia chiesto tanto sangue come a Padre Pio." (Giannuzzi, 428)   

 

Il prof. Pietro Valdoni cosi' rispose ad una domanda su chi e' Padre Pio: "Una creatura che da cinquant'anni versa una tazza di sangue al giorno, non mangia, non dorme, vive dell'Eucaristia, ha febbri misurate da noi medici a 48.8. Ditemi voi chi è Padre Pio." (Capuano, Con P. Pio, 227)

 

Padre Pio al suo confessore Padre Raffaele D'Addario il 3 aprile 1967: "Non ho più una goccia di sangue." (Capuano, Con P. Pio, 228)

 

Prof. Enrico Medi, adesso Venerabile: "Padre Pio è morto dissanguato, perciò le sue ferite, un po' di tempo prima della morte, non emettevano più sangue, ma humor." (Capuano, Con P. Pio, 228) (La Casa Sollievo, 1-30 settembre 1969, pag. 1)



           Le mani sanguinanti di Padre Pio






Disciplina

Sui nove dieci anni Francesco Forgione si batteva a sangue.

"Una volta Mamma Peppa sorprese il figlio - era allora sui nove o dieci anni - mentre, dietro al letto, si batteva a sangue con una catena di ferro. Pur avendogli imposto di smetterla, continuava a flagellarsi. Un giorno, inquieta, gli chiese: «Ma perché, figlio mio, ti batti così? La catena di ferro fa male». Ed egli rispose: «Mi devo battere come i giudei hanno battuto Gesù e gli hanno fatto uscire il sangue sulle spalle». Da allora, quando sentiva che il figlio si flagellava, si allontanava piangendo."   (Alessandro, Infanzia e adolescenza, pp. 65-66)

Le catenelle dei flagelli che usava padre Pio


A 15 anni

"Le costituzioni prescrivevano che i membri della comunità, inclusi i novizi,  dovevano "fare la disciplina", nei lunedì. mercoledì e venerdì. I frati andavano al coro, alzavano l'abito dal di dietro, e si colpivano la schiena con una catena sulla nuda pelle. " (Ruffin, The true story, 51)

 

C'era sempre sangue

Durante il noviziato, per gli studenti, appena quindicenni, "La disciplina poteva essere ordinata in ogni momento del giorno, e doveva essere eseguita al momento. La disciplina abituale era eseguita tre volte la settimana, nel coro, dopo cena. Ogni novizio riceveva un catena, le luci si spegnevano, e il rito della flagellazione era eseguito. C'era sempre sangue su pavimento dopo la disciplina." (Duchess, Mystic, 36)

 

Catena di metallo

Padre Pio continuò a eseguire la disciplina su di se quando era in Pietrelcina, (dai ventitré ai trent'anni) nei giorni stabiliti dalla regola, colpendosi con una catena di metallo, fino a quando il sangue cominciava a scorrere." (Ruffin, The true story, 97)


Vecchia schiena

Una sera don Giuseppe Orlando notò che Padre Pio aveva difficoltà star seduto, come se qualcosa gli facesse male. Don Giuseppe chiese che cosa era che gli causava disconforto. Padre Pio: "Tu sai Peppino, oggi è venerdì. Noi frati ogni venerdì sera facciamo la disciplina. Io devo aver dato qualche colpo troppo forte a questa vecchia schiena." (Gerardo, 136)



Sangue dalle ferite

Medi: "Una continua e perenne passione: sangue, sangue, sangue, per compiere una missione salvatrice, santificatrice, fino alla fine» (Giannuzzi, 428)  

Dr. Pavone, di Casa Sollievo, visito' Padre Pio parecchie volte: "Le ferite che Padre Pio aveva sulle mani, sui piedi e sul costato non cambiarono mai. Esse rimasero costanti, probabilmente dal giorno che le ricevette, e per il resto della sua vita, senza alcuna medicazione.  Le stimmate erano veri buchi nelle mani e nei piedi, così che uno poteva leggere il giornale attraverso il buco. Ogni volta che io visitavo Padre Pio, mi avvicinano con la stessa analisi critica e scetticismo che qualsiasi medico avrebbe. Tuttavia, molti fenomeni di Padre Pio non potevano essere spiegati medicalmente. Oltre alle stimmate, egli aveva la corona di spine. Egli aveva la transverberazione del suo cuore. Egli cercò con tutte le sue forze di nascondere tutto. Riguardo tutti i suoi doni, egli disse come Gesù: "Non dire niente a nessuno."" (Schug, Profile, 33-4)

 

 

Pannolino usato sul costato di Padre Pio nel in 1960

 

Pannolini usati per asciugare la fronte col sudore di sangue di Padre Pio nel marzo del 1941    

  Calzini di notte usati da Padre Pio nel 1941

  

  Maglia da sotto usata da Padre Pio nel gennaio 1943 

 

 

        Camicia da notte di Padre Pio     

 

 

Fra' Modestino

Nel 1971 Fra Modestino ebbe l'incarico di fare l'inventario della stanza di Padre Pio. "Ognuno potra' immaginare con quale trepidazione mi inoltravo in quel lavoro. Tra le mani avevo le prove tangibili di tutta la martirizzante sofferenza subita dall'amato Padre, nel suo continuo stato vittimale. Sangue, sangue, sangue dappertutto! Una enorme quantità di pannolini che erano servita tamponare le effusioni ematiche della ferita del costato. Guanti bianchi usati dal Padre per lavarsi il viso, e calzini di cotone bianco. Tutti con le indelebili impronte delle ferite aperte nelle mani e nei piedi, segnate dal sangue assorbito e che rivelava, perfino con alcune piccole croste, il foro che le stigmate avevano aperto nella sua carne, squarciandola. Una emozionante scoperta la feci nello spiegare cinque fazzoletti intrisi di rosso: con i primi tre Padre pio aveva asciugato il sudore della sua fronte, con gli altri due aveva asciugato le sue lagrime. Lo confermava una dichiarazione allegata di Padre Onorato Marcucci che, il 6 maggio 1965, dopo aver asciugato il sudore sulla fronte e sul viso di Padre Pio s'era accorto che era sangue. Quindi non si trattava di normale sudorazione o di comuni lagrime: Padre Pio aveva pianto lagrime di sangue; come Gesù nell'orto degli ulivi, aveva sudato sangue! ... Proseguii nel mio lavoro quando ecco un'altra profonda emozione mi era riservata. Notai, tra le altre, una camicia tutta macchiata di sangue. La dichiarazione acclusa, vergata il venerdi' santo del 1921, la definiva "camicia della flagellazione". Era di lino, rattoppata, con le maniche lunghe. Doveva coprire il corpo del Padre Probabilmente fino alle ginocchia. La spiegai delicatamente. Macchie di sangue dappertutto, di sudore sieroso, specie in prossimità dei reni. Ora capivo, in tutta la sua ampia realtà, quella frase che in un mattino di maggio del 1947, in coro, mi disse, con gli occhi umidi di pianto: "Figlio mio, la mia vita è un continuo martirio." Gia' nell'epistolario (I, 669) avevo letto che Padre Pio pativa la flagellazione "quasi una volta la settimana", ma, avere tra le mani la prova di quel supplizio, era per me terrificante. Padre Pio aveva vissuto e sofferto tutti i dolori di Gesù. Sudore e lagrime di sangue, flagellazione, ferite alle mani e al costato, coronazione di spine. Per associazione di idee mi ricordai che ero stato testimone anche di quest'ultimo evento, non taciuto da Padre Pio stesso ai suoi direttori spirituali (Epistolario I, 669). Nel gennaio del 1945, seguendo la messa di Padre Pio al lato dell'altare, i miei occhi si posarono sulla fronte e dietro la nuca del celebrante. Notai che la sua carne, in quel punto, sembrava come intrecciata e sulla fronte presentava dei foruncoletti simili a punture di spine. Spesso poi Padre Pio portava il dito medio della mano destra alle tempie e faceva dei gesti come se volesse sollevare qualcosa che gli stava dando fastidio. Notai, infine, conficcata nella sua fronte, una piccola croce di circa tre centimetri. (Modestino, io... testimone, 75-8)

 

           

La maglia di sotto di Padre Pio, con sangue sulla spalla destra, trovata e certificata da  Fra' Modestino.

Prima, si sapeva ben poco della ferita sulla spalla destra, di Gesu', carico della croce, verso il Calvario.

 

Fra' Modestino

"Un'altra sconcertante scoperta avrei dovuto fare. Quando fu la volta delle maglie, mi venne alla mente che una sera del 1947, davanti alla cella n. 5, Padre Pio mi confidò che uno dei suoi più grandi dolori era quello che provava quando si cambiava la maglia. Io pensavo che questo fosse causato dalla piega sul costato. Il 4 febbraio 1971 però dovetti cambiare opinione allorché' osservando con piu' attenzione una maglia di lana da lui usata, notai sopra di essa, all'altezza della clavicola destra, una traccia indelebile di sangue. Si trattava del segno evidente di un'ecchimosi circolare di circa dieci centimetri di diametro, all'inizio della spalla destra, vicino alla clavicola. Avevo letto in qualche libro una preghiera in onore della piaga sulla spalla destra di nostro Signore, apertaGli dal legno durissimo della croce che, scoprendoGli tre sacratissime ossa, Gli avevano procurato acerbissimo dolore. Se in Padre Pio si erano ripetuti tutti i dolori della passione, non era da escludere che egli avesse sofferto anche quelli provocati dalla piaga alla spalla. Quella lesione aveva determinato un profondo ematoma e una fuoriuscita di liquido ematico sulla spalla destra, con secrezione sierosa. Ecco quindi, sulla maglia un alone sfocato con al centro la macchia scura del sangue assorbito. Quella notte prima di addormentarmi pregai Padre Pio di darmi un segno. All'una e cinque un improvviso acuto dolore alla spalla mi fece svegliare. Era come se un coltello mi avesse scarnito la clavicola. Contemporaneamente sentii una voce che diceva: "Così ho sofferto io." Un intenso profumo mi avvolse e riempì tutta la mia cella. (Modestino, Io...testimone, 83-5).


      

Fra Modestino mori' il 14 agosto 2011. Il suo corpo e' stato tumulato della chiesa della Sacra Famiglia in Pietrelcina

 

 

 

Padre Pio ricevette le stimmate. Un fiume di sangue cominciò  a scorrere lentamente per cinquant'anni. Ma le stimmate arrivarono senza istruzioni per l'uso. Non c'era un medico o un'infermiera che potesse aiutare Padre Pio a capire, a tamponare, ad assorbire, a pulire, ad alleviare l'emorragia e il dolore. Fu estremamente difficile convivere con tale dono in un piccolo povero convento, con pochi frati che non avevano i soldi per procurare pannolini puliti, e tutto l'occorrente che aiutasse con le ferite. Non c'era neanche l'acqua corrente.

 

Gherardo Leone: "In Padre Pio, la eccezionalissima condizione di stimmatizzato necessitava di attenzioni specifiche per gli indumenti che erano a contatto con le sue piaghe: le maglie, le bende che doveva mettere sul costato per assorbire il sangue, le calze, i mezzi guanti, bianchi per la notte, marrone per il giorno. Indumenti che non potevano far pate del lavaggio comune del convento, venivano riordinati dai suoi più intimi, tra cui il suo confratello, amico e confessore, per un certo periodo, Padre Raffaele, e soprattutto le figlie spirituali di sua fiducia; tra queste Cleonice Morcaldi." (Cleonice, 2013, 10)

 

Cleonice Morcaldi: "Era estate e il povero Padre soffriva così tanto il caldo. Gli mandai una tunichina di tela bianca, perché' la usasse di notte, invece dell'abito di tela marrone. Ero sicura che me l'avrebbe mandata indietro. Invece no. La tenne tre notti. Me la rimandò tutta insanguinata. Letteralmente parlando, non c'era spazio tra le macchie di sangue. In  parecchi punti, specie sulle spalle, c'erano macchie su macchie. La tunica insanguinata fu quella che chiuse il periodo delle domande sulle sofferenze del Padre. Con la tunica aveva mandato anche un paio di calzini bianchi. Anche questi, oltre ad avere grosse chiazze di sangue in corrispondenza della piaga, erano tutti macchiati, dalla punta delle dita fino a tutto il collo del piede. Un padre francescano volle per se' queste sacre reliquie, da conservare nell'archivio. Un sacerdote volle fare una foto, che passò a un giornalista, senza il mio permesso. Lo permise il Signore, perché fece tanto bene a chi la vide." (Cleonice, 2013, 80-1)

     La tunichina di tela bianca restituita da Padre Pio a Cleonice Morcaldi

 

 

           

Ecce Homo!

 

Carmelina Tamburrano, nipote di Cleonice Morcaldi: "Ciò che mi colpiva maggiormente era la cura che zia Cleonice aveva quando lavava le magliette intime di Padre Pio. Mia sorella più grande l'aiutava spesso in queste faccende. La zia le diceva: "Stai attenta a non fare andare l'acqua delle maglie nel lavandino, la prima acqua buttala nel giardino, sull'erba o sulle piante." Mia sorella si affacciava sul terrazzino e la buttava quasi sempre nel giardino del dottor Kisvarday. Quando le magliette erano asciutte le rimandava al Padre, il quale, a sua volta, le inviava le altre. E questo per anni."

 

     

Padre Pio usava mezzi guanti senza dita, sopra le stimmate, Marroni di giorno e bianchi di notte




Padre Pio, dopo l’avvenuta stimmatizzazione, dovette affrontare un periodo particolarmente difficile. Rispettare col consueto impegno il ritmo incessante proprio della vita di comunità con quelle piaghe dolorose, che cercava di tenere nascoste, dovette richiedere uno sforzo eccezionale. Trattava le ferite facendo uso di tintura di iodio come emostatico. All’inizio soleva mettere sulle spalle uno scialle verdognolo, con il quale cercava di nascondersi le mani. Durante la Messa, indossava un camice con le maniche allungate. Accorgimenti non sufficienti. Alla fine, cominciò ad usare guanti di lana, dapprima quelli interi, poi i mezzi guanti, che però si toglieva, durante la celebrazione dell’Eucaristia, dall’offertorio in poi. (Giannuzzi, San Pio 139)

Padre Joseph Lemius, domenicano, viene incaricato nel 1920 dal Cardinale Merry del Val, Segretario del Sant'Uffizio, di esaminare il dossier su Padre Pio e di esprimere il suo parere. Lemius studio' le carte dall'autunno 1920 al gennaio 1921, e mando' la sua relazione stampata datata 22 gennaio 1921. "E' fuori questione... la possibilita' di stimmate di origine divina. ... Che un individuo possa procurarsi a se stesso le stimmate con dei mezzi fisici o chimici, cio' e' pure fuori ddi dubbio. ... Mi sembra che gli elementi in favore del Padre Pio siano preponderanti." Conclude con la proposta di inviare sul posto un Visitatore apostolico «per una accurata inchiesta da farsi sul carattere morale, ascetico, mistico del P. Pio»6  (Giannuzzi, San Pio, 205-6) 

I consultori del Sant'Uffizio discutono la proposta del Padre Lemius nella riunione del 26 aprile 1921.  Tra le varie proposte, ebbe particolare consenso quella di trasferire Padre Pio, anche se con le dovute cautele e con l’appoggio delle autorità civili. Si arrivò a proporre «l’allontanamento del Padre Pio alla chetichella, con un’automobile di notte».
I cardinali della Suprema Congregazione del Sant'Uffizio esaminano i suggerimenti dei consultori nella riunione del 4 maggio 1921. Respin sero la proposta di trasferire Padre Pio e decisero di ordinare un'inchieta canonica, affidandola a Mos. Raffaello Carlo Rossi, Vescovo di Volterra.

Mons. Rossi, dopo una iniziale resistenza, accetto' l'incarico, studio' i documenti, e parti' per San Giovanni Rotondo dove giunse il 14 giugno 1921, suttopose Padre Pio a sei interrogatori avvenuti tra il 15 e il 20 giugno, interrogo' diversi frati del convento e l'arc iprete Prencipe e il canonico Palladino del clero locale. Mons. Rossi scrisse una relazione dattiloscritta di 141 pagine, datata 4 ottobre 1921.

L'arciprete Prencipe defini' il guardiano del convento Padre Paolino da Casacalenda una persona "alquanto invadente", che, per animare la sua chiesa «isolata» e «lontana dal paese», cercava «gente».   "Padre Paolino ottenne più di quello che sperava: egli voleva al convento i pae-sani; ci vide affluire gente di tutto il mondo».

Mons. Rossi
 
Padre Raffaello Rossi, dei Carmelitani Scalzi, futuro vescovo e cardinale; inquisitore di Padre Pio da parte del Sant'Uffizio

Mons. Raffaello Rossi, visitatore apostolico mandato dall Sant'Uffizio, si chiede "se le stimmate del Cappuccino siano d'origine divina" e si riferisce ai sette criteri stabiliti da Padre Poulain:

-  Le vere stimmate "sono vere piaghe e spesso il sangue sgorga abbondantemente".  E risponde che nelle stimmate di Padre Pio si riscontra "il carattere sovra naturale del sangue che sgorga."

-  "Altro carattere essenziale delle vere stimmate ritrova il P. Poulain nell'essere esse "localizzate nel medesimo luogo del corpo di Gesu' Cristo". Ora, (scrive Mons. Rossi) questo e' indubitato che si riscontra in Padre Pio.

-  Poulain: "Le stimmate vere durano spesso molti anni, o si riproducono periodicamente ogni settimana." Mons. Rossi, durante la visita apostolica del 1922: "Le stimmate di Padre Pio durano ormai da oltre tre anni, e sotto questo aspetto, dunque, si potrebbero dire di origine divina."

-  Poulain afferma che 'non e' possibile guarire con medicamenti."Mons. Rossi rileva la completa inefficacia dei farmaci usati da Padre Pio, e il fallimento del trattamento suggerito dal prof. Bignami. E questo lo considera un altro indizio che depone per la sovrannaturalita' delle stimmate di Padre Pio.

-  Poulain: "Le stimmate dei santi sono state spesso dolorosissime. Rossi: "Nel caso di Padre Pio il dolore si ha da lungo tempo, da far pensare che per un certo tempo le stimmate siano state invisibili.

-  Poulain: "Le stimmate dei santi non hanno alcun odore fetido (talora anzi emettono dei profumi); non hanno alcuna suppurazione; non hanno alcuna alterazione morbosa dei tessuti." Rossi: "Nessuna suppurazione nelle piaghe del Cappuccino; e il profumo e' evidentissimo, e l'avevano constatato anche i medici.

-  Rossi: "Ricapitolando puo' asserirsi che le stimmate di Padre Pio non sono ne' opera del demonio, ne' un grossolano inganno, una frode, un'arte di un malizioso o di un malvagio." (Castelli, Sotto inchiesta, 142-7)

 Il canonico Domenico Palladino, dichiara: «Il popolo ignorante diceva che P Pio era lo stesso Gesù Cristo»16. Il Can. Palladino, mentre riprovò l’azione di certi Religiosi e di certe donne, disse P. Pio ”un buon figliolo, persona d’orazione e buon sacerdote”;


Maria Pompilio scrisse nelle sue memorie che una mattina, mentre si trovava vicino al Padre, notò fra i suoi capelli, in prossimità della fronte, alcune bollicine rosse ed appuntite come sproni, ma quando fece per toccarle, il Padre, voltandosi con tanta calma le disse: "Lascia stare. Non guastare l'opera di Dio." (Marianna Iafelice, in Voce di Padre Pio, Settembre 2011, pag. 58)

 

 

Vittima Perfetta

Un confratello gli chiese: "Padre, quando avete cominciato a soffrire?" Lui risponde: "Fin dal seno di mia madre." (Casa Sollievo, 1-15 maggio 1970, articolo di P. Tarcisio da Cervinara, p. 7) (Peroni, Padre Pio, p. 23, e 35, nota 15)

Padre Pio a Cleonice Morcaldi: "Ho sofferto sin dal seno di mia madre." (Cleonice 2013, 232)

In una lettera alla figlia spirituale Maria Campanile, Padre Pio scriveva: "Il Signore fin dalla nascita mi ha dimostrato segni di specialissima predilezione." (Epistolario III, 1006)



10 agosto 1910, Ordinazione Sacerdotale

Il 10 agosto 1910, giorno dell'Ordinazione sacerdotale di Padre Pio, venne  distribuita una immaginetta nella quale Padre Pio, novello sacerdote, aveva fatto stampare un pensiero-ricordo della sua ordinazione sacerdotale:


O Rex, dona mihi animam meam pro qua rogo

Et populum meum pro qua obsecro (Esther 7, 5)

Ricordo della mia prima messa.

Gesù,

mio sospiro e mia vita

oggi che trepidante Ti

elevo

in un mistero d’amore

con Te io sia pel mondo

Via Verità Vita

e per Te Sacerdote Santo

Vittima Perfetta






Stimmate invisibili temporanee


Tronco dell'olmo ancora all'aperto a Piana Romana, prima della costruzione della cappella

       

     

Cappella costruita intorno all'olmo di Piana Romana dove Padre Pio ricevette le stimmate invisibili


Il 7 settembre 1910, 28 giorni dopo essere ordinato sacerdote, Padre Pio ricevette le stimmate invisibili che potremmo anche chiamare temporanee. Al momento nessuno lo seppe. Padre Pio ne fu imbarazzato, se ne vergognò. Non lo sappiamo dalla testimonianza di don Salvatore Pannullo, arciprete parroco di Pietrelcina. Dopo l'ordinazione Padre Pio andò direttamente a casa, a causa di una non ben definita malattia. Ogni mattina se ne andava a pregare a Piana Romana. Quando venne comunicata a don Salvatore nel 18918 la notizia che Padre Pio aveva ricevuto le stimmate da sua nipote Grazia e  da Lucia Iadanza, egli disse: "Voi lo sapete adesso, io lo so dal 1910." Dietro insistenza, Don Savatore Pannullo disse: 'Nel pomeriggio del 7 dicembre 1910, stando Padre Pio sotto l'olmo di Piana Romana, in preghiera e per prendere il fresco, gli si presentarono Gesù e la Madonna e gli donarono le stimmate. " Il mattino seguente, Padre Pio, recatosi in paese per la celebrazione della santa Messa, raccontò tutto all'arciprete, dicendo: "Zi' Tore, fatemi la carità: chiediamo a Gesù che mi tolga questa confusione. Voglio soffrire, morire di sofferenza, ma tutto nel nascondimento." I due pregarono e il Signore li ascoltò, togliendo a Padre Pio esternamente le stimmate, ma il dolore rimase. (Capuano, Con P. Pio, 215-6)

 

      

Don Salvatore Pannullo, arciprete parroco di Pietrelcina

 

Quel giorno Padre Pio tardo' a recarsi alla masseria. La madre aveva già apparecchiato la tavola. Alla fine venne, scuotendo le mani come se gli bruciassero. La madre disse: "Ecche', suoni la chitarra?" Padre Pio sedette a tavola e non rispose nulla. (Convento, Dalla terra al cielo, 39)

 

Padre Benedetto da San Marco in Lamis

 

Padre Pio aspetto' un anno per scriverne al suo direttore spirituale Padre Benedetto in una lettera dell' 8 settembre 1911: "Ieri sera, poi, mi è successo una co-sa che io non so né spiegare né comprendere. In mezzo alla palma delle mani è apparso un po’ di rosso quasi quanto la forma di un centesimo, accompagnato anche da un forte ed acuto dolo-re in mezzo a quel po’ di rosso. Questo dolore era più sensibile in mezzo alla mano sinistra, tanto che dura ancora. Anche sotto i piedi avverto un po’ di dolore. Questo fenomeno è quasi da un anno che si va ripetendo, però adesso era da un pezzo che più non si ripeteva. Non s’inquieti però se adesso per la prima volta glie lo dico, perché mi son fatto vincere sempre da quella maledetta vergogna. Anche adesso se sapesse quanta violenza ho dovuto farmi per dirglielo!" (Epistolario I, 234)




Vittima per i poveri peccatori e per le anime purganti

Lettera a Padre Benedetto il 29 novembre 1910: "Da parecchio tempo sento in me un bisogno, cioè di offrirmi al Signore vittima per i poveri peccatori e per le anime purganti. Questo desiderio è andato crescendo sempre più nel mio cuore tanto che ora è divenuto, sarei per dire, una forte passione. L'ho fatta è vero più volte questa offerta al Signore, scongiurandolo a voler versare sopra di me i castighi che sono preparati sopra dei peccatori e sulle anime purganti, anche centuplicandoli su di me, purché converta e salvi i peccatori ed ammetta presto il paradiso le anime del purgatorio, ma ora vorrei fargliela al Signore questa offerta colla sua ubbidienza. A me pare che lo voglia proprio Gesù. Sono sicuro che ella non troverà difficoltà' nell'accordarmi questo permesso." (Epistolario I, 206)

 

Padre Benedetto rispose a questa domanda in una lettera  il primo dicembre 1910: "Fa' pure l'offerta di cui mi parli che sarà accettissima al Signore." (Epistolario I, 207)

 

19 marzo 1911: "Il demonio continua a muovermi guerra e sventuratamente non accenna a darsi per vinto." (Epistolario I, 215)

 

29 marzo 1911: "In questi giorni poi il diavolo me ne fa di tutti i colori e specie, e me ne va dicendo quanto più ne può." (Epistolario I, 216)

 

21 marzo 1912: "Dal giovedì sera fino al sabato, come anche il martedì, è una tragedia dolorosa per me. Il cuore, le mani e i piedi sembra che siano trapassati da una spada; tanto è il dolore che ne sento." (Epistolario I, 267)

 

21 marzo 1912: "Il demonio intanto non cessa di apparirmi sotto le sue orride forme e di percuotermi in modo veramente spaventevole." (Epistolario I, 267)

 

18 aprile 1912: "Finita a messa mi trattenni con Gesù pel rendimento di grazie. Oh quanto fu soave il colloquio tenuto col paradiso in questa mattina! Fu tale che pur volendomi provare a voler dire tutto non lo potrei: vi furono cose che non possono tradursi in un linguaggio umano, senza perdere il loro senso profondo e celeste. Il cuore di Gesù ed il mio, permettetemi l'espressione, si fusero. Non erano più due cuori che battevano, ma uno solo. Il mio cuore era scomparso, come una goccia d'acqua che si smarrisce in un mare." (Epistolario I, 273)


Lettera del 28 giugno 1912 a Padre Agostino
«L’altra notte la passai malissimo: quel cosaccio da verso le dieci, che mi misi a letto, fino alle cinque della mattina, non fece altro che picchiarmi continuamente. Molte furono le diaboliche suggestioni che mi poneva davanti alla mente: pensieri di disperazione, di sfiducia verso Dio; ma viva Gesù, poiché io mi schernii col ripetere a Gesù: vulnera tua merita mea. Credevo proprio che fosse quella propriamente l’ultima notte di mia esistenza; o, anche non morendo, perdere la ragione. Ma sia benedetto Gesù, che niente di ciò si avverò. Alle cinque del mattino, allorché quel cosaccio andò via, un freddo s’impossessò di tutta la mia persona da farmi tremare da capo a piedi, come una canna esposta ad un impetuosissimo vento. Dirò un paio di ore. Andai del sangue per la bocca» (Epistolario I, p. 292)

26 agosto 1912: "Oh che bella cosa divenire vittima d'amore." (Epistolario I, 300)

 

5 novembre 1912: "Gesù mi ha fatto comprendere purtroppo tutto il significato di vittima. Bisogna giungere al consummatum est  ed all'in manus tuas. Gesu' vuole che io soffra senza alcun conforto." (Epistolario I, 311)

 

18 novembre 1912: "Gesù', la sua diletta Madre, l'Angiolino con gli altri mi vanno incoraggiando, non tralasciando di ripetermi che la vittima per dirsi tale bisogna che versi tutto il suo sangue." (Epistolario I, 314-5)

 

13 febbraio 1913: ""Gesù mi va ripetendo non temere, io ti farò soffrire, ma te ne darò anche la forza. Desidero che l'anima tua con quotidiano ed occulto martirio sia purificata e provata. Niente prevarra' contro coloro che gemono sotto la croce per amor mio e che io mi sono adoperato per proteggerli." (Epistolario I, 339)

 

12 marzo 1913: "Figlio mio, soggiunse Gesù, ho bisogno delle vittime per calmare l'ira giusta e divina del Padre mio; rinnovami il sacrificio di tutto te stesso e fallo senza riservatezza alcuna." (Epistolario I, 343)

 

Giugno 1913: "Il Signore comunica all'anima mia, e con una chiarezza tale che io non so ritrarla in scritto, mi fa vedere come in uno specchio tutta la mia vita futura non essere altro che un martirio." (Epistolario I, 368)

 

4 settembre 1915: "Sento dislogarmi tutte le ossa ed in pari tempo come se venissero stritolate e maciullate." (Epistolario I, 641)

 

27 luglio 1918: "All'offertorio della santa messa mi sentii tutto scuotere, fui ripieno di estremo terrore, e poi subentrò una calma completa da me non mai sperimentata per l'addietro. Durante questo avvenimento ebbi tempo di offrirmi tutto intero al Signore per lo stesso fine che aveva il Santo Padre nel raccomandare alla Chiesa intera l'offerta delle preghiere e sacrifizi. E non appena ebbi finito di ciò fare mi sentii piombare in questa sì dura prigione che mi si rinchiuse dietro. Mi sentii stretto da durissimi ceppi, e mi sentii subito venire meno alla vita. Da quel momento mi sento nell'inferno, senza alcuna sosta nemmeno per un istante. (Epistolario I, 1053-4)


Transverberazione 5 agosto 1918.
Secondo gli studiosi di mistica, Padre Pio il 5 agosto 1918 ebbe la «transverberazione dell’anima con ferita fisica al costato». Padre Agostino, nel suo Diario, parla di una profonda lacerazione fisica: «Il 6 agosto 1918 gli apparve Gesù sotto la figura d’un Personaggio celeste, armato di lancia, con cui gli trapassò il cuore. Egli fisicamente sentì il cuore squarciarsi e fece sangue che si riversò per il corpo, uscendo parte per la bocca, parte di sotto» (Agostino, Diario, pp. 47-48)

                  

Transverberazione di  Santa  Teresa d'Avila



 

Transverberazione di Padre Pio, la sera del cinque agosto 1918



Padre Pio narra l'episodio sotto obbedienza:
«In forza di questa [obbedienza] mi induco a manifestarvi ciò che avvenne in me dal giorno cinque a sera a tutto il sei del corrente mese. Io non valgo a dirvi ciò che avvenne in questo periodo di superlativo martirio. Me ne stavo confessando i nostri ragazzi la sera del cinque, quando tutto di un tratto fui riempito di un estremo terrore alla vista di un personaggio celeste che mi si presenta dinanzi all’occhio della intelligenza. Teneva in mano una specie di arnese, simile a una lunghissima lamina di ferro con una punta bene affilata, e che sembrava da essa punta che uscisse fuoco. Vedere tutto questo ed osservare detto personaggio scagliare con tutta violenza il suddetto arnese nell’anima, fu tutto una cosa sola. A stento emisi un lamento, mi sentivo morire. Dissi al ragazzo che si fosse ritirato, perché mi sentivo male e non sentivo più la forza di continuare. Questo martirio durò, senza interruzione, fino al mattino del giorno sette. Cosa io soffrii in questo periodo sì luttuoso io non so dirlo. Persino le viscere vedevo che venivano strappate e stiracchiate dietro di quell’arnese, ed il tutto era messo a ferro e fuoco. Da quel gior-no in qua io sono stato ferito a morte. Sento nel più intimo del-l’anima una ferita che è sempre aperta, che mi fa spasimare assiduamente». E conclude con un
 angoscioso interrogativo: «Non l’è questa una nuova punizione inflittami dalla giustizia divina?» (Epistolario I, 1065-6)


Padre Federico Carrozza da Macchia Valfortore, egli stesso frate cappuccino, rivelo' anni dopo che egli era lo studente che assistette alla trasfigurazione di Padre Pio. Egli non lo disse prima per evitare di essere un centro di attenzione. A quel tempo egli era studente nel collegetto.

 

Padre Federico Carrozza



Il 20 settembre 1918, tra le 9 e la 10 del mattino, Padre Pio ricevette il supremo sigillo della VITTIMA PERFETTA, e si congiunse permanentemente alla Passione di Cristo sulla Croce ricevendo le stimmate.


          
Il crocifisso della stimmatizzazione, al centro del coro


Stimmatizzazione 20 settembre 1918

Padre Pio, per santa obbedienza, dovette raccontare tutto a padre Benedetto, scrivendogli il 22 ottobre: «Cosa dirvi a riguardo di ciò che mi dimandate del come sia avvenuta la mia crocifissione? Mio Dio, che confusione e che umiliazione io provo nel dover manifestare ciò che Tu hai operato in questa tua meschina creatura! Era la mattina del 20 dello scorso mese in coro, dopo la celebrazione della Santa Messa, allorché venni sorpreso dal riposo, simile ad un dolce sonno. Tutti i sensi interni ed esterni, nonché le stesse facoltà dell’anima, si trovarono in una quiete indescrivibile. In tutto questo vi fu totale silenzio in-torno a me e dentro di me; vi subentrò subito una gran pace ed abbandono alla completa privazione del tutto e una posa nella stessa rovina. Tutto questo avvenne in un baleno. E mentre tutto questo si andava operando, mi vidi dinanzi un misterioso personaggio, simile a quello visto la sera del 5 agosto, che differenziava in questo solamente: che aveva le mani ed i piedi ed il costato che grondavano sangue. La sua vista mi atterrisce; ciò che sentivo in quell’istante in me non saprei dirvelo. Mi sentivo morire e sarei morto se il Signore non fosse intervenuto a sostenere il cuore, il quale me lo sentivo sbalzare dal petto. La vista del personaggio si ritira ed io mi avvidi che mani, piedi e costato erano traforati e grondavano sangue. Immaginate lo strazio che esperimentai allora e che vado esperimentando continuamente quasi tutti i giorni. La ferita del cuore gitta assiduamente del sangue, specie dal giovedì a sera sino al sabato. Padre mio, io muoio di dolore per lo strazio e per la confusione susseguente che io provo nell’intimo dell’anima. Temo di morire dissanguato, se il Signore non ascolta i gemiti del mio povero cuore e col ritirare da me questa operazione. Mi farà questa grazia Gesù che è tanto buono? Toglierà almeno da me questa confusione che io esperimento per questi segni esterni? Innalzerò forte la mia voce a lui e non desisterò dal scongiurarlo affinché per sua misericordia ritiri da me non lo strazio, non il dolore, perché lo veggo impossibile ed io sento di volermi inebriare di dolore, ma questi segni esterni che mi sono di una confusione e di una umiliazione indescrivibile ed insostenibile. Il personaggio di cui in-tendevo parlare nell’altra mia precedente non è altro che quello stesso di cui vi parlai in un’altra mia, visto il 5 agosto. Egli segue la sua operazione senza posa, con superlativo strazio dell’anima. Io sento nell’interno un continuo rumoreggiare, simile ad una cascata, che gitta sempre sangue». (Epistolario I, 1093-4)

 

 

    

Il Crocifisso del coro ha quattro chiodi, uno per ogni mano e piede

    

Il saio di Padre Pio quando ricevette le stimmate e' stato conservato

                

Il posto nel coro dove Padre Pio ricevette le stimmate. Seconda schiera di stalli, posto vicino alla finestra.

 

 

 

 

A don Giuseppe Orlando, suo amico di Pietrelcina, su sua richiesta, spiegò quanto era accaduto il 20 settembre: “Ero nel coro, rendendo grazie dopo la messa, e sentii che a poco a poco venivo portato a una soavità sempre crescente, che mi faceva gioire mentre pregavo; e quanto più pregavo, tanto più grande era la gioia. A un certo punto una grande luce mi ferì la vista. Non mi disse nulla, e scomparve. Quando me ne resi conto ero per terra, ferito. Le mani, i piedi e il costato sanguinavano e mi procuravano un dolore tale da non riuscire ad alzarmi. A fatica mi trascinai dal coro alla cella, percorrendo un lungo corridoio. I padri erano tutti fuori dal convento e mi misi a letto e pregai per tornare a vedere Gesù, però in seguito ritornai in me stesso, guardai le mie piaghe e piansi, profondendomi in inni di azione di grazie e di preghiera”. (Pena, 16)  (Fernando da Riese Pío X, Padre Pio da Pietrelcina, op.cit., p. 93)

 

Don Giuseppe Orlando fece presente che Padre Pio, mentre gli parlava, aveva «il viso che si trasformava, le sue labbra erano tremanti, il petto ansante, i suoi occhi brillavano di luce e di pianto»23.23 Cfr. FERNANDO DA RIESE PIO X, p. 136 

 

Nella lettera a Padre Benedetto il 17 ottobre 1918 Padre Pio chiese di pregare perché' le stimmate fossero tolte:

Tutto il mio interno piove sangue e più volte l’occhio è costretto a rassegnarsi a vederlo scorrere anche al di fuori. Deh! cessi da me questo strazio, questa condanna, questa umiliazione, questa confusione! Non mi regge l’animo a potere e a saper resistere» (Epistolario I, 1090-1)

 

E Padre Benedetto aveva risposto il 19 ottobre 1918, ordinandogli: "Figliuolo mio, dimmi tutto e chiaramente. Qual' è l'operazione del personaggio? Di dove scorre il sangue? E quante volte al giorno? Per carita' e ubbidienza non mi nascondere nulla." (Epistolario I, 1091-2)    

 

 

 

 

La Vittima e' Perfetta perche' e' Sacerdote

 

Mons. D'Ambrosio scriveva nel 2008:

 "Nel discorso rivolto il 3 maggio 1999 ai pellegrini convenuti a Roma per la beatificazione di P. Pio, Giovanni Paolo II diceva: “La Santa Messa era il cuore di ogni sua giornata, la preoccupazione quasi ansiosa di tutte le ore, il momento di maggiore comunione con Gesù, Sacerdote e Vittima. Si sentiva chiamato partecipare all’agonia di Gesù, agonia che continua fino alla fine del mondo”.    Giovanni Paolo II, Il Papa ai pellegrini in Piazza S. Pietro, in ‘S. Pio da Pietrelcina, le Voci della Chiesa, Foggia 2006, p. 50)

 

E ancora lo stesso Papa nell’omelia per la canonizzazione: “In tutta la sua esistenza egli ha cercato una sempre maggiore conformità al Crocifisso, avendo ben chiara coscienza di essere stato chiamato a collaborare in modo peculiare all’opera della redenzione. Senza questo costante riferimento alla Croce non si comprende la sua santità”. (Giovanni Paolo II, Il Papa ai pellegrini in Piazza S. Pietro, in ‘S. Pio da Pietrelcina, le Voci della Chiesa, Foggia 2006, p. 56)

 

Gli interpreti e i lettori della vita di Padre Pio ci dicono che il sacerdozio è da lui vissuto nella chiara consapevolezza di un dono incommensurabile e gratuito ricevuto dal Signore, senza alcun suo merito. Fin dall’inizio del suo ministero San Pio manifesta una sorta di desiderio che lo Spirito sta suscitando nel suo cuore e che gli si rivela in modo graduale e inarrestabile: collaborare all’opera della redenzione e offrirsi come vittima in unione alla ‘Vittima’ sacrificale che è Cristo Gesù. È questa la missione grande ricevuta dal Signore, come scopriamo da alcune testimonianze.

Sono, a questo proposito, di un significato profondo che ci fa pensosi nella meditazione, alcune affermazioni di un confratello di Padre Pio, Padre Vincenzo Frezza: “Se Padre Pio non fosse stato sacerdote non avrebbe potuto compiere la sua missione. Iddio - secondo una mia debole interpretazione -  non voleva solo una vittima, ma voleva che questa nuova vittima fosse sacerdote, collocato cioè in uno stato sacerdotale come il Verbo Incarnato”.  (P. Vincenzo Frezza, Sacerdozio ed Eucaristia in P. Pio, in Atti del I Convegno di studio sulla spiritualità di p. Pio, S. Giovani Rotondo 1973, p. 329)

 

Sacerdote e vittima è l’esemplarità piena, è la conformità totale a Cristo Gesù che attraversa tutta la vita e il ministero del nostro Santo, sì che si può affermare che i valori esistenziali e fondanti la ricchezza del sacerdozio, in Padre Pio si sono espressi e realizzati appieno. Giovanni Paolo II, il Papa che ha saputo delineare nei suoi vari interventi l’identità sacerdotale di Padre Pio, diceva che “un aspetto essenziale del sacro ministero e ravvisabile nella sua (di Padre Pio) vita, è l’offerta che il sacerdote fa di se stesso, come vittima di espiazione e di riparazione per i peccati degli uomini.”     (Giovanni Paolo II, Il Papa ai pellegrini in Piazza S. Pietro, in ‘S. Pio da Pietrelcina, le Voci della Chiesa, Foggia 2006, p. 24)

 

Sappiamo, e molti di noi per averne avuta personale e diretta conoscenza, che questa verità trovava in p. Pio pienezza di espressione nella celebrazione della Messa, che era “la quotidiana e sofferta tensione di identificare la propria totale auto-donazione con l’auto-offerta del Figlio di Dio sul calvario, il luogo ove la sua missione a corredimere raggiungeva, nello spasimo, il suo apice, nonché la sua esplicitazione”.  (P. Vincenzo Frezza, Sacerdozio ed Eucaristia in P. Pio, in Atti del I Convegno di studio sulla spiritualità di p. Pio, S. Giovani Rotondo 1973, p. 336)

Affermazioni che tentano di narrare il ‘mistero tremendo’ che Padre Pio viveva quotidianamente entrando in esso, per dono e grazia, condividendo nella sua carne la passione di Cristo, vittima per tutti noi. (Mons. Domenico Umberto D’Ambrosio, nel 2008 arcivescovo di Manfredonia, Vieste, e San Giovanni Rotondo,Sacerdote Santo, Vittima perfetta (a quarant'anni dalla morte di San Pio da Pietrelcina,1968-2008), Lettera ai Sacerdoti per il giovedì santo 20 marzo 2008) 

 

Maria Winowska: "Negli annali della Chiesa, Padre Pio e' il primo prete stimmatizzato, ma egli fu sacerdote, soprattutto sacerdote e la grazia in lui fu essenzialmente sacerdotale. Tutta la sua vita gravitava intorno a questo." (Winowska, Vero volto, 23)

 

Padre Gerardo di Flumeri:

"Se Padre Pio non fosse stato un sacerdote, non sarebbe mai diventato una vittima." (Gerardo, The mistery, 27)

 

 

 

Ritorna alla Home Page                                                                Stimmate